Domenica XVIIIa t.o. B-’21

Dal Vangelo secondo Marco 10,17-30

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Un buffet di leccornie, anche questa domenica: vita eterna. Bellissimo. Mi chiedo però… come mai abbiamo trasformato (senza accorgercene?) la fame di vita eterna in “Eterno riposo…” (dona -almeno a- loro)? La fame resta ma la diluiamo in tante cose di poco conto. E per fortuna, resta. Eterna perché in comunione contemporanea con Dio attraverso la risurrezione. Siamo nel 2021 d.C. ..ma DURANTE non dopo di Lui. Eterna con Lui ora (“già ora, in QUESTO tempo, cento volte tanto”) e compiuta poi definitivamente passando dall’altra parte, “ammettili alla luce del tuo volto” sentiamo dire a messa, dal prete, anche a nome nostro. Eredità però mi dice morte: la ricevo se muore qualcuno. Ahi! Mentre dal battesimo ci è già stata donata. Interessa? Non la voglio aspettare né trovare sotto l’albero di Natale ma desidero trovare il modo per andarmela a prendere. Recriminarla come il primo dei diritti ! (Ah sì?) Per questo non serviranno a niente o quasi “tutte queste cose“… il tale di “parrocchia messe campiscuola chiese preti devozioni e attività” ne ha fatte anche troppe, ma ha sempre saltato l’appuntamento con l’essenziale. E il conto, la fame, arriva. A Pietro nostro, infine, stringerei le guanciotte pelose ringraziandolo. Come Marta che sbuffa liberamente contro Gesù che “non si accorge” di quanto è brava, veneta e indaffarata, così Pedro sbuffa a denti stretti, reclamando, a nome di tutti, che qua i conti non tornano…”aaahbbbbellloo…come la mettiamo?” Ci fosse stato un tavolo, secondo me ci avrebbe piazzato un bel pugno rabbioso con le sue manone callose da pescatore. Insomma pensavamo di stare seduti comodi sul carro dei vincitori con te, Messia fighissimo, hippie … con le chiese colme di gente, i giovani che litigano per entrare in oratorio, le statuette dei santi e delle madonne che assorbono soldi con le loro rosticerie di candele, mandrie di preti “gajardi” ovunque come il prezzemolo a far tutto loro per tutti, le suore a cantare come sr. Cristina e sorridere, i sabati pieni di sposi e fiori nelle chiese, mille battesimi e funerali devoti, i crocefissi ovunque, le domeniche senza centro commerciale ecc. ecc. invece ci troviamo pochissimi… sfigati…medievali, diluiti, solo sociali, (“insieme a persecuzioni”) contrari al papa, devuoti, indicati e tacciati di omotransfobia, travolti dalla pedofilia, con un Papa cazzutissimo che grida “vergogna”, accuse di tiepidezza ecc. ecc…. Interessa? toh, quel mattacchione di JC l’aveva già calcolato. A noi non resta che sentirci nella situazione in cui siamo..facendo tesoro di questa illuminata scorpacciata di Parola eterna, davvero eterna, perché dice qualità e verità. Interessa? recriminiamo tutto come un diritto. Il resto ci verrà dato in omaggio.

Domenica XXVIIa t.o. ’21 -B

Attrezzati di consapevolezza….

Dal Vangelo secondo Marco 10, 2-16

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro
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Oggi tocchiamo un ambito delicato, fraintendibile e ..mai come in questo tempo, controverso. O meglio…strumentalizzato. Siamo davanti alla pagina in cui Gesù ricorda il sogno, desiderio originario di Dio per l’uomo e la donna. Il libro della Genesi che JC ricorda, con l’immagine della carne e del lasciare. Quante volte preparando tante coppie alla celebrazione del sacramento del loro matrimonio ho ricordato loro che già 3500 anni fa… avevano capito era importante lasciare il padre e la madre d’origine. Che non vuol dire buttarli nell’umido. Ma riconoscere che col matrimonio si è costituita una nuova famiglia, per scelta…e questo, per la propria salute, equilibrio e libertà, comporta il lasciar andare… metterli in secondo piano, medaglia d’argento sul podio. Ma dopo. Prima c’è il noi tutto da costruire. Da notare, dettaglio, è comunque fatto “di carne”, cioè concreto (cose semplici su cui accordarsi, sintonizzarsi, sopportarsi, decidersi, misurarsi….) ma anche fragile, volubile, delicato, ambiguo, orgoglioso… La carne poi dice anche abbondanza: labbra carnose, essere in carne… ecco allora il senso di una pienezza da assaporare, da gustare, in cui riconoscersi. Pienezza significa la promessa che Dio ha impastato nei nostri cuori creandoci. Siamo fatti per una vita piena, bella, vera, liberata e liberante, non magra e a basso consumo, di piccolo cabotaggio. La pienezza totale l’avremo in cielo, dopo la morte, con l’incontro definitivo con la luce del Suo volto che ci farà sentire a casa e in pace… ma nel frattempo è qui, nella nostra carne che siamo chiamati a vivere e donare esperienze ed eventi, gesti e dettagli che ci facciano sentire bene, fortunati, amati, scelti e preziosi. A casa… il resto è facile, basta immaginarlo.

XXVIa Domenica t.o. B -’21

Fantozzi per salire…fa scendere tutti!

Dal Vangelo secondo Marco 9, 38-43.45.47-48

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

“Facciamo due comunità diverse…!” cantava Vasco Rossi, quasi 25 anni fa, nella canzone “Mi si escludeva”. Ma questa era la goccia di almeno 3 anni fa. Perdo colpi! Questa pagina ci costringe ad un brusco cambiamento di umore e prospettiva: tanto è mite e sereno, rassicurante l’inizio, quasi un po’ “volemose bbbene”, quanto quasi violento e scomposto il seguito. Macina al collo per affogare, tagliare e togliere pezzi, gettare nella discarica (Geènna); verrebbe da chiedersi, ma: “è lo stesso Gesù?”. Certo. A dire il vero la pagina di oggi è un collage e non una lettura continua a cui rimando. E questa è la prima cosa per comprendere a pieno il senso (anche di fare collage liturgici!). In seconda battuta possiamo vederci la passione, l’attenzione, il richiamo forse paradossale, iperbolico per dire valore e significato della testimonianza da custodire. Ma il bicchier d’acqua è bellissimo. E poi il richiamo al noi. E quindi loro. E allora gli altri. Le etichette, le diverse, necessarie, inevitabili appartenenze che si fanno asfittiche. Nazionalistiche. Scioviniste. Non ci seguiva. Forse, loro che cercavano con caparbia miopia i primi posti, vogliono far scendere qualcuno dal carro dei vincitori perché si sentono occupati. Vogliono il monopolio. Quante volte nelle parrocchie incide più il “noi” contrapposto che il noi comune. E questo perché si è perso di vista non solo il senso ma anche il valore che ci unisce all’ombra del campanile. Un principio di divisione, separazione, supremazia o chiusura fiera su di sé e le proprie cose che logora, scandalizza, e soprattutto non c’entra una benemerita “mazza” con la chiesa stessa. Va be… Per dire. Il cristiano non ha il monopolio del bene. Non si deve essere credenti per essere solidali, filantropici, volontari. No per fortuna ma spesso nelle nostre parrocchia si percepisce. E anche la chiesa a volte lo testimonia. La questione è sul motivo per cui lo fai. Riconoscere che quella persona è di Cristo. Non come condizione ma come lettura di fede. Riconosco Cristo dietro il bisogno con cui quella persona mi cerca. Al di là di appartenenze e battesimi e certificati: quella persona, magari non lo sa né gli interessa, è fatta a immagine e somiglianza di Dio… e Cristo è morto anche per lei. Questa mi pare la prospettiva più audace e devastante con cui raffrontarsi in questa domenica. Fa tremar le vene ai polsi e mancare il respiro, perché forse troppo difficile ed esigente. Prospettive. Ma impegnano tutta la vita nella realtà e nella convinzione da scegliere più possibile giorno per giorno. Vengono quasi i brividi…le vertigini…meglio andare a bere un bicchier d’acqua.