Ma “farsi furbi” è da cristiani? Omelia XXVa t.o. C ’25

Ci sono certe pagine del vangelo che sembrano fatte a posta per mettere in imbarazzo chi le ascolti con attenzione… ma anche in difficoltà noi preti chiamati a commentarle nell’omelia. 

  Gesù che loda scaltrezza e furbizia, che invita a “farsi amici con la ricchezza disonesta”, che premia i figli di questo mondo invece di noi figli della luce perché credenti e praticanti… uffa.

Ma stando su questa parabola, potremo notare qualche dettaglio. L’amministratore sistema le cose, si, fa lo splendido scontando barili di olio e misure di grano (non poca roba comunque) ma di fatto fregando ancora il padrone, del resto mica è roba sua. 

Ma potremmo fare una supposizione: e se stesse semplicemente rinunciando a quella cresta che lui in genere chiedeva in più per tenerla per sé? Come a dire…sta facendo solo pagare quel che era dovuto, senza specularci né imbrogliare.

Viene lodato dal padrone e da Gesù. Ma leggendo meglio possiamo cogliere che non viene lodata l’azione ma il motivo.

Il fine giustifica i mezzi…Come se la situazione di crisi, paura e disperazione…mi ha sgammato, ho perso il posto, il riconoscere le proprie fragilità…mi vergogno a mendicare e non ho forza di zappare…poverino…lo riportassero a una inedita consapevolezza di sé. Meglio investire in relazioni che in denaro. È come se stesse iniziando non ad accumulare denaro per sé ma ad investirlo, appunto, per costruirsi un futuro diverso. Diverso perché strutturato su priorità nuove, le relazioni appunto e non l’accumulo cieco e compulsivo per sé. 

Non è certo uno simpatico, questo amministratore…non vuole lavorare né chiedere aiuto, orgoglioso e scansafatiche…irritante, ma Gesù ne riconosce la capacità di leggere il reale e tirarne fuori subito il meglio, nonostante sé stesso.

Nessuna condanna al denaro allora ma solo ad un suo uso che rischi di soffocarci o peggio di cercarlo e accumularlo a danni degli altri. Non vorrei cadere nella facile retorica…i soldi non fanno la felicità ecc. ma non servono tanti esempi: siamo tutti abbastanza scafati da poter valutare quanto dietro a tante cose ci sia solo il desiderio di guadagnare denaro a tutti i costi, di risparmiarlo, di trattenerlo: i morti sul lavoro, cibi avariati rivenduti, la tratta di persone, caporalato e prostitute, sempre fiorenti in Veneto e durante la vendemmia, coltivazioni di proseccaccio a tutti i costi, lo spaccio, tutto quello che crea dipendenza…dove la prima però è la dipendenza dall’accumulare denaro e per questo creo e coltivo persone dipendenti dalle sostanze, dal gioco d’azzardo, dall’alcool, dai social, dallo shopping compulsivo, il traffico vergognoso di armi, le aziende Fincantieri e Leonardo portano l’Italia al 6° posto nel mondo come produzione e vendita, il dire che a Gaza si faranno delle spiagge e dei resort spaziali (sembra già esserci un piano americano di ricostruzione)…ma anche nelle nostre parrocchie…mi piace ricordare quanto il lavoro di qualche anno fa sul sinodo in diocesi, riportava tra i temi da scegliere per un discernimento il fatto che troppe parrocchie facessero nero e accumulassero troppi soldi: lo schifo è stato che il tema non ha raggiunto i voti sufficienti per venir affrontato, più facile disquisire sul catechismo dei bambini o anche nelle nostre famiglie, eredità e beni generano spesso muri e rancore.

Mi pare bella invece la decisione del CPP di Fiera di investire dei soldi risparmiati che sarebbero dovuti andare al Grest alla formazione dei laici e alla carità, come pure alla buona prassi dei “prestiti graziosi” per sostenere le parrocchie in difficoltà ad esempio. Ecco come investire la ricchezza in maniera onesta, con una visione precisa di bene comune e appartenenza. 

Chiediamo al Signore un cuore coraggioso per convertirci ad un uso più libero e sobrio dei beni che possediamo, ci metta in guardia dalle false sicurezze dell’accumulo, che magari renderanno anche amici, come l’amministratore disonesto del vangelo, ma ci impediscono di dirci davvero sorelle e fratelli.

Ma tu sei a posto? Omelia XXIIa to C ‘25

Non so voi, ma quando sono invitato a un matrimonio son sempre un po’ in ansia finché non posso consultare il cartellone simpatico con scritte le postazioni ai tavoli: sarò seduto con, per intuire se sarà un pasto leggero e festoso oppure formale e noioso… 

Credo sia capitato a tutti e non solo ad un matrimonio. Non sapere dove mettersi a tavola, come nella vita, fa sentire in imbarazzo, a disagio o anche peggio: in più, superfluo, non son stato calcolato. E questo dà sempre una stoccata maligna alla nostra autostima, alla percezione più o meno positiva di noi; non esisto, non vi accorgete di me… Ma pensate al parlare comune: l’immagine del posto l’abbiamo molto famigliare, anche se magari non abbiamo mai pensato a quante cosa dica di noi: 

identità, Quello là non è mica a posto! Tutto a posto?

benessere,  a posto così, grazie… tienimi un posto vicino a te

appartenenza, significato e senso Sta ancora cercando il suo posto nella vita…visibilità, riconoscimento, Ecco il suo posto, preparato per lei… possibilità di esprimermi al meglio il mio posto da titolare in squadra… sicurezza, anche economica e quindi libertà e possibilità di badare a me e ai miei cari grazie ad uno stipendio il mio posto di lavoro, il posto fisso

Gesù oggi ce l’ha proprio coi posti, forse perché, ne converrete, son ben più di una semplice questione di galateo. C’è chi cerca i primi e chi sceglie gli ultimi. E fin qua… La questione pare essere però legata al modo in cui io vivo questa scelta: se basata sui miei bisogni affettivi e psicologici naturali di riconoscimento, visibilità, protagonismo o peggio narcisismo o su altro che non dipenda da me. Come cerco o meno di corrispondere a questo bisogno umano di …posto con tutto quello che abbiamo visto, esso rappresenta e dice di noi. In quale modo?

  Quante volte Gesù se la prende con chi cerca potere e consensi, applausi, soprattutto nella dimensione pubblica (quando i discepoli discutevano su chi di loro fosse il più grande), anche religiosa (i farisei nelle piazze, ben visibili e riconoscibili da tutti come puri e devoti, nei primi posti in sinagoga all’opposto del pubblicano in ultimo banco) o di ruolo (la mamma di Giacomo e Giovanni che li vuole seduti nel regno di Dio a fianco di Gesù)

Anche la chiesa da sempre e le parrocchie risentono, in quanto dimensione pubblica e sociale, di questa dinamica: il potere che ti dà un certo incarico, titoli, funzioni, mansioni, il potere di avere le chiavi della canonica…tutto quanto fa sentire più di quel che pensiamo di valere.

La questione è questa: Gesù pare metterci in guardia proprio dal considerare dove noi appoggiamo questo nostro bisogno e la sua soddisfazione e quanto siamo ingannati da questo. Più pensi di doverti arrangiare a sentirti così, più andrai a caccia o mendicherai anche sgomitando per i primi posti e l’adrenalina che ti danno.

Se decidi e credi di doverti arrangiare nel darti senso, sicurezza, visibilità o ti puoi permettere di sentirti a tuo agio ovunque.

Se sei tu a decidere e mendicare il tuo valore o lasci che il Signore te lo indichi… se pensi secondo Dio o secondo gli uomini, se vali perché lo vuoi dimostrare e imporre, come una rivalsa o perché il tuo nome è scritto nelle mani di Dio, ricordiamo che proprio per questo Gesù dice a Pietro va de retro Satana, lo rimette a posto, seguimi, fidati.

Nessuno vuole umiliarsi ma tutti vorremmo essere esaltati. Chi si abbassa sarà innalzato. Ecco la traduzione migliore… ci parla comunque di un Dio che si accorge di noi e vuole viverci da figli.

Ci interessa quel che Lui pensa di noi? ci crediamo? o ci basta quel che ci danno o meno gli altri e l’effetto che facciamo su di loro?

Vado a prepararvi un posto  dirà infine nel vangelo di Giovanni, quello definitivo, si col nome, faccia a faccia con il volto di Dio, che non è scritto sul tabellone come ai matrimoni, ma direttamente su quella croce e che ci da il gusto e l’ebbrezza di una vita eterna. 

Molotov… Omelia XXa to ’25 C 

 

Che ve ne pare di sto Gesù? e mammamia, aveva mangiato pesante? Aveva le scatole girate? Che ce ne facciamo di questa pagina? Cosa vuole da noi? Come si fa a definirla “buona notizia”?   Fuoco e battesimo?

Missione ricevuta dal padre, portare il fuoco sulla terra!

Battesimo ne è il prezzo, battesimo, pagherà con la vita…la croce. Non ci mette solo la faccia ma la vita.

Proviamo a ragionare: il fuoco provoca sempre emozioni profonde, ancestrali: un caminetto acceso, come pure leggende, miti, Prometeo lo ruba agli dei, il fuoco è qualcosa di divino… Nella Bibbia, solo nell’AT, compare quasi 400 v.: immagine del divino, in Giobbe, Dio come fuoco è folgore che brucia tutto, oppure la colonna di fuoco che nel deserto accompagna il popolo di Israele, quando Dio si allea con Abramo passando, come fuoco nella notte, in mezzo agli animali divisi, sul Sinai Dio scende come fuoco e parla, e soprattutto quel roveto ardente, un fuoco di fronte al quale Mosè stesso si toglie i sandali ..oppure nel NT

Egli vi battezzerà in SS e fuoco, dice GV Battista, la pula verrà bruciata da un fuoco inestinguibile…ecc

Allora potremmo intendere le parole di Gesù come “sono venuto a portarvi Dio, quello vero, perché ne facciate esperienza, per questo non vedo l’ora che accada, perché io verrò ucciso per questo! Pensiamo allora a Dio come ad un fuoco: che fa?

-Riscalda: cibi, corpi, li rende più buoni, li mette al caldo, li salva dal freddo, un senso di bontà, tenerezza, comprensione, calore, accoglienza. Sentiamo questo volto di Dio padre, premuroso, tenero e accogliente in noi? Dio vuole scaldare la nostra vita con la sua presenza, nessuno si senta solo, estraneo, superfluo, ciò che è vivo è caldo! Scalda ciò che è gelido dice l’inno Vieni SS.

Crea un’atmosfera…Bellezza: penso ai tanti falò notturni fatti con gli scout, in silenzio o a cantare, pregare, raccontarsi e condividere oppure pensate al pan e vin: centinaia di persone si attardano solo a guardare il fuoco affascinate ed emozionate… il fuoco, Dio, è bello, Gesù dirà di sé di essere un pastore bello da seguire… le nostre vite, il nostro servizio in parrocchia lo raccontano? Che è bello essere cristiani, stare con Dio…

-Purifica: sento in me il bisogno di mettermi in discussione, di rivedere delle priorità per la mia vita, il mio stile, alcuni criteri che mi fanno o meno scegliere delle cose o ragionare in un certo modo, mi aiuta a riconoscere quel che non è puro ma falso, ingannevole, superficiale, deludente e illusorio… Lava ciò che è sordido, raddrizza ciò ch’è sviato dice l’inno Vieni Santo Spirito…cioè Dio…

-Brucia, consuma, elimina: sento in me che qualcosa mi continua a boicottare, non riesco a vivere come vorrei, qualche peccato comodo, qualche zavorra di me, del mio passato, del mio orgoglio a cui sono fin troppo affezionato e dietro al quale mi nascondo…

  Sono applicazioni semplici ma spero efficaci quasi a voler spiegare a cosa serve Dio…anche perché questa frase di Gesù pare supporre che di fatto Dio non ci fosse, forse non ci sia, non se ne voglia fare davvero esperienza, né come singoli né nelle nostre infaticabili parrocchie, Dio, il suo regno, il vangelo, sono un criterio di discernimento, di scelta, che orienta il nostro agire e le nostre priorità o siamo impegnati solo a fare…cosa? Perché? 

“Non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi. Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo” diceva Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, nel 1400.

Chiediamo la sua intercessione, perché ci faccia comprendere che la pace che Gesù è venuto a portare e sempre ci augura non è un quieto vivere ma una passione ardente per il vangelo, la sua giustizia, la sua premura, la sua predilezione agli ultimi, la sua forza di collaborare e condividere… e finché non avremo nel cuore questo fuoco, non capiremo nulla della sua pace…

e probabilmente anche di noi stessi.