Dio non è un influencer e tu puoi portare frutto! – Omelia Va DI Pasqua ’21 -B

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-inganno-influenceril-45-non-e-umano

Nuovo lavoro: Influencer…vive dei nostri like, guadagna se è famoso, ci vuole consumatori fedeli, clienti affezionati sempre li a seguirlo e adorarlo sui social. Niente di nuovo: vecchi miti, idoli..cantanti musicisti sportivi…li  guardiamo e vorremmo essere come loro, anche se sono distanti ma… appaiono miti..grandi…   godono di essere così…faremmo di tutto per loro.

   Ma non è questa la dinamica in tutte le religioni? una serie di pratiche, sacrifici, culti con cui entriamo in relazione con i vari dei, per dire che sono importanti e li vogliamo avere vicini: dall’olimpo greco alle divinità romane, fino alle religioni orientali…o ai nuovi guru di pseudo religioni tutte a pagamento. tutti sono idoli, in greco..servo.

E la nostra fede cristiana? le quaresime, i fioretti, i sacrifici, tutto quello che ci diciamo, le emozioni che censuriamo perché pensiamo di dover essere perfetti senza mai perdere la pazienza o distrarsi…essere cristiani come un galateo di cose da fare, un dio magico che ci controlla, punisce o esaudisce le nostre preghiere, apprezza le nostre candele, ascolta i nostri bisogni e richieste..

…ma quale buona notizia ci viene annunciata?..un pastore che ci chi..ama per nome, ci vuole salvare, da la vita per noi, uno che si mette dalla nostra parte, paraclito, 2 domeniche fa, uno che ci difende da lupi e mercenari, domenica scorsa, che ci promette

vita in abbondanza, che ci dice che Dio ha il comandamento vita eterna… ma quanto bello è esser cristiani? e oggi…strepitoso questo vangelo…

>>portare frutto. Dio non vuole essere adorato né famoso, non ci vuole idoli timorosi e distaccati.. la nostra vita diventa generativa.

Questo è l’unico modo per lodarlo, dargli gloria…con fatti non con parole!

io come cristiano: porto frutto nella misura in cui comincio a chiedermi “oggi ho vissuto da figlio di Dio”? se comincio la giornata con un segno di croce e chiedo al Padre di sentirmi guardare come mi guarda Lui, se desidero vivere come il chicco di grano che sceglie di morire per far vivere…se penso che essere creduto da Lui valga più di dirmi credente…

io nel mio lavoro: lo vivo con questa attenzione o gioco sempre al ribasso, faccio il mio e poi pazienza, scelgo determinate attenzioni e valori? dal sorriso, alla collaborazione, alla coscienza critica, al sapere dire sani si e robusti no…vivo con responsabilità e consapevolezza di un bene comune a cui tutti siamo chiamati? lasciare il mondo meglio di come l’ho trovato, accorgermi degli ultimi e delle ingiustizie.

io come coppia: portiamo frutto o siamo già in corsia di emergenza? da quanto non abbiamo niente da dirci? la coppia porta frutto se innanzitutto ciascuno continua a far crescere l’altro…se almeno coltiva questa tensione ad essere generativa in sé e attorno a sé…trovare il modo per andare oltre sé stessa.

noi come famiglia: le attenzioni educative, le scelte concrete per vivere assieme in questo tempo, in questa città… solidi e solidali.

noi come parrocchia: siamo attenti a fare ciascuno quel che gli pare salendo a turno sul palcoscenico o cerchiamo di essere esempio di una fraternità, di una comunione che faccia assaporare che è bello vivere da cristiani e da figli e che il Regno di Dio è non solo alla nostra portata, ma anche nelle nostre mani e soprattutto è credibile e desiderabile vivere con questo stile?

noi come chiesa: quali le nostre priorità? la testimonianza da dare oggi, il linguaggio da usare, il tono, il modo di porci..non siamo più, per fortuna, nei anni 60 anni fa automaticamente cristiana, dove si credeva anche per convenzione o inerzia

oggi essere cristiani è una scelta libera…ma dal punto di vista culturale..abbiamo anche tutti contro, e tanta gente ci tiene a dire che mica ha problemi per dover credere, che è normale, che aver fede in Dio è superfluo, si sta bene lo stesso, si ama lo stesso ed è vero! ma allora le cose si fanno interessanti se ci stiamo dentro con intelligenza.

Come si fa a portare frutto? messaggio per tutti. Tutti possono portare frutti, devoti o detenuti, insicuri o malati, peccatori o indifferenti: potremmo chiederci..assieme.. non c’è vita se non porti frutto… ma intanto: tutti partono dalle stesse possibilità per portare frutto? c’è bisogno di maggior giustizia, di una economia e finanza umane, legalità…di opportunità e prospettive liberanti!

ecco come viene il regno di Dio, il ruolo della dottrina sociale della chiesa.  Due modi ci offre la Parola. Il vangelo: rimanere, per dire che non è  facile né scontato, che siamo sempre tentati di andarcene da tale prospettiva e chiuderci in noi stessi e la nostra zona comfort. lo ripete almeno 15 volte in questo capitolo.

E 2) se desidero almeno fare mia la prospettiva della seconda lettura…amare a fatti e non con le parole..con atteggiamenti, scelte, gesti attivi di rispetto, premura, attenzione, ascolto, empatia. Non ci dice Signore Signore ma chi fa la volontà del padre mio è mio fratello sorella padre e madre, ci annuncia Gesù. Non ha davvero mezze misure, né tiepidezze.

Sta a noi insomma, rendere lode a Dio nel portare frutti, quelli che abbiamo detto, vivendo liberi, saldi e gioiosi. Dio non ha altro mezzo che farsi pubblicità ed essere annunciato..

con questa consapevolezza allora ci saluteremo dicendo “glorificate il Signore con la vostra  vita e andate in pace!”

Va Domenica DI Pasqua -B ’21

Durian

“Quann’ ‘o mare è calmo, ogni strunz è marenaro”. (Detto napoletano).

Dal Vangelo secondo Giovanni 15, 1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

“Portiate frutto”: io sto portando frutto? quello che sto facendo, il modo in cui vivo, le scelte ordinarie, il mio stile nelle relazioni, nel ministero pastorale, il mio ragionare e riflettere, il ricordare, quel che faccio di quanto ho riflettuto e ricordato… mi fanno portare frutto? O sono un generico freno a mano tirato, una comfort zone dolciastra in cui ristagno, uno specchio con cui mi sento al top ma da solo… Penso ai vangeli di questa settimana: la Parola di Gesù in Giovanni: un potente annuncio che Lui è venuto a “portare vita in abbondanza“; un Dio Padre il cui “comandamento è vita eterna!” . Ci aggiungo questo frutto da portare, vita da spremere fuori, amore da generare. Mi chiedo: ma chi, oggi, ci dice delle cose così belle, sane e promuoventi? Nessun discorso motivazionale…ma essere cristiani ci chiede di confrontare la nostra umanità per quanto fragile ci appaia, esattamente con questo. Non ci dice “Sii perfetto, Sbrigati, Cerca di piacere, sforzati, sii forte…” ma porta frutto! Diventa ciò che in te ha bisogno di crescere, diventa figlio e non solo “ciò che sei”, vivi da risorto, da chicco di grano che ama da morire, non altro. E questo, ciliegina sulla torta (a proposito di frutta!), rende gloria al Padre. Dio prende gloria dal nostro portare frutto. La qualità della nostra vita, non della nostra fede o delle nostre performance religiose-devuote, gli dà gloria. Fa venire voglia di credere in Lui, di chiedere a Dio…adotta anche me come tuo figlio, in modo che la mia vita abbia un senso diverso, un significato nuovo, possa sentirmi appartenere e amare come non mai e quindi portare frutto; voglio sentirmi creduto, per diventare credente e magari credibile. Ma dove lo troviamo un Dio felice di noi? E non perché gli mandiamo i bacini e le buone azioni ma perché viviamo…”come si deve”… secondo i nostri più sacrosanti diritti e doveri. Portiamo frutto: banane, lici, fragole o durian … chiediamo al Padre di guardare alle nostre vite dal suo versante e vivere di conseguenza.

Riconoscere ed indignarsi contro i mercenari….Omelia IVa Domenica DI Pasqua 21-B

Una pensionata che si fa bere la pensione dai gratta e vinci la mattina al bar, l’adolescente che passa la notte giocando on line col cellulare e la ricaricabile del papà… i camerieri del Bingo che vanno a prendere le persone a casa se piove…

“Gioca responsabilmente”… l’ipocrisia di uno Stato che permette il gioco d’azzardo in mille modi e con questi slogan si lava la coscienza…ma la sanità poi…cioè lo stesso Stato, paga caro il servizio alle tante dipendenze…e i danni comunque incalcolabili che fanno in una famiglia…e così anche “bevi responsabilmente” o scommetti solo se sei maggiorenne… e cose varie…

O certe mentalità o possibilità, certe proposte di acquisto che entri in un centro commerciale e ti pare che ti regalino tutto, tanto… il miraggio delle rate e ti indebiti una vita… tantissimi esempi…di quanti guardino alla nostra vita da avvoltoi, da squali affamati, e noi, ridotti solo a consumatori da spennare e spolpare, abbocchiamo. Soprattutto i più giovani o i più fragili e volubili…

   è proprio la storia tra il pastore, il mercenario ed il lupo.

Il lupo è il male peggiore per delle pecore: ti mangia, ti sbrana, ti ferisce e uccide. Ti prende la vita per nutrirsi di te.

Il mercenario, è quello che combatte per soldi. Se non è pagato non fa il suo dovere. Se non guadagna, se non ricava per sé… non si occuperà delle pecore e alla prima occasione, le lascia in balia del lupo, del male.
Gesù non solo è pastore gratuitamente ma dà la sua vita per… la salvezza delle pecore, perché, dice qualche versetto prima, abbiano la vita in abbondanza.

Chi sono i mercenari? chi ci illude e poi ci delude. Non subito magari…ma sicuramente a spese nostre. Purtroppo a volte lo stato,  quando i diritti vengono passati come concessioni o alcune società, un certo modo di fare politica o determinate  politiche aziendali, tanti super manager col master in economia e finanza o in marketing, giacca, cravatta e rolex… sono dei mercenari. Fanno il male, cioè solo il loro bene, i loro interesse, a spese di chi non è in grado di difendersi, più debole.

  -Se domenica scorsa, spero lo ricordiamo, Gesù ci difendeva come paraclito da quella parte di noi che ci boicotta, ci censura, ci vuole sabotare…facendoci vivere male, in ansia e come col freno a mano tirato…oggi.. quel male è attorno a noi. 

Siamo invitati come a sollevare lo sguardo, da dentro di noi ad attorno a noi, nel nostro mondo: mentalità, idee, pensieri, stili: ma si, cosa vuoi che sia, me lo merito, lo fanno tutti,

Gente precisa, capi ufficio, colleghi, gente, che cerca i propri interessi a spese non della nostra felicità ma della nostra vita.

Anche dal punto di vista affettivo…chi attenta ad una coppia… chi non rispetta un matrimonio e cerca..ecc.

Chi vuole fare i propri comodi a nostro danno, chi ci illude e poi ci delude… 

Il cristiano è chiamato mai come oggi a non aver paura di vivere questo mondo, il cui Gesù pastore è presente ma ..a restargli vicino, ad ascoltare la sua voce, a riconoscerla nel caos di mille sirene suadenti che ci vogliono far chiudere, recriminare, incattivire, vivere solo di diritti e in modo superficiale, senza spirito critico, sempre pronti a confondere la spontaneità con l’autenticità… Solo restando il più possibile in ascolto della parola del Pastore buono, avremo vita in abbondanza, sapremo fare verità in noi, riconoscere i mangiafuoco, i lucignolo e i gatto e la volpe che ci trasformano in burattini, rubandoci l’umanità e la vita, i mercenari che ci vogliono chiudere in noi stessi, rimbambiti di cose e diritti ma senza più un senso e un sapore per cui vivere.

Spirito critico, intelligenza, sapienza, consiglio, pensate ai doni dello Spirito… strumenti con cui non perdere di vista noi stessi, quello che vogliamo, per cui abbiamo lottato e vogliamo custodire ad ogni costo. Il cristiano oggi è chiamato a riconoscere dentro la propria vita cosa lo avvicina al Pastore e cosa lo lascia in balia del mercenario… anche nella vita di fede..cosa mi libera e mi mostra il volto del Dio di Gesù Cristo, Padre misericordioso, da cosa mi tiene legato a tante forme “devuote” di una religiosità da funerale, per dirla con Papa Francesco, da schiavo scrupoloso ma non fa figlio amato e grato.

Questa eucaristia ci aiuti a scegliere questa settimana la voce del pastore paraclito in noi e attorno a noi, la comunità e la comunione ci sostengano, il regno di Dio lo costruiamo assieme. Nessuno si salva da solo.