La bellezza dell’essere lievito madre… Omelia IVa Avv. 2018-C

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Davide Stupazzoni e Matteo Peraro: chi sono? due operai di Verona che per mesi, senza stipendio, sono andati ogni giorno nella loro azienda ormai fallita, la Melegatti, a tenere in vita il lievito madre, per continuare ad avere pasta buona per produrre i famosi pandori; ora che la fabbrica riapre, il loro gesto caparbio si è rivelato non più suggestivo o struggente ma indispensabile.

Hanno custodito il corpo fondamentale della loro attività; innanzitutto la speranza (e se l’azienda non avesse potuto riaprire?), poi il nucleo vitale da cui poter ripartire.

   Credo sia un po’ quello che noi cristiani siamo chiamati a fare. Gesù stesso è quel lievito madre: il suo corpo vivo, risorto, ci costituisce chiesa di battezzati, vivi, affidandosi a ciascuno di noi.

  Queste letture ci aiutano: l’autore della lettera agli Ebrei, ci fa come ascoltare di nascosto Cristo in preghiera: ribadisce per 8 volte che a Dio non interessano sacrifici, olocausti, offerte… anzi, che non gli è gradito, non lo ha voluto! Sono espressioni schiette!

   Carissimi, mi rendo conto che questo possa turbare alcuni tra voi ma la Parola è potente e liberante. Ci chiede di metterci sempre un po’ in discussione rievangelizzando quanto abbiamo capito o vissuto. Ma ci hanno insegnato così, potrebbe sbottare qualcuno. Lo sappiamo: il fioretto, il sacrificio, la rinuncia: una sorta di mercimonio che Gesù stesso aveva condannato assieme ai mercanti del tempio e a quanti facevano della casa di suo padre un mercato, di Dio, uno da tener buono e far contento, ricordate? 

  Gesù continua ad annunciarci la fine di una religiosità del merito, della conquista, delle pratiche anestetiche, di un Dio di cui aver paura e da addomesticare. Insomma delle cose da fare. Dove ci ha portato questo modo di credere? Al fare…sempre meno o per forza, fino a stancarci, delusi o rassegnati, a lasciar perdere, a recitare la parte del bravo cristiano che adempie le cose da fare ma come uno schiavo, senza sentirne utilità, sapore, vita. O al limite al barattare le cose da fare per gli altri con quel che Lui vuol fare per noi: non serve andare a messa se io son disponibile con altri. Insomma ad un ateismo religioso. Gesù invece ribadisce che Dio gli ha preparato un corpo, vivo come quel lievito madre.. è Dio che dispone come fare esperienza di Lui, non noi e le nostre abitudini in buona fede!

 Dio innanzitutto ha chiesto un corpo a Maria ed Elisabetta; nel vangelo, quei corpi fanno risuonare come germogli, i corpi di Gesù e del Battista. Dio ha scelto di aver bisogno di un corpo, di una vita concreta per raggiungerci. Il nostro è un Dio della vita, che cerca relazione con noi, non soddisfazione e per questo ci raggiunge nel suo figlio.  Ci offre infatti il corpo di suo figlio, deposto in una mangiatoia, luogo del cibo che nutre la vita..fino a donarla sulla croce. Battezzati in Lui diventiamo, guarda caso, corpo di Cristo: noi le membra, la chiesa è il corpo e Cristo il capo, secondo le parole di S. Paolo ai Colossesi. Bellissimo. Cosa diciamo nella Preghiera eucaristica? ti preghiamo umilmente: per la comunione al corpo e sangue di Cristo lo SS ci riunisca in un…solo corpo. Interessante…la mangiatoia già prevede l’eucaristia.

 Il corpo è l’unica cosa con cui siamo venuti qui a messa, l’unica con cui usciremo, però ristorati dall’incontro di salvezza col corpo di Cristo e con la sua Parola. Il nostro corpo è la vita che siamo. I 5 sensi con cui viviamo in relazione con noi stessi, gli altri, le cose, Dio e la nostra casa comune, il creato. È l’unico strumento con cui possiamo vivere, amare, accogliere, essere generativi.   

Col quale essere cristiani, capaci cioè di dare stile cristiano, evangelico alla nostra vita. Con questo corpo Gesù invita a fare la volontà di Dio. Fatti, non parole. Non chi dice Signore Signore …ricorda Gesù ma chi fa la volontà del Padre. Io vengo per farla…lo chiediamo nel Padre nostro, sia fatta la tua volontà. Quante volte riusciamo a pregare così, con tale desiderio? 

Io vengo per fare la tua volontà e mi dai un corpo, cioè una vita concreta, 7 giorni su 7, non pratiche devote ma una vita pratica da far profumare di vangelo. Una vita che diventi buona notizia. Questa è la Sua volontà, risponderà Gesù a chi gli ricordava che i suoi lo cercavano. I miei son chi fa la volontà sul Padre mio.. attraverso il proprio corpo: mani, abbracci, sguardi miti, passi in avanti o a fianco, orecchie disponibili ed empatiche, gesti di carità premurosa che sa accorgersi ed intervenire. 

In questo modo il regno di Dio continuerà a crescere, proprio come quel lievito madre per i pandori a Verona…che caso, la stessa parabola che Gesù ha raccontato nel vangelo di Matteo, saper essere lievito che fa fermentare la pasta..

Da oggi forse, i nostri pandori, avranno un sapore diverso…

IVa Domenica Avvento 2018 – C

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In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 1,39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Di solito, per venderla o giustificarla meglio, si dice che Maria corre da Elisabetta, felice, per aiutarla nel parto…a voler dimostrare subito i natali veneti della madonna iperattiva: resta da capire cosa ne sapesse una ragazzina di 12-13 anni di puerpere, gravidanze e parti; come del resto del fatto che arrivando lì al sesto mese se ne vada dopo tre, cioè al nono, proprio quando insomma partorisce. Ma lasciamo perdere…

Queste due donne sono una Bibbia: l’antico testamento incontra l’iniziale nuovo. Ponte tra Dio e Suo figlio Gesù. L’inizio della storia nuova, dei tempi nuovi è affidato a delle donne. Come del resto l’annuncio della risurrezione. E mentre Zaccaria, marito sacerdote devoto e giusto di Elisabetta. è muto perché non si fida (interessante…) la moglie festeggia con la cuginetta e i loro grembi, i loro corpi sussultano. I due pargoli, i cucinotti Giovanni Battista e Gesù si sono riconosciuti e salutati, come possono, certo.

Come si fa ad “inventarsi” una delicatezza simile? Divina… L’una conferma l’altra nella propria vita e missione. Potrebbe risultare interessante chiederci, ormai a Natale imminente, quale promessa sentiamo il Signore ha da rivolgere alla mia vita personale. Non cosa vorrei, cosa mi aspetto e nemmeno cosa posso fare per Lui: ma quale volto di Dio mi sta per essere annunciato e come lo posso accogliere. Mi promette che… e quindi gli farò spazio, lo accoglierò, darò fiducia a questa nuova prospettiva in me di fronte a Lui…

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Accorgersi di fare… Omelia IIIa Avv. C-2018

 

UnknownTre gruppi di persone rivolgono al Battista la stessa pressante domanda: che cosa dobbiamo fare? Bello notare come non gliele mandi certo a dire: qualche versetto prima infatti li ha chiamati “razza di vipere” e ricordando loro che non gli interessa che si giustifichino dicendo di essere “figli di Abramo” cioè bravi ebrei religiosi della tradizione; ecco perché provocati chiedono “allora cosa dobbiamo fare?” hanno capito che le cose sono interessanti. (forse son pure irritati e scocciati!) Chi dobbiamo essere? Come vivere?

   I soldati cosa si sentono rispondere? “non maltrattate e non estorcete niente a nessuno“.Cosa intende? Pensate a militari e forze dell’ordine? L’arma e la divisa danno potere. Ma si riferisce a chiunque approfitti di un certo ruolo e autorità per compiere abusi di potere: raccomandazioni, truffe, imbrogli, sotterfugi, il fenomeno gravissimo della corruzione, ricatti, “lei non sa chi sono io-tanto lo fanno tutti-siamo italiani”…sfruttando la propria posizione per maltrattare o estorcere, magari favori sessuali, mobbing, ricatti meschini e maltrattamenti nei luoghi di lavoro, discriminazioni, sfruttamenti e minacce… credo riguardi tristemente ben più delle forze dell’ordine allora questo avvertimento su come comportarci nei nostri luoghi di lavoro…o anche in giro, pensate al ridicolo far west dell’auto difesa foraggiato dal business delle armi e montato ad arte sulle paure…gli abusi del fisco contro le piccole e medie imprese oppresse da burocrazia e accertamenti presuntivi, delocalizzazioni e tanto…troppo altro.

  E ai pubblicani? erano esattori delle tasse per conto dei romani, considerati traditori e ladri perché facevano la cresta: “non esigete più di più di quel che è fissato”…siate onesti, corretti, sappiate accontentarvi. Anche qui per certi versi c’è un abuso di potere; quel che è fissato è legge, norma, e quindi Gv Battista si scaglia contro uno stile furbo, disonesto, approfittatore, di chi insomma guardi agli altri come oggetti da mungere a proprio piacimento, per il proprio tornaconto a spese della collettività o dei più poveri: i furbi del cartellino, il business delle ricostruzioni dopo i terremoti o i disastri, dei rifiuti nascosti sotto l’A4, lo sfruttamento delle cave, il cemento ovunque qui in Veneto, il fiorire di certi negozi tipici per ripulire soldi sporchi, l’ipocrisia del gioco d’azzardo e dei gratta e vinci, lo spaccio, il guadagno a tutti i costi (pensate alla discoteca a Corinaldo), soprattutto a spese di orari di lavoro e prestazioni contro un livello umano di vita in famiglia, di giusto riposo, di poter anche dire di no al consumismo.

  Infine, quasi per rivolgersi a tutti, nessuno escluso di questi che si sentono a posto perché “figli di Abramo”, appella la folla: due tuniche, il mangiare. Un ammonimento forte alla condivisione.

Ma io direi se permettete una cosa ben più importante. Altrimenti noi la riduciamo a fare un po’ di elemosina o dare finalmente i vestiti vecchi alla Caritas…o a un po’ di scontata ipocrisia natalizia sfruttando i poveri per sentirci generosi e anestetizzare un po’ la coscienza: da dove nasce la condivisione? non da un imperativo morale, doveroso. No, o meglio, non subito. Secondo me nasce innanzitutto dalla capacità di ciascuno di… accorgersi. 

 Adoro questo verbo e tale sensibilità: accorgersi di chi al tuo fianco ha bisogno, non subito di panini e spiccioli ma innanzitutto di pazienza, sorrisi, fiducia, attenzione, un complimento sincero, un apprezzamento, ascolto…in una parola di dignità: la tunica al tempo rappresentava la dignità, non averla provocava disprezzo e vergogna, era doveroso pensare a chi ne fosse privo…ridare dignità, accorgendovi di dove questa fosse in asfissia e calpestata. Siate umani condividendo la vostra umanità di cui ciascuno è ricco se lo vuole. Che il tempo che passa con voi lo lascia migliore. Accorgersi che abusi di potere e ruberie mancano di rispetto agli altri, oggetti del nostro sguardo di dominio e furbizia. E non basta poi dirsi cattolici o andare a messa la domenica se ci comportiamo così o se pensiamo sia inevitabile, normale ormai e abbiamo perso perfino la voglia di dire non “che schifo” ma “io come posso cambiare da questo punto di vista? cosa posso fare?

Ma su che cosa fare per cosa… 

Avete notato?  a cosa serve comportarsi così? 

Gv Battista non chiede nulla di religioso e devoto. 

In qualche modo lo erano già tutti dei bravi ebrei religiosi, a maggior ragione se erano andati ad ascoltarlo eppure percepiscono un volto di Dio diverso e un appello per le proprie vite…   Il vangelo conclude dicendo che così Battista li EVANGELIZZAVA…

Significa che basta fare? no, assolutamente. È così stupido sentire frasi tipo “io non vengo in chiesa” ma faccio tanto del bene, magari in parrocchia…come se fossero in contrapposizione.

Il fare per un cristiano è un impegno preciso e scomodo per continuare a costruire il regno di Dio. Anche un ateo fa del bene sociale, civile, è il suo dovere di cittadino, di essere umano ma noi cristiani confidiamo che il nostro fare sia per una prospettiva diversa e il venire a messa o la preghiera o la confessione, cioè le esperienze che ci fanno sentire accanto Gesù non siano dovute ma necessarie per continuare a fare meglio e nel suo nome il nostro bene possibile qui e ora. La messa è il rientrare ai box non qualcosa di facoltativo o alternativo all’agire quotidiano, per avere uno stile diverso non solo il buon senso pratico.

Chiediamo a di viver con questa prospettiva e di cercare in Lui attraverso la nostra preghiera risposte al cosa posso fare qui e ora con te, Signore..