Dentro le tenebre.. Omelia Santo Natale 2014 – Messa della Notte – B

Gli auguri poi, ce li faremo di fretta. Sorridendo, incrociando sguardi e sfiorando guance, stringendo mani, aspettando il nostro turno. Ci diremo “auguri” e “Buon Natale”.
Qualcuno lo eviteremo, per altri ci gireremo dall’altra parte facendo finta di niente. Non importa. Saremo comunque sinceri.
Vorrei potermi sedere qui per terra con ciascuno di voi, che la chiesa fosse vuota e potervi ascoltare per poi poter augurare davvero qualcosa di necessario e sensato, di utile e inatteso, poi tenervi le mani e insieme pregare per questo.
Che bello sarebbe. Capire assieme cosa urge nelle nostre vite.
Quali sono le tenebre che hanno spento in noi magari il sorriso, confuso la speranza, gonfiato l’orgoglio, buttato sale sulle ferite e disorientato il nostro andare.
La parola tenebre ha sempre un sapore profondo: è sinonimo di buio? No, è peggio.. il buio può essere romantico, trasgressivo, utile per un film o le stelle ma le tenebre no. Non sono solo assenza di luce ma qualcosa di più grave e intimo. Il popolo camminava nelle tenebre. Le tenebre ci paralizzano di paura.
E’ la prima frase della prima lettura; un pugno allo stomaco. Camminava significa qualcosa che continua e persiste. Le tenebre ti disorientano, paralizzandoti, ti chiudono. Sono una gigantesca accusa in cui siamo immersi, una colpa generale, sanno di vuoto, di mancanza di vita. Questa parola mette a disagio. Eppure viene usata per descrivere questo popolo. I loro cuori.
Non possiamo far finta di niente. Ognuno di noi, primo chi vi parla, ha stanze di tenebra nel proprio cuore. Nessuno tra noi può dire di non averne, di non essere stato o non essere, nelle tenebre.
E’ camminando nelle tenebre che vedono la luce. E’ dentro il male, la sofferenza, il silenzio atroce che la luce si manifesta. Allora queste tenebre non sono disperazione ma luogo in cui attendere e cercare. Una grande luce che rifulge. E’ dentro i nostri sepolcri di tenebra che Gesù vuole nascere. Basta dargli l’indirizzo.. anzi, lo sa.. è già lì in zona. Basta invocarlo.
Bellissime le immagini successive poi.. gioiscono davanti a te come quando si miete e come si esulta nel dividere la preda. E’ la gioia come un frutto del lavoro svolto con fatica. Ne conosciamo la soddisfazione.
La prima cosa però è accogliere. Forse solo la luce ci fa capire che siamo nelle tenebre perché si sa.. dopo un po’, gli occhi si abituano. Chiamarle per nome. Come per i peccati. Assumersene la responsabilità e la connivenza.
Nessuno può darsi questa luce, la possiamo solo accogliere.
Ne abbiamo parlato anche un paio di domeniche fa, dal brano di Giovanni Battista. Testimone della luce. La luce che ci ridona la realtà di noi, di dove siamo, di dove siamo andati a cacciarci e perché. Solo lui è luce. Solo lui è verità. Le verità che ci diamo sono solo opinioni.
E come comunità? Siamo come il popolo? Di cosa abbiamo bisogno. Abbiamo voglia di chiederlo? Di augurarcelo, di riprendere il cammino, ricevendo questa luce? Di trasformare in vita nuova e speranza quello che altrimenti è solo teatro, spettacolo, prestazione?
Che bello sarebbe.. se ognuno potesse manifestare un desiderio come pure un’intenzione, un impegno, una bandiera bianca.
Correremmo il rischio di celebrare davvero Natale, cioè nascita.
E’ così semplice: come nel presepio. Come nel vangelo di Luca, tanto solenne nell’inizio quanto scarno ed essenziale nel dirci cosa accade. E i pastori? Che segno devono cercare? Solo un bambino, forse il più povero di quello sperduto villaggio.
Anche per noi il segno è semplice, essenziale, sempre quello.. lo abbiamo atteso, forse, ci siamo preparati per accoglierlo, per continuare a sentirlo presente e accanto.
Questo permetterà alle nostre tenebre di essere illuminate da dentro.. non “nonostante” le tenebre (le situazioni di fatica, sofferenza e disperazione..), ma dentro di esse.
L’emmanuele, il Dio con noi, non giudica, ma condivide. Con questo desiderio facciamogli posto e viviamo questa Nascita in noi.
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