IIIa Domenica di Quaresima B-’21

Dal Vangelo secondo Giovanni 2, 13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

47 anni: tanto erano durati i lavori per costruire il Tempio di Erode. Non 55 come l’autostrada A3, la famigerata Salerno – Reggio Calabria, per carità, ma comunque tanti. Il re aveva da tener buona un po’ la popolazione giudaica per i suoi intrallazzi coi romani e quindi ne era uscita quella che al tempo era una delle 7 meraviglie del mondo. Gran bella mazzetta anestetica. Ci sta quindi che i Giudei lo guardino storto, a JC, quando gli fa la sparata. Perché… passi la piazzata! ma dire che in tre giorni lo fa risorgere proprio no. Ricordiamo però che durante il processo con Pilato sarà questo quello che gli verrà contestato, di cui i testimoni hanno sentito parlare. Lo sentiremo raccontare ascoltando la Passione il Venerdì Santo. Della scenata isterica e rabbiosa cosa potremmo dire? Fantastica. Umana. Divina. Non c’è molto da aggiungere. La versione di Giovanni la colloca all’inizio del ministero pubblico. Cana e questa. La gioia della festa nella vita (avere sempre il Vino della nuova ed eterna alleanza) e un rapporto sano e vero col Padre, non un mercimonio di favori, sacrifici, candeline e fioretti. Liberante. Chissà cosa farebbe ora, entrando in qualche nostra chiesa, liturgia domenicale, in qualche consiglio pastorale o oratorio, a sentir spesso parlare di tutto tranne che di Regno di Dio! Già. “Ma egli parlava del suo corpo.” La parola che mi viene in mente è “relazione”. Essere cristiani è vivere in relazione con Lui. Basta. Il resto è porcheria. Buona sola come avvicinamento, zattera, ma che non diventi zavorra. La relazione con il suo corpo, Pane, Parola, Poveri… la Chiesa, corpo di Cristo, le membra che siamo noi, le nostre umanità da accordargli di continuo. Tutto parte, si svolge e ritorna lì. Qualsiasi scelta, valore, tradizione, decisione, bojata… parte da questa relazione. Altrimenti è intuita, dedotta, calata dall’alto..ma non viene da Lui. Vorremmo anche noi colombe, agnellini, vitelli, maiali, nutrie, candele ecc. da offrire per ammansire, lisciare, piegare, ruffianarsi, dimostrare ma Lui dice…faccio io! Ci sono io, veditela con me. Non ammazzare nessuno, non fare altro. Ce la vediamo io e te la tua fede, il tuo “cristianesimo”, la vita spirituale. Un bellissimo corpo a corpo. Ricordatevi di Giacobbe, una notte intera con l’angelo, sul fiume Iabbok. Tutto il mio corpo, umano, peccatore, fragile, vulnerabile, suscettibile, indignato e innamorato. La fede cristiana, vivere il Vangelo è un continuo corpo a corpo con JC. Tanto ci lascia vincere, tranquilli… se no il Padre…. bbbrrrrrrr….

Ps: Auguri a tutte le donne per lunedì 8.. e non solo!

Solo o solo, Gesù solo? Omelia IIa Quaresima B-’21

“Se non Gesù solo, con loro.” Solo: stasera mi fermo solo qui…una parola: troppo poco? Ha due significati: nel senso di tutto qua? tocca accontentarci, farcelo bastare, speravo meglio.Vivo delusione e frustrazione, amarezza e rassegnazione;oppure nel senso di “solo un capitano, c’è solo un capitano, o “solo lei poteva battere questo record!” vivere quindi unicità, esclusiva, qualcosa di grande e irripetibile! Allora entusiasmo, privilegio, soddisfazione.

    Marco lo sottolinea…ma in che momento? Appena dopo la trasfigurazione: sono apparsi Mosè ed Elia, hanno sentito la voce di Dio, Gesù si è trasfigurato di luce: insomma, una cosa certo misteriosa ma mica da poco, fatto memorabile, coinvolgente: Pietro infatti suggerisce come di fermare il tempo, far su 3 tende, si sta così bene, siamo fortunati, ma perché scendere e tornare alla vita di tutti i giorni…(anche perché Gesù aveva appena annunciato per la 1a volta la sua passione e morte, e detto che per seguirlo era necessario rinnegare sé stessi, e  Pietro stesso era stato invitato ad andare dietro…sentendosi chiamare satana…e allora.. ci sta…stiamo quassù al caldo). E invece…puf! Niente…e senza nemmeno raccontarlo!   Spesso ci sarà capitato di vivere qualcosa di simile, magari da giovani, sentendo il Signore davvero vicino, facendo servizio in parrocchia, ad un camposcuola, il giorno del matrimonio, sentire così viva la fede che mi pareva facile e naturale essere cristiano.

  Penso a esperienze forti coi giovani, incontrare il papa, un ritiro, un pellegrinaggio, un campo a Lourdes, la visita in Terra Santa…che bello, come mi sento bene, forte essere cristiani, insomma percepire sicurezza, entusiasmo, privilegio, pienezza! Poi tutto finisce, si torna a casa, è ancora lunedì e quindi scuola, lavoro, la messa in parrocchia col mio prete, tutto monotono e ordinario come prima…non è più facile né emozionante essere cristiano, non dà più gioia ma noia. Siamo soli con noi stessi e le ceneri di quell’emozione che ora è solo ricordo. E allora ci sentiamo invadere da delusione, amarezza e rassegnazione.. Ad es. gli adulti che seguono il percorso per la cresima: tutti frequentavano la parrocchia da giovani poi..la vita, gli impegni, le motivazioni…si evapora..

  Gesù.. solo? Nel primo caso: ci resta solo Lui per andare avanti anche quando ci sembra così poco o difficile, riconoscere che

abbiamo soltanto Lui, per fare esperienza di Dio, viver da figli, essere chiesa. Ci piaccia o no. Dio non vuol più essere disturbato, verrebbe da dire. Solo Lui, Gesù, che si definisce la porta per andare al Padre: le sue maledette beatitudini, così strane, il suo giudizio universale basato sulla carità e non sui meriti, l’operaio dell’ultima ora con lo stipendio intero, quando scrive sulla sabbia senza giudicare l’adultera, la mitezza e la capacità di indignarsi, rimproverando rabbioso i mercanti del tempio e il loro dio lontano ed esigente, lavare i piedi, farsi servo e ultimo, l’invito ad essere sale, luce della terra, continuo? Solo Lui. Se non ci basta…troveremo senz’altro alibi, scuse e giustificazioni e forse anche qualche facile devozione narcotica, su misura. Faremo finta di niente. Anche la messa a volte ci pare così poco, vorremmo i fuochi di artificio, il prete simpatico. Il vangelo, pensiamo, è sempre quello, in parrocchia ci si stanca, credere sembra inutile, prego, mi dico cristiano per inerzia, quel Gesù è troppo poco, bo…   

Oppure, nel secondo caso, solo Lui è il salvatore, la verità di noi, l’agnello che toglie i peccati del mondo, l’uomo pienamente riuscito nell’amore, colui che venne ad abitare in mezzo a noi, morto e risorto per i nostri peccati, per mostrarci il Padre, donarci vita in abbondanza, venuto perché la nostra gioia sia piena e si ottenga vita eterna, cioè di qualità diversa, che dura!

In entrambe le interpretazioni di questo solo…Gesù ci riporta all’essenziale, lui che dirà di essere via, verità e vita. Ci piaccia o meno! Essenziale: purificando le nostre idee sbagliate su un Dio religioso, annunciandoci il volto evangelico del Padre e di suo figlio, nostro fratello, Cristo, che ci cammina a fianco. Essenziale, ridonando vigore e direzione alla nostra fede, per non disperare scendendo dal monte delle nostre belle esperienze per continuare a scoprirlo soprattutto qui, in una vita ordinaria cui ridare sapore, è vero, forse con la sensazione di esser messi all’angolo ma imparando a farcelo bastare senza scappare altrove, in scorciatoie emotive perché non è lo stesso pregare i santi, le madonne e Gesù Cristo: no, non lo è. Credere a modo nostro o secondo il vangelo.. Essenziale perché così ci fa mettere in discussione, chiamati a rispondere al suo cosa cerchi?o.. Volete andarvene anche voi? perché solo lui ci fa essere noi, sorelle e fratelli riuniti nel suo nome, capaci di vivere da risorti, amando in modo divino.

 Chiediamo al Padre di desiderare solo Gesù, in questa quaresima e facciamo nostre le parole di Paolo ai Romani, 2a lettura: Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio figlio…, non ci donerà forse ogni cosa insieme a Lui?

L’essenziale, al di là di tutto..è…solo questo. Ci basterà?

IIa Domenica di Quaresima B-21

C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce.
(Leonard Cohen)

Dal Vangelo secondo Marco 9, 2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. 
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Un’esperienza di luce: questo ci riportano i sinottici su questo passaggio evangelico. Una luce che fa brillare la veste di Gesù e ce lo mostra trasfigurato. Non è facile e forse nemmeno utile cercare di capire davvero cosa sia accaduto. Le esperienze metafisiche, accadute duemila anni fa e riportate a voce…descritte e trascritte ecc. Ma insomma una luce. Il testo ci dice che non era un sole che abbronza e sotto il quale è bello stare, facendo tre tende, trattenendo. Comprensibile, Gesù ha appena annunciato la sua morte. Quindi questo finale viene rimosso, meglio stare sotto il sole a testa bassa, felici, facendo finta di non aver capito bene, di non aver sentito. I tre “caballeros” son quelli che accompagneranno Gesù dormendo volentieri all’orto degli Ulivi… Allora più che luce che abbronza e trattiene, questa è luce che rischiara e prospetta. Un flash che mostra la direzione e soprattutto la destinazione. Mosè ed Elia, ricordano le promesse annunciate e finalmente realizzate, quindi un compimento. Ma c’è anche un riconoscimento: il Padre interviene ribadendo cosa fare, ascoltare! Il bianco delle vesti e la luce richiamano la prospettiva della risurrezione. Tutto porta a comprendere che ascoltare significa comprendere un percorso che culmina nella morte e risurrezione. Non automatico certo, nemmeno strettamente necessario… ma per certi versi inevitabile. Se volete farmi tacere sulla buona notizia di un Padre…mi dovrete …far star zitto. Io continuerò a parlare. Perché è più importante la buona notizia che ho da dire alle vostre vite, che la mia vita. Quindi la trasfigurazione è anche esperienza non di risurrezione ma di annuncio, un anticipo, un flash nella notte che ti fa riconoscere il sentiero, in modo che puoi proseguire al buio nella direzione giusta. Dio irromperà nella storia. La luce aiuterà a comprendere l’accaduto, inquadrarlo, ascoltarlo e farlo proprio. Ecco perché non servono le tende, usare la luce per abbronzarsi, ma scendere e proseguire per Gerusalemme, dietro a Gesù, assieme allo scorrere della vita dal quale lasciarsi avvolgere e trasportare con fiducia e speranza. (mi permetto di ricordare che a Natale, Giovanni ci dice che Gesù è luce, le tenebre non prevalgono mai…ma i suoi non l’hanno accolto…ma a quanti l’hanno…capitolo 1…continuate voi..)