Non guardiamo da atei la realtà… Omelia del 31-12-’25

  I film più visti, i concerti più seguiti, le morti più famose, la cronaca più originale, i successi sportivi memorabili, le parole più cercate on line: come ogni fine anno non c’è altro sui mezzi di comunicazione di massa. Elenchi di qualsiasi cosa stia entrando nella storia; il 2025? Ah già, l’anno in cui… Siamo così spesso di fretta e immersi in un continuo flusso di stimoli che non è male averne una sintesi per poter archiviare questi mesi. 

  Serve uno sguardo neutrale, oggettivo, che sappia decifrare statistiche, l’accumulo di notizie da riordinare, secondo alcuni criteri precisi…Ognuno potrebbe farlo per sé e per la propria famiglia!  Ma poi come stiamo? Indifferenza, superficialità, nostalgia, rimpianto, rammarico… cosa resta in noi?   

  Dipende dal nostro sguardo. La fede ci aiuta? Essere cristiani si esprime anche attraverso il modo in cui scegliamo di guardare a noi stessi e in questo caso alla realtà. Pensate a S. Giovanni nel prologo appena ascoltato: “tutto è stato fatto per mezzo di luie senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”: un’espressione forte ma che peso le diamo? Come fa ad essere “vangelo=buona notizia”? Riesco o è davvero possibile guardare a tutto ciò che esiste e riconoscervi le impronte, il profumo di Cristo, come se fosse appena passato in una stanza fumando un sigaro?

  Siamo chiamati a desiderare almeno questo sguardo sul reale: quello che mi circonda, in cui sono immerso, è stato fatto, cioè pensato, sognato, realizzato per me. Papa Francesco parlava di una Casa comune. Quanto siamo dentro a questa prospettiva di fede? Del resto noi cristiani siamo quelli che possono chiamare la “Creato” cioè qualcosa che Dio ha preparato per noi, perché ne godessimo, sentendoci destinatari fortunati di tramonti, mari e fondali marini, Pale di SanMartino e laghetti alpini, albe e nuvole, fiori multicolori, frutte e verdure di ogni specie, animali e farfalle, insetti (no le cimici) , e questo ci facesse sentire pieni di gratitudine, stupore e armonia. Infatti prosegue il vangelo “venne ad abitare in mezzo a noi;e noi abbiamo contemplato la sua gloria”. Ma dove e come? Pensiamo a S. Francesco, al “Cantico delle creature…”

La sfida a trovare la sua gloria in quello che stiamo vivendo: sia quello che ci parla di Lui sia quello che riusciamo a fare in nome suo; la spiritualità dei gesuiti invita a vivere facendo tutto per la maggior gloria di Dio, insomma il nostro stile di vita gli fa pubblicità… Credo sia una sfida importante da fare nostra.

Il rischio è di avere sguardi atei sulla realtà, senza Dio, senza cercarlo o riconoscerlo, imparerò solo a vedere le cose che non vanno, gli scandali, facendo di tutta l’erba un fascio, si dice, confondendo l’agire spesso delirante dell’uomo con la volontà di Dio, il mondo come Lui ce l’ha affidato e la libertà che abbiamo di sfasciare tutto; credo sia molto facile, il male fa sempre più notizia e rumore e così restiamo in balia di decine di telegiornali e programmi che per interi pomeriggi o fino a notte fonda ravanano il male, interviste, esclusive, scandali, e come ci sentiamo dopo? Delusi, frustrati, impotenti, scandalizzati, disgustati, insomma peggiori.

 Credo sia il rischio anche nostro come parrocchie: sguardi atei sulla realtà che siccome non è più come eravamo abituati a vederla e considerarla, allora è sbagliata e negativa. Siccome non c’è più un parroco per parrocchia allora… eccetera. Mi fermo. 

venne tra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto, ammonisce Gv

Come se il problema vero oggi…fosse il numero dei preti. Ma dai…

 Allora la fede ci ricorda che il regno di Dio, spesso piccolo come un granello di senape o un pugno di lievito è già in mezzo a noi e cresce, lo Spirito è già all’opera, la risurrezione è lentamente in atto, sta a noi crederci, sceglierlo, sfidarci e trasformare il nostro sguardo. Difficile, si, spesso si ma non impossibile. Credo sia questione di abitudine e allenamento. Ma vale la pena provarci, altrimenti tanto varrà cantare che “i cieli e la terra sono pieni della tua gloria” comediremo nel Te Deum… ma anche qualsiasi altra preghiera.  Il male non ha vinto ne prevarrà. Che parte del bicchiere vogliamo vedere con gli occhi della fede e del vangelo?

   Quando ti insegnano a guidare ti dicono di guardare avanti, al punto dove auto o moto devono andare, il resto verrà da sé…ci andranno da sole… chiediamo al Signore di imparare a fare altrettanto. Uno sguardo grato sulla realtà che lui ha fatto e continua a fare e creare per noi, ci consenta un agire solidale per la nostra casa comune e corresponsabile per una società rinnovata e per le relazioni che ci sono state affidate.

Impariamo a guardare il mondo come lo guarda Lui e scegliamo di fare la sua maggior gloria perché gli ultimi ne possano godere e gli indifferenti e  non credenti, se ne possano accorgere.

Gli occhi di Gesù e l’ossimoro della nostra fede… Omelia 1-1-26 Maria Madre di Dio

…”e il bambino adagiato nella mangiatoia.” Arrivano i pastori convocati dall’angelo e, dice Lc, dopo averlo visto…interessante!

Insomma, consideravo che…cioè le prime persone che gli occhi di Gesù, (a parte Beppe sempre silenzioso e la mamma sfinita dal parto, in condizioni non esattamente raccomandabili), insomma le prime persone su cui gli occhi di Gesù, cioè Dio in terra, si sono posati, …erano i pastori.

E poi? Andiamo un attimo sul Golgota, sulla croce: le ultime persone viste da Gesù Cristo, Dio in mezzo a noi, son state forse i due condannati a morte con Lui. 

Pastori: sporchi, puzzolenti, disprezzati ed emarginati perché impuri, non potendo frequentare il tempio e fare le necessarie pratiche religiose, maledetti perché pagani, esclusi e senzadio, forse anche ladri, nomadi, selvatici e poco raccomandabili.

Malfattori: duebriganti, due criminali, condannati a morte dai romani per chissà quale grave reato, tanto da garantire loro la peggiore delle esecuzioni, lì sospesi perché schifati dalla terra e dal cielo.   Ecco le prime e le ultime persone guardate da Cristo.

  Il Natale, il Vangelo, il regno di Dio, la fede cristiana stanno tutti dentro questi due sguardi. La vita di Gesù è iniziata subito con uno sguardo che -come un imprinting– lo ha abituato a capire da che parte avrebbe voluto e dovuto stare. Una certa predilezione per i non “come dovrei, come saprei, come sarebbe giusto essere..

 Lo spiega in maniera strepitosa Paolo nella 2a ai Galati: una frase che mi tormenta da mesi. “quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò suo figlio.” Ma che significa? In che modo i tempi erano pieni, cioè perfetti, ideali, giusti per iniziare la sua avventura sulla terra? Abbiamo l’idea di Dio che si affaccia e parla a Gesù..

e decidono insieme che è il momento ideale …. figurarsi…

Se pensiamo questo siamo schiavi di un’idea di Dio che non ci merita e che le nostre vite non ne sono oggi mai degne, mai a posto, mai adeguate. Invece pare proprio il contrario. Nè Israele, sottomesso ai romani, né il potere religioso colluso con essi, né Maria e Giuseppe erano davvero la pienezza dei tempi, cioè le condizioni ideali. Non esistono condizioni ideali, né sono mai esistite o esisteranno per fare esperienza di Dio, per lasciarci raggiungere da Lui che è venuto a prenderci, abitando in mezzo a noi. Nessuno può rimandare l’appuntamento con Dio perché ritiene di non essere abbastanza… chissà cosa…bo degno puro perfetto…

  Maria, madre di Dio, una sorta di ossimoro, è vicina tanto alla mangiatoia quanto sotto la croce. E queste cose le ha capite.

Viene per riscattarci dalla legge di una certa religiosità, continua Paolo, perché ricevessimo l’adozione a figli non una vita da schiavi del sacro. Ecco perché Gesù ci insegnerà a dire Padrenostro, per disinnescare in noi la paura di un Dio di fronte al quale doverci rendere presentabili per fare un’esperienza completamente e sempre nuova, diversa.

e che voi siete figli, insiste, Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del Figlio. Ecco. Noi funzioniamo così: abbiamo dentro una voce, lo Spirito, che ci spinge ad avvicinarci a Dio come Padre, facendo l’esperienza di Suo figlio. Maria che ha accolto suo figlio dentro di lei, ci guida a fare altrettanto. Siamo cristiani proprio quando iniziamo, come Maria ad essere tutti in qualche modo madri di Dio cioè a prenderci cura della Sua presenza in noi, dilatando, la nostra vita attorno a Lui,adattandola alla Sua parola, ad essere sua eco, cassa di risonanza di quanto lui ci annuncia proprio mentre una parte di noi lo rifiuta perché non si sente in pienezza…degna, adeguata, abbastanza. Queste sensazioni di disagio oggi sono totalmente dannose e ci avvelenano a qualsiasi età, soprattutto i più giovani, sempre in ansia e depressione per questo.

Maria ci accompagni con la sua caparbia e discreta tenerezza a coltivare questo desiderio, a far nostro questo suo sguardo sul figlio Gesù.  

Forse i tempi erano pieni nel senso che Dio ne aveva piene le scatole e ha preso l’iniziativa, come sempre da allora… prima con Maria, poi attraverso di lei e la sua famiglia, con ciascuno di noi. Sentiamoci contemplati da questo sguardo di Gesù che dalla mangiatoia, come nella lavanda dei piedi, continua a guardarci dal basso verso l’alto… per non far sentire nessuno mai più escluso dalla sua fraternità.

Diamoci un taglio… Omelia Natale ’25

Lucio Fontana, Concetto spaziale 1958

Non l’aveva mai fatto nessuno. Dalle pitture rupestri sulle pareti delle caverne, a quelle delle chiese da affrescare, passando per tavole di legno nel Medioevo fino alla carta e alle più moderne tele; non lo aveva mai fatto nessuno. Tutti i pittori della storia si erano limitati a dipingere qualsiasi cosa, saldi di fronte al muro o distaccati davanti alla loro opera d’arte. Poi arriva lui. 

   È il 1958 e Lucio Fontana, artista di origini argentine ma naturalizzato qui in Italia, fa una cosa inedita: prima buca e poi soprattutto taglia le sue tele; uno o più tagli netti, brutali, perfetti.

  Un gesto di rottura con la pittura tradizionale per aprire l’opera d’arte ad una nuova dimensione: lo spazio e il tempo, l’infinito.

Il taglio è distruzione e creazione assieme, rompendo il vincolo visivo della tela per andare oltre lo statico, il visibile, le due classiche dimensioni frontali ma separate. 

  Lo spettatore è invitato a “entrare” visivamente nell’opera, guardarci dentro, partecipandovi emotivamente e a interrogarsi su cosa ci sia oltre la superficie, lo spazio, invocando un tempo misterioso da attendere, scoprire e attraversare.

  Personalmente amo tutte le sue opere che mi emozionano e commuovono sempre. É stato un genio: il gesto artistico si fa scultoreo: il quadro diventa oggetto, la tela assume profondità e volume, la luce, filtrando dai fori e dai tagli, crea un gioco percettivo che coinvolge attivamente l’osservatore.

  Solo Dio aveva fatto questo, prima di lui e oggi siamo qui per questo. Anche il Natale è distruzione e creazione assieme. Solo Dio, con suo figlio Gesù ha eliminato per sempre la distanza tra il divino e l’umano, fondendoli; ha abbattuto il distacco tra cielo e terra, unendoli; il tempo e lo spazio non sono più gli stessi delle religioni ufficiali o pagane, dei culti, delle devozioni della storia.    

   Gesù decidendo di venire ad abitare in mezzo a noi ha tagliato le distanze e sconvolto tutto: da allora, come dopo Fontana, lo spazio e il tempo sono profondamente diversi. La terra, non più separata e lontana, ma abitata dal cielo. Inaugurata la presenza fisica dei cristiani nei 5 continenti: campanile, chiesa e oratorio quasi in ogni paese, conventi, abbazie, monasteri oppure le comunità dove si aiutano le persone… tutti gli ordini religiosi coi loro differenti carismi sparsi nel territorio o le vostre famiglie che agiscono in nome di Cristo, da una suora che vive  sola in mezzo ai musulmani in Turchia fino alle piccole comunità di laici in Amazzonia, dai missionari in Africa alle piccole parrocchie nelle isolette in Oceania.

   È iniziato anche un nuovo tempo, il 2025 durante Cristo: Dio ha scelto di coinvolgersi e inzupparsi in questa nostra terra, abitandola con la sua presenza, inaugurando il Regno di Dio in mezzo a noi. La profondità possibile oltre la tela e lo spettatore.

  Non ha più senso da allora parlare di sacro e profano, materiale o spirituale perché tutto è abitato dallo Spirito di Dio. Ecco il Natale. Quel bambino poi ha stravolto l’idea di religione, di culto frontale asimmetrico, dal basso verso l’alto; di paura, calcolo, merito, di sacrifici da fare per tener buoni e ottenere, ha posto fine ad un modo di vivere la religione indicando un volto diverso di Dio, che cammina al tuo fianco: il Vangelo lo definisce come Verbo, che era Dio: verbo significa azione concreta… che ora viene compiuta, che tu ricevi…adesso. Gesù è come quel taglio, una crepa nel cielo che inizia a far arrivare un raggio della luce di Dio, la luce vera dice il vangelo ad illuminare per sempre il nostro buio. Nulla può più esser come prima. La realtà non è un quadro da guardare ma un’esperienza da vivere guidati dallo Spirito.

 Solo il cristianesimo è la religione, unica al mondo nei millenni, in cui non siamo più noi a dover guardare in alto al cielo per adorare, ma Lui, Dio, il divino a venirci a cercare, tagliandoci la strada, per renderci divini, non solo esaudire le nostre misere ed umane richieste. “Da Dio sono-siamo stati generati”… glielo permettiamo? Come davanti a una tela di Fontana, siamo chiamati ad andare oltre quel che siamo sempre stati abituati a vedere o sentire davanti a noi per percepirne una presenza, un profondità da scoprire. E noi abbiamo contemplato la sua gloria, ci rassicura Giovanni.  Quel Verbo ha inaugurato, come un taglio, una qualità inedita di religione, di fede, di vita. Come la quarta parete nel teatro, ha offerto un modo nuovo di essere umani, impastati, tagliati col divino. Siamo attraversati, come una tela, da qualcuno.

  Offerto, ho detto, perché fin da subito questa iniziativa di Dio di venirci a prendere ha creato insofferenza, scetticismo, resistenza. 

Terribile Giovanni nel vangelo: “il mondo non lo ha riconosciuto, i suoi non lo hanno accolto” i suoiÈ stato il potere religioso a condannare a morte Gesù, lo dimentichiamo volentieri ma da complici. È un certo modo di intendere la religione  e la chiesa, da sempre e in particolare modo oggi, ad aver reso Dio superfluo, il vangelo inutile, la risurrezione un’optional, l’appartenenza alla chiesa sterile. E a far sentire che ci si può dire cristiani lo stesso… solo dire però, da osservatori atei devuoti, non da chi ne abbia mai fatto esperienza.

  Eppure da allora, attraverso 2000 anni, Dio continua a venirci a cercare, a voler condividere la nostra umanità di cui continuiamo a vergognarci. La storia della chiesa è questo. La vita delle nostre parrocchie è chiamata a questo, la nostra fede è chiamata continuamente a convertirsi da un uso tradizionale e persistente della religione, frontale, che ci rende spettatori come tutte le altre religioni, ad una fede umana, abitata dal figlio, profumata di risurrezione, destinataria di una “nuova ed eterna alleanza” che lui scendendo è venuto ad offrirci, qui e ora, portando gioia e pace. 

  Avete, ad es., appena detto “Lode a te o Cristo”, rispondendo a Cristo in persona, dandogli “del tu”, abbattendo gesti di culto, sottomissione, paura, chiamati invece a confidenza e famigliarità.

 I sacramenti che celebriamo, le benedizioni che riceviamo, le preghiere che facciamo, il bene che scegliamo, le giustizia che vogliamo, la bellezza che contempliamo…non sono tutti modi in cui Cristo è presente e agisce in noi e attraverso di noi? Eppure tutte le volte che lui si avvicina, lo teniamo distante, ma quando gli permettiamo di avvicinarci…una prospettiva si apre oltre la tela dove proiettiamo le nostre immagini di Dio…di fronte al quale essere spettatori passivi e sazi senza voler attraverso quella realtà che Lui ci ha tagliato davanti. 

E allora quando penso a tanti modi poco liberi e liberati di vivere la fede, al tempo che non troviamo mai per Lui cioè per noi, al sentirci tanto credenti ma senza la luce del vangelo, alle tante scuse e giustificazioni per non accoglier Dio come Padre, quando sappiamo solo ricordare il passato glorioso ma non il presente significativo del nostro credere, quando vogliamo dimostrarci cattolici perché abbiamo fatto il presepe ma senza desiderare di comprenderlo…e tante altre cose che non ci fanno vivere l’esperienza diretta e profonda del salvatore, allora penso che il Natale possa cominciare proprio se facciamo come Lucio Fontana, coraggio…facciamo come lui, con tutte queste zavorre inutili… 

iniziamo a darci un taglio!