XVIIa Domenica t.o. -A

Tempo di lettura previsto: 3 minuti

Dal Vangelo secondo Matteo 13, 44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

A volte per noi che si frequenta chiesa e cose varie, i brani del vangelo possono apparire come le vecchie barzellette: “si, la sappiamo, dai, è vecchia ma raccontala lo stesso, fa sempre ridere!” Nel senso che già sappiamo “come va a finire”, cioè “cosa dice” ma tutto sommato lo ascoltiamo lo stesso, fa parte del rito (!!) e poi avanti così. Oggi però le cose si fanno interessanti: il vangelo lavora di cesello su due fronti complementari. Non abbiamo spero, fretta di dire…”ah, si, so cosa significa…a posto! Abbiamo tutti voglia di svago, riposo, di non pensare alle solite cose, evadere con la mente, le vacanze, leggerezza, semplicità… abbiamo fantasmi covid che ci inseguono e anche magari all’orizzonte. Si sta svolgendo un’estate in sordina, senza nemmeno il classico tormentone alla radio o nella pubblicità e… che vuole allora sto vangelo? Già andare a messa pare di entrare in un negozio con tutte le cose da fare e l’ansia per arrivare dentro ai posti previsti…che avete ancora? Gesù ci offre due immagini molto dirette: tesoro e perla preziosa. C’è chi cerca (il mercante) e chi invece trova (è trovato? una persona generica). Questa doppia dinamica in cui ciascuno si può ritrovare. E’ bello riconoscere la Vita va sempre anche un po’ cercata e che una sana inquietudine aiuta la fede a mantenersi relazione con Risorto, non galateo devoto e qualunquista. Gesù pare dirci: per cosa vale la pena essere cristiano? Rispondi solo a questo: sospendi tutto quel che sai, pensi, credi e dimmi cosa vivi. Perchè continui? Da cosa si vede che sei cristiano? E non dire le tremende solite cose da filantropo. Fa già abbastanza caldo. E da cosa si vede che una parrocchia è cristiana? a cosa si può “rinunciare” speriamo tutto sommato anche presto… per continuare ad essere delle comunità cristiane e non solo “sociali” e ricreative? E se magari in questo periodo, al di là delle messe in streaming e dei divieti… imparassimo a chiarire a tutti noi cristiani…qual è l’essenziale? Cosa siamo disposti a perdere, come cristiani e appartenenti magari a delle comunità e alle loro molteplici attività e gruppi per dire… , per quel tesoro e quella perla che il Risorto ci offre ed indica per lasciar venire il Suo regno?

XVa Domenica t.o. – A

Tempo di lettura previsto: leggi piano che fa caldo…

Dal Vangelo secondo Matteo 13, 1-23

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Eccoci qua, il vangelo si adatta al periodo: siamo in riva al mare, Gesù passeggia per la spiaggia, c’è tanta gente che lo cerca e vuole ascoltarlo. Trova una barca, vi sale sopra a parlare, la gente nel frattempo si sistema alla meno peggio, coi piedi a mollo, la mano a coprire gli occhi dalla luce del sole e Lui racconta loro delle parabole. Parla semplice, per immagini, perché nessuno possa dire di non capire o non essere intelligente o sentirsi escluso. Non chiede a nessuno se sia in condizioni di ascoltarlo, se lo meriti o meno, se sia a posto o meno. Parla e basta. Uno si “sistemerà” ascoltando. Non invece come pensiamo noi: prima mi sistemo poi ascolto. No! Il seminatore, colui che prende e getta vita a tutti, a tutto, generativo a 360°. Non c’è nessun coccobello o massaggiatrice o venditore…no, forse si son fermati ad ascoltare anche loro. Solo Lui è lì a dire parole nuove sul Regno. E la gente ascolta, prende quel che sceglie di accogliere, come desidera fare, con la stessa libertà, come i vari terreni. Un po’ come chi legge la goccia, la aspetta e mi manda messaggi se sono in ritardo, chi la cestina direttamente, chi la legge ogni tanto quando gli va, chi la commenta, chi provoca, chi risponde in privato, chi salta il vangelo perché pensa di saperlo ed è più interessato o curioso del mio povero commento (sigh!)… ognuno sceglie. La goccia nacque come condivisione del vangelo della domenica con una provocazione, più di 10 anni fa… Ma a me fa pensare al modo in cui Dio in tantissimi modi sussurra al nostro cuore per farci rivolgere a Lui e al Suo amore. Noi poi ci comportiamo di conseguenza: facciamo finta di nulla, inventiamo scuse, diciamo di non sentire o non capire, procrastiniamo, ci scansiamo, ci scrolliamo tutto di dosso o viviamo meccanicamente. Eppure il Vangelo parla sempre di noi e di come Dio ci dia credito e fiducia. Di come voglia farci vivere non “bene” ma da risorti. Non è una droga o un calmante ma una relazione. Abbiamo tutto il resto della vita per provarci.

Domenica XIVa to -A

Tempo di lettura previsto: 2′

Dal Vangelo secondo Matteo 11, 25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ma tu quando preghi a chi ti rivolgi? Gesù? Dio? il Padre, il Signore (e chi è sto Signore, Dio o Gesù?), lo Spirito Santo, la Trinità? la Madonna perché “è una mamma e mi capisce”, i diversi Santi.., gli angeli custodi, il nonno in cielo…. Che casino: con sto caldo poi, magari sono andati in ferie. Questa pagina di Matteo è meravigliosa, è una di quelle che, come ho già avuto modo di dire e scrivere, di origliare…all’estrema e massima confidenza con cui Gesù prega, si rivolge….chiacchiera con Suo Padre e gli racconta come va e che sta combinando. Ci ricorda che Lui ci aiuterà a fare esperienza di Dio come di un Padre. Altrimenti saremo fuori strada, pur pregando in maniera narcotica o furibonda, stordendoci di pateravegloria e tanto altro. Abbiamo mai pregato Gesù che ci rivelasse il Padre? Lui che lo conosce…. è come se gli dicessimo…aiutaci, insegnaci ad essere figli nel tuo nome. Questo ci darà ristoro e non avremo bisogno poi di tante altre pratiche, devozioni, storie e punti di vista, libereremo un po’ il cielo dal traffico mettendovi ordine … Quando preghiamo ci sentiamo “ristorati” (come poter trovare ombra, fresco, una grattachecca ghiacciata, una sedia comoda, un volto amico…) perché se non ci sentiamo con questa confidenza che ristora…qualcosa non va. Il battesimo ci ha già installato dentro la presenza del Risorto… attraverso lo Spirito Santo siamo chiamati a parlare con la parte più intima di noi dove vive Lui. Noi viviamo attraverso questa presenza, nella Trinità, siamo come la quarta persona della Trinità… lo colse anche Dante nel Paradiso, alla fine..(XXXIII)…. quasi a dire che noi capiamo noi stessi solo riflettendoci in Loro. Questa prospettiva ci dia ristoro. Gesù ha appena detto che per essere cristiani davvero non serve essere o meno intelligenti ma farsi piccoli.