Sandali in cuoio e occhio “bovino”…. – Omelia IIIa Domenica di Quaresima – Anno C

Quando finito un funerale, salgo sul carro funebre, e attraverso la città a passo d’uomo, mi piace osservare le persone.
“Dimmi come tratti la morte e ti dirò chi sei, come vivi”.. penso.
La strada e la gente sono sempre una scuola gratuita e completa.
Non so mai se mi dia più fastidio la volgarità dei gesti scaramantici (quelli che cercano gli spiccioli in tasca) o se mi faccia più tristezza la vuota indifferenza di chi, con occhio bovino, sembri nemmeno accorgersi di ciò che lo sta sfiorando.
Allora mi consolo con qualche anziano o qualcuno che almeno si ferma, fa un segno di croce, due secondi di silenzio, si tolga ancora il cappello: gesti antichi ma di una grandissima umanità e delicatezza… come quello a cui Dio richiama Mosè, nella prima lettura:
levati i sandali.. segno di rispetto, come togliersi il cappello, alzarsi in piedi quando accogli qualcuno o pulirsi le scarpe; era tradizione nel mondo arabo e non solo, quindi qualcosa che caratterizzava l’uomo.
Sandali=pezzi di cuoio cioè pezzi di animali morti! no, non in un luogo di vita… interessante!
Lì c’è vita.. e la vita é Sacra. Non ci puoi entrare con qualcosa di morto. E non puoi entrarci come vuoi, come Mosè per controllare il roveto… per curiosità, come a vedere le vetrine in centro.
Dio chiede a Mosè di rendersi conto di come si stia comportando.
E’ in uno spazio Sacro.. come un cimitero, un luogo di culto, una casa dove sia appena morta una persona o qualcuno stia male, dove ci sia sofferenza oppure dove sia appena nato qualcuno..
Non puoi andare, fare, gestire come vuoi, da padrone.. o con indifferenza, perchè non te ne accorgi, non sei presente a te stesso..
Senti che lì c’è un valore superiore, ed è legato al mistero della vita-morte, sofferenza-bellezza, di Dio o del male… di qualcosa insomma che non puoi capire o comprendere con curiosità. Siamo di fronte a a qualcosa di Sacro.
Tutto questo aumenta in noi la percezione ed il desiderio del rispetto dovuto, ci aiuta ed educa ad essere diversi, migliori, più attenti e umani.. di quanto lo siamo spontaneamente.
Ci fa sentire piccoli, ospiti, eppure resi degni di accedere, conoscere; non di conquistare con la nostra testa ma di accogliere con la nostra vita e le nostre mani.. iscoprirsi al proprio posto di creature a cui il creatore stia dando un’opportunità.
Nella prima lettura Dio ricorda a Mosè e quindi all’uomo che Egli è relazione libera da incontrare.. non oggetto, argomento di discussione o tradizione da manipolare.
E che dobbiamo essere umili e disponibili a metterci in ascolto..
Questo perchè Dio vuole che lo conosciamo davvero, vuole dirci Lui chi é, farci comprendere che è molto diverso e “altro” da tutto quello che noi pensiamo o dalle nostre sacrosante opinioni.
Quante idee sbagliate su di Lui, tutte le volte che lo valutiamo come ci va, quando crediamo che ragioni come noi: la tentazione di conoscere per valutare, gestire.. di misurarlo coi nostri parametri.
Ci aiuta ora il Vangelo: una pagina molto dura, esempi di cronaca.. potremmo metterci a raccontare ciascuno i propri.. le morti assurde, le sofferenze oscene, gli incidenti inspiegabili, le grandi tragedie o le migliaia di persone che ogni giorno si massacrano in Africa o muoiono di povertà pur non avendo mai ne edizioni straordinarie alla TV ne raccolte di fondi o belle canzoni dedicate.
Chiedono al Cristo “che sta succedendo”? Dov’è e come ragiona Dio?  Chiedono.. che colpa ne avevano quelli se sono stati sterminati da Pilato o dalla tragica fatalità della torre crollata?
Gesù non entra in merito, dice no! Non è quello.. eppure prende in mano il discorso.. loro pensano di conoscere Dio ma che cosa ne esce? un Dio burattinaio, che ragiona con una logica di causa effetto, meriti e castighi, che distribuisce a caso vita o morte.. o se uno se lo merita, un Dio che puoi tener buono e gestire.. io faccio.. tu mi devi dare, io non faccio.. tu non ti devi permettere..
Siamo inzuppati di questo.. ci arrabbiamo con quello che riteniamo essere Dio come bambini viziati e capricciosi.
Le nostre bestemmie, tante delle nostre preghiere, gran parte del nostro fare in parrocchia, del nostro essere praticanti ma poco credenti.. credenti ma cosi poco credibili.. dice solo e sempre questo.
Dobbiamo toglierci i sandali.. e cercare di accogliere con umiltà.. il vero volto di Dio. Quel che Lui ha detto di sè.
La quaresima è l’allenamento giusto per farlo, per sintonizzarsi, togliendoci i sandali, al vero volto di Dio.
Mosè lo chiede direttamente e la risposta è molto bella: Dio è una presenza. Quale il suo biglietto da visita? di Abramo, di Isacco, di Giacobbe.. cioè che apparteneva alla loro storia personale.. tre storie.. sono quello che ha camminato, conosciuto, vissuto e condiviso.. tutto con loro.
E poi dice quello che sente: tre verbi.. ho osservato, ho udito, conosco.. significa “io ho fatto esperienza di voi, vi ho conosciuti..” questo gli fa prendere l’iniziativa.
Il nostro Dio prende l’iniziativa: é il senso del Natale, di un Dio che ci raggiunge perchè si è indignato di vederci vivere in un certo modo, inebetiti da una libertà impazzita di cui siamo in balia, storditi da mille idoli, da tanti “Egitto” che ci riducono a schiavi, di mille immagini sbagliate, dipendenti da mille cose,  senza l’ipocrisia di uno stato che ti dica bevi o gioca responsabilmente, anche se può creare dipendenza patologica!
Il nostro Dio prende l’iniziativa e continua a farlo.. a voler salvare cioè rendere libera e migliore la nostra vita. Per questo ci ha raggiunti nel figlio Gesù, l’unica immagine di quel suo volto.
Non per risolvere i nostri problemi, spiegare le tragedie.. non è causa ne effetto. E’ compagno, solidale ad oltranza di quello che la vita ci mette davanti.. e che al nostro fianco fa storia con noi.
A cosa servono la messa, la confessione, la parola di Dio, la caritas, il servizio, l’educazione, lo scoutismo, l’attenzione al sociale e agli ultimi-indifesi.. la San Vincenzo e il CAV.. ecc ecc
Sono le mani con cui Dio da sempre ci chiede di continuare la sua missione.. questa é la chiesa, non sempre e solo il Vaticano e i suoi torbidi giochi di potere.. questa é la chiesa a cui essere fieri di appartenere da figli.
Questo Dio è libero e non si può gestire.. ne incasellare!
Quale esperienza sto facendo di Dio e del suo volto?
E’ un Padre che fa storia con noi, liberante o un argomento, un’idea?
Cosa nel nostro cuore e nella nostra vita, Gesù deve sfoltire e concimare?
Riconosciamolo, trasformiamolo in preghiera, affidiamolo alla sua pazienza e bontà. Perchè ci doni una esperienza sempre più effettiva ed affettiva della sua presenza al nostro fianco.
Cos’è l’eucaristia se non un segno scandaloso, semplice ma infinito, di un Dio che prende l’iniziativa di condividere la nostra vita.. entrando  e sostenendo il nostro corpo?
Leviamoci i sandali allora, mettiamoci in ascolto, abbassiamo la guardia e apriamogli le mani.
Offriamo i nostri cuori con speranza…alla sua presenza solidale e liberante in mezzo a noi.

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2 pensieri su “Sandali in cuoio e occhio “bovino”…. – Omelia IIIa Domenica di Quaresima – Anno C

  1. Alberto

    Scarpe antinfortunistiche…via!
    Calzini…via!
    Mi lavo i piedi,con calma,
    e poi,anche se è già martedì sera,mi addentro a piedi nudi in questa Parola.
    Sempre la stessa, ma mai uguale…
    Lode e gloria.

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