XVIIIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

25072016

 

 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 12, 13-21

Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».
L’eredità dovrebbe essere divisa invece è lei a dividere; curioso. Succede sempre così.
Gesù non si mette a discutere il caso ma cerca di portare gli astanti alla radice del problema additando come causa del male la bramosia di possedere.
Non condanna quindi i beni, ne il possesso dei beni ma l’uso smodato e irrazionale del possesso, l’idolatria della “roba”, degli oggetti assurti a status symbol, del possedere per possedere, esibire, delegando a quell’oggetto o a quel sentimento di sicurezza, la soluzione e l’identità personale.
I beni non vengono più considerati doni di Dio ma proprietà dell’uomo, da oggetti preziosi si trasformano in idoli. In greco la parola “idolo” ricorda il termine “schiavo”: dicendo quindi che l’idolo ti rende schiavo di sé. Un oggetto, un mito, una mentalità, una moda ecc. ecc.
Gesù provoca ad un sano distacco e ad una libertà dall’uso delle cose: sobrietà e condivisione. Armadi pieni che non sappiamo svuotare, cose vecchie o che non utilizziamo che non sappiamo riciclare o condividere, l’usma continua di accumulare, per sentirsi sazi, vivi, veri.
L’ideale cristiano non è una vita miserabile, triste o scarna, ma libera. Solida e solidale..

XVIIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

bambina si reca in chiesa da sola

 

 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 11, 1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
Ci sarebbe da scriverne per giorni.. l’unica preghiera che Gesù ci ha consegnato è un compendio della fede.
Noi chiamiamo Dio, Padre.. il resto è devozione e “bigotteria” e nonostante questo.. gli preferiamo spesso santiemadonne.. con tutto il rispetto.
Solo la conoscenza di Gesù, per come è, ci porta al Padre. Altrimenti prenderemo granchi clamorosi e deviazioni diaboliche e mortifere.
L’amico che insiste.. fantastico..  la prima omelia, il primo commento sul Padre Nostro della storia.
Insistere non vuol dire che noi preghiamo per far cambiare idea a Dio, perché si accorga di noi.. e nemmeno vuole farsi pregare nel senso che più preghi più Lui si commuove e cambia idea o si ricorda o si adegua a noi o si accorge che ha sbagliato e ci da ragione o fa contenti.. no..
Io prego per cambiare me stesso di fronte a quella realtà e viverla in modo evangelico, guardarla come la guarda Dio..
La preghiera non cambia Dio ma apre la nostra mente, dilata i nostri cuori, trasformandoci interiormente, donandoci chiavi di lettura inedite e buone notizie che sgorgheranno.. dal nostro sguardo.. certo.. bisogna scegliere la luce di Dio sulla realtà.. che resterà quel che è; ma in noi tutto sarà diverso.

XVIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

keep-calm-and-credi-al-vangelo

 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 10,38-42

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Marta è fantastica: chiede di essere riconosciuta, pare rimproverare Gesù che non si accorga di quanto è brava, ribadisce che è “sua” sorella, quasi fosse gelosa della confidenza eccessiva con Lui e infine.. gli spiega pure cosa dovrebbe fare.. insomma si affanna.. si agita.
Questa pagina da sempre è stata un po’ fraintesa: come gli operai della messe non sono i preti, così Marta e Maria non rappresentano la vita contemplativa e quella attiva, il fare e il pregare: sarebbe incredibilmente banale.  Solo domenica scorsa Gesù ha raccomandato di “fare la stessa cosa” per vivere, cioè di sapersi sporcare le mani.. come pure, alla faccia di Mina, Papa Francesco ha richiamato che non basta aver sempre in bocca certe parole, parole, parole, ne, dirà Gesù, dire “Signore, Signore..”
A noi veneti devoti e iperattivi meritocrati che effetto fa? Pensiamo ai gigli del campo che vestono come Salomone pur appassendo in pochi giorni: la lettura che spesso sposi affannati e confusi scelgono per il loro matrimonio con la speranza che magicamente cambi tutto.. cambierà niente..
Marta e Maria sono per certi versi complementari, sono con quel che rappresentano, due polmoni, due respiri.
Non affannatevi sentendo che dipende tutto da voi e che tutto voi dovete fare..
Maria si è scelta letteralmente la parte “giusta” non migliore.
Gusta perché Maria è saggia e ha capito come impostare bene le cose, partendo dall’ascolto.
“Con l’aiuto di Dio..”, si sbrodolano gli scout, “con la grazia di Cristo..”, dicono gli sposi novelli felici.. ma come fai a vivere questo desiderio-impegno se non lo ascolti mai? Se non ti crei le condizioni per vivere in ascolto, per mettere un po’ al centro la Sua Parola, se non dai la priorità all’ascolto.
Applicare questo alla parrocchia mi parrebbe di sparare sulla croce rossa. Vorrei solo fare delle proporzioni.
In una comunità parrocchiale oggi quanto tempo dedichiamo a Dio.. non alla gente, agli altri, al è bello trovarsi e stare insieme.. (si va ben, dai.. guadagnare schei pa a parrocchia) a Dio innanzitutto, visto che ci diciamo cristiani.. quanto a Lui e quanto a tutto, ma davvero tutto il resto? Quante risorse, tempi, serate, soldi, strutture, iniziative, attività.. penso alle meteore che appaiono e scompaiono magicamente e periodicamente in parrocchia per.. va be..
Sarà il caldo, mi sto agitando, affannando, incacchiando.. non ne vale la pena.
Forse..