BUM BUM! Omelia 4a di Pasqua-’22 durante Cristo.

4a Domenica Pasqua 22 C con cuccioli delle prime comunioni e famiglie….

Care amiche e amici, forse sapete, altrimenti lo dovete sapere, che un giorno preciso il vostro papà e la vostra mamma sono andati in ospedale assieme e si son messi ad ascoltare una cosa bellissima… Voi eravate nella pancia di mamma, grandi come un gamberetto e hanno potuto sentire -per la 1a volta-…. il battito del vostro cuore.

bum. bum. Eravate vivi e presto vi avrebbero mangiato di baci.

Mettiamoci tutti la mano sul cuore. Non per l’inno nazionale ma per ascoltarci. Aiutiamoci a fare silenzio, chiudiamo magari gli occhi, forse ci imbarazza darci il permesso di gustare che siamo vivi? Cerchiamo di non darlo per scontato, regaliamoci questa presenza a noi stessi, è gratis! Prendiamo consapevolezza di esserci, così e di essere assieme, ora, in chiesa, riuniti nel nome del Padre, alla presenza di Gesù risorto.

Possiamo contemplare il mistero della nostra vita; stiamo facendo qualcosa davvero di sacro, di nostro ma che va oltre…

(magari abbiamo anche sempre pensato che Gesù è morto per noi ma che considerazione abbiamo della nostra vita?)

Non abbiamo chiesto di nascere, ci siamo semplicemente accorti di esserci e pur senza averlo chiesto, una volta scoperto, vogliamo tutti vivere bene e forse anche più a lungo possibile; è un dono, come ogni singolo battito in più che ci tiene vivi e non è mai dovuto né scontato ma offerto! bumbum, un altro, ancora, un altro, ancora.. Ecco il centro della nostra esistenza…finché batte siamo a posto, il sangue pompa. Pulsa da sempre, inizia da ben prima che nascessimo; poche settimane dal giorno in cui i nostri genitori hanno fatto l’amore. Volendosi bene ed esplodendo di desiderio, di donarsi l’un l’altro. Il cuore riceve e dona, di continuo. 

Riceve, accoglie, purifica e ridona, offre, condivide. La vita, per essere tale, ha bisogno di entrambe…noi funzioniamo così. Ci dobbiamo fare pace. bum? bum! botta e risposta.

È proprio come l’eucaristia che stiamo celebrando e che i vostri cuccioli tra poco riceveranno per la prima volta.

Gesù ci attende e accoglie, si offre a noi..lo mangiamo, lo teniamo dentro di noi e così poi ripartiamo.

Sistole e diastole, si chiamano nei nostri cuori. Non possono mancare. Siamo vivi! Abbiamo respiro e infatti, che succede? Inspiro ed espiro. Tiro dentro e butto fuori. Anche qui…

Così la fede: mi nutro ma non mi fermo. Mi nutro, ascolto il vangelo, mi lascio sostenere. ma poi riparto! 

-forza centripeta..arrivo qui dalla mia settimana con gioie, fatiche, dubbi, paure e bisogni riconosco che qui c’è la fonte, trovo verità di me, la sorgente della mia vita come cristiano, vita eterna, qui mi ricentro su quello che Dio padre mi offre di essere cioè una persona amata, amabile e che ama. Sempre.

-forza centrifuga..porto altrove quell’amore che ho accolto, mi ha fatto stare bene e che non posso trattenere…perché quando stiamo bene lo facciamo sapere agli altri..pensate, condividiamo selfie e foto di cibi, luoghi  e incontri solo per dire..sto bene, sono felice e fortunato…ecco la logica del condividere…mi faccio pane, bontà, trasparenza, cura, pazienza, ospitalità, giustizia per gli altri

non possono mancare. così anche gli altri staranno bene grazie al pane della mia vita condiviso loro…mi nutro di un pane, mi faccio pane. Mi nutro di Cristo per fare miei i suoi atteggiamenti, le sue scelte e attenzioni, premure e prese di posizione.

né intimismo bigotto e meschino, né attivismo affannato e volonteroso ma senza radici.

Gesù nel vangelo lo annuncia parlando di sé come di un pastore.

Solo perché le pecore, ascoltano e riconoscono la sua voce, si sentono accolte, protette, chiamate per nome…così lo seguono gli vanno dietro.

Non si decide di essere cristiani, magari se si ha tempo o perché bisogna. Si accetta. Scoprendo che non ne puoi più fare a meno. E che probabilmente lo eri già, forse ben più di quello che pensassi.

Vengo qui perché sento che mi dà vita, e non vedo l’ora di andarmene a condividere quel che ho gustato e scoperto, come mi sono sentito. Ascolto, accolto e vado a vivere e raccontare.

L’eucaristia è proprio questa presenza di amore che si fa cibo per renderci tutti assieme più forti e liberi, belli. Il cuore, l’eucaristia, l’amore…guardate che stiamo parlando della stessa cosa, di come funzioniamo, di come, per noi cristiani, Dio ha creato ogni singola persona. Noi funzioniamo così, non andiamo a benzina o a gas, noi andiamo ad amore. Certo, proteine, grassi e zuccheri. Ma questa è la vita biologica. Preziosa, indispensabile ma se manca l’amore da ricevere e da poter condividere con gli altri, le cose si fanno tristi e vuote, insipide. La vita eterna di cui parla Gesù nel vangelo è accorgerci proprio che noi già funzioniamo così e se siamo qui adesso. Lui ce la dona e fa si che allora nessuno vada perduto, dice nel vangelo, cioè ciascuno sia prezioso agli occhi del Padre.

Solo Gesù, 2000 anni fa, prima delle canzoni di Sanremo, delle poesie di Garcìa Lorca e Prevèrt, dei sonetti di Shakespeare 

..ha parlato e continua a farlo, di amore in modo totale, assoluto, inedito, definitivo; solo Lui ha raccontato cosa è l’amore, l’ha fatto con la vita, facendosi amore, fino al suo vertice fatto di perdono incondizionato, accoglienza ad oltranza, integrazione, attenzione a tutto e a tutti, speranza e predilezione per gli ultimi, senza condizioni, classifiche né meriti, misericordia, pazienza, gratuità liberante, bellezza…

ma non per spaventarci e farci dire subito…si, ciao, è difficile, no so bon!, eh ben!… no… 

(quanto ingombrante protagonismo ci affolla la mente…)

ma perché ciascuno di noi, magari abbassando sfinito la testa potesse dire…solo….ah, va bene, grazie. amen.

Si riceve, sempre, prima per poi non veder l’ora di donare.

Ecco perché oggi tutti noi ci rimotiviamo a fare l’eucaristia, non come un feticcio o un orpello. NOn rinunciamo all’offerta d’amore con quale Gesù ci vuole ricordare che ..inspiro ed espiro, sistole e diastole, bum e bum..noi funzioniamo così.

La vita, come l’iniziativa con noi, l’ha presa lui, come oggi voi genitori coi vostri cuccioli. Lasciamoci raggiungere, facciamo pace, diamoci il permesso. Ecco i nostri Amen.

Grigliate evangeliche…3a Domenica di Pasqua C-’22 durante Cristo

Ma…dove eravamo rimasti? Gesù era nell’orto degli ulivi abbandonato dai discepoli, cui aveva appena lavato i piedi, baciato da Giuda e portato via dai soldati, Pietro l’ha rinnegato, sono scappati tutti, lasciandolo in balia dei romani, di un processo farsa, condannato alla croce come eretico e bestemmiatore, la via crucis e la morte violenta; il sepolcro vuoto, il corpo sparito ma tutto in ordine, apparizioni, voci, ma anche le prime testimonianze di quella che sembra essere la risurrezione, le donne stupite, notizie discordanti, Tommaso col suo dito…non hanno avuto molto successo se loro ritornano a pesca… e rieccolo qua…e come si comporta? Appare di nuovo. Come?

Nessuna lezione o spiegazione, nessun libro da leggere e intelligenze da mettere alla prova per sentirsi indegni o chiamarsi fuori…niente da dover capire a tavolino; 

Come la mettiamo con le nostre idee sulla fede, le cose da capire, che diciamo di non sapere o con la paura di Dio con quale pensiamo di essere serenamente e contemporaneamente cristiani?

ma soprattutto nessun rancore da parte sua verso i discepoli, né si mette a rinfacciare, rimproverare, puntando il dito e scuotendo la testa, no; non sembra deluso o disturbato ma solo desideroso di ripartire, riprendere il cammino, con la fretta appassionata di chi voglia solo dirti che ci tiene a te. Noi come ci saremmo comportati? forse tagliando i ponti e mandando a quel paese. 

Ma lui no. Si comporta proprio come avremmo bisogno di essere accolti se fossimo in quelle condizioni di colpa.

Non è che questo vangelo ci fa bene? Ci da il permesso di fare pace con immagini di Dio da cui magari da sempre ci siamo sentiti giudicati, abbandonati, rimproverati, ignorati o altro?  E che si inventa Gesùbbbello? Una Grigliata…io preparo la brace, ho con me del pane, voi portate del pesce appena pescato, è meraviglioso il vangelo! La grigliata è il biglietto da visita con cui li accoglie. Vuole solo stare assieme con loro, e perché? Solo stando assieme si fa esperienza l’uno dell’altro e ci si conosce meglio, ci si affida, si percepiscono i bisogni personali e altrui, che poi son sempre gli stessi, ci si lascia incontrare, creando empatia, confronto, casa, si convive..si percepisce se ne valga davvero la pena, ci si ascolta e addomestica a vicenda.

li chiamò perché stessero con Lui e anche per …mandarli…

stare bene assieme, 

Questa grigliata è poi la nostra domenica, dove Gesù sempre ci aspetta con la sua parola e l’eucaristia e ci fa incontrare assieme, a partire dalla settimana vissuta e da quella che ci attende… e per stare gratuitamente assieme…senza nessun “bisogna”.

Facendo la comunione ci fa diventare buoni come quel pane. 

Non è un premio o un merito ma una medicina. Un atto d’amore a cui davvero per rinunciarci dobbiamo avere motivi ben gravi…

Il corpo di Cristo, la sua parola voglio renderci più buoni. Innanzitutto con noi stessi. Non vi sentite a volte troppo rigidi e spietati con voi stessi nel giudicarvi, condannarvi, svalutarvi, o darvi ragione?

Gesù ci ricorda che Dio vuol prendersi cura di noi e prende sul serio la nostra storia e ha cuore la qualità della nostra vita.

E lo fa con un gesto d’amore, donandosi, per insegnarci la direzione…insegnandoci ad amare oltre ogni nostro presunto e lecito limite umano, coltivando il desiderio di farlo…

Per questo Lui mette il pane e legna ma ci chiede il pesce, quel che abbiamo pescato, quel che siamo adesso, anche se ci pare così poco, anche se pare non interessarci, con le nostre domande, paure e dubbi.. quel che ci riesce di fare per contribuire. Non vuol far tutto lui, Dio non è paternalista che si sostituisce ma padre adulto che cresce ed educa persone adulte alla responsabilità…ecco.. il biglietto da visita di Dio è questo, è Gesù che vuole stare con noi e mandarci come Pietro a pascere.. cioè far star bene, prenderci cura, facendoci pane, nella comunità. Stando insieme ti capisci, ti accogli, diventi capace di perdonare, accompagnare, condividere quel che sei con quello che hai…

è un messaggio per tutta la comunità… per i genitori e famigliari, per la parrocchia… cosa c’è al centro? Non è banale voglia di stare assieme, mica serve essere cristiani per farlo, ci sono feste e mangiate lo stesso in mille modi…no? Ripartire da questo stare assieme: ecco il senso della domenica, per restare fedeli ad un’alleanza tra di noi che chiede di coinvolgerci non restare spettatori passivi e spenti, col muso. La comunione con Cristo risorto che si offre a ciascuno rende tutti uguali, né migliori né peggiori, degni o indegni ma uguali perché amati al massimo possibile li amò fino alla fine, il dono della sua vita e a partire da ciò di cui abbiamo bisogno.

E così ci rimanda a vivere da amati la nostra settimana. Quella sua presenza in noi ci accompagnerà al lavoro, in casa, coi vicini, nello sport, per strada.. ci chiede di far venire il regno di Dio attraverso uno stile di vita che parta dal confronto col vangelo non da altro…

Per non essere anche noi come i discepoli, sconsolati, qui per convenzione, rassegnati e spenti, che tornano come pietro e gli altri, miseramente a pescare ma ripartire rinnovati dall’alleanza cui Cristo risorto ci invita e motiva.

Ringraziamolo allora per questa grigliata: è il modo in cui Lui si si prende cura di noi e ci chiede di desiderare di fare altrettanto

Ginocchia sbucciate e Spirito Santo Omelia 2a Domenica di Pasqua C, 2022 durante Cristo

Da piccoli un ginocchio sbucciato la mamma lo curava subito intanto soffiandoci su, passa tutto, dai, non è niente e trovavi un po’ di sollievo; davanti ad un fuoco, il tuo soffio lo avvia, donandogli vita o ravviva le braci per cucinare; ma penso anche alla respirazione bocca a bocca, nella calma forzata di un’emergenza in cui il tuo respiro può ridar vita ad un’altra persona; ma anche al bacio di chi si ama e si scambia senza pensarci il respiro, ai vetri soffiati a Murano, a Miles Davis, John Coltrane, Louis Amstrong con il loro jazz soffiato in trombe e sassofoni, …fino al giovedì santo, in cui il vescovo soffia a lungo dentro l’ampolla per donare lo Spirito Santo, consacrando così l’olio del crisma. Esso servirà per i battesimi, le cresime, l’ordinazione dei preti, a consacrare altari e dedicare chiese…a ricordare che i cristiani son chiamati a profumare di risurrezione e santità. La Bibbia racconta che Dio soffia tante volte, per dare vita e vigore, ma ci ricorda che la nostra stessa esistenza è un soffio. Nel libro di Qohelet, la traduzione più precisa del famoso inizio “vanità di vanità, tutto è vanità” è proprio soffio..tutto è soffio. Gesù, nel vangelo appena accolto, alita sui discepoli. Gesto potente, evocativo, che suggestiona…pensando: sta donando loro lo Spirito santo, li consacra per inviarli.  Anche io mando voi…: scusate ma non vi viene da protestare? Non la sentite una voce fuori campo in voi che si ribella, dicendo ma cossa fettu? quelli là, mandi? Baucco! Pietro che ti ha rinnegato e fatto tanto il fassotuttomi, Giacomo e Giovanni sempre arrabbiati e permalosi, Bartolomeo il fanfarone che ti snobbava, Matteo il capo degli esattori delle tasse strozzini, loro che litigavano per i primi posti, cacciavano i bambini, dormivano invece di sostenerti con la preghiera nell’orto degli ulivi, che proprio li ti hanno abbandonato scappando di fronte a Giuda e ai soldati e che nemmeno durante la via crucis, né sotto la croce, si son fatti vivi..e tu mandi loro? Baucco, Gesù..ma come si fa? Ti dovremmo spiegare noi come gestire il personale, chi mandare a far servizio in parrocchia, a chi far fare il Papa, il vescovo e soprattutto il prete, chi consacrare al servizio religioso, a chi far gestire gruppi, attività e oratori… Eppure mandi loro. Hai augurato due volte la pace, non li hai mai rimproverati, ne hai rinfacciato nulla, li hai chiamati fratelli, figlioli, invitandoli a tornare in Galilea, a casa, per riconoscerti vicino, ti sei messo a nudo con i segni delle tue ferite e invitato il solito Tommaso a toccarti, per aiutarlo a comprendere; hai abitato le loro paure stando in mezzo.. e quante volte viene ripetuto. In mezzo, non “le tolgo io”, ma le abito con voi. In mezzo. Come quando offri la grazia agli sposi che per aiutarli ad accogliersi, come quando nel battesimo garantisci la tua forza di fronte al male

“Dio non è venuto a spiegare la sofferenza, è venuto a riempirla della sua presenza”, ricorda il drammaturgo francese P. Claudel

nel secolo scorso.

Credendo abbiate la vita nel mio nome. Quel soffio, quell’alito di Spirito santo è vita. Ha raggiunge anche noi, nel battesimo, il giorno della ns cresima.. ma ci crediamo? abbiate la vita. Ma non la vita naturale, che abbiamo già, donataci dai nostri genitori facendo l’amore, ma la vita nello spirito, la vita dei figli che vale altrettanto di quella biologica e ci rende nuovi, risorti, salvati. Chi non respira più è morto, ha esalato l’ultimo respiro, come Gesù nella croce. Diamo un significato oggi alla buona notizia del vangelo per noi e lasciamoci raggiungere da questo alito di vita, riscopriamolo già in noi, nella nostra anima, acceso dal nostro battesimo, e di cui abbiamo fatto assieme memoriale il giorno della Pasqua. Non siamo né meglio né peggio di quei discepoli impauriti e rinchiusi, smarriti e confusi, orgogliosi e permalosi..a ciascuno il risorto dona questa possibilità, con l’alito di vita dello Spirito che ci abita ed  accompagna. Così anche noi, credenti o meno, ci riconosceremo innanzitutto creduti e celebrati, e potremo con fede e desiderio riconoscere il Cristo come nostro signore e nostro Dio, vivere da risorti in qualche pagina della nostra giornata e avere in noi la forza di questa nuova vita.