Abbiamo diritto di comunicare, far comprendere all’altro che ci ha feriti: senza volerlo, in buona fede, per un raptus di rabbia, stanchezza o altro…ok, ma ne abbiamo il diritto. E’ il primo modo in cui iniziamo a volerci bene, farci rispettare, crescere, permettendoci di essere quel che si è. Nessuno è abusivo.
Il cristiano non è quello che deve ingoiare e mandare giù…magari invocando la guancia da porgere..perchè allora…Pensiamo a quando Gesù alla guardia che l’ha schiaffeggiato, gli chiede perchè lo abbia fatto, se ne sapesse il senso. Mica gli ha dato la mascellona pelosa da percuotere….Il cristiano non è buono ma è chiamato ad essere giusto e misericordioso come il Padre!
E poi la delicatezza progressiva del chiamare qualcuno assieme,come testimone e aiuto, sostegno, infine la comunità.
La fatica del singolo si ritorce sempre contro gli altri, famiglia, gruppo di lavoro, squadra, parrocchia…
pagano e pubblicano chi erano? ci verrebbe da dire che la soluzione sia quella di allontanare, rinunciare, lasciare perdere
invece se pensiamo a Gesù sono le due categorie a cui maggior amore andava riservato, uno sguardo di particolare misericordia.
Come quello da rivolgere a sè stessi, nel chiedere giustizia e carità.
La cosa fondamentale comunque è che alla base di tutto..per certi versi ok,l’ho detto, è importante farsi rispettare; ma fondamentale è che così al centro c’è il recupero del fratello, di chi sta sbagliando e va orientato diversamente.
La storia del legare/sciogliere è di due domeniche fa: era riferita a Pietro, con le chiavi.
Oggi ci viene ricordato che è un diritto dovere di ciascuno di noi. Riconoscere potremmo dire il giusto e lo sbagliato, il bene e il male, cercando di educare la coscienza ma anche di saper denunciare ciò che non va.
La domanda di fondo potrebbe essere: quanto mi sta a cuore la vita dell’altro?