Non ci avete fatto niente? Omelia IIa Pasqua 2018 – B

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“Non mi avete fatto niente…Non mi avete tolto niente Questa è la mia vita che va avanti Oltre tutto, oltre la gente   Non mi avete fatto niente Non avete avuto niente…Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre”

Non ci avete fatto niente? Non è vero mi spiace, non sono d’accordo, ma scherziamo? tutte le firme per l’antiterrorismo per il Palio, controlli all’aeroporto, luoghi pubblici e turistici militarizzati, ore di fila, migliaia di poliziotti schierati e pagati per garantire sicurezza. Non è niente? E le vittime? Non sono niente? Cantatelo ai genitori di Valeria Solesin, solo per fare un esempio. Inoltre sono aumentati in ciascuno di noi, la paura, i pregiudizi, chiusura e disprezzo, …l’ignoranza e l’egoismo poi fanno il resto. Questo non è “niente”. Non sono d’accordo con questa canzone. L’intento sarà buono ma poco efficace.  Soprattutto disincarnato, solo ideale. La pace non nasce facendo finta di niente. La questione non è aver fatto o meno. Ma cosa voglio farmene…Pensiamo infatti alle nostre storie: ciascuno di noi è una storia sacra, fatta di vita e relazioni, sogni, speranze, bellezze ma anche ferite che ci portiamo dentro, parole e fatti precisi, ricordi indelebili di una violenza verbale, fisica, fatta anche di silenzi o indifferenza. Nessuno può dire “tutto bene”, non ti hanno fatto niente. No. Quante volte ci è stato detto cosa vuoi che sia oppure io alla tua età o non è successo niente, fai finta di niente, manda giù perché non sta bene, non è cristiano, non è educato e poi non piangere, non lamentarti.. e quindi ci siamo sentiti morire, negare e ci ha fatto male: non era solo la nostra vita ma il nostro corpo a soffrire..quando ci siamo sentiti ignorare come fossimo invisibili o abusivi della vita. 

Ognuno di noi ha una storia sacra di amore di cui è protagonista e custode. Non è niente! La domanda è: cosa vuoi fartene?

Diventa il tutto che posso fare, trasformandola in vita, in risurrezione. Dico questo a partire dal bellissimo vangelo appena accolto: A porte chiuse, Giovanni lo sottolinea due volte: io me ne sarei andato. Mi conforta invece pensare che, se anche trova chiuso, Gesù non se ne va, ma continua il suo assedio imperterrito e appassionato. Otto giorni dopo è ancora lì: l’abbandonato ritorna da quelli che sanno solo abbandonare, il tradito ritorna da quelli che lo hanno rinnegato. Venne e stette in mezzo a loro. Le sue apparizioni non hanno mai l’evidenza di una imposizione. E qual è il suo biglietto da visita? proprio le sue ferite: mostrando ai discepoli il suo corpo, segnato dalla violenza subita sulla croce, viene riconosciuto. Gesù mostra le ferite: Dio non gli ha detto, coraggio, non ti hanno fatto niente, tanto risorgi, ti do un corpo nuovo di zecca, tanto c’ho la fabbrica…anzi, come lo vuoi? Gesù mostra le ferite subite nel restare fedele al suo desiderio di amare ad oltranza, fino a sfidare la morte. Le ferite di Gesù confermano la sua identità, ci dicono chi è stato, chi è per ciascuno di noi, sono impronte dell’amore testimoniato offerto e sofferto. Allora le ferite diventano feritoie, come scrisse un autore, da dove può passare una luce nuova.  La luce che permette di risorgere a ciascuno di noi: cos’è la morte? è non vita, quando non sono vivo…risorgo quando scelgo di vivere ancora, nonostante e attraverso quello che ho vissuto e mi ha fatto morire…attraverso il mio corpo.

 Le nostre ferite non vanno ne nascoste “non ti hanno fatto niente” ne esibite, strumentalizzate.. siccome ho sofferto allora ho diritto a… allora oltre al danno la beffa.  Vanno accolte, vissute, offerte. Sono luogo di amore: subìto, patito, vissuto.

Il nostro corpo è lo strumento che Dio ci ha dato per amare, trovare senso in questo. quando siamo buoni e umani..siamo non solo migliori ma noi stessi a nostro agio, stiamo bene, siamo fatti per quello…la nostra vita ha senso e sapore.  (completo!)

La risurrezione, ci sta annunciando Gesù, passa proprio di qui.

Credo la risurrezione della carne, siamo abituati a dire a memoria nel credo,  la domenica. La mia carne, è il luogo, lo strumento con cui posso amare. Dice chi sono, la nostra religione è assolutamente materiale…carnale,  

la differenza tra cicatrice e ferita

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Un pensiero su “Non ci avete fatto niente? Omelia IIa Pasqua 2018 – B

  1. stf

    non so voi ma io, che mi sento in tutto e per tutto ricercatrice, spesso mi stampo questi testi per
    rileggere qualche frase particolarmente coinvolgente prima di addormentarmi o mentre sono ai fornelli o quando ho bisogno di messaggi di vita….. perché il rischio di dimenticare è sempre presente e la voce silenziosa che ti insegue quando sei più fragile si fa meno silenziosa..e potrebbe prevalere sulla gioia di amare … grazie

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