Abitati…Omelia XIVa to A-’23 durante Cristo

XIVa to A-’23

Abita in voi” dice Paolo ai Romani nella 2a lettura…   ci dia ristoro, facciamoci piccoli

-Come ci collochiamo di fronte a queste pagina di Paolo ai Romani? Siamo disposti a fidarci di essa, crederle e comprendere che significato possa dare alle nostre vite? Intuire che non possiamo considerarla un consiglio o un avvertimento ma un dato di  fede: infatti si tratta di capire come è una vita cristiana abitata? Ci viene forse in mente che è dal battesimo che questo è iniziato, che dirsi cristiani significa…di Cristo, suoi, quel giorno infatti, nella fede dei nostri genitori su di noi e per noi è stato chiesto

libera questi bambini dal peccato originale, e consacrali tempio della tua gloria, dimora dello Spirito Santo.     e ancora 

l’uomo, fatto a tua immagine, sia lavato dalla macchia del peccato, e dall’acqua e dallo Spirito Santo rinasca come nuova creatura.

e ancora che siano sepolti con Cristo nella morte e con lui risorgano alla vita immortale. …che non è quella biologica ma una diversa, quasi ulteriore, installata in ciascuno. Ci pensiamo?

Credo sia questa la carta di identità del cristiano, ci spiega come funzioniamo: non ci viene chiesto di essere puri, perfetti, degni, meritevoli, adeguati o all’altezza. Perché già siamo stati anticipati.

Prima vieni abitato da questo spirito di Dio, poi vedi tu cosa fare di questa presenza in te: possiamo ignorarlo e cercare solo altrove, possiamo tenerlo prigioniera, sepolto sotto cose religiose devuote ma non evangeliche, coperto sotto una coltre di preoccupazioni, impegni, ansie da prestazioni pastorali, incarichi, visibilità e protagonismo. Ma non c’entra. Il nostro cuore è una cantina.

Qualcuno potrebbe pensare come scusa che son discorsi difficili…infatti il vangelo ci ricorda che basta farsi piccoli, non ignoranti.

Ma nulla toglierà dal nostro cuore quella presenza. E soprattutto qualsiasi possa essere la qualità della nostra vita e la storia che ci ha portato fino a qui, potrà allontanare il nostro inquilino. Lui non se ne va, siamo noi che troviamo scuse per non incontrarlo. Questo credo sia l’annuncio più bello, urgente, liberante e necessario. Quello di cui tutti abbiamo bisogno. Ogni tanto dovremmo ricordarlo. Ho la fortuna di frequentare persone che sentono che la propria vita è lontana, annegano in sensi di colpa, per delitti, tradimenti, vizi, dipendenze, per il male compiuto. Non è facile dire, senza giustificare nulla, ma che Lui continua a vivere in noi e da li fa il tifo per noi, per ristorare la nostra vita e darle speranza.

-Come si prega a partire da questa consapevolezza? Solo guardando in cielo o le statue o anche rientrando in sé stessi?

-Come si sceglie di vivere e agire a partire da ciò? la voce della coscienza…

Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore […]. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore […]. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria » (GS16)

-Come ci guardiamo gli uni gli altri…scoprendo una profonda e infinita radice comune… guardando chi compie il male, con spirito critico e chiedendo misericordia al Padre, ma anche chi quel male lo subisce…a causa di ingiustizie, soprusi, indifferenza, superficialità, chiusure e questo non ci interpella come cristiani?

E le nostre parrocchie? Dal punto di vista pastorale cosa può significare? Cogliamo di essere abitati? che è Lui al centro, la pietra scartata dai costruttori (esperti) che diventa angolare?

Chi si accosta a queste nostre comunità cosa percepisce esserci al centro? il prete? il numero delle messe, il negozio dei sacramenti? le tante attività da compiere per sentirsi vivi? E poi?

Chiediamo al Padre l’umiltà di farci piccoli nel suo nome, per riconoscere la sua voce innamorata e appassionata alla nostra vita.

Prendiamo sul serio questa pagina, ci ristorerà, ci dia conforto e sollievo…che sia questo il cuore della fede che ci permetta in Cristo, di fare esperienza del Padre. 

VOI VALETE… Omelia XIIa Domenica t.o. ’23 durante Cristo

(Lo slogan pubblicitario di questo azienda da 70 anni è proprio “Voi valete!”)

Raccogliendomi i capelli spesso cerco di contare quanti ne perdo…

Lo faccio per capire se sono  sani o c’è un’incipiente calvizie mica perché mi senta Dio. Eppure pensiamoci: Gesù ci dice che Dio conosce il numero dei nostri capelli…immagine suggestiva e originale ma che significa? Pensate se uno avesse alzato la mano ascoltandolo e gli avesse detto: senti Gesù ma..e allora? Non c’ha nulla di meglio da fare l’Onnipotente che contarci i capelli?  Non può prendersi un po’ più cura di questo mondo? Abbiamo sentito tutti obiezioni così:

“Ma se Dio è onnipotente perché permette che..perché non ferma la guerra, addomestica le cellule tumorali o devìa le auto impazzite?”

Quante volte questa parola, onnipotente, che la liturgia usa e che compare solo una volta nel Vangelo, ma mai in bocca a Gesù, ci ha scandalizzato e magari fatto allontanare dalla fede molti di noi. 

Un’immagine naturale che ciascuno spesso ha di Dio in sé stesso che ci fa arrabbiare o deludere perché Lui non si comporta secondo il buon senso comune o le nostre attese. Gesù offrendola non ci parla di un potere coi capelli ma di una presenza. Anche se facciamo fatica a comprenderla. Tanto che, vi svelo una cosa, qualche versetto prima è scritta una stupidaggine.

Gesù parla dei passeri, del loro valore e per dire che Dio è speciale racconta che nemmeno un passero muore senza il “volere” di Dio.

Sembra un Dio che pur sapendo tutto, sia impotente. Pazienza per i passeri, ma qui il male continua ad assestarci colpi vigorosi: morte, malattie, violenza, ingiustizie, soprusi. Pare che, da come è scritto, Dio vi acconsenta, col suo volere o sia impotente. La traduzione però è traditrice. Nel linguaggio popolare si dicevano chicche come “non si muova foglia che Dio non voglia!”. Guai a fermarsi, spesso, sulle singole espressioni. Anche perché -testo greco originale alla mano- udite udite, quella parola, volere, nemmeno c’è. Strepitoso! I traduttori l’hanno messa forse perché non essendoci, veniva che un passero non muore senza Dio. Non col suo volere ma senza di Lui. Che se ci pensiamo cambia tutto. In realtà significa…senza che Dio ne sia coinvolto. Nessun passero muore solo. Nulla accade senza che il Padre ne sia coinvolto, nessuno gli è indifferente. Figuriamoci noi.

Ed ecco la frase che ci fa, se siamo sinceri, attorcigliare le budella… Perchè questo? Perché voi valete…Voi valete, noi valiamo. C’è qualcosa cui, in genere, come cristiani crediamo meno? Quello di valere agli occhi del Padre. (Quante scuse, giustificazioni, resistenze stai sentendo anche tu che leggi, suvvia, ammettilo.)

Si certo, Gesù è morto in croce per noi, ha dato la vita in riscatto per noi…ce lo hanno detto a catechismo ma questo come intercetta le nostre vite? Come dà significato alla nostra preghiera, che gusto alle scelte del nostro stile di vita, al modo in cui ci sentiamo guardare da Lui entrando in chiesa, mettendoci a pregare, venendo alla comunione, guardandoci gli uni gli altri, leggendo le pagine di cronaca, anche nera? Voi valete. Avete valore, siete importanti per me. Tutti. Anche quelli che non li riterreste meritevoli, degni, all’altezza e adeguati. Anche quando non vi interessa o state bene lo stesso.

Che bello questo verbo. Per Dio io valgo e tanto. Sono prezioso. Amato e salvato, nel rispetto dei miei tempi e della mia libertà. Voi valete. Non “vi meritate” ma valete, così. Un amore ad oltranza, infinito, smisurato. Come ci collochiamo di fronte a questa dichiarazione d’amore? facciamo pace con l’autostima?

Dopo una settimana in cui abbiamo provato a fare del nostro meglio, sopportato, corso, vissuto…in cui ci è pesato essere cristiani, ci ha stancato…c’è qualcosa di più bello che venire a messa e sentire, al di là di tutto…tu vali? che meraviglia, quanto è liberante. Io so tutto di te, nulla della tua vita mi è sfuggito, ti comprendo, tu vali… sei prezioso ai miei occhi, lasciati rifocillare dalla mia parola e dal mio corpo e sangue spezzati per te, sosta in comunione con me, tu vali, tutto di te ha valore ai tuoi occhi…nulla andrà perduto o sprecato, scrive il vangelo di Gv… anche se non ricordo il numero dei tuoi capelli, io sono al tuo fianco, lasciati amare e lavare i piedi. Al resto ci penseremo poi.

Fa tanto “funerale”… Omelia 5a Pasqua -A ’23 durante Cristo

Con un sorriso…

Come vi siete sentiti cantando Io credo risorgerò? Strano, bello, riluttanti…Mi è successo più di una volta preparando un funerale di sentirmi raccomandare dai famigliari di non eseguirlo perché sapeva da funerale…ma va? Era triste.. E io mi chiedevo non avendo bisogno di speranza…allora a cosa serviva fare il funerale?    Reazioni naturali, forse comuni quanto la scaramanzia ma che dicono la distanza tra cose che diciamo o ascoltiamo in automatico e la nostra vita di cristiani. Primo io, che parlo un sacco! Nulla che non succedesse anche con Gesù: quanto bello è Filippo che si sente amabilmente riprendere “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto? Come puoi dire mostraci il padre e ci basta?” Quasi a dirgli…ma mi ascoltate quando parlo o vi interessa solo fare quel che vi fa comodo, accontentarvi del minimo, di quel che pare abbastanza o giusto a voi? Siete qui tutte le domeniche da una vita ma…Che consapevolezza abbiamo quando diciamo Credo nella risurrezione della carne, la vita del mondo che verrà? E la nostra foga quaresimale e la Pasqua…

Eppure è quello lo scarto tra un cristiano e un non credente o indifferente… questa vita è solo un assaggio, grazie ai sacramenti, alla parola, al creato, intuisco e godo un po’ della presenza del risorto..ma il bello deve ancora venire!

Io credo: risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore!

IO, La mia vita e quel che ci ho messo per darle sapore e significato, tutto l’amore che ci ho speso, quel che ho patito…non andranno perduti. Così, con la mia storia sacra incontrerò faccia a faccia Cristo Salvatore. E da lì potrò comprendere finalmente tante cose. E lui mi farà accomodare al posto che ha preparato proprio solo per me che sono unico ai suoi occhi, come abbiamo sentito nel vangelo. Il mio posto. Non siamo fatti in serie né troveremo ad attenderci una sala d’aspetto con le poltroncine tutte uguali come in stazione.

Ora è nelle tue mani quest’anima che mi hai data: accoglila, Signore, da sempre tu l’hai amata, è preziosa ai tuoi occhi.

Sono parole bellissime. Non siamo anonimi davanti a Lui. Ma non sempre ci siamo accorti del suo amore o abbiamo lasciato che ci amasse perché indaffarati nelle nostre pratiche. Venendo a messa, preghiamo che questa esperienza per noi sia una sosta che la rinfranca nel cammino verso la patria.  E lui aggiunge

Vi preparo un posto, vi prenderò con me perché dove sono io, siate anche voi. Non è una buona notizia? Saremo con Lui, siamo attesi.

Io spero in te, Signore, hai vinto, mi hai liberato dalle tenebre eterne.   Attenzione. La morte ci mette sempre brividi di angoscia. Ma non la nostra…quella magari di chi amiamo e che ci farebbe sentire impotenti e disorientati o se ci ha assestato i peggiori colpi della nostra vita finora con le voragini che ci ha creato. Non è detto che non si morirà più, ma che morire non sarà disperare o perdersi. Io spero in te, Signore, hai vinto, mi hai liberato dalle tenebre eterne.  La paura dei buio e del vuoto che ci uccide la speranza. S. Pietro nella 2a lettura ricorda che Cristo è pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio. Quante volte anche noi scartiamo il vangelo o i sacramenti o rifiutiamo la relazione con Cristo che ci condivide la sua vita eterna… in nome di chissà che devozione o credo autoreferenziale? 

Facciamo nostra allora, care sorelle e fratelli, la protesta vibrante di Tommaso…non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via? E quanto è meravigliosa questa libertà nella preghiera con Cristo che gli annuncia di essere via verità e vita.

Via significa la fede che lui è la strada da frequentare giorno per giorno, santi e madonne vengono dopo. Verità, in questa società culturalmente complessa, dove ciascuno si fa verità di sé così da eliminare il senso di una verità unica, è la speranza di avere un riferimento ultimo e definitivo che ci dica davvero chi siamo e perché, come criterio per interpretare il nostro vivere concreto nelle scelte e innervare le nostre decisioni di vangelo, non di valori. La Vita è la carità. Anche Gesù.. come re Carlo 3° è venuto per servire e non per essere servito! Anche qui…quante parole automatiche ci annebbiano dal senso di quel che siamo chiamati ad essere. Sono le opere di Gesù, dice nel vangelo, a renderlo credibile e portatore di una vita desiderabile per noi.

Spirito della vita, che abiti nel mio cuore: rimani in me, Signore, rimani oltre la morte.

Gesù rimane nel padre e così rimane in noi, conclude il vangelo. La Pasqua ci sta portato questa qualità risorta del nostro tempo, la vita eterna, da scovare in noi per coglierne le opportunità: questa risurrezione che continua nel 2023 durante Cristo, 5a domenica di Pasqua, ci sproni a orientare ad essa la nostra vita quotidiana, cercando anche di comprendere insieme il come ed il perché.