IVa di Quaresima – Anno C

“Il padre misericordioso”, Rembrandt, pittore fiammingo, 1666
Museo Hermitage – S. Pietroburgo

rembrandt06

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore…per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti…
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo
“Vieni Santo Spirito…prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca,
quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita…come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza..come appello, impegno, speranza, conforto..

Lettura dal Vangelo di Luca 15, 1-3.11-32
Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


Scommetto che sei venuto a leggere direttamente il commento, vero?
Somaro, asina! Tanto il brano lo conosci, no? Il quadro magari.. pure..!
Torna su, scruta il quadro, immergiti in esso, pensa alla scena come fossi stato li.
E poi rileggi il Vangelo. Ascoltalo, immaginalo, lasciati abbronzare.. Non c’è molto altro da aggiungere.
Credo che la cosa più importante sia l’introduzione:
Gesù ad un certo punto ne ha piene le scatole.. è circondato da scribi e farisei che mormorano.. e da pubblicani e peccatori presenti li per ascoltare..
c’è chi mormora..
c’è chi ascolta..
per strada, in parrocchia, all’oratorio, nella chiesa, tra la gente..
c’è chi mormora..
c’è chi ascolta..
Gesù sta coi pubblicani, odiati da tutti perchè considerati dei traditori: erano ebrei collaborazionisti dell’impero romano occupante, per il quale lavoravano riscuotendo le tasse.. e naturalmente facendo la cresta alle tasse stesse a spese dei fratelli ebrei. Niente di peggio insomma.. traditori, schierati col potere occupante romani, strozzini, arricchiti a spese del popolo.. i peccatori erano.. tutti gli altri.. in una società religiosa, era chiarissima la distinzione tra “buoni e cattivi”.
Eppure loro ascoltavano.
Non sono però loro i destinatari.. ma gli scribi e i farisei, quelli molto religiosi e bravi, quelli impegnati e competenti della religione, quelli sempre dalla parte giusta, quelli a posto.. che presumevano insomma.. di esserlo.
Gesù continua a bacchettarci.. con una pagina meravigliosa, straordinariamente “affrescata” da Rembrandt.. non esattamente un mistico..
Quante volte mi sono sentito figlio minore.. quello che se ne va..
Quante volte ho sentito le persone spontaneamente riconoscersi in esso, ma quante altrettante volte nel cuore abbiamo riconosciuto di non esser mai andati via da casa, di aver solo lavorato.. come quel figlio maggiore.. di non esserci mai sentiti di casa..
E il padre.. che se li prende tutti e due.. che nemmeno aspetta che il figlio torni, suoni il campanello perchè è già fuori ad aspettarlo, con gli occhi crepati dalla fatica di scrutare un orizzonte che mai gli riportava l’amato.. e poi torna fuori, lascia li i festeggiamenti e va a riprende anche il secondo.. con grande pazienza e amore artigianale, a ciascuno il suo..


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4 pensieri su “IVa di Quaresima – Anno C

  1. Enrico Prete - Castello di Godego

    Ciao! Vi condivido il modesto predicozzo di domenica scorsa.. un abbraccio! d.Enrico Prete.
    Omelia del 10 marzo 2013 IV ordinario. “LUCA, IL CARDIOLOGO DI DIO”
    L’evangelista s. Luca è stato soprannominato da subito nella Chiesa “il dolce medico della bontà di Cristo”. Già S Paolo in Colossesi 4 chiamava Luca “il caro medico”… e qui, molto più modestamente mi aggiungo io. Credo che questo soprannome gli derivi soprattutto per questa pagina di vera CARDIOLOGIA. E’ il cardiologo di Dio, un luminare, Luca! Il primario di Cardiologia di Dio. Fermi là: mi spiego.
    Sappiate anzitutto che la parola latina Cardiologia significa letteralmente, “discorso sul cuore”. Chiaro, ora? Luca attraverso le parole di Gesù ci rivela il cuore di Dio che è (dal latino) “misereor”: ha pietà, cardis: cuore. Ha cuore pietoso, ha a cuore i miseri. Pagina epica, stupenda, quella odierna, sull’amore di Dio. Il Signore non è despota, padrone: è Padre, papà d’inaudita tenerezza. Uno che fa festa, imbandisce un banchetto d’abbondanza – simbolo della Pasqua – per il nostro ritorno a Lui. . Questa parabola Gesù l’ha raccontata non a caso in riferimento ad un banchetto. Durante quella festa era stato interpellato dallo scandalo dei farisei che lo vedono compagno – di pranzo, non di merende – dei pubblici peccatori. “Ma che messia sei, Gesù? Ma che Dio sarebbe il tuo? Uno che non fa distinzione tra i primi della classe e i lavativi? Ti chiamano Maestro e…insegni che nella tua scuola i prediletti sono gli asini, le teste dure e chi fino ad un attimo prima non era che un bullo, un teppista! Uno così non è un maestro, il Dio che annuncia non può essere il vero Dio.
    E da vero Maestro, con pazienza Gesù dedica anzitutto a questi “primi della classe” la parabola cardio-teo-logica più grande.
    Il brano è in due parti fondamentali: quella sul figlio minore, che parte e ritorna e l’altra sul figlio maggiore (rappresenta i primi della classe): quello che rimane in casa, ma più come un dipendente, un estraneo, che come figlio.
    Povero papà – Dio… che famiglia! Dei due nessuno si sente suo figlio. Il più giovane ne apprezza il solo patrimonio, l’altro lo vede come un datore di lavoro.
    Il primo chiede la sua eredità come se suo padre fosse già morto, e s’allontana. C’incanta la reazione del padre: silenzio. Non una parola, un’obiezione; Non si aggrappa alla sua autorità. Questo ci rivela che Dio accoglie la nostra decisione contraria a Lui in silenzio… anche se è evidente il suo dolore.
    Il giovane parte. Sembra una fuga la sua… da tutto, anche da se stesso. Sì, allontanarci dal Padre ci fa perdere la nostra identità. Ecco il peccato. Vissuto più o meno consapevolmente, all’inizio è sempre attraente…ma la delusione, la carestia è dietro l’angolo.
    “Allora rientrò in se stesso”. Quando si è “fuori di se”, accecati da desideri che invece di salvarci ci riducono alla fame, non lo si capisce. Ma se ci rendiamo conto del nostro errore, inizia la conversione, il ritorno in sé… e da qui ri andiamo verso quel calore, quell’amore che avevamo disprezzato.
    “Mi alzerò e andrò da mio padre”. Rialzarsi per andare verso l’amore, perchè niente è cambiato per Dio. Per quanto lontano tu sia stato, per quanto tu abbia sperperato o disprezzato, Lui è lì che ti guarda da lontano, non aspetta altro che di venirti incontro, riabbracciarti. Essere figlio per Dio non è questione di merito. E’ un dato di fatto, una questione di cardio-logia… ossia è nella logia –logica del suo cuore di papà. Che nel figlio prediletto (non “primo della classe”) Gesù ci offre la via per il ritorno a Lui, l’accesso a quella vita Risorta che nella fede ci regala il posto nel banchetto della felicità pasquale senza fine.

  2. r

    raccolte tutte le sue cose ….partì
    al posto delle sue cose c’era il vuoto …un telefono che suonava … non era mai la sua voce …un passante che poteva assomigliare ,un posto in piu’ a tavola ……. stai lontano …non ti perdonero’

  3. maria

    al versetto 12
    bìon= vita= sostanze

    versetto 20
    “esplàgchnisthe” =sentì compassione= gli si rimossero le viscere
    la radice di questo verbo si riferisce alle viscere

    entrambe sono parole di impatto immediato e inequivocabile; forse la lingua italiana rappresenta sia i beni che la compassione in modo più delicato. ma questo va a discapito della storia che appare più “leggera”

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