“Chi ha ragione alla fine? E perché?” – Omelia Cristo Re dell’Universo B – 2015

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Mi pare sia custodito in un ufficio a Parigi il metro puro, come campione, unità di misura. Una sbarra tenuta in condizioni ottimali di temperatura per misurare tutti i metri del mondo.
Proviamo a dirci che ore sono.. difficile trovare un orario comune. Ricordate quando chiamavamo il 161 per avere l’ora esatta?
Pensiamo al meridiano di Greenwich col quale regoliamo le ore del mondo.. qual’è l’orologio insomma che dice davvero che ore sono sul quale regolare tutti gli orari del mondo?
Teniamo sullo sfondo queste due suggestioni.
Cristo è Re? Che significa? E’ venuto nel mondo, dice di sé, per testimoniare la verità? Che verità? Pensate a quando dirà “io sono la via, la vita e la verità”. Esiste la verità? Cos’è la verità? Chiederà Pilato.. cosa rispondiamo? Quando una cosa è vera?
Quando diciamo secondo me, mi pare è quando è oggettiva?
Daremo il battesimo a ns figlio quando ha 18 anni e fa quel che vuole. Al funerale voglio dire io delle cose.. voi dite pure le vostre cose da preti.. poi diremo noi quel che va detto sulla nostra mamma. Intanto conviviamo, ci conosciamo, poi vediamo se sposarci.
Ragionamenti legittimi, per carità.. ma non cristiani, cioè fatti da persone che si ritengono cristiane, ma che in realtà innanzitutto vogliono fare quel che vogliono e come vogliono.
Cosa intendo dire? Che partono da un presupposto: non mi interessa cosa si intende per battesimo o matrimonio, o risurrezione. L’importante è che io faccia quel che voglio, a partire da quello che so io. Non serve confrontarsi o ascoltare.
Così la parrocchia e la fede, di conseguenza, la vita cristiana si riduce ad un negozio di servizi religiosi o ad una azienda dove ci si ritaglia il proprio settore e si fanno le proprie cose.. quanti elenchi di prestazioni pastorali mi sono stati fatti finora.. tanta generosità, tanta disponibilità.. tante cose belle.. ma la sensazione che la cosa più importante sia.. portare avanti il proprio mondo, non mettersi in ascolto. Battesimo, matrimonio, servizio in parrocchia.. oppure quante volte ci dicono..”io credo a modo mio”. Non esiste nessun modo mio, si crede e basta.
Vedete, sotto questi ragionamenti si trova solo una cosa. “Io ho ragione, io sono la verità, io sono il re.”
Oggi Cristo Re.. ed io suddito? No..
Chi è il re della mia vita? Di chi mi fido? Chi ascolto?
Oggi a mio avviso il succo di questa festa sarebbe poter balbettare “Gesù è la mia verità”. Che significa?
1) Innanzitutto Gesù:  allora è una relazione con una persona viva, con coi famigerati valori della fede cristiana, con un vago signore.. e questa relazione mi fa da specchio. Lo specchio mi dice davvero come sono, non come mi sento, come mi pare. Posso sentirmi i capelli a posto.. secondo me.. ma solo lo specchio mi dice in modo oggettivo come stanno.
2) Questa relazione è MIA: mi ci devo confrontare prima poi la scelgo e la desidero.. devo abdicare dalla dittatura dei “secondo me”, mi pare, mi sento.
3) Come fa Gesù ad essere la mia verità? Che significa? Che è lui la persona umana realizzata, la sua vita è la vita piena realizzata a cui ispirarsi. Immagine e somiglianza. Battesimo è equipaggiamento, destino è la santità.. in mezzo tutta la vita e la mia libertà di sentirmi chiamato e rispondere.
Firenze, CEI, umanesimo. Papa Francesco lo ha spiegato bene. Gesù è l’uomo perfetto a cui ispirarsi per essere cristiano.
Allora essere cristiano non è fare cose cristiane di volontariato, ne volersi bene ne essere generosi e disponibili. Si può essere atei meravigliosi, generosi e disponibili.. come pure venire a messa senza credere..
Ma prima di tutte queste cose.. io le faccio perché così sono ancora più umano. Pensate a quando nel parlare comune diciamo che una persona che è umana, è buona.. sensibile. Bellissimo.
Oggi allora questa festa ci ricorda che siamo cristiani perché almeno desideriamo riconoscere in Gesù la verità di quello che siamo. Il progetto di persona realizzata a cui aderire giorno per giorno. Come fosse l’orologio perfetto a cui regolare il nostro, il metro assoluto che fa da riferimento. Essere cristiano allora non è fare le cose umane (battesimo matrimonio funerale servizio) e poi sopra metterci lo zucchero a velo come il pandoro; la benedizione.
Ma è portare al massimo possibile per me la mia umanità, ferita da orgoglio, pigrizia, tiepida, egoista.. portare alla verità di quel che è.. passando dai secondo me ai secondo il vangelo.. così le nostre vite non saranno preda dell’idolo di me stesso, io sono il re della mia vita, comando io ma saranno “buone notizie”cioè vangelo.
Pensiamo al matrimonio. Il sacramento non è il sigillo, ma è la condizione per continuare ad amare. E così il battesimo, così il dono dello Spirito Santo. Tu vuoi amare? E’ questo il senso della tua vita? Vuoi essere generoso? Ma pensi sia difficile farlo, hai paura, ti senti fragile, provvisorio, volubile? La fede completa questo e porta la tua umanità ad essere eterna. Essere cristiani è il modo migliore per essere Umani..
Questa è la buona notizia.. Gesù specchio perchè accordate, regolate, ad immagine di Gesù vera persona realizzata nel suo rapporto con Dio padre e con fratelli.
Questa festa di Cristo Re ci aiuti a balbettare e almeno desiderare tutto questo, poter uscire dalla messa di oggi sentendoci cristiani perché abbiamo nel cuore questa consapevolezza: Gesù è la mia verità.

 

E’ più dura la Parola da ascoltare o la costina della sagra? – XXIa T.O. – B

Quando si può dire di essere cristiani?

– Cristiano di tradizione: avevo zia suora, ho fatto chierichetto da piccolo, l’infanzia in oratorio.. questa non è fede, non si è cristiani.
– Cristiano morale: rigo dritto.. vado a messa, rispetto tutti, dico le preghiere, non faccio del male a nessuno. Sono (midollo) “coerente coi valori cattolici”..  quali? Perché? E poi? E allora?
– Cristiano “so do le risposte giuste”: perché mi sposo in chiesa? Son cattolico!!
– Sono credente, ma non praticante.. attento finisci per essere peggio dei tanti praticanti non credenti. Perché a un certo punto dirai..
– Ah, io credo a modo mio: può significare tutto, ma in realtà non significa niente, se non l’essere in relazione solo con le proprie idee e convinzioni o convenzioni. Si rischia di credere solo a sé stessi. Darsi ragione.. questo non è essere cristiani.
.. Credenti, praticanti, quando inizieremo a desiderare solamente di essere.. credibili?
– Son cristiano perché vado una volta al mese a Medjugorie, perché papa Francesco, era ora! Quell’altro invece.. perchè se c’è da fare del bene son sempre qua. Come se essere cristiani significasse fare beneficenza, cucinare poenta e costa alla sagra apparendo una volta l’anno in parrocchia, e poi sparendo di nuovo, cantare nei cori i canti de ciesa, o la tassa per far parte di qualche associazione cattolica, cristiana, scout, ac, per poter fare grest.. P.E.R..
Da cosa si capisce che le nostre parrocchie sono cristiane? Perché fanno grandi sagre, corali, il palio, la processione e la pesca? Per cosa si spende, si fatica, si fa baruffa e ci si divide in una parrocchia? Per la fedeltà al vangelo? Per annunciare la buona notizia a tutti? Per cosa si valuta il prete? Pe parla di Dio o se ci lascia fare quel che abbiamo sempre fatto noialtri? Perché guai a toccare i nostri feudi di potere a cui non sappiamo rinunciare e che ci fanno sentire utili anzi indispensabili (almeno qui!), che nutrono la nostra voglia di apparire, essere gratificati.. è una parrocchia, questa? Perché poi ci scandalizziamo solo del famoso vaticano, ma noi? Nel piccolo? Dobbiamo fraternamente dircele queste cose..
Vi ho fatto casi concreti, scomodi ed esempi precisi: non andiamo oltre un sorriso amaro e rendiamoci conto che questa è l’atmosfera che respiriamo e che tutti, tutti un po’ ci intossica.
Detto questo ora vorrei però che prestaste attenzione particolare a quanto sto per dire, perché credo sia molto importante e spero ci possa aiutare. Mi paro le spalle e cito papa Francesco (quello simpatico) nel suo documento Lumen Fidei (La Luce della Fede): “Cristo non è solo Colui in cui crediamo, la manifestazione massima dell’amore di Dio, ma anche colui al quale ci uniamo per poter credere. La fede non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è partecipare del suo modo di vedere.”
Bellissimo. Fede non è allora un atto della mente, una decisione a tavolino, una nostra sintesi di vita, ma qualcosa che coinvolge tutta le persona e le apre una progressiva e crescente comunione con Gesù, così che Lui possa cambiare, evangelizzare il mondo dei nostri desideri, la scala dei valori in base al quale decidiamo, il senso che diamo alle persone e alle cose, il nostro comportamento. Il nostro approccio alla realtà.
E’ riconoscersi abitati da una presenza, connessi ad essa, nella nostra coscienza, dove Dio parla sempre per primo nei nostri cuori, li dove.. prima di fare tante cose per Lui, lo lasciamo fare l’unica cosa che vuole fare per noi, cioè amarci e farci sentire preziosi e unici ai suoi occhi. Allora? Come glielo permettiamo?
Ora che succede? Esattamente quello che accade nel vangelo.
“Questa parola è dura, chi può ascoltarla?” com’è liberante un vangelo che non nasconde mai i fallimenti di Gesù, i suoi momenti di fatica e incomprensione. Quelli che lo seguivano.. che credevano in lui ad un certo punto si sentono spalle al muro. Quale parola era così dura? Quella che abbiamo ascoltato in queste due ultime domeniche: il lungo discorso sul pane. Il figlio del falegname, che si fa cibo per noi, donandoci la vita eterna e domenica scorsa questo cibo può trasformare le nostre vite.
Dura non vuol dire difficile, attenzione. Se così fosse basterebbe farsela spiegare. Ma credere non significa essere intelligenti, aver capito tutto o studiato tanto. Dura sa di qualcosa che non hai voglia di realizzare, di esigente perché ti chiede di uscire da te e dai tuoi castelli comodi e lasciarti incontrare da Colui che vuol essere continuamente buona notizia per noi.
Guai a noi se non lo sentiamo duro a volte questo Vangelo.. esigente e scomodo perché ci mette in discussione, a nudo, tocca i nostri alibi, le giustificazioni, il nostro orgoglio, le nostre mentalità e abitudini, i “son stato abituato così”,“che male c’è lo fanno tutti”, “se me lo sento, se va bene a me, allora”, “abbiamo sempre fatto così”.  E’ dura perché ci chiede di non voler essere più i padroni della nostra vita (o della parrocchia), ma i Suoi discepoli. Quelli che camminano con Lui.
Quelli che sanno dire: prima il vangelo, i sacramenti, i poveri, la formazione dei giovani e degli adulti, l’evangelizzazione, la carità, il restare uniti.. poi eventualmente facciamo tutte le sagre e le iniziative. Ma se questo ci divide e allontana o raffredda la nostra fede allora basta! Non serve. Abbiamo colto qual’è l’essenziale per dirci cristiani, abbiamo mangiato il pane che da vita eterna quindi non possiamo farci la guerra per una tradizione o un feudo. “La via verso la fonte porta contro la corrente. (Prov. Cinese)” 
Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio.
Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.
Il resto viene di conseguenza.  Allora essere cristiani non è.. portare avanti una tradizione, non è essere perfetti, sapere le cose giuste da dire e fare tante cose cristiane o credere a modo mio.
Essere cristiano è essere di Cristo, in relazione con Lui, frequentarlo nei sacramenti e nella preghiera, come anche nella carità delle nostre scelte quotidiane, permettergli di stupirci e di dare un senso sempre nuovo alla nostra vita. Guardarci come Lui ci guarda. Esserlo insieme, come parrocchia e come chiesa: una chiesa serva e non regina, umile e non appariscente o vincente. Schietta e non connivente. Concludendo credo che essere cristiani sia almeno desiderare questa conversione. Poter dire che .. si, è dura questa parola, ma da chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna, che danno qualità alla nostra vita.
Signore donaci ogni giorno, in tutto quello che facciamo, la fame di queste parole, anche se a volte son dure.
Ci aiuteranno a crescere , camminare, essere fedeli alla tua presenza in noi.

Il corpo della donna.. – Omelia Assunzione di Maria

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L’Assunzione di Maria deve da sempre farsi spazio tra le vacanze e le strade deserte delle nostre città contendendo al ben più noto ferragosto il titolo di festa. In effetti ferragosto non vuol dire nulla, nemmeno sappiamo che significhi. Non che magari  festeggiando l’Assunzione di Maria.. si faccia più strada. Possiamo anche dire che si ricorda Maria Assunta in cielo, ma questo cosa può dire alla nostra vita e alla fede che abita i nostri cuori? Pensiamo allora a qualche famosa opera d’arte.. alla tela del Tiziano nella chiesa dei Frari a Venezia.. ad es. La cito perché la immagino (lo spero) conosciuta vista la vicinanza.
Mi piace considerare proprio quel capolavoro dell’arte italiana per provare a cogliere qualche significato di questa festa.
Nella pala veneziana colpisce innanzitutto il movimento. Non serve essere esperti d’arte per cogliere come Tiziano sottolinei il moto ascensionale.. Maria pare quasi aspirata da Dio o come se una forza dal basso la spedisse in alto. Tutta la figura ha un forte vigore, una spinta che le dà quasi la carica, sembra non potersi trattenere.. andare su.. lei.
Ci parla del desiderio di Dio di portare Maria in cielo. La prima persona al mondo ad essere salita in cielo, ad essere accolta dalla Trinità è stata proprio una donna. E qui la chiesa potrebbe fare da un lato un mea culpa per quante volte nella storia il ruolo della donna sia stato erroneamente messo ai margini. Dall’altro anche un ritornare con verità all’audacia di un vangelo che ricorda come Gesù avesse un rapporto per quel tempo direi trasgressivo con le donne.. considerandole non solo di pari sua dignità ma anche oltre. Pensate alla compagnia di cui godeva delle donne, ad alcune pagine magnifiche che hanno Lui e le donne come protagonisti (la samaritana, la vedova di Zarepta, la prostituta da Simone il fariseo, non ultima la Maddalena, al quale affida l’annuncio della risurrezione: la cosa più sconveniente da fare a quel tempo, affidare quel messaggio fondamentale a chi veniva considerato nulla. Detto questo sulla chiesa.. mi verrebbe da dire che nessuno ha diritto di giudicarla più di tanto visto comunque la storia della nostra civiltà, il pensiero ad altre religioni dove la donna ancora oggi non gode certo di buona fama o al continuo scandalo con cui la disparità uomo donna viene perpetrata nella cultura attuale (stipendi più bassi, condizioni di lavoro e agevolazioni inferiore, problemi legati alla maternità, ruolo della donna nei mezzi di comunicazione o nella pubblicità..) io prima di lamentarmi della chiesa.. mi indignerei del mio stato o della società a cui appartengo. Ritengo comunque che il ruolo della donna sia più presente di quanto si voglia notare.. e questo capita perché ci si ferma solo alla questione delle donne sacerdote. Non sarà così che si risolve nessun problema! Restiamo però su un Dio che ci desidera!
Un altro dettaglio bellissimo che emerge dall’Assunta del Tiziano ai Frari è quanto il corpo di Maria sia disegnato con una forte caratterizzazione delle forme, il panneggio rosso carne del vestito, l’intenso blu del mantello, lo sguardo verso Dio e le braccia tese quasi a chiedergli di prenderla in braccio. Il pittore marca con forza il corpo. Maria è stata assunta col corpo, pare volerci ricordare e annunziare. Non solo l’anima, lasciando giù un corpo contenitore inutile. Quanta filosofia greca e anche poi influenze cristiane hanno giocato sulla svalutazione del corpo. Un oggetto..Pensate al numero ormai ordinario di donne uccise da mariti o fidanzati (quasi a tenere assieme i due dati) ci stiamo assuefacendo alla violenza quotidiana perpetrata su donne e madri, violenza fisica, morale, verbale. Questa idea errata di un corpo oggetto e contenitore.. porta con sé un’altra conseguenza: che non tocchi l’anima.. che qualsiasi cosa tu faccia con o al corpo..non importi. L’anima come allora qualcosa allora di etereo, inconsistente. Come se la nostra identità e personalità non potesse esprimersi solo attraverso il corpo. Noi non abbiamo un corpo. Noi siamo il nostro corpo. Ecco il messaggio del vangelo e di Tiziano. Maria assunta col corpo, oppure il risorto che appare, Cristo, ai discepoli e mangia pesce arrostito o mostra le ferite a Tommaso ci ricordano che “credo la risurrezione dei corpi, della carne” diciamo in automatico nel credo.. che significa?
Il nostro corpo è l’unico strumento con cui noi manifestiamo e creiamo amore. E’ il luogo in cui viviamo relazioni, il mezzo con cui entriamo in contatto, ci facciamo del bene, ci lasciamo amare o ci amiamo. E’ spesso debole, fragile, egoista o volubile, peccatore, ma siamo noi. Ecco l’uso della parola carne. Ma questo corpo voluto a immagine e somiglianza di Dio ci ricorda che siamo chiamati a guardare a Gesù come alla persona perfettamente realizzata. Guardando Lui cerchiamo di desiderare di essere come lui.. corpo e anima, un unico movimento di amore.
Maria, che era come noi, donna anzi ragazza, fragile e inconsapevole, dopo essere anche stata sotto la croce sola con Giovanni e aver attinto al dono della Pentecoste con gli apostoli ci annuncia e oggi lo festeggiamo.. non solo il desiderio di Dio.. vedi il volto del Padre eterno nella tela dei Frari, bellissimo e intenso.. ma anche la chiamata di ciascuno di noi ad imitarla sentendola al nostro fianco pronta ad intercedere con la sua preghiera per noi. Ciascuno risorgerà dopo la morte con il proprio corpo, il bagaglio d’amore vissuto e donato che porta nella propria storia, lo stesso che oggi, domani, questa settimana ci viene affidato.. perchè il paradiso non è da attendere, ma da creare giorno per giorno.. con una vita di qualità evangelica. Così allora ciò che siamo, questi desideri e la presenza di Maria al nostro fianco sarà un capolavoro degno del Tiziano, perché il regno di Dio, inizia già così. Appena scegliamo di credere che il nostro modo di amare è l’unico desiderio di Dio per noi. Maria ci aiuti oggi, a fare nostro questo mistero dell’Assunzione e a vivere nell’amore quanto la vita ci riserva e Dio desidera per ciascuno di noi.