XXVI° – A

230914

 

In ascolto del Vangelo secondo San Matteo 21, 28-32

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli.

 

Ci troviamo innanzitutto nel tempio di Gerusalemme. Gesù è attorniato da scribi, farisei e dottori. Gli chiedono conto del suo comportamento, di quello che dice di essere; indirettamente vogliono anche capire perchè ottiene tutto quel consenso dalla gente. Matteo racconta, qualche versetto prima, che il giorno precedente Gesù, ancora nel tempio, aveva rovesciato i tavoli dei cambiavalute e fatto quella memorabile sfuriata contro chi aveva ridotto la casa del Suo Padre in un covo di ladri..
Ricordato brevemente il contesto temporale e spaziale risulta forse meno indigesta la pagina di oggi.
Mi pare di vederci: noi tutti in fila, ad aspettare, con in mano i nostri cuori devoti e le buone azioni compiute.. i meriti previsti, i carri dei vincitori frequentati, il buon senso a mazzi,  i premi intuìti, le sicurezze conquistate.. si apre il portone in fondo al corridoio ed ecco uno stuolo di melliflui e moderni pubblicani e di procaci prostitute, dietro San Pietro, che ci passano avanti un po’ imbarazzate, entrando per prime nel Regno, godendo il paradiso.
C’è da andar via di testa: potremmo sbottare allora.. che senso ha il tutto? Ognuno faccia quel che gli pare tanto poi Lui fa “tana libera tutti”, un conguaglio che..” va ben dai, non importa!”.
Rischieremmo la fine degli operai lavoratori quotidiani di domenica scorsa: il muso duro e la mormorazione acida perchè.. tanto valeva allora.. meglio giocare al ribasso. E sarebbe un altro autogol, che denuncia la nostra vita da schiavi.
Non so e non mi interessa chi “passerà prima davanti” di me. Difficile immaginare e non lasciarsi sviare dalla plasticità della scena proposta da Gesù. Mi viene in mente una canzone di Vasco Rossi in cui canta “(..) che tra demonio e santità.. è lo stesso! Basta che ci sia posto!”.
Ma mi piace la libertà di Gesù nel parlare chiaro: al di là dei meriti e dei premi.
C’è una volontà del Padre. Quella che vogliamo sempre “sia fatta”, nei nostri meccanici Padrinostri.
Volontà sa di “dover obbedire”. Si, ma obbedire significa “ascoltare con attenzione.” Interessante.
Ascolto prima Lui che me, la mia testa, i miei parametri, giudizi, bilanci, la mia sensibilità ed educazione? Credo che Lui abbia qualcosa di bello da dirmi? Che mi conosca meglio di quanto io credo di conoscere me stesso? Mi fido e cerco di vivere in ascolto, cioè percependolo al mio fianco, ad ascoltarmi mentre gli parlo di me e gli affido la mia vita?
Credo che alla fine non importa se io sono e sarò giusto.. ma se mi sento e mi vivo innanzitutto da AMATO?  Prostitute e pubblicani.. attualizzando.. son solo “gli ultimi”: chi sente di non poter ne dover pretendere nulla ma di aver tutto da accogliere e ricevere come un dono. Di chi sente di non voler recriminare nulla, ma sceglie di vivere di grazia. Non di “grazie”.

 

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2 pensieri su “XXVI° – A

  1. Roberta

    le prostitute…i pubblicani, oggi si potrebbe parlare anche di divorziati risposati o di qualsiasi persona viva una vita fuori da ciò che intendiamo essere la normalità. Io credo che l’importante sia l’annuncio: se i pubblicani e le prostitute hanno creduto, avranno poi annunciato, avranno vissuto un cambiamento, come quel figlio che prima dice “non ho voglia”, ma poi fa la volontà del Padre. La libertà dei figli di Dio sta nel poter dire:”oggi ho incontrato il Signore”,indipendentemente dalla situazione che vive.
    Grazie
    Roberta

  2. Bruno

    Come sempre don Matteo in poche parole riesci sempre a riassumere tutto tu. Cosa aggiungere? niente.
    Io personalmente non sono preoccupato che pubblicani e prostitute e molti moltissimi altri mi precederanno in paradiso. Conto solo sul fatto che se mi “precederanno” allora forse significa che alla fine della coda ci sarà un posto anche per me.

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