
Nel nome…
Il segno di croce, è l’inizio e la fine di qualsiasi momento di preghiera: messa, benedizione, un ricordo o una liturgia; passando davanti a un cimitero o ad un carro funebre o prima di mangiare…basta quello, rientrando un attimo in sé .. lo fanno tutti, dal Papa fino al bambino più piccolo delle nostre scuole, tutti più o meno consapevoli. Nessuno può capire fino in fondo cosa stiamo facendo compiendo questo gesto.
Tento una descrizione personale e sommaria ma spero efficace…
La testa: lì dove in teoria pensiamo, ragioniamo, riflettiamo, la mente, il luogo dell’intelletto, dono dello SS e della ragione, dove possiamo leggere tra le righe quello che accade, decidere come stare al mondo, se passivi o con spirito critico, dove abbiamo la materia grigia o il sale in zucca, dove siamo consapevoli di quello che siamo o stiamo facendo… ma dove hai la testa, rimproveriamo lo sbadato…mettici la testa!
Essere cristiani che pensano, si prendono tempo per valutare, per riflettere, confrontarsi col vangelo o la dottrina sociale della chiesa. Usa la testa! dove possiamo rendere ragione della speranza che è in noi, ci chiedeva Pietro nella sua lettera un paio di domeniche fa. Possiamo leggere, studiare, approfondire, partecipare a conferenze, ascoltare podcast, formarci sulla nostra fede e vita cristiana. Salvatore…
poi La pancia… dove scarichiamo tante tensioni ed emozioni, il “secondo cervello” lo chiamano i medici, dove ci sentiamo le cose, dalle farfalle nello stomaco per gli innamorati all’ansia che ci chiude lo stomaco o alle gastriti da paura o stress…il luogo dove la nostra umanità fatta di impazienza, rancore, desideri, bisogni, speranze si racconta, siamo umani, dove la fame o la sazietà evocano in noi, anche inconsciamente, il bisogno di riempirci e salvarci pensando solo a noi stessi o l’indifferenza e la pigrizia, dove siamo più istintivi e animali, tutto di pancia…
Infine Le spalle, da dove partono le braccia, dove decidiamo di agire, mettere in pratica, fare, essere concreti e visibili…carezzare, consolare, sostenere, guidare, indicare, respingere o rinforzare…
Cosa manca? il cuore! Lì dove ci innamoriamo di tutto, ci appassioniamo, dove forse scegliamo chi e come vogliamo essere, il motore del nostro amore; no in effetti questo cuore non lo tocchiamo facendo il segno della croce, ma è al centro della croce che ci facciamo nel corpo, al centro di un abbraccio fatto di mente pancia e spalle… lo circondiamo e integriamo nella nostra vita.
E allora tutte le volte che lo facciamo, piano, ampio, consapevole
-mettiamoci in mente che Dio è padre e ci ama, non sa fare altro
(Dio ha tanto amato il mondo) fiore calpestato che continua a dare profumo, anzi più lo pesti e più ne emana,
-mettiamoci nella pancia, dove siamo umani, che Cristo è più umano di noi e tutto quello che siamo non lo scandalizza anzi gli interessa, anzi è Lui la persona umana realizzata a pieno, vivere il più possibile come Lui il vangelo e il rapporto con Dio, ci rende figli e divini, capaci di amare e dare senso alla nostra esistenza, vivere da risorti la nostra umanità. Mettiamolo lì.. mangiamo
dice il vangelo “chiunque crede in Lui non vada perduto” insomma è buono tutto con Lui e nulla va sprecato.
-mettiamoci lo SS nelle braccia, che sia cioè esso ad ispirare il nostro agire, non il nostro buon senso o quello che noi riteniamo ma quanto Lui ci ispira, siamo tempio dello SS, abita in noi, siamo chiamati a prenderne consapevolezza, invocarlo e scegliere come agire, che stile di vita portare avanti con le nostre scelte, le cose da fare con le braccia. Anche così, col nostro modo di agire trinitario…e una maggior consapevolezza dei nostri tanti segni di croce automatici, il mondo sarà salvato, perché siamo stati inseriti in questa famiglia di Dio, unico cognome di un padre, di suo figlio e dello SS. Amen