IIIa Domenica di Pasqua – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo San Luca 24, 35-48

In quel tempo i due discepoli che erano ritornati da Emmaus, narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.
Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!
Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

Che caos, hanno dentro questi poveri discepoli: sconvolti, pare, gioia, un fantasma, turbati. dubbiosi, gioia, stupore…
eppure mi piace. I discepoli non sono dei creduloni, credere non è obbedire ad una evidenza.
Quante volte ci siamo sentiti o abbiamo sentito..la gente dire che crederebbe se potesse toccare, vedere, parlare, ascoltare, essere “risposti” o esauditi.
Ma questa non è la pedagogia di Dio: mai si impone, eventualmente “stette”. La fede non è “soccombere” all’evidenza, ma sempre risposta libera, responsabile ad una chiamata, ad un appello. Lasciarsi suggestionare e coinvolgere.
I dubbi fanno parte della fede, la tengono prima del confine con l’ideologia e non ci fanno diventare talebani o bigotti…
Luca poi, scrive a comunità greche, imbevute di filosofia, mentalità greche. Cioè abituati a pensare al corpo come prigione dell’anima..a sentirsi spirituali così, in maniera disincarnata. Cose come queste tutt’ora ci sono nelle nostre mentalità, anche tra i frequentanti praticanti celebranti…
ma non è il messaggio cristiano, anzi. La nostra religione è la più materiale di tutte. Ma il discorso si complica.
E’ interessante allora cogliere da questa prospettiva l’insistenza di Luca sul corpo; dubito abbia mangiato il pesce Gesù…. sarebbe un corpo troppo fisico,  in contrapposizione con la teologia paolina…  sarebbe una rianimazione di un cadavere allora…e poi che senso avrebbe recuperare esattamente lo stesso corpo? … Prima ce lo da, poi ce lo prende, poi ce lo ridà? Risorgere col proprio corpo sarà si con la propria identità, storie, ferite, con l’amore speso, sofferto e offerto ma in maniera trasfigurata. Non ne sappiamo molto, per fortuna.
Dio se siamo destinati alla morte, ci ridarà una nuova forma di vita, altrimenti tanto vale…completamente diversa dall’attuale, pur evolvendola…tanto da essere difficile da immaginare o comprendere… possiamo intuirla attraverso qualche segno e sperarla nella fede.
proviamoci. magari facendoci aprire la mente… comprendendo le scritture…
mi auguro che queste gocce, possano fare la loro umile parte.
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