
“Padre ma la fate la processione del Corpus Domini? (baldacchino col telo e i 4 che lo tengono, il prete col velo omerale e l’ostensorio dorato, l’eucaristia, i chierichetti coi ceri, i bambini della 1a com. con i petali di rosa….e via per le strade del paese cantando a dire a tutti, forse…provoco “ci siamo anche noi..ancora”…ecco Gesù, giù il cappello…a marcare il territorio..non so, l’ho fatta tantissime volte… oggi mi lascerebbe un po’… perplesso).
In qualche modo si, le ho risposto, non sarà proprio una processione ma una festa, la festa della comunità cristiana di Fiera. Dei cristiani di fiera che partecipano alla vita della parrocchia.
Non porteremo Gesù in giro ma come comunità cercheremo di metterci la faccia, quelli che di cognome fanno cristiani a fiera e frequentano più o meno, si danno da fare, sentono di appartenere a qualcosa, la chiesa, la parrocchia di più grande, come orizzonte.
E quindi mi pare bello e significativo che quest’anno questa nostra festa cada in questo Corpus Domini.
Tanto poteva apparire astratta la Trinità di domenica scorsa, quanto risulta tremendamente e meravigliosamente concreta quella di oggi… si parla di mangiare, bere, di vita piena, di carne da masticare, fare esperienza di pane e vino.
Valori, tradizioni, i curricula cattolici, il passato da cristiano in parrocchia, le abitudini, il rispetto non si mangiano. Cristo si.. si fa mangiare. mangiare, masticare, fare esperienza, portare alla bocca… esplorare il mondo: le nostre educatrici del nido lo sanno. dai 3 mesi ai due anni…i bambini mettono in bocca di tutto… per imparare conoscere fare esperienza sentirsi e sentire…fase orale direbbe la psicanalisi oltre a tante altre cose..
fare esperienza è uno dei primi modi in cui imparano il mondo che li circonda e ne fanno esperienza.
Noi, pensiamoci, fratelli e sorelle… chi siamo, la nostra identità, la nostra storia, il presente e il nostro futuro, chi siamo?
Siamo la storia delle nostre relazioni. Del modo in cui siamo entrati in relazione con lo sguardo della mamma, la teoria dell’attaccamento in psicologia, come i nostri genitori ci hanno o meno protetto, accompagnato, rassicurato, cresciuto, le amicizie, il rapporto con le figure autoritarie o autorevoli, i care giver, siamo la storia del modo in cui le relazioni ci hanno gestito, segnato, aiutato o condannato… la relazione con gli altri, dalle compagnie belle o brutte da adolescenti e come ne siamo usciti, dagli amici veri ai primi amori a quelli definitivi…siamo passati tutti per relazioni tossiche e persone manipolatrici come pure per…
insomma siamo la storia delle nostre relazioni, la relazione ci determina, ci rende quello che siamo, la relazione ci condanna o ci salva, zavorra, radici, ali, bellezza, sicurezza, amore e significato.
E Gesù Cristo infatti, si pone a noi, a ciascuno, credente o meno come relazione fondamentale: col Natale ci raggiunge, con la Pasqua ci assicura eternità oltre la morte, con l’eucaristia ci dice ci sarò sempre e comunque, col perdono ci dice ad oltranza, non mi dimenticherò mai di te, non mi deluderai mai…che sono le cose fondamentali nelle relazioni che ci possono salvare o ammazzare, rendere forti o insicuri, fragili o elastici. Gesù si pone in relazione perché conosce il nostro bisogno umano di riconoscimenti, sicurezza, appartenenza, visibilità, protagonismo, pace…
Gesù che si fa cibo e cibo che non deperisce e che dona vita, non vita biologica ma vita eterna cioè di qualità è una bella provocazione sfida.
Gesù si offre come relazione. Spesso religione non fa rima con relazione ma Lui offre se stesso come relazione fondamentale per la nostra umanità. Per salvarci, anche da noi stessi.
Ci dice “guarda che tu hai fame di relazione, perché sei fatto così, ti conosco.” relazione che non ti faccia sentire solo o isolato o impotente di fronte alla realtà.
E questa è una provocazione ai credenti, contro un rapporto malato, di devozioni e intimismo con l’eucaristia o la religione delle cose da fare per un dio permaloso e lontano nel sacro..lui invece dice prendi, mangia fa esperienza, oltre la religione, che resta solo mezzo.
ma se posso, anche per gli indifferenti alla fede, i lontani dalla religione, quelli che insomma, finalmente riconoscono e ci dicono che loro senza dio stanno bene lo stesso, anche se poi chiedono i sacramenti il battesimo dei figli, il funerale del nonno ecc.
Gesù sembra provocare anche loro perché ci annuncia o ricorda che noi abbiamo bisogno di relazione per comprendere chi siamo e da soli.. di noi,… sappiamo e sapremo poco e forse male
Sembra dire..guarda che ti potresti perdere qualcosa di bello e interessante di te e della tua vita, dammi una possibilità, mettimi alla prova..
relazione… perdono, accoglienza,
che noi abbiamo fame di donarci, senza paura di perderci o rimetterci… che noi funzioniamo così, credenti o meno, che se non riusciamo ad amare stiamo peggio, se non riusciamo ad essere generativi e condividere quel che siamo e possiamo donare, ci sentiamo spenti e inutili.
che i nostri bisogno di consenso, riconoscimento, attenzione, accoglienza ad oltranza… rischiano di consumarci se non diamo loro risposte definitive… e quel pane, quella esperienza ce lo testimoniano….
siamo tutti dipendenti dentro alle relazioni, ma è sempre la relazione dalla terapia con gli animali, al volontariato con persone più bisognose, a salvarci.. dalle nostre dipendenze, dai social, dalle’isolamento, dall’apparire…dalle tante anestesie.
Ecco perché oggi è bello esser qui a celebrare la nostra relazione con Gesù sperando fondi sempre di più quella con noi.
ci piacerebbe raccontare che in qualche modo tutti noi abbiamo fatto esperienza di Gesù e questo motiva e sta motivando il nostro essere qui oggi…
la vita di Gesù orienta e illumina la nostra oggi.