Perché faccio tutte queste “cose”? Omelia XVIa t.o. 2019-C

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Gesù richiama Marta alle giuste priorità. Marta e Maria non sono in contrapposizione; sono complementari, con quel che rappresentano, due polmoni. Non affannatevi sentendo che dipende tutto da voi e che dovete fare tutto voi…Maria si è scelta letteralmente la parte “buona” non migliore. Buona perché Maria è saggia e ha capito come impostare bene le cose, su cosa, partendo dall’ascolto. es. “con la grazia di Cristo..”, dicono gli sposi novelli felici, saremo genitori cristiani oggi che chiediamo il battesimo ma come fai poi a vivere questo desiderio-impegno se non Lo ascolti mai? Se non ti crei le condizioni per vivere così, per mettere un po’ al centro la Sua Parola, se non dai la priorità all’ascolto come cristiano. Ma che significa per noi, ascoltare Dio?

Torniamo al vangelo: l’immagine che l’evangelista ci dà di Maria, seduta ai piedi del Signore, va compresa bene e non banalmente…

come quelli che vorrebbero mandare in missione tutte le suore di clausura…! Il suo atteggiamento è di ascolto, di chi riconosce da dove partire e da chi ha bisogno di imparare a vivere. Dio cerca le persone non quello che fanno. Ama noi, non i nostri meriti e affanni, fossero anche pastorali. Ma lo riconosciamo? glielo permettiamo?  o siamo perfino indaffarati per questo?

Essere cristiani innanzitutto è vivere in questa relazione di ascolto, scegliere di non avere sempre e solo il monopolio di me, decido io, so io, faccio io, scelgo io. Ma riconoscersi creatura, sentire che Dio ha qualcosa di bello da dirmi, se lo ascolto, che nella mia coscienza Lui sussurra il meglio per me, che forse Lui vede più in là di me. Che non siamo chiamati a dirgli Padre nostro e basta se poi viviamo da bambini capricciosi. Significa vivere come Maria, trasformando la nostra preghiera da elenco di cose da fargli fare, da ripetizione a memoria di filastrocche…a un mettersi davanti a Lui e percepirsi alla sua presenza. Se ci pensiamo di fatto Marta…non incontra Gesù né gli permette di raggiungerla.

Non è sbagliato il curare l’accoglienza e l’ospitalità, che Gesù non condanna certo e di cui la prima lettura ci offre una pagina magistrale…ma è sbagliato il modo in cui lo fa, dice il vangelo che è “distolta” cioè appunto non riconosce né priorità né misure giuste. Lei è un po’ “fasso tutto mi”…ma in realtà la fede inizia per noi quando lasciamo sia Lui a fare qualcosa per noi.

Vogliamo vivere in ascolto o sentirci bravi perché indaffarati a dimostrare in calorie il nostro affetto… o la nostra bravura e meriti? Chiediamo al Signore tanta umiltà per metterci in discussione da questo punto di vista e la consapevolezza di essere chiamati ad ascoltarlo prima di vivere spontaneamente pur in maniera religiosa ma troppo poco cristiana.

Sai rallegrarti di ciò? Omelia XIVa t.o. C

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Mi fermo solo su questa immagine famosa: i nostri nomi sono scritti nei cieli; i discepoli ritornano e vogliono raccontare quanto son stati bravi e indaffarati a Gesù; (come quando uno mi fa l’elenco di quante cose fa-ha fatto in parrocchia!) e Gesù dice…si va bene, bravo, ma rallegrati piuttosto perché Dio ha il tuo nome ben presente cioè il tuo valore non è dato dalle tue prestazioni religiose, sacre, sociali ma da quello che Lui vuole fare per te, salvarti, renderti suo figlio, per dire davvero Padre nostro.

Isaia, 49° dice che Dio li ha scritti sulle palme delle sue mani. Lasciamoci abbronzare, addomesticare da questa immagine bellissima, facciamola nostra, abbassiamo la guardia!

da ragazzini gli appunti sulle mani, da adulti magari i promemoria che suonano sul cellulare, i post it vicino al monitor del computer, la lavagna in cucina, gli appunti col magnete sul frigorifero, il nodo al fazzoletto. Oggi contempliamo Dio con le mani sporche di inchiostro, significa: gli sto a cuore, non vuole dimenticarsi di me, mi vuole bene, sono importante. Davanti a Lui non siamo anonimi, distanti, ci prende sul serio, non è indifferente alla nostra vita, anche se spesso lo pensiamo, nella sofferenza o nel non-senso.   Rallegratevi! lo dice a ciascuno di noi!

 E’ felice perché può prendersi cura di noi, non perché noi ci prendiamo cura degli altri, dimenticandoci, come spesso accade, di pensare anche a noi stessi, o soprattutto di Lui.  Cioè?

In genere nella nostra mentalità ci sono due errori: primo, faccio per gli altri=faccio per Dio. Non vengo a messa ma se c’è da dare una mano…No, non è lo stesso, Dio non si fa barattare col nostro volontariato. Secondo: faccio cose religiose e Lui è contento e l’ho messo a posto, assieme alla mia coscienza. No! essere cristiani non è faccio per Dio ma Lui fa per me. Ma chi crediamo di essere? E’ Lui che mi desidera, mi vuole salvare da me stesso; valgo per quello che sono, figlio adottivo, non per quello che faccio. Rallegriamoci. Ricordiamo Pietro che vuole impedire a Gesù di lavargli i piedi, cioè di accoglierlo, volergli bene, curarlo!

Gesù oggi ci offre questa consapevolezza. Ringraziamolo perché è davvero una buona notizia, chiediamogli l’umiltà di metterci in discussione, accoglierla e rallegrarcene… e quando saremo in difficoltà, guardiamoci le mani, scriviamoci magari i nomi delle persone a noi care, e pensiamo che in quel momento, Dio stesso lo sta facendo con ciascuno di noi.

Che buona notizia sei? Omelia XIIIa 2019-C

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Come si prepara un’omelia? ci sono tanti modi ma ora ve ne presento uno. Credo possa tornare utile a chiunque, Vangelo in mano, voglia provare ad ascoltare qualcosa di utile per sé. Ci chiediamo: Qual è la buona notizia di questa pagina? Perché se la nostra fede cristiana non nasce dall’ascolto di Dio che abbia una buona notizia per la nostra vita, allora su cosa si basa? Tento di distillarla dicendo che, da quel che oggi racconta Luca, la fede cristiana è una cammino da vivere! Cioè qualcosa di plastico, agile e mobile, mai statico, definitivo, rigido, superficiale. Non esiste quindi la fede morta annegata nei valori, nelle tradizioni e abitudini vuote, nei riti farsa. Nei “sono fatto così-abbiamo sempre fatto così e ci basta, siamo a posto”.  Si parte da quello che si è e da dove si è, col proprio passo, capacità, esperienze; non c’entrano età, competenze, cultura o intelligenza. Ci si fida di dove ci voglia portare Gesù, attraverso lo Spirito: fuori di noi, verso il meglio di noi nell’amore, la sua salvezza. Ci sono subito delle scuse e resistenze: Luca nel vangelo le ricorda con tre incontri: i due discepoli Gc e Gv vogliono insegnare il lavoro a Gesù, si fa a modo nostro, sembrano dirgli. Succede anche a noi, quando ci sentiamo cristiani ma a modo nostro, appunto, soli con la nostra mentalità e giudizi. Non ci interessa essere salvati ma bravi!

E poi chi vorrebbe seguire ma prima deve fare altro: cioè non vuole fidarsi perché “abituato così” o “si può essere cristiani lo stesso, basta far del bene per gli altri”. Falso!

“Cristo ci ha liberati, state saldi e non lasciatevi imporre ancora il giogo della schiavitù” raccomanda Paolo nella 2a lettura. Ecco la buona notizia: siamo chiamati a seguire Gesù, restando in ascolto di quel che abbia da dirci, di domenica in domenica, nella preghiera, ci vuole vivi, liberàti e veri.

La seconda domanda: come riconoscerla questa buona notizia?

Se mi fa mettere in discussione e fare un po’ di fatica, non viene spontaneamente ma mi proietta in una umanità nuova.

Il terzo passaggio è: esserne grati. Dire grazie Gesù perché ci aiuti sempre a fare verità nella nostra fede e mettere ordine tra quello che presumiamo di sapere di te, di noi e della chiesa e quello che tu ci annunci con coraggio, caparbietà e decisione.

Infine (4°) il desiderio di impegnarci a tenere fede a questo e diffonderlo. Non richiudersi, non accontentarci, non pensare che sia tutto lo stesso; Paolo ai Galati ribadisce “ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri.” Questo sta raccomandando a quella comunità cristiana 2000 anni fa. Le nostre parrocchie oggi sono esenti da questo? succede che tra preti o gruppi si litighi, ci si divida, ci sia competizione, maldicenza e sospetto? certo. Perché siamo tutti troppo religiosi a modo nostro e troppo poco cristiani a modo Suo!

Siamo tutti cristiani, finché possiamo fare quello che vogliamo. Ma allora non è più un cammino dietro a Gesù per dare il meglio ma solo una farsa tiepida e alla fine concretamente inutile.

Questi 4 passaggi ci permettono di fare esperienza di vangelo in noi, metterci un po’ in discussione, ringraziare e ripartire con qualcosa da trasmettere e testimoniare.

Ti chiediamo, Gesù, di rallentare un pò il passo perché spesso facciamo fatica. Ma aiutaci a desiderare con gioia, la grazia della tua presenza in noi, per seguirti come chiesa e annunciare con questo nostro cammino, il tuo regno di libertà e salvezza.