“Se non rispondi che vita è..” – Omelia Va T.O. 2016 – C

080216

 

Che significa essere cristiani? Essere cristiano è rispondere. Ne sono profondamente convinto.
La vita cristiana è una continua risposta; significa che Dio è vivo, interviene, provoca, attende. Come pure che ha qualcosa di buono da dire e dare alle nostre esistenze. Solo per questo vivo da cristiano ponendomi in ascolto. Solo così il vangelo è una buona notizia promettente a cui rispondere con la mia vita. Non come uno schiavo che fa delle cose perché bisogna, non come un attore che cerchi visibilità e protagonismo in parrocchia perché zè beo.. no. La mia vita cristiana è risposta matura e responsabile dentro una chiesa di persone ad un Dio che prende l’iniziativa. Dio parla sempre per primo. Lo crediamo? E ci provoca a rispondere coi fatti delle nostre vite alla sua proposta di salvezza, di felicità, di qualità di vita. Nulla di meno. La messa, a cui spesso deleghiamo in toto tutta la nostra fede cristiana, è solo un’ora a settimana.. ma e negli altri giorni? E quando siamo al lavoro? Possibile che quella gran parte della nostra vita non sia oggetto di chiamata?
Ci interpella nelle nostre coscienze illuminandole ed indicandoci il meglio per noi qui e ora. Lo crediamo? Che quando rientriamo in noi stessi, nella coscienza che ci invita al buon senso, a ciò che ci è più utile.. a quanto ci farebbe più umani, sia Lui a parlare per primo?
Nel creato in cui contemplarlo con stupore, nel volto di chi soffre o viene emarginato, a ricordarci che siamo creati per amare, nella liturgia della messa per farci celebrare la nostra vita, nella bellezza della sua Parola che possiamo ascoltare.. per rispondergli si, eccomi, mi fido. La fede è la fiducia in chi ha sempre qualcosa di buono da dirci, camminando al nostro fianco e noi gli rispondiamo con la nostra vita, condividendola.
Beato te che hai avuto la vocazione.. come fosse la varicella.. cosa hai sentito? Cosa è successo?
Se c’è una cretinata nei nostri discorsi da super praticanti è che la vocazione ce l’abbiano solo preti e suore. NO? Come se Dio facesse le differenze, e non “interrogasse” anche gli altri. Se non avesse nulla da dire e annunciare alla maggior parte delle persone. Non è così. Anzi.. o chiama tutti o nessuno. Chiama non a diventare preti o padri, ma felici. Nessun differenza se non nelle modalità della proposta. E’ successo anche nel vangelo.

Un gruppetto di pescatori delusi da una notte intera di fatica inutile, ma proprio da là dove si erano fermati il Signore li fa ripartire. E così fa con ogni vita: propone a ciascuno una vocazione, con delicatezza e sapienza, come nelle tre parole a Simone:

  •  lo pregò di scostarsi da riva: Gesù prega Simone, chiede un favore, lui non si impone mai; è quello che dirà “se qualcuno vuol venire dietro a me..”, che non richiama nemmeno il giovane ricco, lasciato libero. Anche come chiesa dobbiamo rivederci su questo stile. Siamo da decenni in minoranza, non viviamo una società cristiana, non possiamo imporci, dico no ad una chiesa che vuole fare presenza, sentirsi importante, esser visibile.. confermando una religiosità civile più che evangelica, fatta di “valori” più che di scelte e incontri.
  • non temere: Dio viene come coraggio di vita; libera dalla paura che paralizza il cuore; fa tenere le mani in tasca, mascherandosi da indifferenza o giustificandosi. Si fa accanto, garante, promessa sicura di presenza ad oltranza al nostro fianco.
  • tu sarai: lo sguardo di Gesù si dirige subito al futuro, intuisce in me fioriture di domani; per lui nessun uomo coincide con i suoi limiti ma con le sue potenzialità. Non importa come sei e chi sei stato o meno, se sei venuto mai in parrocchia o se ti senti lontano e volubile, ferito o sbagliato. Lui Sa scovare risorse, intuire prospettive, sognare speranze e direzioni nuove e promettenti.
La promessa che fa nel vangelo e a ciascuno di noi è chiara. Cosa sai fare, pescare? Fallo in modo cristiano. Pescatore di uomini.
La mia vita gli risponde con quello che è, non con quel che dovrebbe. E’ bellissima questa pagina perché ci costringe a fare i conti con quel che siamo e sappiamo fare, con la grande delicatezza e rispetto per i nostri tempi e capacità. Nessuno è inutile davanti a Dio e nella chiesa. Nessuno ha niente da dare. Tutti siamo chiamati a dare, fare del nostro meglio. Siamo solo noi, in quell’ufficio, in quella corsia d’ospedale, in quella classe, in quel pianerottolo e Lui manda noi a pescare uomini, ad essere suoi strumenti di vita, una vita liberata e liberante, utile.
Non siamo cristiani perché non rubiamo, non uccidiamo e non facciamo del male a nessuno.. e nemmeno perché andiamo a messa tutte le domeniche e facciamo tanto del ben. Siamo cristiani innanzitutto perché riconosciamo giorno per giorno che il Signore ci ama e ci chiama.. e la nostra vita gli può rispondere. In questo dialogo sta tutta la libertà in continuo equilibrio tra la sua bellezza promettente e la nostra responsabile risposta di vita.

 

Ia Domenica di Quaresima – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

090216

 

“Il diavolo sa ben citare la Sacra Scrittura per i suoi fini.”
(William Shakespeare, Il mercante di Venezia, 1594/97)
 
“La tentazione del potere è la più diabolica che possa essere tesa all’uomo, se Satana osò proporla perfino a Cristo.
Con Lui non ci riuscì, ma riesce con i suoi vicari.”
(Ignazio Silone, L’avventura di un povero cristiano, 1968)


 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 4,1-13

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

 

Il rifiuto della realtà, di quel che è, di quel che sono: dover accettare il limite, il tempo, la realtà delle cose, di come va la vita.. invece di trasformare in pane le pietre.. perchè puoi. Perché anche tu hai diritti desideri?
Il ricatto affettivo.. se tu, allora io..: possedere beni in cambio di sottomissione. Cerco i doni di dio piuttosto che il dio dei Doni.
Autorità, creare schiavi e sottomessi: io posso, ho il potere, compiere di tutto nel nome di Dio, anche creare divisione, seminare zizzania, escludere, rinchiudersi, giudicare..
Il diavolo esiste; come principio di male che crea divisione, separazione, schizofrenia in noi. E tra di noi. Mica vuole essere adorato (satanismo a parte): se Gesù disse “se sarete uniti vi riconosceranno” tutto il resto viene da Lui.. chiacchiere, giudizi, accuse, pregiudizi, etichette, immagini e schemi mentali su noi, il nostro passato, dio, le nostre famiglie e abitudini, i nostri peccati e ferite..
Separarci dalla verità di noi, fare tacere la Sua voce che parla per primo con la verità di quel che siamo degni di essere.. separarci, dilatarci, allargarci, sbregarci* in due .
Mi fa morire come Gesù non ragioni, non argomenti, non spieghi ne giustifichi. Cita solo la Parola.
Ci sia di esempio.. lampada ai miei passi è la tua parola.. dice il salmo.. e per noi? Che senso e scopo ha la Sua parola?
E quando il furbastro cita la Parola a memoria (noi bravi cristiani conosciamo brani biblici a memoria?) risponde ancora colpo su colpo.
Gesù si tiene la fame. Totalmente umano, fragile, sfinito. Lo Spirito è con Lui, continui ad essere con ciascuno di noi.
*dialetto veneto per: strapparci..

 

 

Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

barca1x

Va Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto:5 minuti)

 

030216

“Dio è quella parte più profonda di me in cui io riposo.
L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi e anche l’unica cosa che veramente conti è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio.
E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini.”

(Diario 1941-1943   Etty Hillesum,  Adelphi, 1985)

 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 5, 1-11
Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 

Era il 5 ottobre del 1994; questo vangelo mi fece commuovere profondamente. Ma coi lacrimoni, proprio.
E’ il primo brano della Parola che ho “ascoltato” e pregato davvero. Pareva quel giorno essere stato scritto solo per me.
Auguro a tutti un brano così nella vita.. almeno uno! Certo è la pagina vocazionale per antonomasia, un super classico.
Ma io mica ci pensavo a che sarebbe stato della mia vita. Avevo 19 anni e un monte di domande e sensazioni.
Una fame micidiale di senso.. e qualche spunto.
Questa pagina commentata con passione da don Livio fu illuminante. Nulla fu più come prima.
Anche io continuavo a faticare senza raccogliere nulla. Anche io avevo la sensazione di essere nella notte e la luce non sapevo dove trovarla; anche io me ne stavo sulla riva della mia vita a riassettare le reti, cioè a fare i conti con quel che ero che non mi bastava mai, calcolando quasi a tavolino nuovi investimenti di vita, energia, nuove strade o direzioni da annusare nel vento della mia storia.
Non mi sentivo certo un peccatore.. come Pietro ma volevo stare lontano da quel Gesù. Non capivo. Lo allontanavo o meglio, mi giravo dall’altra parte mentre qualcosa  di magnetico.. mi attirava come in un lento vortice.. verso il centro.
Poi quella parola.. ”non temere”. Un mantra continuo, da sentirsi rimbombare dentro.. anzi.. risuonare, come lo sciabordio delle onde sulla battigia, lento e costante, implacabile. Pescatore di uomini.
Questa Parola è per tutti noi. Ci ricorda che là fuori ci sono uomini e donne da pescare, da salvare, da risollevare, da far rivivere. Fosse anche solo con un sorriso, un gesto gentile, un incoraggiamento, una carezza, (anche contropelo!), un consiglio spassionato, un’osservazione schietta e fraterna per scuotere e far ragionare. Così saremo tutto pescatori di uomini e donne, cioè Suoi strumenti per salvare queste persone, cioè ridare qualità eterna alle loro vite, stordendoli amabilmente, inebriandoli del profumo concreto e quotidiano del vangelo buono.
Che aspettiamo? Lui ci manda, ci dia occhi e orecchi attenti a cogliere segnali e appelli, piedi audaci di iniziative, mani coraggiose di fare..
Le reti esploderanno di abbondanza promettente, la misura esagerata figlia di un abbandono fiducioso.. mangeremo pesce tutti i giorni.. mica solo i venerdi di quaresima!!!
Ora che hai finito di leggere, prova a pensare subito ad una persona vicina a te (magari dall’altra parte del tuo ufficio in “open space”) che forse avrebbe bisogno di..