Ti fai mangiare o ti sfami degli altri? – Omelia Corpus Domini 2014 – A

Noi diventiamo quello che mangiamo: una mela, una bistecca.. mentre le assimiliamo, si trasformano in noi sotto forma di vitamine, proteine, zuccheri.. e ci fanno bene, dissetandoci, dandoci forza o anche male.. facendoci ingrassare o aumentare il colesterolo.
Noi diventiamo un po’ quel cibo che si trasforma in noi. Dipende dai punti di vista, ma il risultato é questo e magari l’idea, così scontata e quotidiana per noi, ci può aiutare a cogliere il valore dell’eucaristia di cui ci nutriamo, a volte in modo un po’ scontato, ma soprattutto dello stile con cui il nostro Dio ci vuole evangelizzare.
Gesù garantisce che l’adesione a lui è ciò che permette all’uomo di avere una vita di una qualità tale che è indistruttibile. Questa è la vita eterna. Gesù, il figlio di Dio, si fa pane perché quanti lo accolgono e sono capaci di farsi pane per gli altri, diventino anch’essi figli di Dio. “«E il pane che io darò è la mia carne»” – Gesù adopera proprio il termine carne, che indica l’uomo nella sua debolezza, “«per la vita del mondo»”.
Quello che Gesù sta dicendo è molto importante: la vita di Dio non si da al di fuori della realtà umana. Non ci può essere comunicazione dello Spirito dove non ci sia anche il dono della carne. Quindi il dono di Dio passa attraverso la carne, dice Gesù. L’aspetto terreno, debole, della sua vita. Qui l’evangelista presenta una contrapposizione tra gli uomini della religione che si innalzano per incontrare Dio – un Dio che la religione ha reso lontano, inavvicinabile, inaccessibile – e, invece, un Dio che scende per incontrare l’uomo.
“Allora i Giudei”, con questo termine nel vangelo di Giovanni si indicano le autorità, “si misero a discutere aspramente tra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?»”
Forse anche noi a volte veniamo alla comunione con questa domanda.. magari non così esplicita, ma insomma, con la sensazione che stiamo solo mangiando qualcosa che ci unisce.. non davvero il corpo di Cristo! Come può.. insomma..
Un Dio che, anziché pretendere lui i doni dagli uomini, si dona all’uomo fino ad arrivare a fondersi con lui, si fa alimento per lui. Questo è inaccettabile per le autorità religiose che basano tutto il loro potere sulla separazione tra Dio e gli uomini.
Un Dio che vuole essere accolto dagli uomini e fondersi con loro, questo per loro non solo è intollerabile, ma è pericoloso. Ebbene Gesù risponde loro: “«In verità, in verità io vi dico»”, quindi la doppia affermazione è quella che precede le dichiarazioni solenni, importanti di Gesù, “«Se non mangiate la carne del figlio dell’Uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita»”.
Gesù si rifà all’immagine dell’agnello, l’agnello pasquale. La notte del’Esodo Mosè aveva comandato agli ebrei di mangiare la carne dell’agnello perché avrebbe dato loro la forza di iniziare questo viaggio verso la liberazione e di aspergere il sangue sugli stipiti delle porte perché li avrebbe separati dall’azione dell’angelo della morte.
Ebbene Gesù si presenta come carne, alimento che da la capacità di intraprendere il viaggio verso la piena libertà, e il cui sangue non libera dalla morte terrena, ma libera dalla morte definitiva.
Quindi Gesù vuole evitare che l’adesione a lui sia ideale, ma dev’essere concreta. Infatti dice: “«Chi mastica la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna»”. La vita eterna per Gesù non è un premio futuro per la buona condotta tenuta nel presente, ma una possibilità di una qualità di vita nel presente. Gesù non dice “avrà la vita eterna”. La vita eterna c’è già. Chi, come lui, fa della propria vita un dono d’amore per gli altri, ha una vita di una qualità tale che è indistruttibile.
Non é quello che ci sentiamo raccomandare tutte le domeniche? E magari siamo tutti devoti, raccolti, inginocchiati.. fate questo in memoria di me. Ma questo cosa? Farsi pane.. diventare cibo, cioè quello di cui gli altri hanno bisogno per vivere. Mi accorgo che l’altro accanto a me ha bisogno di un sorriso? Di un gesto cortese? Di essere incoraggiato o accolto? Mi chiedo se lo posso sfamare in qualche modo? Divento cibo per lui, cioè mi faccio risposta al suo concreto bisogno di qualcosa che li in quel momento dia qualità diversa alla sua vita, risposta pratica che mi interpella perchè tocca proprio a me. Ecco cosa devo fare in sua memoria.. essere risposta al bisogno di vita dell’altro.. così divento eucaristia, in questo modo vivo quel che Gesù mi ha chiesto, così é la mia fede, questa é la prima forma di carità. Tutto quello che ci impedisce questo.. non viene da Dio.
A volte noi gli altri li vorremmo mangiare.. cioè li sentiamo come oggetti da usare e consumare per alimentare in noi il nostro orgoglio,  soddisfare i nostri bisogni più infantili, l’apparire, il protagonismo malato di esibizione e riconoscimento.. ci gratificano.. altro che eucaristia. E’ esattamente il contrario.
Gesù ci invita a non pensare alla nostra fame, ad affidarla a Lui e a mettere in pratica il suo invito ad imitarlo.. come strada per ritrovare in noi la vita eterna.. che non ha bisogno di sfruttare gli altri se non per donare loro quel che possiamo. Insomma ci invita ad una vita adulta, anche dal punto di vista affettivo.. e ad un rapporto correto nelle relazioni, in maniera matura, solidale e responsabile.. come Lui ha fatto e continua a fare con ciascuno di noi.
La solennità di oggi ci aiuti a riconoscere che la nostra unica fame é quella della sua parola e del suo corpo spezzati per noi. Solo così nutriti potremo farci pane e parola gli uni per gli altri. Il regno di Dio, incomincia con noi, proprio da qui.

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