“Ma va a farti benedire..” – Omelia Ascensione del Signore – C

090516

Il gesto della benedizione è molto bello. Quando lo compio mi emoziona. Essere a servizio di Dio che vi benedice. “e la benedizione di Dio Padre, Figlio, Spirito Santo, discenda su voi e…”. Ecco il prete. A servizio di Dio e delle persone perché queste siano benedette da Lui e Lui le possa benedire. Come un ponte che offra all’altro, avvicini, congiunga, metta nella stessa direzione.
Alzare le braccia, come per avvolgere e abbracciare, il far scendere come un velo di pace, misericordia, di bellezza e stupore, di gratitudine; offrire le mani alle teste chinate, alle vite assetate.. mentre ci si fa il segno di croce. Oppure penso a quando mentre do l’assoluzione e le appoggio sulla testa, sento fremere di emozione la persona. Benedire, dire bene. In realtà non scende nulla anzi sale. Non è magia. Nessuna energia speciale o flusso o polverina.
Sale, come l’incenso profumato che va al cielo e ci lascia più belli, sappiamo di buono. Benedire significa chiamare Dio a vedere quante cose belle abbiamo fatto. Come un bambino chiami il papà a vedere il disegno o il lavoretto appena concluso. Cercarne la bella approvazione, una carezza. Ecco cos’è la benedizione.
Il gesto definitivo di Gesù è benedire. Il mondo lo ha rifiutato e ucciso e lui lo benedice. Benedice me, così come sono, nelle mie amarezze e con le mie povertà, in tutti i miei dubbi benedetto, nelle mie fatiche benedetto.
Mentre li benediceva si staccò da loro. Li benediceva, questo particolare è importante perché si rifà al libro dell’Esodo, all’episodio di una guerra, quando Mosè alzava le mani, gli Israeliti vincevano, quindi è un segno di vittoria, quindi non è una sconfitta, ma un segno di vittoria.
Benediciamo una vittoria: sul peccato, sull’egoismo o la pigrizia, sul rancore; diciamo che va bene così, come ho fatto, magari con fatica, sacrificio e impegno. Come un papà che benedica il figlio prima di un viaggio, una mamma prima della scuola. Si benedice e poi si lascia andare.. ancora con gratitudine. Come fa Gesù, e lo abbiamo sentito.
Pensate anche  a quando un vostro bambino porge verso di voi le braccia implorandovi di prenderlo in braccio.. mi ricorda anche questo.
La benedizione come un chiedere a Dio che ci prenda in braccio perché non ce la facciamo più, siamo sfiniti, provati, la vita non ci sta sorridendo e allora chiediamo quasi sia Lui a sorreggerci..
Nel vangelo abbiamo sentito che Gesù benedice e li lascia li.
La Chiesa nasce da quel corpo assente. Ma Gesù non abbandona i suoi, non se ne va altrove nel cosmo, ma entra nel profondo di tutte le vite. Non è andato oltre le nubi ma oltre le forme: se prima era insieme con i discepoli, ora sarà dentro di loro, forza ascensionale , centrifuga, da dentro verso fuori, per amare.
Ascensione è prova di maturità: solo sparendo avrebbe potuto constatare quanto davvero avevamo capito.
Se sei convinto di quel che fai e vivi in modo autentico o se reciti la parte e sei compiacente, ruffiano.. ipocrita e falso.
Chi educa sa bene.. anche noi adulti spesso lo facciamo,
ad esempio a scuola per copiare.. oppure se c’è il prete si fa come dice lui, se no, facciamo come siamo abituati.. pietoso..
Ecco che allora l’ascensione è l’occasione per prendere in mano la nostra vita spirituale, la nostra fede e renderla più vera, autentica, meno schiava di consensi, applausi, meriti.
Concludo con una sottolineatura sul finale di questo vangelo, ve ne siete accorti? E’ un fallimento, i discepoli non hanno capito nulla.. dovevano andare e se ne stanno li chiusi su nel tempio..
Sottile ironia, Dio la benedica, quando profumando di sapienza, non ci fa arrabbiare ma benedire.
Chiediamo al Signore di saper recuperare questa dimensione della nostra fede, di educarci a dire bene di quel che vediamo attorno a noi, di mandarglielo su sotto forma di gratitudine, invocazione, preghiera, abbandono.
Diventiamo benedizioni reciproche.

Ascensione del Signore – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

Refletindo-Poesia-sobre-saudade

“L’assenza è un pungolo per il desiderio”
(Properzio, Elegie, I sec. a.e.c.)

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 24, 46-53
Il quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Ascensione, Pentecoste, Trinità e Corpus Domini: ecco il pacchetto completo. Ogni domenica una festa: come gli ultimi botti e fuochi d’artificio per concludere il tempo di Pasqua.
Con questo quartetto ci prendiamo tutto il bagaglio indispensabile per vivere da risorti. La Pasqua è solo un ricordo, ha un bel dire la liturgia. Eppure abbiamo avuto ben sei domenica alla faccia delle quattro di quaresima pesce e fioretti e via crucis.
Niente, lo celebriamo sofferente e morto, ma da risorto è dura.
Se ne va per farci crescere e maturare. Per vedere cosa abbiamo capito.
Come un genitore che ad un certo punto lasci le chiavi di casa o la casa libera al figlio.
Il prof che si giri durante un compito..
o uno in parrocchia che si comporti in un certo modo se c’è il prete oppure no..
o ci si fida.. o niente..
o si è maturi e liberi, autentici.. o si resta sempre un po’ infantili.
“Nel suo nome”.. bello.. predicare, annunciare, fare.. nel Suo nome: conversione e perdono. Nel Suo nome.
Essere testimoni di questo. Averlo vissuto. Quante cose sto facendo, oggi, nel Suo nome? A nome suo, come se fossi Lui, da Suo inviato, testimone..
In the name of love..
Le battute sul caffè che scende per salire le ho già fatte.
L’ascensione non si distanzia di molto: solo “andandosene” possiamo iniziare ad assumerci le nostre responsabilità!

 

“Più la mandi giù e più ti tira su..” – Omelia VIa Domenica di Pasqua – C

020516

Come ci sentiamo dopo aver accolto un vangelo così?
Io spero davvero rassicurati, lo accennavo all’inizio. E perché?
Fa un certo che, sentirsi dire “verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”: Gesù sta parlando di noi. Di come Lui, in comunione con Dio, vorrebbe vivere il rapporto con noi.
Che effetto fa? Vuole dimorare, cioè abitare in noi. Pazzesco. Come accogliere questa immagine che Gesù usa per noi?
Significa almeno 3 cose: che davanti a Lui..
  1. non siamo distanti: non è in cielo lontano, lassù, tra le nuvole. Dio non è in cielo.. il cielo comincia in noi.
  2. non siamo più ne mai soli: La potenza della preghiera, la consolazione di una presenza in noi. La sua voce di bene nella nostra coscienza. Soprattutto nelle ore di lavoro.
  3. non siamo estranei: la nostra vita, tutto quel che siamo, anche le crepe, le zone fredde o marce, gli riguarda, gli sta a cuore. La riconciliazione e la misericordia, come pure percepirsi accolti con empatia. Mai con distacco o peggio, vergogna.
Dimora in noi: penso a quante persone cercano di vivere in ascolto, pregando la Parola di Dio, a quanti coltivino la propria vita spirituale tenendola tra le mani durante la settimana.
Dimora, abita tra noi: nel suo nome siamo riuniti come comunità; siamo chiesa, perché abitati dalla Sua presenza, raccolti attorno alla Sua Parola. La chiesa, tra le case, il tabernacolo, le sante messe che celebra, la Parola che fonda tante attività: penso al servizio della catechesi, l’animazione e gli scout, penso al nuovo gruppo di lettori, numerosi e tanto altro. Ecco come dimora ancora: nella carità che facciamo, nell’attenzione agli ultimi, al creato, all’unità. Nella giustizia e nella legalità, nella passione e l’impegno con cui andiamo a lavorare.
Ma, permettetemi un secondo passaggio: dimorare sa di statico, come il pesce, dopo 3 giorni anche i parenti che abbiamo ospiti puzzano!
Quel dimorare, Gesù lo declina in modo concreto: siamo abitati dallo Spirito, pensiamo alla cresima, San Paolo dice che siamo tempio dello Spirito. La Sua presenza in noi non è statica ma Gesù dice: vi insegnerà e vi ricorderà. Bellissimo, ce lo ricorda perché noi abbiamo memoria corta. ri-cordare, fare venir su nel cuore
ma cosa succede in noi? Pensiamo ad un proverbio.
Un giorno lo abbiamo sentito per la prima volta, ci ha colpito, è rimasto impresso perché efficace. Con una frase, una immagine, ci veniva descritta in maniera opportuna una situazione. Per esempio una rondine non fa primavera. Poi lo iniziamo ad usare quando la situazione lo richiede. Non perdiamo tempo ad interpretarla o spiegarla.. ma lo usiamo ed il gioco è fatto. Non dobbiamo dire che quando accade qualcosa di positivo nella vita dovremmo fare attenzione perché potrebbero manifestarsi altri fenomeni contrari e quindi serve prudenza e disincanto.. no.. basta dirlo.
Così è la Parola. Più noi la frequentiamo, più attraverso di essa, Dio ci parla. Ci torna alla memoria, nel cuore,  illuminandoci.
Più la mandi giù, più ti tira su.. passatemi lo slogan del caffè. L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo, diceva S. Girolamo. Come possiamo dirci cristiani se non conosciamo un po’ Cristo? E come facciamo a conoscerlo se non sapendo come e perché è vissuto così? Il suo stile, le sue scelte concrete, la sua buona notizia? Più io sto di fronte alla Parola, mi lascio come abbronzare da essa, più la ricorderò. Al momento giusto mi verrà in aiuto, come dice Gesù, un suo atteggiamento, una parabola, una sua risposta.. e li potrò usare per quanto sto vivendo, per comprenderlo, per scegliere come comportarmi.
A volte basterebbe chiedersi, in una situazione: Gesù, ora, come ti comporteresti, fossi qui al mio posto? Pensiamoci, in parrocchia.
Vi ricorderà tutto quello vi ho detto.. perchè ci parla? Ecco la scommessa, ha qualcosa da dire di utile per noi adesso..
Per il nostro bene.. per avere criteri per orientare le nostre scelte e valori da far crescere per la nostra speranza.. per ritrovare direzione e senso per la nostra vita.. per ridarle dignità, qualità, libertà.
Ecco perché Lui vuole dimorare in noi, per parlarci e dare alle nostre esistenze uno spessore ed un sapore da invidiare.
Allora saremo una chiesa credibile perché in ascolto e portatrice di una buona notizia che dando qualità alle nostre vite, ci fa come dire.. invidiare dagli altri. Ci rende seducenti a chi sia in ricerca, vuoto, arrabbiato o spento.
Chiediamo al Signore allora come collaborazione di metterci in ascolto sempre più della Sua parola, più la manderemo giù, nutrendocene, più lei ci tirerà su, verso quel cielo che è già comincia in ciascuno di noi.