IVa Laetare, “della gioia” – C

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

 

020316

(S. Koder)
un po’ di musica.. youtu.be

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 15,1-3.11-32
Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

Lo so, hai visto il vangelo, lo conosci, e sei scivolato ancora in cerca delle mie riflessioni: NON CI SIAMO.
Torna dal via, hai perso l’occasione per fare una cosa intelligente.
Io mi leggerei e rileggerei almeno 3 o 4 volte con calma il vangelo.. quasi come potesse abbronzare, addomesticare, stupire.
Fa il bravo, su.. torna a leggere il vangelo.. la buona notizia per te.
In genere la maggior parte delle persone si sente il figlio prodigo, quello che “ne ha fatte tante..”; ci si dà spesso l’aria un po’ dannata, da simpatica canaglia, ricordando passati ribaldi, adolescenze burrascose, giovinezze sul crinale..
Poi approfondendo ci si ritrova aggrovigliati e fieramente impassibili come il maggiore, con buona pace del padre.
E’ come quando tra genitori ci si dice.. tuo figlio.. non “nostro”: accade anche nel vangelo.
Una cosa che mi stupisce? Nel blog da anni nella sezione “approfondimenti” c’è un contributo dedicato a questa pagina e ad un quadro (non quello qui sopra esposto) di Rembrandt..
Le statistiche del blog mi riconsegnano con puntualità svizzera implacabile, che è una delle pagine più lette e frequentate.
Mi domando sempre perché: ma non posso che compiacermi del potere magnetico di questa pagine di vangelo, autentica buona notizia..
Noi che ci facciamo un sacco di seghe mentali su Dio e forse ci prepariamo pure noi i discorsetti come fa il prodigo.. tipo “mi alzerò e gli dirò Padre ho peccato verso il cielo e davanti a te non sono più degno e compagnia bella”.
Qui il padre non lo lascia nemmeno iniziare. Non gliene frega niente. Lo vuole solo accogliere.
Qualche testa fina dice.. perchè non se l’è andato a cercare? Come il pastore con la pecorella..
Libertà e vita adulta. Si chiamano così.. le motivazioni. Ma Luca nel vangelo, Gesù nel racconto, sembra far notare che il padre lo vide quando era ancora lontano.
Lo cozzone non ha dovuto suonare il campanello, bussare alla porta, cercare il citofono e dire “sono io”; e nemmeno mandare un messaggino con scritto “mi apri”.
Il Padre era già li.. come non fosse mai rientrato dal balcone di casa.. sempre con la mano a coprirsi gli occhi dalla luce del giorno in attesa impaziente e infinita..
Tutto il resto, come sempre, è noia..
Non fate i musoni che non vogliono entrare, su..

 

Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
Grazie, don mt

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IIIa Domenica di Quaresima – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

240216

Pazienza.. youtu.be

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 13, 1-9
In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

 

La storia umana accade. Disgrazie, sciagure, sfortune o sfighe; incidenti, dolore, sofferenze assurde tanto più se a persone innocenti o deboli.
Mi sento ribollire il sangue al solo pensiero; l’imprecazione appare umana, sacra. Ma alla lunga, inutile.
Scatena dentro delirio di onnipotenza, esigenza di giustizia sommaria, umiliante incapacità a gestirsi emotivamente.. con la sottostante placida e connivente certezza del “chisenefrega”.
Gesù dribbla la cosa: quante volte nel parlare comune ce la prendiamo con Dio. E’ un nostro diritto.. non è un giardiniere che chiama a sé i fiori più belli.
Nella parabola del fico poi sembra ricordare la pazienza. Sembra dirci che, come accadde a Giona col ricino.. c’è sempre la pazienza e la disponibilità ad andare oltre.
Se domenica scorsa ho detto che pregare trasforma noi innanzitutto.. (come il volto di Cristo trasfigurato), oggi sembra ci venga spostata l’attenzione all’altro capo del dialogo; ci trasformiamo di fronte ad una persona che non ha il cronometro in mano, ma si lascia provocare da mille contadini.. perché in realtà forse lo ha già scelto.. a portare pazienza.
Allora il vangelo non ci annuncia un Dio che sbuffa e torna a sedersi attendendo le nostre conversioni che tardano ad arrivare.. ma il volto di un Padre che vuole che portiamo frutto.
E noi da che parte ci collochiamo?

 

IIa Domenica di Quaresima – C

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

 

16022016

 

“Una volta che si comincia a camminare con Dio, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un’unica, lunga passeggiata.”
(Etty Hillesum)
 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 9, 28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

 

Si trovano sul Monte.. Gesù li ha voluti con sè. E lassù hanno la fortuna o l’opportunità di vivere un “picco” della loro esperienza di fede. Un momento straordinario, più unico che raro, potremmo dire. La percezione che qualcosa sia accaduto davvero, non te lo aspettavi, ne lo sapevi; non lo avevi ne calcolato ne voluto ma è successo. Una carezza improvvisa, un dettaglio evocativo, un brivido speciale che apre orizzonti inediti, la percezione di un attimo di sentirsi al proprio posto, grati, fortunati, felici.
Dio ti ha fregato, ne hai sentito il sorriso gentile e premuroso; dietro quell’esperienza, davanti ad un tramonto, ascoltando la Parola, accostandosi al sacramento della riconciliazione, servendo gli ultimi, amando la mia famiglia, generando un figlio, accompagnando un moribondo, nel profondo del cuore rappacificato, in un momento di silenzio, uno scampolo di pace sovrannaturale.. non era suggestione, non era l’alcol o la stanchezza, non erano le pastiglie ne cosa avessi fumato.. non era niente altro che Lui.
Non lo sai spiegare o giustificare? Buon segno, fidati. Lo riconosciamo sempre di spalle.. un tremendo meraviglioso sospetto.
Il resto non serve. E’ Lui a dare lo stile e la modalità nel sussurrare la sua presenza.
Non ci avrà cambiato la vita, non avremo visto fumi, luci, apparizioni, nessuna voce o miracolo.. ma il sapore buono che qualcosa era accaduto in me.. e che con grande rispetto ed equilibrio mi lasciava dentro solo pace e gratitudine.
Prendiamoci un minuto e ricordiamo. Lasciamo cioè riemergere dal cuore. Ri-cordare.
Trasformiamo in riconoscenza quel che abbiamo assaporato e preghiamo così.. dando del tu. Diciamogli grazie, un buon vizio da prendere.. per non dare tutto sempre per scontato.
Ci pare finora di non aver “pescato nulla”? Trasformiamo la frustrazione in desiderio e quindi chiediamo luce in questo.
Buona preghiera.

 

 

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