Domenica XXXIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo Matteo, 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

Vi ricordate? per un mese la liturgia della Parola delle domeniche ci presentava un Gesù che attraverso le parabole invitava a lavorare nella vigna, (operai in diverse ore, due figli, contadini…) a diventare protagonisti della crescita del Regno, a sporcarsi le mani, a non essere cristiani sdraiati o a parole ma con le scelte e l’impegno corresponsabile… poi c’è stato l’invito a nozze, con il vestito giusto da mettere (cioè guarda caso lo stesso senso di impegno e “mettici la tua parte”…)..ritorniamo con la parabola odierna ad un altro invito a nozze. (che bello, Gesù ha sempre e solo invitato…)
Il Regno ci viene descritto come 1a capacità di prevedere tempi diversi e avere con s’è l’olio giusto…
Mi piacerebbe anche solo velocemente recuperare innanzitutto l’insistenza di Gesù su sto benedetto Regno. Noi che chiediamo che “venga il tuo…” nel Padre Nostro… quanto lo abbiamo presente e a cuore? c’è un regno da costruire e vivere… non solo pratiche sociali e socievoli da compiere. Quello che sto facendo, fa crescere o meno il Regno di Dio? il mondo come Dio l’ha sognato, desiderato e offerto, affidato agli uomini  alle donne di ogni tempo? 

Lo sposo tardava…sottolineatura interessante: potremmo pensare che lo sposo sia Gesù e le vergini, noi, la Sua chiesa, i cristiani che non sanno gestire al meglio l’invito…
Lo sposo tardava…la relazione fondamentale…tarda…non è come me l’aspettavo, ovvero non vedo risultati o effetti. Prego, vado a messa, ma la mia vita non cambia; credevo che bastasse schiacciare il bottone e andasse tutto a posto ed invece…; la fedeltà costa, la motivazione vacilla, pensavo fosse più facile…mi ero così emozionato in quel viaggio, durante quel momento di preghiera, dopo quell’esperienza, quel santuario, quel… ed invece ora… mmm… lo sposo tardava…non deve sottostare ai miei tempi, impaziente, ai miei criteri e disponibilità…la fede è relazione non gestione, conquista, scambio. E’ un rapporto vivo… non un negozio di cose sacre ed emozioni spirituali da vivere… lo sposo tardava e io come faccio? non sento più dio vicino, buono, utile…non lo sento più come una volta… è la prova della fede, del risultato, dell’efficienza, del “a modo mio!”, del “come piace a me”, sono abituato e… la prova della libertà e l’abisso del vuoto, l’horror vacui, l’assenza della presenza, la presenza dell’assenza… e chi lo sa…chiediamo olio… che lenisce, da gusto, ammorbidisce, idrata.. olio che libera serrature inceppate, fa andare cuori motore ingrippati, l’olio dei freni, per gestirsi meglio, olio di una pittura, di un quadro da sognare assieme… l’olio della pazienza, della preghiera fiduciosa e non a mani basse, del confronto con chi camminando al tuo fianco possa farti da sponda… l’olio…di una Parola sempre nuova, scomoda, buona. Non facciamo finta di niente…troviamo il fornitore giusto e custodiamolo con pazienza.

“Storia, F35, prosecco e Pasolini: considerazioni sul 4 novembre!” – Omelia XXXIa T.O. A – 4 Novembre Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Al liceo studiando Cicerone risuonava il famoso monito “La storia è maestra di vita”. Mi dispiace ma non è vero niente. Al limite potremmo scomodare Vico, i suoi corsi e ricorsi storici.
La storia, per certi versi, continua a non insegnarci nulla o meglio,  non vogliamo trasformarla in saggezza e consapevolezza.   
Del resto a scuola i libri di storia erano, credo siano ancora, soprattutto un riepilogo di guerre e conflitti; mi sarebbe sempre piaciuto fare obiezione di coscienza e proporre ben altri fatti da analizzare e conoscere.
Lo dimostra il fatto che anche se siamo qui oggi a ricordare, ringraziare e pregare, ci siano attualmente almeno 50 conflitti di differente entità nel mondo. Discriminante per la rilevanza mediatica ovviamente gli interessi di parte o il petrolio… accomunati tutti comunque dal business delle armi. Papa Francesco più volte l’ha definita una 3a guerra mondiale a pezzi…Non abbiamo imparato nulla. Possiamo pensare ai venti di guerra nucleare dalla Korea con quel dittatore folle fino ai famosi F35, costosissimi aerei da guerra che l’Italia ha assemblato e acquistato, cosa però passata sotto silenzio perché del più costoso programma militare della storia, nessun politico vuole far sapere nulla…follia per follia.
Potremmo ascoltare il vangelo con la stessa amara constatazione:
Gesù è molto duro nel redarguire i suoi: se la prende con gli atteggiamenti di incoerenza, (doppi giochi, compromessi, favori) di moralismo, cioè un uso strumentale del potere e soprattutto l’esibizione continua di titoli e meriti: mammamia…monsignore, reverendo, sua eccellenza, eminenza, santità…come pure onorevole, maestro…la mania di mettersi in mostra, i nostri “gò fato mi-noialtri”, la ricerca di visibilità, consensi, applausi, riconoscimenti…ma lo hai fatto per te o per il Signore? che ne è della pagina in cui Gesù ci chiede di ricordare che stiamo solo facendo il nostro dovere e siamo servi inutili? da 2000 anni siamo ancora fermi qui…continuiamo a rinnegare la storia! Mi domando quanto questo stile inopportuno di vivere le relazioni guasti la vita sociale e civile, comprometta l’economia, la politica, la chiesa? quanto la miseria umana non educata sia alla base di quello che poi scatena o favorisce le guerre. 
Penso alla storia del film “Finché c’è prosecco c’è speranza”, appena uscito, spietato nel mettere a nudo tutto questo.
Oggi noi siamo qui e lo ribadisco, per ringraziare, ricordare, pregare..ma sarebbe sterile se non ripartissimo assieme rimotivati a cambiare qualcosa in noi. Fosse anche solo la capacità di guardare in maniera più critica la realtà, se non noi stessi…
Ripenso a un testo duro di Pasolini:
“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.”
(Pier Paolo Pasolini – Vie Nuove, 1962)
Parole che spronano ad una nuova consapevolezza di sé. Fondamentale soprattutto per attuare il messaggio che Gesù ci ha affidato: decentrarsi dai propri interessi e porsi innanzitutto a servizio: direi della giustizia, fin dalle piccole cose quotidiane, del bene comune, di una partecipazione diversa, corresponsabile della vita sociale, economica e civile, di una nuova cultura del lavoro, della dignità sacra della persona, nei suoi diritti e doveri.
Ogni volta che passo qui per piazza Aldo Moro, faccio memoria di quella lapide, delle sue parole: Questo paese non si salverà; la stagione dei diritti si rivelerà effimera se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere…
Non voglio essere così pessimista. La salvezza è possibile. Eppure oggi in cui abbiamo portato all’assurdo la cultura del capriccio facendolo diventare diritto, dell’alibi come stile, del “ti denuncio” sistematico e dell’angusto menefreghismo, in cui quell’effimero sembra l’unico mezzo per esserci e sopravvivere…un nuovo senso del dovere è possibile e indispensabile. 
Chiediamo con umiltà al Signore, ricordandoci tutti perché oggi siamo qui, di sostenerci in questo cammino. Ci aiuti a scoprire quel nuovo senso del dovere possibile per me, qui e ora.
La storia allora sarà maestra, inizierà a cambiare con la vita di ciascuno di noi. Varrà ancora la pena di studiarla e soprattutto di viverla.

Domenica XXXIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo Matteo 23, 1-12

Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

Bel vangelo, complimenti… serve un commento? qualcosa di innocuo magari, così per stemperare i passaggi più crudi e duri da digerire. Rileggetelo piuttosto…
Pesanti fardelli…già: si deve, bisogna, devi, fai, non fare, non devi, non puoi…
Quando poi diventano mentalità, necessità, condizione minima e garanzia per….
Dicono e non fanno. Fanno…senza dire.
Siamo tutti alla canna del gas, Gesuùùbbbeello, suvvia… non esser così duro con noi. Titoli, ruoli, onorificenze e riconoscimenti.
Come pure quando in parrocchia vogliamo fare tutto noi, 4, 5, 6 incarichi…a modo nostro…perchè così facciamo prima, meglio…
Credo poi che anche la “chiesa più visibile e pubblica” faccia fatica in questo, spesso connivente con un certo apparire civile, mondano, di riconoscimento…che comunque le è “richiesto” da laici politici o simili che lo considerano importante, doveroso ecc. ecc.
Umiliato…”non fatevi un’idea troppo grande di voi stessi”..raccomanderebbe San Paolo ai Romani…
credo sia più che sufficiente…