
Gloria..manchi tu nell’aria.. era il 1979, Umberto Tozzi cantava questa canzone…la ricordiamo, da karaoke; si riferiva ad una sua innamorata ovviamente che gli mancava.
In questo vangelo invece, fatemi un sorriso, di gloria ce n’è tanta.
Mi son chiesto: che significa questa parola? La diciamo mille volte… Le sue origini si perdono tra il greco ed il sanscrito… udire, far risuonare, fama…
Nella Bibbia, il termine gloria è come un filo rosso che la percorre dall’inizio alla fine, appartiene solo a Dio ed è il manifestarsi della Sua presenza e della Sua bellezza che si riflette nella creazione e nella storia. Ne testimonia il “peso”, il “valore”, l’importanza, l’autorità.
Nel vangelo, Gv la cita 5 volte in pochi versetti, interessante. Giuda ha deciso di andare a vendere Gesù, esce dal cenacolo, coi piedi lavati e ancora la bocca sporca dal boccone che Gesù ha intinto per Lui…insomma, sta per iniziare tutto, play, non si torna indietro. Gesù sarà fedele al suo desiderio di vita per noi, Dio lo rispetta e si riconosce nel suo volerci annunciare un suo volto diverso, non religioso ma paterno. Si rendono gloria a vicenda.
È il momento della massima libertà, quella del dono di sé, dell’amore che come il chicco di grano, sceglie di morire liberamente per vivere. Questa gloria però è anche affidata a noi.
La vita cristiana sa di grano, per farsi pane, bontà, nutrimento, solidarietà, giustizia. Quanti “Gloria al Padre”…diciamo…
Ogni domenica lo cantiamo, più o meno consapevoli, Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa.
perché insomma hai deciso di vivere così. Sicuri?
Ma quanto lo facciamo davvero o ne siamo consapevoli?
“La gloria di Dio – scrive Sant’ Ireneo di Lione nel II secolo – è l’uomo vivente, un’espressione bellissima e sintetica; quando io vivo davvero, rendo gloria a Dio; è l’unzione col crisma sul bambino e sul cresimato… sapere di buono…
Penso a qualche persona al Ceis, a qualche detenuto o senza fissa dimora ma anche a tanta gente all’apparenza normale e tanto cattolica… se percepissero la potenza di questa libertà e di tale proposta…Il Dio cristiano, di Gesù Cristo, non quello dei valori e dell’inerzia, ha solo la tua vita, la nostra vita per farsi pubblicità, ciascuno è suo testimonial o sua zavorra o scandalo. La mia vita è strumento per la sua gloria: il modo in cui ragiono e scelgo di essere e comportarmi è un modo di parlare di Lui, ne riflette la gloria. E noi quanto siamo disponibili a porre questa gloria dentro la nostra fede, dentro gli impegni pastorali per verificarne l’utilità… rende gloria a Dio questo? il mio stile, il mio agire, il nostro impegno… Come fare? Per non lasciarla solo una bella parola. A volte credo abbia ragione U. Tozzi..manca anche nella nostra aria..questa Gloria… Più che tante candeline devozioni potremmo accendere in noi questa consapevolezza e cercare di essere riflessi di quella sua luce… essere sale e luce ci ha chiesto
Nel vangelo poi Gesù affonda il colpo…e non tanto o solo per l’invito all’amore, al fare esperienza di essere amati da Lui (come io ho amato voi) prima di aver fretta di dirci o meno e come “credenti o de ciesa”.
Una frase che mi inquieta un po’: “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”. Che fregatura. Noi pensavamo che bastasse far del ben, stare assieme, condividere. Ma questo lo fanno tutti, ONG, gli Alpini, la Protezione Civile, qualsiasi associazione di volontariato…qui Gesù ci frega: siamo chiamati a chiederci se ci interessa e come essere suoi discepoli e dimostrarlo. La gente che viene alle nostre sagre, iniziative, feste, benedizioni, attività estive, appuntamenti, cioè il 95% dei clienti che si avvicina alla parrocchia e quindi a noi cristiani indaffarati…ci percepisce “suoi discepoli” o persone in cammino in questo desiderio? Ci riguarda?
Evangelizzare, essere testimoni, essere missionari, come Papa Francesco ci ha chiesto per anni, inizia così: la mia vita racconta qualcosa di bello del mio rapporto con Dio e produce quasi una piccola curiosità, invidia, desiderio di parteciparvi e goderne… voglio anche io vivere come te….
Se avete, non avrete, avete, al presente, adesso, così come siamo e con quelli che siamo…amore gli uni per gli altri? Qualità di relazione evangelica, non basata su altro….
Come fare? Attingiamo ancora alla storia: “Ad maiorem Dei gloriam” gesuiti (già in San Paolo 1 Cor e Gregorio Magno)
Qualsiasi cosa io faccio, cerco di farlo in modo che dia gloria o ancora più gloria a Dio…. la libertà, la premura, la tenerezza, la non ricerca di applausi, primi posti, conferme, spazi di potere e riconoscimento, la collaborazione fraterna e la legalità… quanti esempi piccoli ma virtuosi già sperimentiamo ….
Chiediamo al Signore questa disponibilità, poter essere riflesso della sua Gloria, che il nostro stile di vita faccia rendere gloria a Dio chi incontriamo, in tante piccole semplici cose, piano piano, giorno per giorno, essere persone viventi che cercano in ogni singola cosa la sua gloria e la nostra gioia.

