“Storia, F35, prosecco e Pasolini: considerazioni sul 4 novembre!” – Omelia XXXIa T.O. A – 4 Novembre Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Al liceo studiando Cicerone risuonava il famoso monito “La storia è maestra di vita”. Mi dispiace ma non è vero niente. Al limite potremmo scomodare Vico, i suoi corsi e ricorsi storici.
La storia, per certi versi, continua a non insegnarci nulla o meglio,  non vogliamo trasformarla in saggezza e consapevolezza.   
Del resto a scuola i libri di storia erano, credo siano ancora, soprattutto un riepilogo di guerre e conflitti; mi sarebbe sempre piaciuto fare obiezione di coscienza e proporre ben altri fatti da analizzare e conoscere.
Lo dimostra il fatto che anche se siamo qui oggi a ricordare, ringraziare e pregare, ci siano attualmente almeno 50 conflitti di differente entità nel mondo. Discriminante per la rilevanza mediatica ovviamente gli interessi di parte o il petrolio… accomunati tutti comunque dal business delle armi. Papa Francesco più volte l’ha definita una 3a guerra mondiale a pezzi…Non abbiamo imparato nulla. Possiamo pensare ai venti di guerra nucleare dalla Korea con quel dittatore folle fino ai famosi F35, costosissimi aerei da guerra che l’Italia ha assemblato e acquistato, cosa però passata sotto silenzio perché del più costoso programma militare della storia, nessun politico vuole far sapere nulla…follia per follia.
Potremmo ascoltare il vangelo con la stessa amara constatazione:
Gesù è molto duro nel redarguire i suoi: se la prende con gli atteggiamenti di incoerenza, (doppi giochi, compromessi, favori) di moralismo, cioè un uso strumentale del potere e soprattutto l’esibizione continua di titoli e meriti: mammamia…monsignore, reverendo, sua eccellenza, eminenza, santità…come pure onorevole, maestro…la mania di mettersi in mostra, i nostri “gò fato mi-noialtri”, la ricerca di visibilità, consensi, applausi, riconoscimenti…ma lo hai fatto per te o per il Signore? che ne è della pagina in cui Gesù ci chiede di ricordare che stiamo solo facendo il nostro dovere e siamo servi inutili? da 2000 anni siamo ancora fermi qui…continuiamo a rinnegare la storia! Mi domando quanto questo stile inopportuno di vivere le relazioni guasti la vita sociale e civile, comprometta l’economia, la politica, la chiesa? quanto la miseria umana non educata sia alla base di quello che poi scatena o favorisce le guerre. 
Penso alla storia del film “Finché c’è prosecco c’è speranza”, appena uscito, spietato nel mettere a nudo tutto questo.
Oggi noi siamo qui e lo ribadisco, per ringraziare, ricordare, pregare..ma sarebbe sterile se non ripartissimo assieme rimotivati a cambiare qualcosa in noi. Fosse anche solo la capacità di guardare in maniera più critica la realtà, se non noi stessi…
Ripenso a un testo duro di Pasolini:
“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.”
(Pier Paolo Pasolini – Vie Nuove, 1962)
Parole che spronano ad una nuova consapevolezza di sé. Fondamentale soprattutto per attuare il messaggio che Gesù ci ha affidato: decentrarsi dai propri interessi e porsi innanzitutto a servizio: direi della giustizia, fin dalle piccole cose quotidiane, del bene comune, di una partecipazione diversa, corresponsabile della vita sociale, economica e civile, di una nuova cultura del lavoro, della dignità sacra della persona, nei suoi diritti e doveri.
Ogni volta che passo qui per piazza Aldo Moro, faccio memoria di quella lapide, delle sue parole: Questo paese non si salverà; la stagione dei diritti si rivelerà effimera se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere…
Non voglio essere così pessimista. La salvezza è possibile. Eppure oggi in cui abbiamo portato all’assurdo la cultura del capriccio facendolo diventare diritto, dell’alibi come stile, del “ti denuncio” sistematico e dell’angusto menefreghismo, in cui quell’effimero sembra l’unico mezzo per esserci e sopravvivere…un nuovo senso del dovere è possibile e indispensabile. 
Chiediamo con umiltà al Signore, ricordandoci tutti perché oggi siamo qui, di sostenerci in questo cammino. Ci aiuti a scoprire quel nuovo senso del dovere possibile per me, qui e ora.
La storia allora sarà maestra, inizierà a cambiare con la vita di ciascuno di noi. Varrà ancora la pena di studiarla e soprattutto di viverla.
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