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In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 10,38-42
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Marta è fantastica: chiede di essere riconosciuta, pare rimproverare Gesù che non si accorga di quanto è brava, ribadisce che è “sua” sorella, quasi fosse gelosa della confidenza eccessiva con Lui e infine.. gli spiega pure cosa dovrebbe fare.. insomma si affanna.. si agita.
Questa pagina da sempre è stata un po’ fraintesa: come gli operai della messe non sono i preti, così Marta e Maria non rappresentano la vita contemplativa e quella attiva, il fare e il pregare: sarebbe incredibilmente banale. Solo domenica scorsa Gesù ha raccomandato di “fare la stessa cosa” per vivere, cioè di sapersi sporcare le mani.. come pure, alla faccia di Mina, Papa Francesco ha richiamato che non basta aver sempre in bocca certe parole, parole, parole, ne, dirà Gesù, dire “Signore, Signore..”
A noi veneti devoti e iperattivi meritocrati che effetto fa? Pensiamo ai gigli del campo che vestono come Salomone pur appassendo in pochi giorni: la lettura che spesso sposi affannati e confusi scelgono per il loro matrimonio con la speranza che magicamente cambi tutto.. cambierà niente..
Marta e Maria sono per certi versi complementari, sono con quel che rappresentano, due polmoni, due respiri.
Non affannatevi sentendo che dipende tutto da voi e che tutto voi dovete fare..
Maria si è scelta letteralmente la parte “giusta” non migliore.
Gusta perché Maria è saggia e ha capito come impostare bene le cose, partendo dall’ascolto.
Gusta perché Maria è saggia e ha capito come impostare bene le cose, partendo dall’ascolto.
“Con l’aiuto di Dio..”, si sbrodolano gli scout, “con la grazia di Cristo..”, dicono gli sposi novelli felici.. ma come fai a vivere questo desiderio-impegno se non lo ascolti mai? Se non ti crei le condizioni per vivere in ascolto, per mettere un po’ al centro la Sua Parola, se non dai la priorità all’ascolto.
Applicare questo alla parrocchia mi parrebbe di sparare sulla croce rossa. Vorrei solo fare delle proporzioni.
In una comunità parrocchiale oggi quanto tempo dedichiamo a Dio.. non alla gente, agli altri, al è bello trovarsi e stare insieme.. (si va ben, dai.. guadagnare schei pa a parrocchia) a Dio innanzitutto, visto che ci diciamo cristiani.. quanto a Lui e quanto a tutto, ma davvero tutto il resto? Quante risorse, tempi, serate, soldi, strutture, iniziative, attività.. penso alle meteore che appaiono e scompaiono magicamente e periodicamente in parrocchia per.. va be..
Sarà il caldo, mi sto agitando, affannando, incacchiando.. non ne vale la pena.
Forse..


