Omelia XXVIII a T.O. – Anno B

Quel che abbiamo sentito nel vangelo mi succede spesso: con la gente, per strada, coi tante persone più “coraggiose”…anche a scuola, qualche giorno fa: provocato dai miei giovani studenti, che

volevano parlare del divorzio, del matrimonio, capire come si ama davvero ma anche del tradimento e della fedeltà, dell’uomo e della donna…molti di essi contestavano una chiesa indietro, che ce la su con questi o con quelli, che nel 2012 non permette ancora ..ecc.

E come si fanno seri e attenti quando cominci a balbettare loro qualcosa.

Sembrano avere idee chiare su sesso, famiglia, identità sessuale, vita di coppia, anche se forse ammettono di essere un po’ disorientati da una cultura che lancia messaggi ambigui, che vuole solo emanciparsi e affermarsi ma senza dare direzioni o un senso preciso. Convinta di tutto ma felice di niente. Il relativismo poi mica aiuta: fai quel che vuoi, se puoi, se ti senti…ma se non so perchè e cosa voglio? rischio solo cocenti delusioni e sconfitte, quelle magari che respirano a casa o negli occhi degli adulti.

Ho parlato innanzitutto del vangelo di oggi, portandoli all’origine della questione amore. Faccio come Gesù che sposta il discorso dalla cultura che respiriamo alla natura che in noi pulsa…e chiede ascolto.

Invito a riflettere sulla nostra origine, com’è stata pensata e sognata da Dio ..prima che compromessa o svilita dagli uomini a cui era stata affidata. Prima che i cuori diventassero duri!

Che silenzio si fa in classe….. gli occhi fissi…attenti, voraci.

Gesù, provocato su una precisa questione, ribadisce solo la pari dignità tra uomini e donne, (pensate! a quei tempi non c’era!!) diritti e doveri…poi quasi a non volersi perdere in mille pareri riporta i suoi interlocutori all’origine. Ed é di quello di cui c’è bisogno, in un disorientamento generale e culturale, tornare alla nostra natura, come ci é stata donata e all’origine non solo del sogno di Dio per l’uomo ma di quello che ci ritroviamo dentro al di là poi delle scelte, delle convenienze, degli errori, della fragilità e della durezza di cuore..ma questo proverò a dirlo dopo.

Abbiamo bisogno di rientrare in noi stessi e ascoltare quel che c’è già, scegliere il coraggio umile del silenzio per riconoscere i nostri bisogni più profondi, che ci anticipano, perchè davvero siamo fatti tutti così. Come riconoscersi “programati” così…

E questo va al di là dell’età che si ha, del periodo storico, del momento culturale in cui siamo inseriti o della maturità…e qui i miei studenti e spero non solo loro..si fanno seri e comprensivi.

Del resto chiediamoci: come ci comportiamo quando siamo feriti o in crisi? niente di peggio che cercare di essere consolati con un “fanno tutti così, ognuno ha i suoi problemi, ormai di questi tempi le cose vanno…” no…non ci ha mai consolato questo discorso..ha invece acceso in noi un bisogno di prendere ancora più sul serio la nostra unica e intima sofferenza. Non ci interessa cosa dice la “cultura” in superficie attorno a noi ma quel che sentiamo in noi, naturalmente…nel profondo.

Gesù cita la genesi: e in questo brano molto riccco e famoso ci sono davvero delle preziose indicazioni…

Innanzitutto la genesi ci presenta un Dio tutto preso a creare tante cose per l’uomo..indaffarato a mettergli a disposizione l’intero creato ….e quest’ultimo tutto preoccupato a dare nomi ad animali, fiori, cose,…ma comunque, nonostante il suo potere..insoddisfatto..perchè per quanto si affanni col suo avere e accaparrare..se non ha una relazione in cui spendersi… tutto perde sapore. C’è un messaggio per noi oggi? sopraffatti magari dall’accumulare, dal correre per uno stile di vita che però spesso ci fa mettere in 2° piano le relazioni fondamentali? il nostro matrimonio, i nostri figli…ecc.? dimentichiamo che Dio ci ha dato le relazioni per essere felici, non il potere sulle cose…che non ci basterà mai.

in seconda battuta, infatti ricorda che Dio crea per essere “un’unica carne”… sapendo che carne significa anche debolezza, fragilità, tempo che passa, ferite e cicatrici…carne significa imperfezione, vulnerabilità.. “uomo e donna”..l’aiuto che gli corrisponda. Non solo aiuto: interpretazione scorretta e fuorviante che mette l’uomo in superiorità. Ma..che gli corrisponda… cioè che gli sia complementare. Corrisponda qui ha la stessa radice di responsabilità..risposta….Qui c’è tutto. L’uomo e la donna sono fatti l’uno per l’altro, si completano e rendono umani a vicenda.

L’uomo diventa umano solo nella relazione, non con le cose!

Ne più ne meno. L’uno senza l’altra resta come incompleto e monco. Il progetto originale é questo…uomo – donna diversi per essere una carne sola… un unico atto d’amore in relazione.

Dio ci sta dicendo che la persona umana é fatta per essere in relazione e che solo in questo modo si completa e trova pace e gioia. Solo una relazione libera tra persone le completa e le rende felici. La solitudine non é calcolata. Ci ha fatti per la relazione. E qui allora ognuno di noi si ritrova, prima di perdersi in una infinita casistica… gli sposi, chi non riesce a trovare una persona, il celibato di preti e religiose, le consacrazioni, le persone vedove, le situazioni di matrimonio che sono naufragate o le coppie provvisorie.

Questo é il dono che ci viene fatto, dovremmo imparare a riconoscerlo per poterlo custodire e allenare. Altrimenti se lo rinneghiamo…se lo sviliamo ci allontaneremo non solo da una mentalità ma dalla nostra origine, da noi stessi. Credo sia fondamentale. Mi confronto con i messaggi di una certa cultura…solo a partire dalla mia “natura”…se mi conosco bene!

Questo ci ha messo nel cuore…e l’ha affidato alla nostra libertà, liberi di coltivarlo o ignorarlo…Credo che prima di fidarmi di una certa cultura e di quel che mi propone.. mi debba mettere in ascolto della mia natura, di come sono fatto, di come funziono.

Son discorsi apparentemente scontati o difficili. Ma non possiamo non riconoscerli…

Infatti ai miei studenti…non racconto solo queste pagine della Bibbia, ma li ho invitati anche ad ascoltare il loro cuore. Quasi a verificare quel che ho detto…ascoltando il proprio bisogno di amare e di essere amati, cioè la loro, nostra origine.

Chiedo infatti…io come desidero essere amato? penso che si sia tutti uguali…vogliamo essere amati

-tutti interi senza condizioni, per quel che siamo, non da uno che si tappa il naso per…

-ad oltranza, cioè nonostante qualsiasi sbaglio o mancanza che faremo, a prescindere da quel che io potrei diventare ….fare..

-per sempre..non …a tempo, a scadenza…a tempo determinato.

Mi pare sia questo ad essere iscritto in noi nel nostro dna, il modo in cui vogliamo essere amati e di conseguenza il modo in cui vorremmo amare….il senso e il gusto di come vorremmo poter amare…. soprattutto all’inizio, quando siamo innamorati…cioè un po’ folli…esageriamo sempre..in grandi promesse e impegni…ma non potremmo fare diversamente…non lo vorremmo uno che si dichiari a noi dicendoci che ci amerà abbastanza, un po’ alla volta, e solo se siamo come vuol lui…che penseremo di uno che si dichiari a noi così?

Ecco il modo di amare con cui Dio ci ha creati. E..ripeto…così ci ha impastati di eternità, di “per sempre” e questo non può non donarci pace. Infatti credo non ci sia nessuno che, alla fine, parlando di un amore così, non sussurri un …”magari”….

Certo tutto questo viene affidato alla nostra libertà ma anche alla libertà dell’altro da noi… e troppo spesso affoga in balia di una mentalità superficiale e banale che ce lo vuole far rinnegare, dimenticare o relativizzare. Purtroppo questo a volte é fonte di illusione, fallimento… é luogo in cui si consumano tradimenti, ferite, chiusure…il cuore si fa duro, perchè ha perso di vista la propria origine e non si é ascoltato…. ma Dio lo aveva previsto. Non ci ha creati cosi e abbandonati. Resta creatore e padre di tutti, soprattutto di chi ha un cuore ferito, di chi ha vissuto o sta vivendo sofferenza in questa relazione di amore o in famiglia.

Di chi da quella relazione non trova pace o senso…

Solo riuscendo a dire dei sani si a questa nostra natura, potremo custodire e favorire ciò che la saggezza dei nostri cuori ci chiede solo si accogliere e assecondare…magari con la fiducia di quel bambino, messo al centro da Gesù. Ci indica la disponibilità nel confidare in chi ci ha creati così e ci può sostenere nell’essere fedeli non solo al suo progetto ..ma alla nostra identità più profonda e reale..per non essere traditi, per essere noi, in quella carne, felici.

XXVII a T.O. – Anno B


    Lettura dal Vangelo di MARCO 10,2-16

Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro:
«Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Qui ci sarebbe da scrivere per giorni…
“una sola carne”…
lasciare padre e madre…per unirsi in una nuova famiglia…
durezza del cuore
i bambini…
i discepoli adulti rimproverano i bambini: fanno perdere tempo, non servono a niente, sono impuri, Gesù ha cose più serie a cui pensare….
Lui invece li addita loro e a noi come esempio.
Marco sottolinea che “si indignò”…non che li richiama un attimo, i discepoli…che li corregge… Si arrabbia proprio, prima di sparare quei due
imperativi: “Lasciate! non impedite!”
Come accoglie un bambino il regno di Dio? regno di Dio: il mondo come Dio lo ha sognato, programmato e affidato alla storia umana…un regno da riconoscere, percepire, annusare…
un bambino lo accoglie forse con semplicità, ingenuità, stupore, disponibilità creatività, fantasia, fiducia, abbandono, gioco,…. vivendo così. Con una percezione innata del totalmente altro, dell’oltre, del vicino..del presente per te.