Sei una buona notizia? Ascensione B-2018

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    Cos’è una buona notizia? una novità che ti sorprende, 

Tocca il passato, parte dal finora non sapevo, ne immaginavo… è qualcosa che non ti aspetti, non hai calcolato, mai avresti sperato…e ti sorprende!  coinvolge nel presente…provoca gioia, onore, soddisfazione, fa guardare al mondo in maniera diversa, dona maggior spirito critico e minor pessimismo o disincanto. Guarda al futuro: desiderio di imitazione, speranza, provoca all’impegno, ottimismo, anche io posso fare qualcosa…

Buona notizia, in greco si dice “eu-anghelion”, cioè vangelo.

Es. i primi versetti del vangelo di Marco sono proprio “inizio della buona notizia di Gesù”.  Non è una biografia da leggere devotamente ma un annuncio da accogliere…     

  Gesù e il suo vangelo sono davvero per noi delle buone notizie? lo desideriamo? glielo permettiamo?con che faccia usciamo da messa? con che sentimenti ci mettiamo a pregare?

    E oggi? la pagina appena ascoltata…Andate in tutto il mondo, ad ogni creatura proclamate il vangelo: significa dite che c’è una buona notizia per tutti. Siatene testimoni: Gesù è la nostra buona notizia? la scintilla che brucia quanto ostacola o avvelena in noi la vita (indifferenza, rancore, pessimismo, illusioni, alibi, falsità ), illumina la coscienza, fa verità, dona sapienza, crea giustizia e scalda…cioè fa sentire accolti, consola, protegge, sostiene, incoraggia…

    Se vivremo un rapporto così di fede con Lui, la nostra vita sarà diversa, ve lo assicuro. Più umana, autentica, appassionata, aderente a sé stessa, saporita! Diventeremo a nostra volta una buona notizia, vangelo! 

La mia vita è una buona notizia, cioè il mio stile di vita racconta qualcosa che Dio ha fatto per me, mi sono fidato, messo in gioco, in discussione, lavorando su di me…per dare sapore e spessore diverso a quello che sono. Ciascuno di noi riceve la propria vita in dono, ma il che farne poi sta a noi. Il vangelo è un lievito. Il sogno di Dio? che siamo felici e appassionati alla nostra vita.

   Le nostre vite possono raccontare ciascuna un tratto speciale del volto di Dio e del suo agire per l’uomo o la donna di oggi. 

Una singola pennellata in un quadro impressionista.

Pensiamo ai santi e alla loro creatività: non ci son due santi uguali. Chi si è dedicato soprattutto alla missione o alla carità o all’annuncio. Se non esistono al mondo due persone uguali, non possono esservi modi univoci per annunciare il vangelo, metterlo in pratica, sentirne il gusto, ed essere una buona notizia.

  Ciascuno di noi, nel proprio concreto quotidiano, cosa può annunciare di Dio, del suo volto? della potenza del vangelo? di cosa ha fatto esperienza? cosa è cambiato?

Ciascuno di noi è chiamato ad essere espressione evidente di un lavoro interiore; non significa “arrivati” una volta per sempre, o qualcosa di concluso…ma in cammino, lo seguo, questo Gesù perché mi lascia sempre migliore ogni volta che lo frequento!

es. a me essere cristiano è servito a questo…a me a quello…

Per questo con la mia vita cerco soprattutto di testimoniare che..

(Avengers – supereroi diversi tutti assieme in lotta contro il male per il bene)

La nostra vita saprà dimostrare dei segni: quelli che ci credono, cioè si fidano: (da quello che dice Gesù..questi segni potrebbero essere già una griglia di verifica della propria fede…)

-scacciare demoni non è forse la capacità, lo spirito critico per riconoscere e allontanare il male, le cose false, quello che non ci da qualità ma illude, intiepidisce, chiude e distrae?

-parlare lingue nuove non è la capacità di farsi comprendere ovunque? l’amore non è forse un linguaggio universale? un esperanto di delicatezza, premura, mitezza e accoglienza? chi sa sorridere, lodare, ringraziare, scusarsi, sostenere, accompagnare…non è forse internazionale?

-i serpenti, i veleni, non son forse ciò che ci avvelena, ci inquina, (dipendenze, mentalità, paure, idee sbagliate di noi stessi, di dio, immagini del passato che ci condizionano…) e che grazie alla fede possiamo imparare a gestire e superare?

tutto questo non darà qualità nuova alle nostre vite, giorno per giorno?

e questa non vi pare davvero una buona notizia, per ciascuno di noi?

Un biglietto gradito…Va Pasqua-B 2018

 

 

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Facciamo un pugno con la mano e guardiamolo: la medicina ci dice che il nostro cuore è grande così. Il motore della vita e dell’amore finché batte è questo, grande come un pugno.

  Nei primi anni 2000 sono in seminario: i conti non mi tornano più, un periodo introverso, confuso, di crisi, manca poco ma non riesco più a guardare avanti con serenità. Un pomeriggio rientro in camera, inquieto e spaesato; sulla scrivania un biglietto, scritto a mano: “Dio è più grande del nostro cuore”. L’abbiamo sentito nella 2a lettura, le parole dell’apostolo Giovanni.

Me l’hanno lasciato due compagni di viaggio, dopo avermi percepito a lungo in difficoltà. Uno spiraglio di luce, un punto di vista diverso: Dio è più grande del nostro cuore.

Potrebbe sembrare una frase ovvia: si sa che Dio è grande, infinito onnipotente, eterno ma questo non ci aiuta molto ne sostiene.

Siamo abituati a dirlo nella liturgia, ci han sempre raccontato un Dio così, lassù tra le nuvole, distante, serio o peggio…indifferente ma questo non ci è mai concretamente servito a nulla.

Potrebbe sembrare una frase irritante, nello svalutarci, a noi che siamo abituati a sentirci quasi a posto, a gestire tutto, indaffarati e affannati, a tenerLo buono e fare tante cose cristiane per Lui e per la parrocchia…

A me sembra una frase bellissima, da cogliere nel senso che l’apostolo gli dà e nel suo contesto: sta invitando a non amare a parole ma con i fatti e nella verità; come quando Gesù ammoniva che «non chi dice Signore, Signore ma chi la fa volontà del Padre mio».

  In quel periodo sentivo la mia vita, il mio cuore, troppo piccolo, angusto, meschino. Non mi andavo bene: stavo facendo il peggiore dei bilanci sulla mia vita: quello fatto da solo! sentendomi sbagliato, abusivo, insufficiente, incapace, non all’altezza. Vi succede mai? Vi siete sentiti o vi sentite così?

Dio non c’entrava niente: era un argomento da studiare nei libri, di cui discutere, per cui fare delle cose, un destinatario muto dei miei sforzi ma non aveva nulla da dirmi. Molti a volte, percepiscono la propria vita così: disillusi, tiepidi, rassegnati, in balia di sé stessi e dei propri bilanci fallimentari e asfittici. Vengo a messa ma poi, per il resto, che sapore ha la mia vita? dove sto andando? che c’entra Dio? Io faccio il mio, non si sta bene lo stesso, senza di Lui?

 Ma Dio, ricorda la lettera di Gv, conosce ogni cosa: invita ad amare con i fatti, cioè fare la Sua volontà, ce la offre Gesù, avere il suo stile di vivere la fede nel Padre e le relazioni quotidiane con le sorelle e i fratelli. Questo ci smuove dentro. 

Ci fa alzare la testa da noi stessi.

 Nella verità: vivendo così ci sentiremo autenticamente umani e potremo rassicurare quel nostro cuore su chi siamo davvero, davanti a Dio. Come un orizzonte in cui collocare la propria vita, una consapevolezza diversa da assaporare..se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, cioè se stiamo cercando di amare così…abbiamo fiducia in Dio. Un po’ come riconoscersi tralci di una vite più grande, per portare frutto. Un invito, pressante nel vangelo, a rimanere. Si, rimanere in questa prospettiva, in quei fatti e in quella verità: siamo tralci e Dio è più grande del nostro cuore, ci comprende, ci ama come siamo, accompagna e fa vivere. Così la sua grandezza non è umiliante ma indispensabile!

 Gesù ricorda ai discepoli che nulla di ciò che ci è esterno, nella nostra realtà, è cattivo o impuro ma è il cuore dell’uomo a farlo tale, servendosene male o per un fine cattivo…nel nostro cuore abita un bisogno bello di amare, di prenderci cura, di contemplazione. Il Dio che Gesù ci annuncia sa trattare con delicatezza le cose piccole e preziose, come i germogli e i tralci, 

i nostri cuori, soprattutto quelli sgualciti dalla vita, per permettere loro di portare più frutto possibile; e di non buttarsi via o marcire, facendo bilanci sbagliati, comunque provvisori.

La sua grandezza è a nostro favore. Sa di creatività e futuro.

   Dio è più grande del nostro cuore: da allora queste parole per me hanno un sapore e una speranza speciali. Sono diventato prete assieme ai due amici che me le dedicarono. Ora siamo confratelli e cerchiamo, nella semplicità appassionata dei nostri ministeri pastorali, di continuare ad assicurarlo alla gente. E di viverlo.

Spesso mi pare sia l’unica cosa che vale davvero la pena di fare.

Non ci avete fatto niente? Omelia IIa Pasqua 2018 – B

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“Non mi avete fatto niente…Non mi avete tolto niente Questa è la mia vita che va avanti Oltre tutto, oltre la gente   Non mi avete fatto niente Non avete avuto niente…Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre”

Non ci avete fatto niente? Non è vero mi spiace, non sono d’accordo, ma scherziamo? tutte le firme per l’antiterrorismo per il Palio, controlli all’aeroporto, luoghi pubblici e turistici militarizzati, ore di fila, migliaia di poliziotti schierati e pagati per garantire sicurezza. Non è niente? E le vittime? Non sono niente? Cantatelo ai genitori di Valeria Solesin, solo per fare un esempio. Inoltre sono aumentati in ciascuno di noi, la paura, i pregiudizi, chiusura e disprezzo, …l’ignoranza e l’egoismo poi fanno il resto. Questo non è “niente”. Non sono d’accordo con questa canzone. L’intento sarà buono ma poco efficace.  Soprattutto disincarnato, solo ideale. La pace non nasce facendo finta di niente. La questione non è aver fatto o meno. Ma cosa voglio farmene…Pensiamo infatti alle nostre storie: ciascuno di noi è una storia sacra, fatta di vita e relazioni, sogni, speranze, bellezze ma anche ferite che ci portiamo dentro, parole e fatti precisi, ricordi indelebili di una violenza verbale, fisica, fatta anche di silenzi o indifferenza. Nessuno può dire “tutto bene”, non ti hanno fatto niente. No. Quante volte ci è stato detto cosa vuoi che sia oppure io alla tua età o non è successo niente, fai finta di niente, manda giù perché non sta bene, non è cristiano, non è educato e poi non piangere, non lamentarti.. e quindi ci siamo sentiti morire, negare e ci ha fatto male: non era solo la nostra vita ma il nostro corpo a soffrire..quando ci siamo sentiti ignorare come fossimo invisibili o abusivi della vita. 

Ognuno di noi ha una storia sacra di amore di cui è protagonista e custode. Non è niente! La domanda è: cosa vuoi fartene?

Diventa il tutto che posso fare, trasformandola in vita, in risurrezione. Dico questo a partire dal bellissimo vangelo appena accolto: A porte chiuse, Giovanni lo sottolinea due volte: io me ne sarei andato. Mi conforta invece pensare che, se anche trova chiuso, Gesù non se ne va, ma continua il suo assedio imperterrito e appassionato. Otto giorni dopo è ancora lì: l’abbandonato ritorna da quelli che sanno solo abbandonare, il tradito ritorna da quelli che lo hanno rinnegato. Venne e stette in mezzo a loro. Le sue apparizioni non hanno mai l’evidenza di una imposizione. E qual è il suo biglietto da visita? proprio le sue ferite: mostrando ai discepoli il suo corpo, segnato dalla violenza subita sulla croce, viene riconosciuto. Gesù mostra le ferite: Dio non gli ha detto, coraggio, non ti hanno fatto niente, tanto risorgi, ti do un corpo nuovo di zecca, tanto c’ho la fabbrica…anzi, come lo vuoi? Gesù mostra le ferite subite nel restare fedele al suo desiderio di amare ad oltranza, fino a sfidare la morte. Le ferite di Gesù confermano la sua identità, ci dicono chi è stato, chi è per ciascuno di noi, sono impronte dell’amore testimoniato offerto e sofferto. Allora le ferite diventano feritoie, come scrisse un autore, da dove può passare una luce nuova.  La luce che permette di risorgere a ciascuno di noi: cos’è la morte? è non vita, quando non sono vivo…risorgo quando scelgo di vivere ancora, nonostante e attraverso quello che ho vissuto e mi ha fatto morire…attraverso il mio corpo.

 Le nostre ferite non vanno ne nascoste “non ti hanno fatto niente” ne esibite, strumentalizzate.. siccome ho sofferto allora ho diritto a… allora oltre al danno la beffa.  Vanno accolte, vissute, offerte. Sono luogo di amore: subìto, patito, vissuto.

Il nostro corpo è lo strumento che Dio ci ha dato per amare, trovare senso in questo. quando siamo buoni e umani..siamo non solo migliori ma noi stessi a nostro agio, stiamo bene, siamo fatti per quello…la nostra vita ha senso e sapore.  (completo!)

La risurrezione, ci sta annunciando Gesù, passa proprio di qui.

Credo la risurrezione della carne, siamo abituati a dire a memoria nel credo,  la domenica. La mia carne, è il luogo, lo strumento con cui posso amare. Dice chi sono, la nostra religione è assolutamente materiale…carnale,  

la differenza tra cicatrice e ferita