Domenica XVa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 7 minuti)

060715

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Marco 6,7-13
In quel tempo, chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

A due a due.. e perché non da soli? Perché noi cristiani non facciamo i commerciali, non siamo rappresentanti. Non siamo “freelance”; questa scelta ricorda la chiesa.
La corresponsabilità. Non la divisione o il settore o il predominio. Ne il monopolio di chi si erga a maestro o guru, per fare le proprie cose, le personali devozioni, il fare spasmodico tradizionale, i propri comodi appariscenti e autogratificanti. Quante nostre parrocchie spesso patiscono figure così.. e tra il clero e tra i laici.
A due a due significa assieme. L’uno per l’altro e assieme per tutti. Ordinò.. è l’unica volta in tutto il Vangelo in cui si dice che Gesù ordini qualcosa. Ci faccia riflettere?
Per il viaggio.. siamo solo di passaggio! Tutti e ciascuno. Io ormai ho gli scatoloni pronti e il camion per il trasloco da cercare.. altro che bastone!
Ma può ricordarci anche.. al di là dell’importanza degli strumenti materiali o meno.. con che faccia io parlo di Dio? Della mia fede, del mio essere stato in chiesa domenica?
Con che faccia raccomando ai miei figli di andare in chiesa? Di andare a confessarsi?
La mia vita, il mio stile, le mie scelte, i miei atteggiamenti, il mio sguardo sugli altri, su tutti gli altri, in particolare gli ultimi..
Emana desiderio, prossimità, accoglienza, pazienza, verità, giustizia, mitezza, fermezza, amore?
Entriate in casa, rimanetevi: la relazione. Nelle nostre parrocchie, nel nostro modo di evangelizzare, nelle nostre relazioni.. siamo più “social”, più “virtual” o più.. “caffè e cena condivisa”?
Si sta riferendo solo al clero “che non passa più per le case a benedire le famiglie”? O a tutti i cristiani chiamati ad annunciare la vita bella del vangelo (e buona) per tutti?
Partiti.. chissà poi.. come sono partiti: ubbidendo o.. come volevano, visto quanto accadrà tra qualche capitolo. Mandati a scacciare, ungere, guarire.. a prendersi cura insomma.. cose pratiche, concrete.
Non insegnare, catechizzare, moralismi o dogmi, doveri o meriti..  prendersi cura.. che bello.

 

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Domenica XIVa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

290615

(“Su Re” di Giovanni Colombo, film del 2012)

Joan Osborne “One of us”

https://youtu.be/-MP_oMstjKs

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Marco 6,1-6
Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

Non ci stupiremo mai quanto dovremmo. Duemila anni di distanza temporale, geografica, storico-religioso-sociale son troppi anche solo per immaginare il contraccolpo che li, allora, potè provocare il casino piantato dal buon Gesù in quegli anni di “servizio”. Quel che si aspettavano, quanto credevano, come si mostrò, perché.. basta leggere i vangeli anche senza fede per capire che o era matto (per non dire altro) o davvero qualcosa ci sarebbe dovuto essere. Basti pensare come, fin dalle prime pagine, i vangeli testimonino le incomprensioni, i fraintendimenti che Gesù provocò come pure i tentativi per zittirlo ed eliminarlo.
Noi siamo senz’altro più pudichi e perbenisti di Gesù: male non farebbe risciacquare i nostri “panni” nel Giordano (non nell’Arno come fece Manzoni coi Promessi Sposi) nella lucida immediatezza nuda e cruda del vangelo di Gesù di Nazareth.
Un Dio che si fa uomo qualunque, che lavora, resta in casa fino ai 30 anni come un bamboccione italiano, che non si sposa, che va in parrocch.. ehm, sinagoga come tanti..
Non siamo abituati. Anche noi molte volte pensiamo “ non è costui il falegname.. il figlio di.. il fratello di.. ” quando non permettiamo a Dio di stupirci in qualche modo..
Non faccio quella esperienza che mi propongono.. perché son sempre le stesse cose..
Non mi metto in discussione con una persona che mi possa accompagnare perché.. io mi conosco meglio..
Non vado a quell’incontro, a quella formazione, a quella proposta perché.. è roba per i grandi o i bravi e io.. e poi son stanco.
Oppure quando, esattamente come loro nel vangelo, mi metto a giudicare che “questa esperienza, questa persona, questo qua, quella la..” possa essere Suo strumento.
Io adoro pensare che Dio, almeno Lui, faccia davvero quel che vuole e se vuole farmi percepire la Sua volontà di bene.. (come mi è sempre successo.. ma non me ne sono altrettanto sempre accorto) possa servirsi di ragazzini, vecchiette, carcerati, mendicanti, atei, comunisti, bigotte.. ecc.. ecc..
O abbiamo un po’ di umiltà in questo oppure non permetteremo a Dio di essere il nostro Dio.. Lui che dice di essere un Dio geloso..
E poi quella parola bellissima: Sapienza. Oggi così poco usata.. sconosciuta. Forse se ne vedono i risultati?
Riconosco che quel che dice il vangelo è sapiente? Saporito per una vita intensa e vera, libera? Non significa facile, comodo, utile, immediato.. ma almeno sapiente.
Se voglio essere sapiente.. posso passare oltre gli ostacoli che delle realtà, delle esperienze o delle persone mi mettono davanti. Si chiama.. lungimiranza, sacrificio, attesa, desiderio..
Cogliere la sapienza che viene da Gesù.. sapiente conoscitore dell’umanità, del mio cuore, delle logiche spirituali ed emotive, delle dinamiche interiori e relazionali.
Se no di chi mi starei fidando? Per chi cercherei di vivere “in un certo modo”.. se non per attingere per me a quella sapienza?
Perché alla fine il bello che Lui, per sé, non vuole nulla. E’ sempre e solo tutto a nostra disposizione.

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Domenica XIIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

260415

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https://youtu.be/-MP_oMstjKs

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Marco 5,21-43
Essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

Mentre va a fare un miracolo ne fa un altro.
Pagina ricca, affascinante, per certi versi travolgente. Miracoli, salvezza, guarigione, salute, malattia, morte, sofferenza. C’è di tutto.
Buttarsi a capofitto tra la folla che spinge per sfiorare il lembo di un mantello, venire deriso, fare domande fraintese, inginocchiarsi disperati davanti ad uno completamente diverso da te e da quel che credi, ribadire che la fede salva, non la propria persona.. prendere le mani, sollevare, ordinare di dare da mangiare..
potremmo scomporre nei tanti dettagli e passaggi questa lunga pagina di Marco..  sceglierne un pezzo, gustarlo, trattenerlo tra le labbra come l’osso di una ciliegia ancora dolce da succhiare dopo che ne ho mangiato la polpa..
La Parola è così.. potremmo chiederci..
Cosa vorrei chiedere? Così tanto forte da mettermi in ginocchio o volergli toccare il mantello tra la folla?
Lo so: non sarà facile rispondere, cari lettori gocciolati.. quei pochi che leggono potranno anche dire.. tanto non cambierà nulla: leggerò la goccia, salterò il video, eviterò il vangelo con una occhiata sommaria fino a dire.. ah si, è quello là.. cercherò qualche passaggio suggestivo nel commento, ma poi.. la mia vita non cambierà. Nessuno farà risorgere nessuno accanto a me ne lo guarirà prodigiosamente. Potrò raccogliermi in preghiera, stringere gli occhi chiusi, le labbra serrate, i pugni stretti.. ma quando mi riprenderò sarà tutto come prima.. già.. come è sempre stato.
Sono solo segni. Davanti segni di un Dio che ama la vita ad ogni costo. E qualcuno potrebbe pure chiosare.. si, ma non la mia.. di vita..
Che dire? Confrontiamoci intanto sulle domande e sulle provocazioni.. succhiamo qualche osso..
La vita farà il resto.

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