IIIa Domenica di Quaresima – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

240216

Pazienza.. youtu.be

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 13, 1-9
In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

 

La storia umana accade. Disgrazie, sciagure, sfortune o sfighe; incidenti, dolore, sofferenze assurde tanto più se a persone innocenti o deboli.
Mi sento ribollire il sangue al solo pensiero; l’imprecazione appare umana, sacra. Ma alla lunga, inutile.
Scatena dentro delirio di onnipotenza, esigenza di giustizia sommaria, umiliante incapacità a gestirsi emotivamente.. con la sottostante placida e connivente certezza del “chisenefrega”.
Gesù dribbla la cosa: quante volte nel parlare comune ce la prendiamo con Dio. E’ un nostro diritto.. non è un giardiniere che chiama a sé i fiori più belli.
Nella parabola del fico poi sembra ricordare la pazienza. Sembra dirci che, come accadde a Giona col ricino.. c’è sempre la pazienza e la disponibilità ad andare oltre.
Se domenica scorsa ho detto che pregare trasforma noi innanzitutto.. (come il volto di Cristo trasfigurato), oggi sembra ci venga spostata l’attenzione all’altro capo del dialogo; ci trasformiamo di fronte ad una persona che non ha il cronometro in mano, ma si lascia provocare da mille contadini.. perché in realtà forse lo ha già scelto.. a portare pazienza.
Allora il vangelo non ci annuncia un Dio che sbuffa e torna a sedersi attendendo le nostre conversioni che tardano ad arrivare.. ma il volto di un Padre che vuole che portiamo frutto.
E noi da che parte ci collochiamo?

 

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3 pensieri su “IIIa Domenica di Quaresima – C

  1. Maria G.

    Queste riflessioni,queste omelie,sono di nutrimento e stimolo per la fede.Grazie don Matteo.
    Buon compleanno a “29 febbraio” Lunga vita!

  2. chiara

    grazie Gesù! che ogni giorno mi incoraggi a zappare e concimare la piante che mi circondano, portando nel cuore pazienza pazienza….i frutti hanno bisogno di tempo per crescere e maturare

  3. Roberta

    Mi spiace leggere questo avvenimento descritto nel Vangelo: questi Galilei sgozzati mentre offrivavano i loro sacrifici al tempio…mi riporta un po’ a quello che succede ancora oggi con le persecuzioni e le guerre.
    Mi viene però in mente un libro che ho letto, dove spiegavano il significato della parola sacrificio: “dove c’è sacrificio, c’è sempre una vittima…il sacrificio è il dono di un cadavere. Invece nelle vere relazioni, di dono e gratuità, non c’è morte: la donazione è un atto di vita”. Come Dio che ci ha donato suo Figlio e come il Figlio si dona per noi.
    “Nel sacrificio-leggo ancora- tutti i soggetti coinvolti obbediscono a una necessità che ci sovrasta; nel dono autentico, tutti restano liberi.”
    Allora penso a un Dio Padre che non pretende, non ci sovrasta, ma, alla pretesa preferisce l’attesa, una nuova possibilità. Però, mi vien da dire,…cerca i frutti…non è che faccia lo stesso se produci frutto o meno. E io alle volte mi sento ferma…alle volte mi sembra di donarmi, alle volte non so se faccio la strada giusta; intuisco ma…”non prendo i largo”.
    Mi sento un po’ vignaiolo, cerco nuove strade di incontro o riavvicinamento; cerco di “zappare”=fatica e “mettere concime”=essere nutrimento, senza aspettative, ma con forti desideri.
    Grazie
    Roberta

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