Urgenze o priorità?? Omelia Domenica Va di Pasqua ’26-A

Battesimo? nuovi membri di una famiglia che da 2000 anni, vive in 5 continenti…. e inizia la chiesa

la prima lettura racconta qualcosa di utile alla vita delle comunità nascenti ma anche a quella di noi singoli cristiani oggi…

  Stiamo celebrando la domenica 5a di Pasqua, la vita risorta, quella luce da portare nel buio delle nostre esistenze o quando non sappiamo perché o come proseguire il cammino.. ok?

1a lettura: sorgono problemi pratici, sta nascendo la chiesa cioè le persone che si convertono iniziano a frequentarsi, le prime comunità. Si erano convertiti a Cristo sia ebrei che greci ma cominciano a far differenze ed escludere o fare preferenze: che strano.. eh? Spesso accade in tante parrocchie ancora oggi: gruppi che non si parlano, protagonismi, ognuno vuol far le proprie cose,  si litiga, si fanno allora 2 sagre, 2 cori, ci sono quelli che comandano, quelli che se ne vanno offesi..parroci onnipotenti..

  Invece qui si racconta subito che i 12 e i discepoli cosa fanno?

Non mettono su una commissione d’inchiesta, non accusano o processano nessuno; non fanno nemmeno finta di nulla per quieto vivere perché bisogna portar pasiensa… ma mettono al centro la Parola di Dio e trovano una soluzione pratica. Potremmo dire che riescono subito a distinguere… le urgenze dalle priorità.

Nessuno dice “basta non gioco, rangève” né si chiude con orgoglio perché noi abbiamo sempre fatto così. No. Prete decide.

Si riconoscono le priorità, la parola di Dio e l’annuncio del vangelo e questo diventa criterio per affrontare la difficoltà. Poi c’è la preghiera e il servizio. Mettono insomma in chiaro le cose, rispetto all’identità della comunità. Insomma: siamo dei cristiani, chiamati a vivere e servire assieme. Cosa ci caratterizza? Cosa possiamo delegare? Cosa ci tiene in piedi? Mi verrebbe da dire… quale è il cognome che condividiamo e quale il semplice nome che ci dà identità di gruppo? Cercano insomma di ricordare che senso ha e cosa deve fare una comunità cristiana per essere tale.

Poi allora pregano, invocano lo spirito, si prendono tempo, impongono le mani…insomma hanno un metodo di lavoro e creano delle condizioni perché tutti si sentano al proprio posto e corresponsabili. E cosa succede? guarda un po’… e la parola di Dio si diffondeva ancora di più, racconta Atti e si moltiplicavano tanto il numero dei nuovi credenti e discepoli ma soprattutto, incredibile…. avete notato? pazzesco… anche una gran moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede…pensa te…

   Mi pare molto interessante come “problem solving” e come esempio di una comunità credibile e immersa nella realtà della vita. Che sa quale è la propria identità e missione. E si riorganizza.

  Ma avevo detto che questo passaggio può riguardare anche la nostra vita come singoli? Direi di si.

Quante volte viviamo in maniera superficiale, sbattuti di qua e di là in balia di eventi, cose da fare; vorremmo sempre avere più tempo per noi, prenderci cura delle nostre emozioni, del nostro passato, per Dio e la preghiera, il silenzio la calma, la riflessione.  Ma non ce la facciamo, solo buoni propositi e sospiri. Restiamo magari incastrati da zavorre passate di abitudini religiose, grumi di odio o rancore, schemi mentali che ci gestiscono come guinzagli, immagini di dio o di noi o della fede che non servono che a renderci schiavi a testa bassa.

Atti ci insegna a prendere tempo, avere un metodo, ascoltare la Parola, pregare, insomma riconoscere le urgenze dalle priorità.

   Ascolto decine di persone, e vi garantisco che chi impara a prendersi un’ora ogni tanto, regolarmente, per confrontarsi, venire ascoltato, essere accompagnato spiritualmente e non solo, a qualsiasi età, trova sempre liberante e utile vivere in questo modo. E riprende a vivere.   Altrimenti si rischia, come ricorda la 2a lettura, di essere solo così sicuri di sé da confondere la pietra angolare delle nostra vita per qualcosa da scartare. 

Perché non ho tempo ma non so nemmeno ormai dove sto andando né mi chiedo perché la mia vita non abbia gusto.

  Nel vangelo Gesù ricorda di essere lui, non i valori o le tradizioni, il compagno di viaggio della nostra esistenza, la luce di risurrezione che può orientare le scelte nella nostra vita.

Lui la via, cioè strada da frequentare, verità per riconoscere le gerarchie in noi e mettere ordine, vita, a cui attingere.

 C’è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Vuoi vedere che vivere la Pasqua, il passaggio dalla morte alla vita, passa proprio di qua? che risorgere è rialzarsi sempre, come ha fatto Alex Zanardi e scegliere chi voglio essere e questo passa per quel poter riconoscere le urgenze ma scegliere le priorità.

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