“Forse con uno shampoo adatto riusciremo a contarci i capelli?” – Omelia XIIa domenica T.O. A-2017

Ma come avrà fatto ad accorgersene?” è capitato a tutti, cercando di nascondere qualcosa al papà o alla mamma, di sentirsi scoprire; non vuoi mostrarti triste, preoccupato o avvilito, provi a dissimulare ma… se ne accorgono! Cos’hai? sei strano, tutto ben?
  Chi ci ama, ci vede nel profondo, è sintonizzato. L’amore permette di comprendere anche quel che pensiamo di riuscire a nascondere. Qualsiasi cosa ci accada, nel bene o nel male, coinvolge chi ci ama. Anche con Dio è così. 
Gesù ci invita per tre volte a non avere paura. Per due motivi, con due immagini: i passeri e i capelli.
Quanto ai passeri: come capire quell’ espressione? neppure uno cadrà senza il volere…sembra un Dio che pur sapendo tutto, sia impotente. Pazienza per i passeri, ma qui il male continua ad assestarci colpi vigorosi: morte, violenza, l’ingiustizia sociale, il male. Pare che, da come è scritto, Dio acconsenta a tutto questo, col suo volere. La traduzione è traditrice. Pensiamo a quanto nel linguaggio popolare si dicessero chicche come “non si muova foglia che Dio non voglia!”. Guai a fermarsi, spesso, sulle singole espressioni. In realtà significa…senza che ne sia coinvolto. Nulla accade senza che il Padre ne sia coinvolto. Come quei genitori coi figli. Dio non è indifferente, tutto di noi gli interessa e riguarda. 
Siamo suoi figli. Per questo chiamati a guardare la nostra vita sentendoci alla Sua presenza, coinvolto e appassionato a ciò che siamo e a quanto stiamo vivendo. Non resterà indifferente nemmeno dalla caduta di due passeri, figuratevi di fronte a ciascuno di noi. Penso al giudizio universale nel vangelo di Matteo: l’avete fatto a me…avevo fame, sete, ero nudo, malato, carcerato, forestiero… a dire che niente di quel che ci riguarda, non lo appassioni, non lo faccia indignare o lasci indifferente. Pensiamo quando, dopo essersi sentito chiedere per tre volte “mi ami”, Pietro risponde…tu sai tutto… come posso nasconderti qualcosa di me? Ci fa bene percepirci amati davanti a chi sa tutto di noi, S. Agostino direbbe, a chi è più intimo a noi, di noi stessi. 
  Il numero dei capelli nel capo…immagine curiosa, a dire che Lui conosce cose di noi, che nemmeno sapremo mai.
E di fronte a questo volto di Dio Padre, Gesù aggiunge: “voi valete”. Che bello questo verbo. Per Dio io valgo e tanto. Sono prezioso. Amato e salvato, nel rispetto dei miei tempi e della mia libertà. Voi valete. Non “vi meritate”… voi valete, così. Un amore ad oltranza, infinito, smisurato. Come ci collochiamo di fronte a questa dichiarazione d’amore? facciamo pace con l’autostima?
  Qualche giorno fa un noto cantante, il leader degli U2 ha detto…
“L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondergli “
Proprio come davanti a chi ci ama, dissimulando, pensiamo: 
ma come avrà fatto ad accorgersene? 
Non nascondiamogli nulla allora ma chiediamo fiducia e umiltà per  riconoscere che tra capelli e passeri Lui è dalla nostra parte, nulla di quel che viviamo gli è indifferente. 
Ci guarda con amore per annunciarci il nostro valore ai suoi occhi.

Domenica XIIa T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

NON ABBIATE PAURA: frase forte, poi ripresa con tenacia e passione dall’allora papa Giovanni Paolo II.
Matteo lo ricorda e raccomanda da più punti di vista. Sono versetti carichi di immagini molto evocative queste, a riportarci un volto di Dio premuroso e attento.
I capelli contati… per sentirci davanti al Signore come conosciuti nel profondo, per quello che siamo, senza bisogno di nasconderci o schernirci di chissà cosa…
tante volte viviamo gli spettri di un dio anonimo o di fronte al quale apparire come indegni, sporchi, imperfetti, peccatori….e lui non lo sa?
I passeri… in effetti, stando anche al vangelo di qualche domenica fa… Lui che ha mandato il Figlio per noi, si scandalizza o si offende se…?
litighiamo di continuo con l’immagine di noi, di fronte a Lui e non solo… facendo bilanci in rosso delle nostre esistenze balbettanti…ma ricordare questa frase-immagine magari potrebbe aiutarci a fare pace con l’autostima.
Le terrazze (o le piazze o i tetti, dipende da traduzione)… immagine simpatica per ricordare che non dobbiamo parlarne in parrocchia…siamo chiamati a vivere con il nostro stile cristiano… pubblicamente… il verbo sarebbe “gridatelo”… penso alla gioia, incontenibile, di proclamare un sapore nuovo, un ritmo diverso, un gusto speciale che la vita cristiana di qualità eterna possa avere… bello!
il passaggio sul rinnegare… eh eh… ne parliamo un ‘altra volta…fa caldo, arriva Caronte, ma direi di non aver paura, appunto…

Omelia Corpus Domini 2017 – A

Con questo caldo, si sa, ci raccomandano di bere molto e mangiare bene, per ristorare il nostro corpo e sostenerlo con acqua, sali, vitamine: gli elementi naturali di cui è costituito.
Il Corpus Domini, proviamo a comprenderlo da qui. 
Mi verrebbe da dire: prima di portarlo in giro, abbiamo cercato di portarlo in noi e farlo vivere attraverso la nostra vita? 
Perché è così che Gesù ci chiede di essere in relazione con Lui. Mangiandolo. Lo ripete 7 volte, e 3 volte bere. Anzi, ad essere precisi, non dice solo mangiare ma addirittura masticare.
Più mastichi un cibo più lo assimili, te ne nutri cioè quel cibo si trasforma in te, ti integra. E questo perché siamo fatti di quel che mangiamo. Oggi celebriamo questa dinamica. L’ultima cena del giovedì santo, Gesù ha fatto questo e ce lo chiede ad ogni messa. Fate questo in memoria di me. Mangiatemi e fatevi cibo.
Noi facciamo la comunione con Cristo, lo mangiamo per essere più noi stessi e diventare come Lui. Ci nutriamo di quel che già siamo! Non per diventare dei ma per amare in modo pienamente umano e totale come ha fatto Lui con noi. Siamo umani impastati di divino. Ecco perché abbiamo bisogno di un Dio uomo come cibo. Perché il cibo materiale non ci basta, siamo impastati di sacro, di desideri infiniti e bisogni eterni e non possiamo dimenticarlo. Mangiatemi! Siate come me! fate come me.
Per questo, solo la vita di Gesù può completarci, solo vivendo come Lui possiamo essere pienamente noi stessi!
Lui si presenta come carne, alimento che dà la capacità di intraprendere il viaggio verso la piena libertà, e il cui sangue non libera dalla morte terrena, ma da quella definitiva. Gesù, tante volte insiste: “Chi mastica la mia carne”. Vuole evitare che l’adesione a Lui sia ideale e devota, ma dev’essere concreta. Infatti dice: «Chi mastica la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». La vita eterna per Gesù non è un premio futuro ma la possibilità di una qualità di vita nel presente. Gesù non dice “avrà la vita eterna”. La vita eterna c’è già. Chi, come Lui, fa della propria vita un dono d’amore per gli altri, ha una vita di una qualità tale che è indistruttibile.  Tutta la Sua vita è stata consumata per alimentare la vita altrui, come del pane: a cosa serve quel pane? serve solo per nutrire ed essere assimilato, non solo guardato…anzi!
Questa è la proposta: assimilare, fare mia la Sua proposta di vita.
Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il senso autentico e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con tenace passione e tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. E solo questo, lo sappiamo bene, ci rende noi stessi e ci scopriamo felici.
Chiediamo al Signore la forza oggi di accostarci a Lui con questa consapevolezza per vivere l’eucaristia, pane di vita, come un dono ed una missione. Mangiamo ciò di cui siamo fatti per farci mangiare come siamo. 
Gloria Trevisan che sentendo avvicinarsi la morte nell’incendio di Londra dice alla famiglia… vado in cielo, vi aiuterò da lì
in un momento così unico, non cedendo alla rabbia o alla disperazione ma con lucidità ringrazia e rassicura. Questa è vita eterna.