Domenica di Pentecoste, 19 maggio 2013 – Anno C

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Non so quanti se lo ricordino.. ma questo era..”l’AVVOCATO”.. e qui, dopo essersi avvicinato, sta parlando bene, in favore di..

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore.. per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti..
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo “Vieni Santo Spirito.. prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca, quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita.. come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza.. come appello, impegno, speranza, conforto..

Lettura dal Vangelo di Giovanni 14,15-16.23-26
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.“

Il mio commento oggi lo affiderei a questa famosa preghiera: una sintesi perfetta per comprendere il ruolo dello Spirito Santo. La terza persona della Trinità.. Padre, figlio e Spirito Santo, l’amore che li lega.
Tutto è vuoto, vano e inutile senza lo Spirito Santo.. come il router che ci permette di sintonizzarci e andare 24/24 in internet.. di stare connessi con il Padre ed il Figlio.
Il Vangelo lo chiama “paraclito”.. la cui traduzione a spanne indica la persona chiamata al fianco di un’altra per difenderla, per parlare in suo favore.. un avvocato insomma (!).
Lo Spirito Santo come avvocato che al nostro fianco ci sostiene, ci aiuta, ci suggerisce cosa dire e come dirlo;
è pronto ad insegnarci ogni cosa: come comportarci in una situazione, come pregare, come vivere, come entrare in una relazione, come affrontare una esperienza, come sostenere una croce, come guardare avanti al futuro, come perdonare o fare pace con noi stessi o qualcuno.. eccetera eccetera..
Che ci ricorderà.. ci permetterà di avere una memoria bella di Dio e del suo agire in noi, nelle nostre storie ed esistenze.
Guai se ci dimentichiamo del Signore e di come sia stato presente nelle nostre vite, se non impariamo a imparare a ringraziare..  riconoscerlo, percepirlo..
Gesù inizia non ad andarsene (Ascensione), ma ad essere presente in modo diverso attraverso lo Spirito Santo nostro avvocato e come dice questa preghiera qua sotto..

Senza lo Spirito Santo

“Senza lo Spirito Santo
Dio è lontano,
Cristo rimane nel passato,
il Vangelo è lettera morta,
la Chiesa è una semplice organizzazione,
l’autorità è una dominazione,
la missione una propaganda,
il culto una evocazione,
e l’agire dell’essere umano una morale da schiavi.
Ma nello Spirito Santo:
il cosmo è sollevato e
geme nella gestazione del Regno,
Cristo risorto è presente,
il Vangelo è potenza di vita,
la Chiesa significa comunione trinitaria,
l’autorità è un servizio liberatore,
la missione è una Pentecoste,
la liturgia è memoriale e anticipazione,
l’agire umano è divinizzato.”
(Ignazio IV, patriarca di Antiochia)

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Diversamente presente.. – Omelia Festa dell’ Ascensione 2013 – Anno C-

Per comprendere la festa liturgica dell’Ascensione bisogna rifarsi alla cultura dell’epoca, alla cosmologia, com’era concepito il rapporto tra il cielo e la terra. Dio era lontano dagli uomini e stava in cielo, e gli uomini naturalmente erano sulla terra. Pertanto tutto ciò che proveniva da Dio scendeva dall’alto, scendeva dal cielo, mentre tutto quel che andava verso Dio saliva verso il cielo.
Non ne siamo tutti
Questo è importante per comprendere questo brano, nel quale l’evangelista, con l’Ascensione di Gesù, non vuole indicarci una separazione di Gesù dagli uomini, ma un’unione ancora più intensa. Con l’Ascensione Gesù non si allontana dal mondo, ma si avvicina; la sua non è un’assenza, ma una presenza ancora più intensa.
L’Ascensione è l’ultimo atto terreno di Gesù: inaugura il tempo della Chiesa che va dall’Ascensione fino alla fine della storia, cioè al raduno universale, passando per noi, qui ora, adesso. L’Ascensione non riguarda solo la cronologia della vita del Signore sulla terra, ma la missione universale che è la caratteristica del compito lasciato da Gesù agli apostoli. In un tempo come il nostro, dove si vuole ridimensionare il Cristianesimo come realtà di una porzione dell’umanità, identificata in quella cultura occidentale che tanta parte ha avuto ed ha negli squilibri di giustizia mondiali, riflettere sull’Ascensione significa capire le fondamenta della nostra fede. Vuol dire anche rafforzare il rifiuto di una religione come supporto di una cultura o sponsor di una civiltà. Nel momento in cui Gesù «ascende al cielo» dichiara che lui é per tutti…che nessuna cultura lo può trattenere, che nessuna presunta trazione lo può tenere prigioniero, ne gestire o monopolizzare sentendosi dalla parte dei giusti…dicendo “noi”…perché egli ora, da quel momento, può esprimersi in ogni cultura, in ogni lingua, popolo e nazione.
Pensate alla bellezza ora di avere finalmente un papa che viene come ebbe a dire dopo la sua elezione…dalla “fine del mondo”. E che ha costituito una suo personale consiglio con un rappresentante di ogni continente per ripensare in maniera davvero cattolica, cioè universale la percezione che la chiesa ha di sè.
La Chiesa da allora è in stato di missione permanente, ma oggi lo è specialmente nei confronti di sé stessa per ricomprendersi in maniera più naturale e ampia.
Se c’è una «ascensione» vuol dire che prima c’è stata una «discesa», un’incarnazione che è avvenuta in «un popolo» concreto e distinto: ricordate il Natale? Gesù non è stato un uomo «generico», ma è stato un uomo «orientale, palestinese, ebreo». Con l’ascensione l’uomo Gesù, «ebreo di nascita», diventa il Dio di tutta l’umanità, colui che tutti i popoli e ogni singola persona possono incontrare nella testimonianza (missione) degli apostoli, nel Battesimo, nella Parola accolta.
Un altro elemento essenziale della festa di oggi consiste nel fatto che l’Ascensione è la risposta di Dio Padre all’obbedienza del Figlio: in lui si saldano per sempre l’umano e il divino, il tempo e l’eternità, il finito e l’infinito, l’onnipotenza e la caducità. L’Ascensione vuol dire che da ora non è più possibile una storia dell’umanità senza la storia di Dio e la storia di Dio senza la storia dell’umanità, di ogni singola persona umana, che diventa così «comandamento» visibile e incarnato della Presenza di Dio. Inizia l’èra della Chiesa, iniziano i penultimi tempi, i giorni della nostra esperienza che ci separano dalla fine del mondo, quando il Signore ritornerà di nuovo sulla terra per radunare tutti i popoli.
Nell’attesa noi celebriamo l’Eucaristia, il sacramento della missione e della parola, il sacramento che ci libera da ogni particolarismo e ci apre all’Ascensione, cioè c’introduce nell’intimità con Dio perché rivela a noi stessi che siamo nel mondo sacramento visibile della credibilità di Dio e testimoni del suo amore sconfinato. Ascensione per noi significa anche che nessuna «discesa» è definitiva, ma che dentro di noi c’è il DNA del mondo di Dio, il sigillo della sua vita, e che nessun fallimento può dire l’ultima parola su di noi perché siamo chiamati ad «ascendere» al cielo, ad andare in alto.

Si staccò da loro e veniva portato su in cielo. Come abbiamo detto all’inizio l’evangelista adopera il linguaggio culturale della sua epoca, in cui Dio era in alto, per cui tutto ciò che va verso Dio va in alto. L’evangelista vuole dire che in Gesù si manifesta la pienezza della condizione divina. Quell’uomo che le autorità religiose avevano condannato come bestemmiatore e al quale avevano inflitto la pena riservata ai maledetti da Dio, in realtà era Dio.
Chi bestemmiava non era Gesù, ma l’istituzione religiosa che, per il proprio interesse, lo ha assassinato. La conclusione del Vangelo di Luca è molto deludente. Infatti scrive: Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e – sorpresa finale -stavano sempre nel tempio lodando Dio.
L’evangelista vuole dire che non avevano capito assolutamente niente. Il tempio, il luogo che per Gesù era quello di massimo pericolo, il luogo che Gesù aveva detto essere un covo di ladri e che sarebbe stato distrutto, per i discepoli è il luogo di massima sicurezza. Ci vorrà la discesa dello Spirito Santo, la potenza di Dio, per farli uscire dal tempio e andare verso l’umanità, verso tutti i popoli pagani, come Gesù aveva loro richiesto.

Ascensione del Signore, 12 maggio 2013 – Anno C

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Un duomo bellissimo..
A tre giornate dalla fine le Juve è ASCESA al titolo di Campione d’Italia..

Lettura dal Vangelo di Luca 24, 46-53
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finchè non siate rivestiti di potenza dall’alto”. Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Siamo alla fine del vangelo di Luca, l’evangelista della misericordia di Dio e della gioia.
Le battute finali dello stesso vedono Gesù risorto salutare i suoi discepoli.. pagina difficile e asciutta, ammettiamolo: interessante notare innanzitutto il succo del suo messaggio.. che andrà in tutto il mondo cioè riguardo due cose:
1. la conversione
2. il perdono dei peccati
La fede cristiana ridotta all’essenziale passa per queste due cose, continuare a restare “in bolla” cioè nella sua direzione e non nella nostra, avere Lui come capo cordata e quindi convertirsi, correggere rotta, cambiare, rimettersi in discussione e in gioco.. come un timoniere che sappia la direzione, ma che spesso la ricalibri meglio.. e la seconda cosa il perdono.. da offrire e chiedere..
Gesù non è sparito, ma ha iniziato ad esserci in modo diverso: la Sua parola da accogliere, meditare, pregare, consultare, frequentare (con un Vangelo o una Bibbia spesso a portata di mano) nella sua eucaristia di cui ci potremmo nutrire la domenica, ma anche magari un altro giorno durante la settimana.. meno scontato, con più calma e semplice essenzialità.. la carità, il chiedersi “e adesso tu Gesù come ti comporteresti concretamente in questa cosa, con tale persona, davanti a questa situazione??” e tanti altri modi..
Non ha più i limiti fisici corporei.. che lo “inchiodano” nello spazio tempo 2000 anni fa in Palestina.. ora può essere con ciascuno, sempre, ovunque.
La comunione dei santi..
Con l’ascensione la sua presenza non è diminuita, ma si è moltiplicata.

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