“Mi commuovo davanti a Chi si commuove per me?” – Omelia Cristo Re 2016 – C

201116

-Per quale motivo vi siete profondamente commossi ultimamente? proviamo a ricordare quando e perché…
-Cosa evoca in noi la parola Misericordia? chiedere…
Domani (oggi) Papa Francesco concluderà questo anno ad essa dedicato. Un giubileo che ha visto milioni di pellegrini varcare le tante “porte”, come noi in cattedrale qui a Treviso con il nostro vescovo un anno fa…i giubilei delle catechiste, degli sportivi, delle forze dell’ordine, dei carcerati, dei disabili, del clero…
Cosa significa aver celebrato tale misericordia? E adesso? possiamo tornare a non perdonare ed essere cattivi? no…
Cosa abbiamo capito e vissuto della misericordia?
-A volte ho avuto la sensazione che si sia vissuta da bravi veneti: cioè come una cosa in più da fare…per questo anno. Fossero anche le belle pratiche devote per l’indulgenza ecc.
Come un accessorio di cui attrezzarsi per essere cristiani seri.
Papa Francesco invece la definisce il cuore del vangelo.
La misericordia non è una cosa da fare, ma da ricevere e accogliere. Non significa che devo perdonare tutto a tutti magari sbuffando. Ma che prima di tutto, sono perdonato e amato per quello che sono. Sempre, ad oltranza, senza meritarlo o comprenderlo. La misericordia parte da qui. Va prima percepita e accolta come uno sguardo totalmente nuovo sulla nostra vita e sui nostri peccati.
Non siamo subito noi che dobbiamo avere misericordia per gli altri cioè accoglierli, perdonarli, trattarli bene. Siamo noi ad essere chiamati a vivere questo da parte di Dio. Il misericordioso è Lui.
E’ lui la misericordia. Noi ne siamo solo i primi destinatari.
Senza questa esperienza da accogliere su di noi, non saremo mai misericordiosi…se non recitando la parte del bravo cristiano.
Ma che significa misericordia? letteralmente avere a cuore la miseria. Cioè la miseria non mi lascia indifferente. E’ molto di più del “me fa pecà!”. Non significa che mi commuovo davanti alla tv per i bambini poveri ma che di fronte alla miseria umana dell’altro mi commuovo. Mi si muove qualcosa dentro. L’ebraico usa una parola forte per descrivere la misericordia di Dio: rachmin utero, viscere… contrazioni di dolore di fronte a … quanto senti allo stomaco qualcosa di profondo per l’altro…ti si chiude, si contrae dalla empatia..dal dispiacere per l’altro e quel che sta vivendo. Per l’ingiustizia, per quello che sta soffrendo o vivendo.
Ecco Dio nell’AT viene anche descritto così..come una madre in pena per il proprio figlio…un sentire profondo di compassione e amore. Noi non siamo cristiani perché crediamo in Dio. …..
Ma perché Dio crede in noi. Il per primo è il suo.
Siccome lui mi ama e sono prezioso ai suoi occhi allora io inizio a vivere da figlio. La nostra fede nasce qui. Potremo chiederci: ma io come mi sento guardare da Dio? domanda fondamentale.
Ma la risposta è una sola: con amore, con bontà, con predilezione.
Come lo sguardo di Gesù su quel buon ladrone. Sapeva bene chi era, forse anche perché condannato in croce…ma lo accoglie per quello che è. Dio prima ti ama, poi ti perdona. Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio ma perché Lui ci ama e ha a cuore ciascuno di noi. Io sono prezioso ai tuoi occhi: iniziamo a pregare così. Meno preghiere a memoria. Questo Manifesta la misericordia di Dio. Noi davanti a Dio siamo come dei poveri, degli ammalati di orgoglio o autosufficienza o meritocrazia, siamo degli ultimi…ma Dio non ci tratta con sufficienza, dicendo magari che ci sono cose più importanti.. si è fatto come noi!
La Chiesa esiste solo come strumento per comunicare agli uomini il disegno misericordioso di Dio, ha detto ieri papa Francesco.
Spero che tante persone abbiano scoperto in questo anno di essere molto amate da Gesù e si siano lasciate abbracciare da Lui. Di avere fatto esperienza della sua misericordia, sentendo la nostra vita che si illumina e riscalda davanti a Lui. Chiediamo al Padre di mostrarci la sua misericordia e percepire il suo sguardo.
Siate misericordiosi come è misericordioso il padre, dice il vangelo. Non una cosa da fare ma uno sguardo da ricevere e quindi da vivere.

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

francesco-tradizionalisti-progressisti-1

Per pensare.. youtube

“(..) io nel vedere quest’uomo che muore, 
madre, io provo dolore. 
Nella pietà che non cede al rancore, 
madre, ho imparato l’amore (..)”.
(Il Testamento di Tito – Fabrizio de Andrè)

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 23, 35-43
In quel tempo, dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Sono almeno tre i personaggi di questa scena in Luca: tu da che parte starai?
Il POPOLO: che fa? stava a vedere. Come le mucche al pascolo. Il popolo, la massa, la gente che parla o sparla. Sta a vedere, assente, senza la testa,guarda, osserva, lascia passare. E sì che lo avevano seguito, ascoltato, avevano mangiato a sbaffo, si erano forse anche emozionati. Avevano portato da Lui i loro ammalati e poveri cristi.. e Lui li aveva accolti e guariti.
Ma il popolo sta a guardare. Pavido e codardo, indifferente, superficiale, indaffarato. Pronto a fare zapping tra una notizia e l’altra, tra una moda e l’altra, tra un mito, un modo di dire, un modello.. e l’altro. Il popolo vive alla finestra. Guarda gli altri esistere, essere, fare. Si limita a chiacchierare, giudicare, urlare, curiosare, mormorare, commentare. Panta rei.
Passato questo tornerà alle sue faccende, alle sue devozioni, al suo lavoro, al proprio tempio.
I CAPI: lo deridono. Non è forte. Potrebbe ma non vuole. Ridono perchè subisce. Perchè non si incazza, non alza la voce, non fa scenate, non scende dalla croce e non mette tutti al muro. Nein! Loro sono il parametro di loro stessi. Chi è come noi è il modello. E perchè non lo fa?Perchè, come avrebbe voluto Martin Scorsese nel suo film “L’ultima tentazione di Cristo”, non scende? Perchè non compie un utilissimo miracolo per continuare a vivere e fare tanto del bene a tutti?
Se lo facesse convincerebbe tutti. Tutti crederebbero. Ma in cosa? In chi?
Nel Dio forte, potente, che sconfigge e umilia, giusto e retto, che dà pan per focaccia, che risponde alle provocazioni, si fa rispettare, incutendo rispetto e paura. Ma questo non è il Dio di Gesù Cristo. E’ forse il Dio di tanti di noi, di tante associazioni, di tante mentalità e gruppi ma non quello di Gesù Cristo.
Se scendesse tradirebbe la sua missione e la sua identità.. confermando così quel tipo di Dio e quella immagine che proprio voleva sovvertire e capovolgere. Confermerebbe che il vero Dio è potente come quei capi, dalla loro parte, vendicativo, oppressore, solo giusto. La sua onnipotenza non è arbitrio e “ve la faccio vedere io, kankari!”
Questo è il Dio che ama tutti, anche chi lo combatte. Che dirà “perdonali perchè non sanno quello che fanno”. La sua è una onnipotenza d’amore che ha come unico obiettivo non schiacciare e vincere alcuni ma recuperare tutto e tutti.
E lo dimostra col buon ladrone. Il quale è uno dei pochi nel vangelo a dargli del “tu”. Lo chiama da amico, con una confidenza infinita: Gesù. Questo ladrone è meraviglioso. Non lo prende in giro, non fa finta di niente, non prova a imbrogliarlo.
Sa di “meritare la morte”. Si assume la propria responsabilità. Non chiede sconti ne miracoli, ne corsie preferenziali.
Non fa scenate, non sbandiera meriti che non ha ne trova alibi e deleghe. Gli chiede solo di ricordarlo.
Ottiene tutto e subito. Quello che in genere cerchiamo anche noi.
Infine i SOLDATI: per pochi soldi questi lavoravano e vivevano di soprusi. Fanno i bulli: restituiscono scaricando sui più deboli, i torti ricevuti ingiustamente o in silenzio. Scaricano frustrazioni, rancore, odio e vendetta su chi capita.
Abuso di potere. Importante è farla pagare a chiunque. Per anestetizzarsi. Forse ci sono più soldati dentro e attorno a noi di quel che pensiamo o ammettiamo.
Adoro questa pagina: il buon ladrone. Non mi sono mai sentito meglio. Ho messo questo versetto nel mio “santino” della prima messa. Lo sento mio. Questo volto di Gesù mi commuove profondamente..quanto la faccia tosta del ladrone stesso.
Fantastico.. oggi. Tutto e subito.
E tu da che parte vorrai stare?

“Davanti al TG..” – Omelia XXXIIIa T.O. – C

errare-humanun-est
Celebrando la riconciliazione, un signore confessa di perdere le staffe davanti alla televisione: scandali, sprechi, corruzioni lo fanno incattivire e per questo si turba perchè poi scarica su altre persone il nervosismo accumulato.
Capita anche a voi? spesso, forse…Penso a qualche telegiornale privato, come niente fosse fa un elenco di omicidi, suicidi, rapine e mattanze (per poi concludere in gloria con la notizia del cane!)
Come fare? penso ad una famiglia: un imbuto in cui entrano tutti i  tipi di messaggio, a volte devastanti, dalla pubblicità e i suoi bisogni indotti, a certe mentalità, il relativismo banale e scontato,  atteggiamenti aggressivi, visioni distorte della vita o della fede, cellulari e tablet sempre in mano, pseudo valori, provocazioni; e ne siamo storditi o inconsapevoli. 
Il confronto con altri compagni di classe o di lavoro, o le compagnie…il frequentare ambienti diversi, gente, scelte e stili di vita che ci disturbano; vorremmo preservare i nostri figli, evitare ai bambini che…vorremmo certe cose nemmeno entrassero in casa nostra o speravamo non dovessimo affrontarle in famiglia..
Il problema è anche quello della contemporaneità: ovunque e sempre, di continuo siamo esposti e travolti da notizie di tutto il mondo, dal diritto di parola che in internet diventa capriccio o palcoscenico…e non sappiamo difenderci o come filtrare tutto questo. Siamo condannati a respirarlo e intossicarci.
Siamo a rischio overdose: allora reagiamo…chiusura ottusa, indifferenza, superficialità, banalizzazione, impotenza.
Forse è la stessa sensazione dopo un vangelo come questo, molto duro: siamo messi all’angolo, come un pugile sotto i colpi, come Giobbe quando iniziano le sue prove…
Distruzioni, persecuzioni, odio, prove, uccisioni… mamma mia…non c’è una cosa che vada bene…
Come se non bastasse Gesù aggiunge: “avrete allora occasione di dare testimonianza..” e di cosa? di quanto sia brutto essere cristiani? di quanto sia difficile vivere, magari nella mia famiglia, il vangelo? con figli adolescenti o bambini piccoli o in situazioni ferite o di disagio? Testimoniare cosa?
Io credo che questo vangelo, per quanto duro da mandare giù contenga un seme di crudo realismo e grande speranza. Vediamolo assieme. E’ una buona notizia.
Come non soccombere? come restare in piedi e a testa alta di fronte a questa realtà? Innanzitutto Gesù richiama una cosa importante:“non lasciatevi ingannare”. facile? si, se hai delle basi buone sul quale restare. Il vangelo, la tradizione, la dottrina sociale della chiesa possono aiutare. E come? avviando ed educando lo spirito critico, capacità di discernimento, avere una informazione corretta, esperienza di verità, se sai chiedere aiuto o approfittare delle tante opportunità possibili, anche in parrocchia.
“non andate dietro a loro”; interessante…certe mentalità non sono così innocue, non è tutto lo stesso, perché diventano stile di vita e le segui, le fai tue; tanto fan tutti così, che male c’è, ormai…
Saper fare le scelte giuste, boicottare, spegnere la tv, cambiare canale, dire che non si è d’accordo, cercare e scoprire chi la pensa e crede come te e fare rete. Cercare di continuo esempi positivi ed esperienze alternative. Custodirsi, vigilare, scegliere, crederci!
Infine direi che a tenerci in piedi sia la perseveranza che Gesù raccomanda. Io vi darò parola e sapienza. Lui è vangelo, buona notizia, parola performante che fa quel che dice e tocca il cuore, dissetandolo. Trasformare i nostri desideri e impotenza in preghiera, in richiesta: di luce, forza, sopportazione, pazienza. Lui parla ed è al nostro fianco. Saprò e potrò stare in piedi con perseveranza, immerso in questo mondo, con intelligenza e sapienza grazie a Lui, al volto bello e sano di Lui che ho incontrato e di cui voglio fare esperienza; ed è bello ricordare che il suo volto lo incontriamo e frequentiamo innanzitutto e anche nella comunità parrocchiale, con le sue esperienze e possibilità.
Questa pagina forse ci ricorda anche la provvisoria caducità di quel che stiamo vivendo, la capacità di comprendere il giusto peso da dare alle cose educandoci a dare qualità al nostro tempo, verità ai nostri desideri, fedeltà ai nostri impegni ed autenticità alle nostre scelte. Come quel tempio che crolla, nel vangelo…
Una famiglia ha bisogno di tutto questo, per non sentirsi sola: per dare sapore e perseveranza alla propria missione educativa. Chiediamo al Signore la forza e l’intelligenza per vivere il nostro tempo, così com’è, senza sconti ma senza nasconderci. Lui sarà al nostro fianco, con la sua parola e sapienza e anche se avremo paura, sapremo perseverare nel suo nome.Questa sarà la più bella delle nostre testimonianze.