Domenica XXXIIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

10112015

“Niente nella creazione eguaglia Dio come il silenzio.”
(M. Eckart)

In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 13,24-32
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.”
Che casino..
Una pagina ostica, non c’è che dire. E’ estratta da un discorso un po’ misterioso che Gesù sta facendo ai discepoli. Come fossero le consegne finali. Siamo infatti nei versetti conclusivi del Vangelo di Marco.
Erano davanti al tempio di Gerusalemme e gli avevano chiesto, scandalizzati, che pensasse dei fasti architettonici del tempio.. e quindi di un certo tipo di religiosità. Le cose si fanno “apocalittiche” cioè riguardanti le “cose ultime”: tema caldo di per sè. La vita dopo la morte, il giudizio di Dio, la vita terrena, meriti e colpe, sicurezze e angeli, senso e significato di queste dichiarazioni, ore precise e attese inflazionate.
E’ un discorso complesso quello riportato da Marco fatto di citazioni bibliche, immagini, previsioni e profezie. Insomma quel “casino” di cui parlavo. Difficile personalmente, estrapolarne un buon boccone, faccio fatica.
Certo.. la frase sulle “parole che non passeranno” ci fanno tornare alla mente i nostri Alleluja giovanili alle messe.. dandoci la certezza che chi frequenti la Parola e Lo ascolti presente e vivo tra le righe.. abbia una marcia diversa rispetto agli altri. Suonandoci famigliari, ci consolino rinforzando così in ciascuno di noi la fiducia. Così si potrà restare sintonizzati anche “oltre” le pagine così ostiche.
Chiediamo di saperlo vedere vicino, nei fatti di tutti i giorni, di saper leggere la realtà che ci accade, fichi o meno, con la fede che Lui già cammini al nostro fianco.
Molti di voi saranno andati a messa l’altro ieri. Parecchi magari si sono anche comunicati. Tutti hanno potuto accogliere e ascoltare la Parola. Siamo usciti da quella chiesa, abbiamo iniziato la settimana e stiamo leggendo questa Goccia affaticata da “templi dello Spirito”, da “tabernacoli” che si son lasciati riempire dalla Parola e dall’eucaristia.. ci credessimo davvero almeno un po’ che siamo diventati tabernacoli ambulanti.. quante cose cambierebbero davvero..
Buone cose!

Domenica XXXIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)

03112015

youtube.com


In Ascolto del Vangelo secondo San Marco 12, 38-44
In quel tempo, nel tempio, Gesù diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

Parlare di soldi, di sicurezza economica, di garanzie è così delicato. E spesso fin troppo facile.
Abbiamo tutti (o quasi) carte di credito e bancomat, assicurazioni sulla vita e non solo. Viviamo nella parte del mondo in cui se vai in ospedale ti curano, abbiamo i centri commerciali sempre aperti, i piccoli negozi 24/24 con i distributori automatici, l’acqua calda e potabile – non ancora a Messina, però.. –  le farmacie di turno, possiamo scommettere e giocare d’azzardo ovunque, la pizza e il sushi a domicilio, gli acquisti compulsivi su Amazon che ci fanno comperare sempre ovunque tutto e subito.. possiamo mangiare etnico e gustare le fragole in inverno, possiamo sprecare cibo e comprarne di prelibato per i nostri gatti, scatenarci per i gatti randagi, ma non per le persone, ci preoccupa il vuoto della wi-fi, l’assenza di tacche dello smartphone..
Il resto mettetecelo voi.. non vorrei scadere in una pallida, scontata e dolciastra retorica prenatalizia.
La chiesa mi passa lo “stipendio” e l’8xmille tranquillizza il clero. E questo dovrebbe farci stare zitti a lungo a noi annunciatori..
Insomma.. cosa dovremmo buttare in quel tesoro? Cosa abbiamo per Vivere? Dovremmo rinunciare al bancomat? Alla promozione speciale dei punti al supermercato? Ai nostri diritti sanitari o alla salute? Dovremmo ignorare le normali condizioni di vita e metterci.. a repentaglio?
Che vuoi da noi, Gesùbello? C’è anche chi non ha ne stipendio fisso, ne posto garantito, ne salute ne diritti.
Allora.. che vuoi? Il superfluo lo buttiamo dopo il cambio armadi nei sacchettoni gialli della Caritas, ci svuotiamo le monetine arancioni in chiesa o ai più poveri, cosa riteniamo superfluo? Ormai è trendy pure la pancetta..
E’ così difficile, con questo vangelo, non scadere nella retorica. E.. mioddio quanto ho già scritto..
Mi piace quel Gesù che si mette a osservare. Impara dalla strada, da quel che accade. In scoutese si parlerebbe di “catechesi occasionale”.. uno sguardo capace di lasciarsi provocare e che impari sempre qualcosa di buono da tutto.
Vorrei chiedere questo sguardo.. per sapermi stupire e meravigliare, per non dare per scontato, per non girarmi dall’altra parte, per non limitarmi a vedere.. Gesù infatti sta osservando COME gettavano (controvoglia? compiaciuti? altezzosi?..)
Sottolineatura bellissima..
Il tesoro era.. come dire.. era come Dio.. ti butto quel che ho, quel che posso: così mi sentirò giusto, bravo, meritevole o devoto.
Quel che butti e come.. dice il rapporto che percepisci con Dio, se lo temi, lo vuoi comperare o tener buono.. oppure se senti di condividere e partecipare. Se c’è prima Lui o prima tu.. detta un po’ di brutto. Cosa pensiamo significhi chiedere il pane quotidiano per oggi, nei mnemonici Padre nostri?
Non sono solo offerte, ma sicurezze.. la Provvidenza? La gestione affettiva di sè, il “dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore”.. gettare tutto dice.. ti fidi di Dio fino in fondo? Cioè della fede, di quel che credi e speri, credi di poter resistere senza.. quel ruolo, quella immagine di te, del tuo passato, del tuo incarico in parrocchia, delle tradizioni del tuo gruppo iperattivo, del calore dolciastro delle tue ferite e dei tuoi vuoti, resistere senza quello a cui sei aggrappato.. la tua indifferenza e quieto vivere, le tue connivenze e indulgenze plenarie compulsive, meriti o successi, prestazioni o diritti acquisiti..
Con quanta delicatezza Gesù mette in cattedra questa vedova povera: ci conceda.. se non l’umiltà per una seria riflessione e autocritica sull’uso che facciamo dei beni e della sicurezza paciosa che ci infondono.. almeno il desiderio di avere un po’ di quel suo sguardo sulla realtà..

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Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

barca1x

Solennità di Tutti i Santi – B

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

291015

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Matteo 5,1-12

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte:
si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
Qualcuno ha definito le Beatitudini come la “carta di identità” del cristiano.
Sono difficili, non c’è che dire. Al di là del finale.. ”insultati, perseguitati, diffamati..” che indispone un po’ tutti.
Sono fraintendibili ad una lettura (volutamente?) superficiale.. pare che Gesù stia stilando il manifesto della sfiga.. e che essere cristiani sia la quintessenza della negatività devota, compiaciuta e rassegnata.
Ma per fortuna sappiamo non essere così. In realtà oserei dire questa pagina è una scommessa incredibile; quella della fede e della vita.
Quella del dire e dirsi.. “ma io di chi mi fido? Io che immagine ho di Dio, in me? Cosa penso e come mi colloco nella mia vita?”
Quando sto vivendo un momento in cui mi verrebbe da dire che Dio si sia dimenticato di me.. (o anche peggio) avrò il CORAGGIO di dirmi beato proprio perchè sento che Dio non mi risolverà magicamente il problema ne che mi ha abbandoanto ma che (paradossalmente?) sarà accanto a me in quel che sto vivendo?
Sono beato non per quel che sto vivendo, ma perchè sono cristiano e quella non è l’ultima parola.. questa spetta sempre e solo a me e a Lui.
Si accettano scommesse.

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