IVa Domenica di Pasqua – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

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Ascolta l’Infinito..

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 10, 27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».
Ritorna al via, torna a quel tempo.
Rileggi con calma, assapora ciascun versetto uno ad uno.
Scegli il tuo.
Magari te lo ricopi in un post-it da mettere a fianco al monitor o al cellulare come promemoria da far squillare ogni tot, quando meno te lo aspetti.
Sentilo. Ripeti più volte la frase.. fosse anche mezza o un verbo.
Resta sul versetto. Fallo tuo. Assaporalo.
Fidati.
Ringrazia.

 

IIIa Domenica di Pasqua – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

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Miseria e nobiltà, 1954″

 

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 21,1-19

Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

Da dove vogliamo cominciare? E’ una tavola imbandita..
Se ti fossi già dimenticato della Pasqua e avessi archiviato cioccolato avanzato, chili superflui, parenti salutati e il pacchetto quasi completo di cerimonie religiose d’ordinanza.. potresti fermarti su Pietro che scazzato q.b. si guarda attorno, vede le facce smunte e pensierose dei discepoli sopravvissuti; sono desolati, arresi, inconcludenti. E così sbotta in quel meravigliosamente drammatico “io vado a pescare”.
Quasi a dire.. so fare questo, sono questo, non è cambiato nulla, torno a fare quel che so fare, torno ad essere quel che sono come non fosse accaduto nulla.. come se tutto il can can quaresima venerdi pesce pasquaconchivuoi fosse già un bel ricordo ordinario.. si ritrova solo col suo “io vado”. Non è già più “noi”. Sembrano un gruppo di adolescenti sul motorino nella piazzetta che il sabato sera non sanno dove andare, si boicottino le proposte a vicenda dicendo che non c’è nulla di bello da fare e restino ciascuno a mandare i propri uozap! A che è servita la Pasqua? All’orizzonte già le classiche pesche a vuoto.. non presero nulla.. tutto era cominciato così. Lo ricordate? Pietro si fida perchè quel Maestro lo ha stupito.. mentre lui così si riconosceva peccatore.. quanti di noi vivono vite “notturne”, ma non nel senso che vivono di notte un po’ scapestrati e trasgressivi, ma vivono di notte, come i pipistrelli, non prendono nulla, reti vuote, non vogliono prendere nulla, vanno a vuoto come un motore fuori fase..
Oppure se davvero sei riuscito a percepire qualcosa-Qualcuno in questa Pasqua.. sei riuscito a fermarti, rallentare, vivere con fede, ti sei lasciato toccare il cuore dalla Parola, dalle tante celebrazioni o sei riuscito a vivere bene il sacramento della riconciliazione magari, inspiegabilmente dopo anni.. allora puoi dire come Giovanni “E’ il Signore”.. e continuare in un dialogo fiducioso con Lui che ti permetta di vivere con un certo stile.. e riconoscere nella tua vita quei 153 grossi pesci.. quasi a dire.. questo tempo non è passato invano..
Se invece questo tempo quaresima-Pasqua avesse acceso qualcosa in te.. la voglia di cambiare, impegnarti, convertirti, affidarti.. porta del pesce.. Gesù non prepara la pappa pronta a nessuno ma mettendosi alla griglia chiede a ciascuno di coinvolgersi e fare la propria parte.. cosa abbiamo noi da portare, offrire e condividere di nostro? Quale capacità, passione disponibilità, competenza, desiderio.. offrilo, affidalo.. vivilo in maniera cristiana cioè più umana, magari nella chiesa, nella tua parrocchia.. o nel pianerottolo, nell’open space del tuo ufficio, in negozio o per strada.
Se infine fossi tutto questo ed il suo contrario o nulla.. non importa: mettiti comodo nel contemplare una delle pagine più belle e liberanti a mio modesto parere.. ma anche delle più studiate. E’ famosa per quelle coppie di verbi legate all’amore.
Le prime due volte Gesù chiede a Pietro se lo ama; gli risponde.. ti voglio bene.
La terza Gesù, che ha capito, gli va incontro e gli chiede se gli vuole bene.. e Pietro lo conferma.
E’ Lui a venire incontro a noi, il suo amore artigianale, la sua pazienza infinita, la sua premura fraterna, il suo profondo rispetto per i nostri limiti, capacità, tempi, ritmi.. per la nostra storia, per quel che siamo e non siamo, per quel che vorremmo essere o non siamo riusciti ad essere.. lo ritengo un dettaglio meraviglioso. Non è certo un invito alla resa, al condono esistenziale, all’arrendersi e lasciarsi vivere.. ne al piangersi addosso in un melenso “son fatto così”.. ma è lasciarsi amare per quel che si è contemplando un volto pazzesco di Dio nel Suo figlio Gesù che ci raggiunge sempre e solo li dove siamo, per venirci a prendere e portare, accompagnare attraverso strane inedite che grondino la speranza della quotidiana risurrezione.

 

IIa Domenica di Pasqua – C

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

 

MAGNANI

 “Princesa” (Fabrizio De Andrè, Anime Salve, 1998)

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

Forse comincio a perdere colpi: non mi ricordo se questo passaggio di Anna Magnani ha già ispirato l’attacco di qualche Goccia..
Ma mi sembra troppo efficace..
Gesù non ha ricevuto un corpo nuovo di zecca, come un figlio viziato che, sfasciata una macchina, ne riceva subito un’altra.
E’ risorto col corpo che era già stato Rotto, sfigurato, ammaccato. Era la sua storia. La storia delle sue relazioni, del suo amore, offerto, ricevuto, accolto, evitato, desiderato, negato.. storia di vicende ed esperienze, di alti e bassi, di episodi e rivincite. Usa quello per farsi identificare e dare un senso a tutto l’accaduto.. facendo recuperare ai discepoli il filo rosso dell’amore che lo aveva caratterizzato fedele oltre la morte.
Le mani con cui aveva scritto per terra davanti all’adultera, e toccato corpi feriti, gli occhi con i quali si era commosso di fronte a Gerusalemme, le labbra con le quali aveva baciato e parlato, le orecchie con cui aveva ascoltato la Parola di Suo Padre e le chiacchiere insulse dei 12; i piedi coi quali -instancabile- aveva girato dappertutto, le ginocchia sulle quali aveva pregato ecc..
Mostra agli spaventati discepoli chiusi in casa quelle sue ferite. Testimoni silenziose di un amore portato fino all’estremo suo possibile. Oltre non poteva.
Che significato ha questa parte di vangelo per noi?  Semplicemente riconoscere che per noi sarà altrettanto.
Risorgeremo col nostro corpo. Cioè attraverso il luogo, lo strumento che abbiamo usato e fatto usare per amare, parlare, comunicare, godere, rendere bello.. quello che ci ha permesso di essere quel che siamo e saremo stati. Significa che tutto sarà utile, nulla sprecato. Tutto troverà un senso o al limite.. non passerà invano.
Nessuna sofferenza, ruga, cicatrice, preoccupazione, sofferenza, oltraggio, ferita, umiliazione.. nessuna violenza ricevuta, fosse anche “solo” verbale.. nulla di quel che ci ha fatto cadere, abbattuto o fatto sognare e rivivere.. nulla andrà sprecato. Sarà tutto amore che ci verrà accreditato sul conto del cielo, della terra, della comunione. Sia quello dato che quello mancato.. e le loro conseguenze.
Sarà il nostro conto con il quale entrare nel giardino dell’incontro definitivo col Padre. La nostra dote.
Quel che abbiamo inciso anche a caro prezzo.. sulla pelle, sul cuore, sulle orecchie che non riescono a dimenticare certe frasi, sugli occhi che non riescono a cancellare quel che han visto, sui corpi che non dimenticano contatti imbarazzanti..  sarà tutto un unico conto.
Credere la risurrezione dei corpi è tremendamente più concreto, reale e bello, autentico di un normale reincarnarsi di fase in fase.. io non rinuncio alle mie rughe, alla mia storia, al mio passato.
E al presente che ne ho fatto venir fuori.
Amen.