
C’è un dettaglio, secondo me meraviglioso e urgente, in questo vangelo. E appena ve lo farò notare provocherò in tutti noi, se siamo onesti, un moto di sdegno e quindi di chiusura. Scommettiamo?
Ma se abbiamo celebrato e la liturgia ci invita a continuare a celebrare la Pasqua, 4a domenica di 6, insomma …siamo chiamati a chiederci pasqua di cosa, cioè passaggio da dove a dove… quale parte di noi ha bisogno di risorgere, di essere illuminata dalla luce, come quel cero, di risurrezione. Insomma cosa ce ne facciamo della pasqua tanto attesa in quaresima e che abbiamo celebrato la settimana santa?
Allora ecco il dettaglio, l’immagine del vangelo del Pastore e della porta. La conosciamo bene: Gesù pastore, da questo termine deriva il termine pastorale, le attività che la parrocchia mette in atto per essere come quel pastore.. CPP, CPAE, operatori di p., attività p., pastorale famigliare, battesimale, sociale…. ci interessa? E cosa fa questo pastore? chiama e conduce fuori, che bello, quasi romantico… ma poi, aggiunge Giovanni, non solo le deve condurre fuori al pascolo, al ruscello, sui monti a mangiare e prendere aria ma…sottolinea, anzi, insiste, ribadisce.. le spinge fuori. Ora, ho controllato, è scritto abbastanza così. Controllate anche voi col foglietto. Cosa è scritto?
Ve lo immaginate il pastore che spinge? Spinge vuol dire che proprio le prende una ad una e da dietro, con le mani nel sederone delle pecore le invita ad uscire. Se fossero mucche o cavalli magari avrebbe pure una frusta. E magari le insulta pure…
Insomma…le pecore stanno bene dentro al loro recinto e non vogliono uscire. Gesù pastore è costretto a spingerle fuori, convincerle, mostrare loro la strada, a sudare per questo, perché lo seguono dove non vogliono andare, in pascoli diversi ecc.
Ha senso per noi? lo sentiamo un po’ quel modo di sdegno e chiusura? Quanto bene stiamo nel nostro modo di ragionare, credere, appartenere alla parrocchia… tanto. Nelle abitudini nelle mentalità, in un cristianesimo diluito e tiepido… fatto di cose da fare bene e col senso devoto del dovere.
Noi preti, che prima di collaborare, fidarci davvero dei laici o rinunciare al potere facciamo fatica, le comunità in cui siamo tutti d’accordo che è cambiato il mondo ma non ci togliere le nostre abitudini, Papa Francesco pace all’anima era uno di noi tanto bravo e ci manca…ma non ci interessa quello che ha scritto sulle parrocchie e sul vangelo nel mondo, la diocesi propone, il vescovo scrive, la chiesa italiana ragiona e riflette ma noi poi sul territorio preferiamo fare quel che ci pare, non abbiamo tempo.
E Gesù ci spinge a uscire. Dai recinti comodi delle cose da fare che ci tranquillizzano, ci appagano, ci mettono a posto la coscienza cattolica del precetto. E Lui spinge, oltre… fuori, al largo…gettare le reti, avete inteso che fu detto ma io vi dico, andate in tutto il mondo e annunciate il vangelo… e potremmo continuare…penso al film dell’altra sera Gloria, in cui la chiesa rifiuta una musica diversa e tutti si scandalizzano, penso a tante nostre riunioni in cui non vogliamo mai metterci in discussione, alle nuove frontiere a cui oggi stiamo cercando di rispondere anche solo ragionando in modo alternativo. Gesù ci spinge, ci chiama per nome, cioè vuol aver bisogno proprio di noi, non ha alternative, e ci chiede di ascoltare la sua voce, la sua Parola.
Penso a quando dirà di non essere venuto a portare la pace ma il fuoco e quanto sperava fosse già acceso e che questo avrebbe messo contro i membri della stessa famiglia.. o quando dirà che lo Spirito soffia dove vuole, non solo dentro al recinto…
In questo tempo così complesso chiediamo spesso la pace noi cristiani, ma il rischio è innanzitutto quello di voler essere lasciati in pace…
Quante nostre iniziative partono dall’ascolto della Parola di Dio? e quanto permettiamo alla liturgia che celebriamo ogni giorno, tutte le domeniche di educarci, di farci celebrare cioè fare esperienza della sua salvezza ? basta vedere in questi giorni, 4 messe di prima comunione, ho dato alcune indicazioni su come accostarsi al sacramento… macché, ognuno deve dimostrarsi più devoto e più bravo o più indegno e via cosi.
Non vogliamo spesso ascoltare né lasciarci educare, stiamo bene nel recinto caldo e asfittico, intimistico delle 4 cose che ci fanno sentire a posto. Ma non si passa, non si risorge, non si fa Pasqua. Chiediamo almeno al Signore che non si stanchi di spingerci con la sua voce, ad uscire dalle zone di confort in noi o attorno a noi, ci si possa porre in ascolto, della sua parola, della liturgia, …o al limite che non inizi a prenderci a cinghiate. ( come al tempio)
Grazie per avercelo ricordato ancora una volta!