Spesso facciamo gesti vuoti ma… Omelia Ascensione del Signore ’26- anno A

Tempio buddhista, monaco con tablet che giocava…. anche in India in uno induista…a me durante la messa se c’è la partita della Juve o altre cose.. e non succede anche a noi? Quanto siamo consapevoli, attivi e partecipi quando veniamo in chiesa? Oppure quanto ci interessa la vita della comunità in un tempo così complesso, o le decisioni del consiglio pastorale, quanto ci interpella il nostro cognome “cristiano” rispetto ai nomi singoli delle cose che facciamo in nome di chi? Nelle nostre parrocchie dove spesso rischiamo di affannarci tanto per tutto tranne che per annunciare Gesù risorto? Quante riunioni, persone, energie e risorse spendiamo per annunciare il vangelo e quante invece, per fare quello che abbiamo sempre fatto, che piace a noi, che riteniamo giusto per i valori, lo stare assieme, far mangiare, bere, fare i baby sitter cattolici, per allevare devozioni e tradizioni ma e il vangelo?      Ci sarà mai una vera proporzione? Saremo mai esplicitamente missionari, (come da decenni ci chiedono Papa e chiesa) non dandolo sempre per scontato sto povero nostro salvatore crocifisso e risorto?     

Ecco, Gesù lo sapeva e Matteo con lui: scrive infatti..

si prostrarono… dubitarono… gesti senza contenuto.. bellissimo.

Ma Gesù non condanna nessuno, lo sa come siamo tutti fragili, gente di poca fede eppure proprio a noi, così chiede di andare e fare discepoli.. non solo intrattenere, saziare, far divertire o assistere ma battezzate, cioè.. fate pure incontrare le persone tra loro in parrocchia per mille motivi, ma proverete anche a farle incontrare con me? pare provocarci. Ci chiede di essere testimoni con la nostra vita, la nostra Galilea, i nostri dubbi.. non solo di fare le cose per Lui ma di raccontare cosa Lui ha fatto per noi e la nostra vita spirituale. E quindi? Li manda in Galilea… ma Perché in Galilea? 

Perché tutto era cominciato lì, dove li aveva chiamati a seguirlo, lo avevano visto all’opera, avevano iniziato ad ammirarlo per come trattava tutte le persone, ad appassionarsi a lui per come parlava di Dio e trattava la religione, a scegliere di lasciare tutto e seguirlo, diventando suoi discepoli, lì ne avevano fatto esperienza. I farisei diranno a Nicodemo che sta cercando di difendere Gesù “Studia… nessun profeta può venire dalla Galilea…” così, per dire…

   E poi indica loro un monte…ma quale? In Mt è quello delle beatitudini. E qui le cose si fanno interessanti: Gesù non spiega a tavolino la risurrezione, la sua pedagogia con loro (e da allora con noi), è diversa. Le beatitudini, prima le accogli, le metti alla prova e le vivi, senti che sapore danno alla tua vita, in che qualità di relazione ti coinvolgono, solo allora comprendi chi è chiamato ad essere il cristiano che prova a vivere come Cristo, solo allora comprendi cosa è la vita da risorti. Mentre la metti in pratica!

  E allora, portate pazienza ma credo sia bello e doveroso, sul finire del tempo di Pasqua,  riconoscerlo e ricordarlo: penso alle nostre due parrocchie e a quei “racconti di risurrezione” apparsi a puntate su Comunitando ..ci avete mai dedicato loro un minuto?

Ails, per le persone con autismo, lavori socialmente utili, alcolisti anonimi, persone con dipendenze affettive in relazioni tossiche, il Centro di ascolto Caritas, l’Anfass che accompagna le persone con disabilità, l’università della 3a età… come le nostre parrocchie sono state servite e sono a servizio del territorio, di tutti.. 

non è questo un modo in cui stiamo già vivendo le beatitudini, permettendo risurrezione, passaggi a vite diverse e più belle, creando opportunità? Non è questo un modo per vivere quel  io sono con voi,  che se ci pensiamo è bellissimo, responsabilizzante, perché ci tratta da adulti: non io faccio al posto vostro o sistemo i casini che combinate; ci sarò sempre, anche se non mi volete, o mi dimenticate o date per scontato. Ma fatelo voi nel mio nome.

Ecco la nostra Galilea, il monte in cui siamo, pur sapendo che dubitiamo, prostrandoci, che la nostra vita cristiana non è né mai sarà perfetta ma bisognosa di quella sua presenza.  

In questa Ascensione, chiediamo con umiltà al Signore Gesù risorto di accorgerci di Lui, nella nostra vita quotidiana, in famiglia, al lavoro o a scuola, nella nostra coscienza. Ci doni luce e forza per continuare a sentirci mandati nel Suo nome. 

Aspetta e spera? Chi visse sperando… Omelia DOMENICA VIa di Pasqua A-‘26

6a domenica di Pasqua, due in più sulle 4 di Quaresima. Da un mese e mezzo giriamo attorno a questa vita da risorti, vita eterna ora, non so più come dirlo. È il momento dei bilanci allora, a cosa ci è servita questa Pasqua, alla faccia della quaresima, quasi due mesi dal 18/2, mercoledì delle ceneri, fioretti e venerdì pesse.

   Qualcosa in noi, nel nostro modo di vivere, credere, riflettere, decidere… è cambiato? Come? E se la risposta fosse no, tranquilli, chiediamoci almeno perché no e cosa ci ha impedito di metterci in discussione. Al di là delle nostre proverbiali quaresime.

  In questa domenica la seconda lettura, le parole di S. Pietro ci arrivano come una ventata di scirocco. Calde e decise.

Una frase scomoda ma importante: “siate pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in voi”. Bellissima. Pensiamoci: come se uno, un non credente, conoscendoci, sentendoci parlare ci dicesse: ma come fai a sperare, in cosa speri e perché? da cosa potrebbe averlo colto? Me ne devi dare ragione! non emozioni o parole vuote, mi devi convincere, dire di cosa hai fatto esperienza, perché mi hai messo in discussione e voglio sperare anche io, ne ho davvero bisogno. Bellissimo.

  Oggi, ultima domenica di risurrezione siamo invitati a chiederci se siamo cristiani di speranza o disperati. Se siamo cristiani di speranza o solo devoti e indaffarati. Se le nostre comunità vogliono essere palestre per tutti o musei per i soliti…

Ma…  in cosa e come si spera? La luce di Cristo del cero pasquale la notte di Pasqua …

Ce lo annuncia il vangelo: io sono in voi e con voi. In noi dal battesimo una presenza ci abita, siamo tempio dello Spirito.

Attorno a noi, riuniti nel suo nome, Cristo è presente attraverso lo Spirito nella risurrezione, 2026 durante non dopo Cristo. Possiamo invocarlo per qualsiasi cosa, come domenica scorsa, per risolvere i problemi delle nascenti comunità cristiane che già litigavano.

  Non vi lascerò orfani, non siamo soli, garantisce che la luce della risurrezione ci illumina, dentro e fuori, pensieri e azioni per vivere in modo nuovo. E poi ci chiede di saperlo raccontare. Come? 

Chiede 3 cosa importanti, da testimoniare… 1 Dolcezza..cioè

senza arroganza, io sono meglio di te perché son cristiano, no…

senza supponenza, io ho ragione e tu torto…

con garbo, mitezza, tenerezza…sicurezza, so cosa credo e spero.

2 Rispetto… parola vuota secondo me ma, dice stima reciproca, curiosità per l’altro, certo, ma anche consapevolezza di quello che siamo, a testa alta, con umiltà, comprensione, ascolto, fieri di quel che si ha o si è, la relazione con Cristo viaveritàevita dicevamo domenica scorsa: prima di rispettare gli altri, noi rispettiamo noi stessi e quello in cui crediamo? Quanto ne siamo consapevoli?

Cristo morto e risorto per me, per tutta la mia vita così com’è; lo sento prezioso, lo rispetto e lo faccio rispettare dagli altri?

3Retta coscienza: è un luogo da qualche parte in noi, lo trovi incamminandoti nel silenzio..2 panorami.

il luogo in noi dove decidiamo come agire e comportarci, quale stile avere nelle relazioni con noi stessi e gli altri

il luogo in cui, come cristiani, Dio ci sussurra il meglio per noi.  

La luce della risurrezione splende da qui.  

   Ecco tre aspetti pratici per dire la nostra speranza, sentendoci abitati e accompagnati da quello spirito che Gesù di offre. Ma attenzione: si fa spesso umorismo sulla speranza, guardata con compassione o ingenuità. Ricordiamo il covid? Andrà tutto bene..

Sperare non è affatto essere ottimisti. Non è la convinzione che una cosa andrà a finire bene, (perché poi?) ma la certezza che quella cosa ha un senso, troverà significato, indipendentemente da come andrà a finire. Perché la staremo vivendo nel vangelo, con Cristo. Come nella formula del matrimonio (con la grazia di Cristo), o nel chiedere perdono, luce, consolazione, o lasciando alle buone notizie del vangelo convertire la nostra religiosità in fede e lo stile con cui vogliamo vivere le nostre relazioni.

  La speranza non sta nel futuro ma nell’invisibile, dicevaun famoso teologo…che sia questo il desiderio con cui ripartire da queste 6 settimane pasquali verso una vita illuminata da una speranza che non delude, perché non ci ha illuso a parole ma ha dato la sua vita per noi e per la nostra vita diventata così, eterna.

Urgenze o priorità?? Omelia Domenica Va di Pasqua ’26-A

Battesimo? nuovi membri di una famiglia che da 2000 anni, vive in 5 continenti…. e inizia la chiesa

la prima lettura racconta qualcosa di utile alla vita delle comunità nascenti ma anche a quella di noi singoli cristiani oggi…

  Stiamo celebrando la domenica 5a di Pasqua, la vita risorta, quella luce da portare nel buio delle nostre esistenze o quando non sappiamo perché o come proseguire il cammino.. ok?

1a lettura: sorgono problemi pratici, sta nascendo la chiesa cioè le persone che si convertono iniziano a frequentarsi, le prime comunità. Si erano convertiti a Cristo sia ebrei che greci ma cominciano a far differenze ed escludere o fare preferenze: che strano.. eh? Spesso accade in tante parrocchie ancora oggi: gruppi che non si parlano, protagonismi, ognuno vuol far le proprie cose,  si litiga, si fanno allora 2 sagre, 2 cori, ci sono quelli che comandano, quelli che se ne vanno offesi..parroci onnipotenti..

  Invece qui si racconta subito che i 12 e i discepoli cosa fanno?

Non mettono su una commissione d’inchiesta, non accusano o processano nessuno; non fanno nemmeno finta di nulla per quieto vivere perché bisogna portar pasiensa… ma mettono al centro la Parola di Dio e trovano una soluzione pratica. Potremmo dire che riescono subito a distinguere… le urgenze dalle priorità.

Nessuno dice “basta non gioco, rangève” né si chiude con orgoglio perché noi abbiamo sempre fatto così. No. Prete decide.

Si riconoscono le priorità, la parola di Dio e l’annuncio del vangelo e questo diventa criterio per affrontare la difficoltà. Poi c’è la preghiera e il servizio. Mettono insomma in chiaro le cose, rispetto all’identità della comunità. Insomma: siamo dei cristiani, chiamati a vivere e servire assieme. Cosa ci caratterizza? Cosa possiamo delegare? Cosa ci tiene in piedi? Mi verrebbe da dire… quale è il cognome che condividiamo e quale il semplice nome che ci dà identità di gruppo? Cercano insomma di ricordare che senso ha e cosa deve fare una comunità cristiana per essere tale.

Poi allora pregano, invocano lo spirito, si prendono tempo, impongono le mani…insomma hanno un metodo di lavoro e creano delle condizioni perché tutti si sentano al proprio posto e corresponsabili. E cosa succede? guarda un po’… e la parola di Dio si diffondeva ancora di più, racconta Atti e si moltiplicavano tanto il numero dei nuovi credenti e discepoli ma soprattutto, incredibile…. avete notato? pazzesco… anche una gran moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede…pensa te…

   Mi pare molto interessante come “problem solving” e come esempio di una comunità credibile e immersa nella realtà della vita. Che sa quale è la propria identità e missione. E si riorganizza.

  Ma avevo detto che questo passaggio può riguardare anche la nostra vita come singoli? Direi di si.

Quante volte viviamo in maniera superficiale, sbattuti di qua e di là in balia di eventi, cose da fare; vorremmo sempre avere più tempo per noi, prenderci cura delle nostre emozioni, del nostro passato, per Dio e la preghiera, il silenzio la calma, la riflessione.  Ma non ce la facciamo, solo buoni propositi e sospiri. Restiamo magari incastrati da zavorre passate di abitudini religiose, grumi di odio o rancore, schemi mentali che ci gestiscono come guinzagli, immagini di dio o di noi o della fede che non servono che a renderci schiavi a testa bassa.

Atti ci insegna a prendere tempo, avere un metodo, ascoltare la Parola, pregare, insomma riconoscere le urgenze dalle priorità.

   Ascolto decine di persone, e vi garantisco che chi impara a prendersi un’ora ogni tanto, regolarmente, per confrontarsi, venire ascoltato, essere accompagnato spiritualmente e non solo, a qualsiasi età, trova sempre liberante e utile vivere in questo modo. E riprende a vivere.   Altrimenti si rischia, come ricorda la 2a lettura, di essere solo così sicuri di sé da confondere la pietra angolare delle nostra vita per qualcosa da scartare. 

Perché non ho tempo ma non so nemmeno ormai dove sto andando né mi chiedo perché la mia vita non abbia gusto.

  Nel vangelo Gesù ricorda di essere lui, non i valori o le tradizioni, il compagno di viaggio della nostra esistenza, la luce di risurrezione che può orientare le scelte nella nostra vita.

Lui la via, cioè strada da frequentare, verità per riconoscere le gerarchie in noi e mettere ordine, vita, a cui attingere.

 C’è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Vuoi vedere che vivere la Pasqua, il passaggio dalla morte alla vita, passa proprio di qua? che risorgere è rialzarsi sempre, come ha fatto Alex Zanardi e scegliere chi voglio essere e questo passa per quel poter riconoscere le urgenze ma scegliere le priorità.