Domenica XXIIIa t.o. B-2018

bonvibrizzi

 

La Bibbia é anzitutto non la visione che l’uomo ha di Dio ma la visione che Dio ha dell’uomo. La Bibbia non é la teologia dell’uomo ma l’antropologia di Dio. Essa si occupa più dell’uomo e di ciò che Dio gli chiede che della natura di Dio.

(Abraham Joshua Heschel)

 

Tempo lettura previsto: 4 minuti

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 7, 31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

“Apriti!”, ma senza aggiungere “Sesamo!” come Alì Babà ne “Le mille e una notte”..

Effatà, ma non “Abracadabra…”,

I miracoli di Gesù non sono magie ma solo dei segni. Alcuni ne hanno goduto, la stragrande maggioranza no…e forse anche per questo se ne sono andati. Segni indicatori e memorabili che qualcosa stava cambiando attraverso Qualcuno. Segni non subito di potere, potenza, non effetti speciali ma di un Dio appassionato e compassionevole.

Un Dio che non sa stare indifferente di fronte alle necessità e ai bisogni anche fisici dell’uomo. Oggi ci accostiamo ad uno dei segni più particolari. Mi piace far notare come nessun segno nei 4 vangeli sia uguale all’altro, non avvengano con uno schiocco di dita ma sempre coinvolgendo le persone, Gesù non si attira mai il merito ma rimandi alla fede del guarito e alla comunità. Basterebbe questo.

Il segno di oggi è di un’intimità e prossimità imbarazzanti: innanzitutto Gesù è a spasso per l’attuale Libano. Nel suo percorso di progressiva autocoscienza del proprio ministero messianico sta scoprendo, intuendo e vivendo la chiamata di tutti…in particolare dei pagani, dei lontani..infatti è ben distante dagli ebrei e da Gerusalemme.

Ma in particolare la fisicità del segno, descritta con precisione incalzante da Marco. Una serie precisa di gesti e azioni concrete, plastiche , umane, belle. L’intimità della lingua, toccata, della saliva..la possibilità di rimettere questa persona in condizioni di comunicare…e quindi sentirsi accolto, accettato e in relazione. E questo attraverso il suo corpo e la corporeità…temi spesso lasciati in disparte per mille motivi sbagliati dalla nostra cultura e riflessione, anche teologica. Un richiamo è anche al triplice segno di croce che facciamo al volo prima di ascoltare la proclamazione del Vangelo a messa.

Una persona, dicono, sia muta perché sorda. Non poter ascoltare impedisce una corretta capacità di parlare.  A furia di chiudersi in sé stessi (darsi sempre ragione, giustificarsi, incolpare gli altri, trovare alibi..) si finisce per non aver più nulla da dire.

E probabilmente nemmeno da dirsi.

Gesù sblocca entrambe; questo gesto lo abbiamo ricevuto tutti come finale durante i nostri battesimi. Fa parte infatti della liturgia di tale sacramento. Più o meno lo spiego come la possibilità di iniziare a restare connessi con Dio, scaricando aggiornamenti e antivirus… attraverso l’ascolto e di saper narrare, raccontare, testimoniare con la voce, l’esperienza bella e liberante che ho fatto di Lui.

Non so se riesco a spiegarmi…

Potremmo chiederci…cosa non riesco a dirti, Signore? cosa fatico ad ascoltare e chiamare per nome? te lo affido….

Che sia qui dietro un vero tesoro da aprire? E allora ….apriti….

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