Ascensione del Signore – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

Refletindo-Poesia-sobre-saudade

“L’assenza è un pungolo per il desiderio”
(Properzio, Elegie, I sec. a.e.c.)

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 24, 46-53
Il quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Ascensione, Pentecoste, Trinità e Corpus Domini: ecco il pacchetto completo. Ogni domenica una festa: come gli ultimi botti e fuochi d’artificio per concludere il tempo di Pasqua.
Con questo quartetto ci prendiamo tutto il bagaglio indispensabile per vivere da risorti. La Pasqua è solo un ricordo, ha un bel dire la liturgia. Eppure abbiamo avuto ben sei domenica alla faccia delle quattro di quaresima pesce e fioretti e via crucis.
Niente, lo celebriamo sofferente e morto, ma da risorto è dura.
Se ne va per farci crescere e maturare. Per vedere cosa abbiamo capito.
Come un genitore che ad un certo punto lasci le chiavi di casa o la casa libera al figlio.
Il prof che si giri durante un compito..
o uno in parrocchia che si comporti in un certo modo se c’è il prete oppure no..
o ci si fida.. o niente..
o si è maturi e liberi, autentici.. o si resta sempre un po’ infantili.
“Nel suo nome”.. bello.. predicare, annunciare, fare.. nel Suo nome: conversione e perdono. Nel Suo nome.
Essere testimoni di questo. Averlo vissuto. Quante cose sto facendo, oggi, nel Suo nome? A nome suo, come se fossi Lui, da Suo inviato, testimone..
In the name of love..
Le battute sul caffè che scende per salire le ho già fatte.
L’ascensione non si distanzia di molto: solo “andandosene” possiamo iniziare ad assumerci le nostre responsabilità!

 

VIa Domenica di Pasqua – C

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

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In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 14, 23-29

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
L’immagine del camper mi piace. Mi domando cosa avesse pensato GesùBBello, quando disse la frase riportata da Giovanni in questo vangelo.
Non sono un biblista, ma mi vien da pensare che un termine così originale ed inedito applicato alle persone non possa che essere stato vero e direttamente citato da Gesù, non sono riportato ad sensum.
Dimorare. Mi perdo in questo verbo. Non lo usiamo mai ma lo sentiamo evocativo, sapendone il significato.
Quando torno dalla comunione, ripensando al mio battesimo, invocando lo Spirito Santo, ruminando un versetto di Parola di Dio.. Lui dimora, abita. In me.
Lui e Dio, Padre e Figlio vengono a dimorare in noi. Ci “okkupano”: come una casa sfitta. Bellissimo.
La fede, essere credenti non significa credere che Dio esiste; ma che è in me, già nel mio cuore, tra le voci della mia coscienza.. a bonificare immagini mentali, pensieri, emozioni, ferite, scrupoli e sensi di colpa. Parla sempre per primo, nella nostra coscienza, il Signore, ci indica il Bene per noi. Lui parla per primo.
Ne nuvole in cielo, ne valori, ne tradizioni o preghiere o meriti per arrampicarci verso di Lui.
Sono già in noi. La triplice immersione battesimale che ci ha inseriti in tale realtà e relazione ci ha reso “tempio dello Spirito”, direbbe San Paolo. Allora il nostro cuore non deve essere turbato ne temere. Lo Spirito in noi ci fa da paraclito cioè da avvocato.
Lasciarsi ispirare da Lui, prima di un chiarimento, di una riunione, un incontro importante o una “correzione fraterna”, di un dialogo o di  quel che c’è da fare: lo invoco, e in Lui sentirò di essere alla ricerca delle parole più utili e degli atteggiamenti più consoni per far andare per il meglio, per il Bene, quel che sto per vivere.
Posso sussurrarmelo piano, sottovoce o a mente.. “Vieni Santo Spirito, vieni, Santo Spirito, sostienimi, illuminami, guidami, parlami, ispirami parole, atteggiamenti..”
Giuro che funziona. Se comincio a pensare che essere cristiano sia come essere un camper, il mio corpo, la mia vita contiene Gesù e lo porta in giro, agli altri.
Il profumo di Cristo, uno stile evangelico, mitezza, sorrisi, giustizia, trasparenza, umanità a piene mani, passione, sobrietà, veri e liberi.
Siamo abitati dalla Trinità. Essere cristiani significa iniziare a crederci. A viverlo. A farla traboccare da noi come la crema da un cornetto.
La Trinità, siamo immersi in quell’abbraccio, lo stesso che ci facciamo mentre la nostra mano destra disegna la croce sulla nostra persona facendoci il segno di croce.
Ci stiamo praticamente abbracciando il corpo alla Trinità.
Facciamolo con calma..

 

 

Va Domenica di Pasqua – C

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

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Nel nome dell’amore..

In Ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 13,31-33a.34-35

Quando fu uscito dal cenacolo, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Forse il titolo vi parrà cinico e gretto. Ma mi faccio perdonare tra New York e l’Irlanda degli U2.
“Se avete amore gli uni per gli altri”.. mi fa rimuginare. Troppa poesia, direi quasi d’istinto.
E poi poteva metterlo al condizionale, così avremmo avuto qualcosa da conquistare, meritarci, per sentirci arrivati e bravi o vittime sfortunate..
“Se avete” invece.. così, all’indicativo.. ti taglia le gambe, mica ci puoi girare attorno, sa di urgenza, di svolta repentina, di.. ma non hai ancora cominciato?
E che pensi basti dire che vai a messa e le tue pie devozioni? “Quante devozioni hai”.. cantava più o meno qualcuno.. (chi coglie, coglie..)

Vogliamoci bene, intanto, fidiamoci dell’altro, di quel che dice, cerchiamo di essere empatici e non permalosi.
Sarebbe già qualcosa; guardiamo il bicchiere mezzo pieno, non “saltiamoci su”, non sbrodoliamoci di frasi fatte e luoghi comuni, cerchiamo solo chi vorremmo cercare,
abbracciamo e lasciamoci abbracciare, sopportiamo, sbuffiamo dietro le spalle, regaliamo tempo e sorrisi, scegliamo il silenzio, ma diciamo anche le parole di cui ci vergogniamo, iniziamo i discorsi che non sappiamo dove ci porteranno, comunichiamo emozioni e stati d’animo, facciamo pace con l’autostima, stimiamo gli altri, prima di demolirli troviamo un loro pregio o chiediamoci.. chissà perché è così o che cacchio sta vivendo a casa sua, se potessi stare nelle sue scarpe per un paio d’ore.
Siamo cortesi con chi per lavoro ha a che fare con noi, diamogli del lei anche se è più giovane, farà bene anche a noi..
Offriamo un caffè, regaliamo un libro, facciamo una telefonata, lasciamo un biglietto, ringraziamo chi ci ha ospitato a cena il giorno dopo dicendo che siamo stati bene e ci siamo sentiti importanti, facciamo complimenti, diciamo “bravo”, “scusami, ho sbagliato” e “grazie, ne avevo bisogno”.
Perdoniamoci, ridiamo di noi.
Perdonarsi + perdonare..  per.. donarsi.
Continuate voi.