Che buona notizia sei? Omelia XIIIa 2019-C

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Come si prepara un’omelia? ci sono tanti modi ma ora ve ne presento uno. Credo possa tornare utile a chiunque, Vangelo in mano, voglia provare ad ascoltare qualcosa di utile per sé. Ci chiediamo: Qual è la buona notizia di questa pagina? Perché se la nostra fede cristiana non nasce dall’ascolto di Dio che abbia una buona notizia per la nostra vita, allora su cosa si basa? Tento di distillarla dicendo che, da quel che oggi racconta Luca, la fede cristiana è una cammino da vivere! Cioè qualcosa di plastico, agile e mobile, mai statico, definitivo, rigido, superficiale. Non esiste quindi la fede morta annegata nei valori, nelle tradizioni e abitudini vuote, nei riti farsa. Nei “sono fatto così-abbiamo sempre fatto così e ci basta, siamo a posto”.  Si parte da quello che si è e da dove si è, col proprio passo, capacità, esperienze; non c’entrano età, competenze, cultura o intelligenza. Ci si fida di dove ci voglia portare Gesù, attraverso lo Spirito: fuori di noi, verso il meglio di noi nell’amore, la sua salvezza. Ci sono subito delle scuse e resistenze: Luca nel vangelo le ricorda con tre incontri: i due discepoli Gc e Gv vogliono insegnare il lavoro a Gesù, si fa a modo nostro, sembrano dirgli. Succede anche a noi, quando ci sentiamo cristiani ma a modo nostro, appunto, soli con la nostra mentalità e giudizi. Non ci interessa essere salvati ma bravi!

E poi chi vorrebbe seguire ma prima deve fare altro: cioè non vuole fidarsi perché “abituato così” o “si può essere cristiani lo stesso, basta far del bene per gli altri”. Falso!

“Cristo ci ha liberati, state saldi e non lasciatevi imporre ancora il giogo della schiavitù” raccomanda Paolo nella 2a lettura. Ecco la buona notizia: siamo chiamati a seguire Gesù, restando in ascolto di quel che abbia da dirci, di domenica in domenica, nella preghiera, ci vuole vivi, liberàti e veri.

La seconda domanda: come riconoscerla questa buona notizia?

Se mi fa mettere in discussione e fare un po’ di fatica, non viene spontaneamente ma mi proietta in una umanità nuova.

Il terzo passaggio è: esserne grati. Dire grazie Gesù perché ci aiuti sempre a fare verità nella nostra fede e mettere ordine tra quello che presumiamo di sapere di te, di noi e della chiesa e quello che tu ci annunci con coraggio, caparbietà e decisione.

Infine (4°) il desiderio di impegnarci a tenere fede a questo e diffonderlo. Non richiudersi, non accontentarci, non pensare che sia tutto lo stesso; Paolo ai Galati ribadisce “ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri.” Questo sta raccomandando a quella comunità cristiana 2000 anni fa. Le nostre parrocchie oggi sono esenti da questo? succede che tra preti o gruppi si litighi, ci si divida, ci sia competizione, maldicenza e sospetto? certo. Perché siamo tutti troppo religiosi a modo nostro e troppo poco cristiani a modo Suo!

Siamo tutti cristiani, finché possiamo fare quello che vogliamo. Ma allora non è più un cammino dietro a Gesù per dare il meglio ma solo una farsa tiepida e alla fine concretamente inutile.

Questi 4 passaggi ci permettono di fare esperienza di vangelo in noi, metterci un po’ in discussione, ringraziare e ripartire con qualcosa da trasmettere e testimoniare.

Ti chiediamo, Gesù, di rallentare un pò il passo perché spesso facciamo fatica. Ma aiutaci a desiderare con gioia, la grazia della tua presenza in noi, per seguirti come chiesa e annunciare con questo nostro cammino, il tuo regno di libertà e salvezza.

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