Domenica XIIIa T.O. – B

(Tempo di lettura previsto: 4 minuti)

260415

Benigni commenta questo vangelo:

https://youtu.be/-MP_oMstjKs

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo San Marco 5,21-43
Essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

Mentre va a fare un miracolo ne fa un altro.
Pagina ricca, affascinante, per certi versi travolgente. Miracoli, salvezza, guarigione, salute, malattia, morte, sofferenza. C’è di tutto.
Buttarsi a capofitto tra la folla che spinge per sfiorare il lembo di un mantello, venire deriso, fare domande fraintese, inginocchiarsi disperati davanti ad uno completamente diverso da te e da quel che credi, ribadire che la fede salva, non la propria persona.. prendere le mani, sollevare, ordinare di dare da mangiare..
potremmo scomporre nei tanti dettagli e passaggi questa lunga pagina di Marco..  sceglierne un pezzo, gustarlo, trattenerlo tra le labbra come l’osso di una ciliegia ancora dolce da succhiare dopo che ne ho mangiato la polpa..
La Parola è così.. potremmo chiederci..
Cosa vorrei chiedere? Così tanto forte da mettermi in ginocchio o volergli toccare il mantello tra la folla?
Lo so: non sarà facile rispondere, cari lettori gocciolati.. quei pochi che leggono potranno anche dire.. tanto non cambierà nulla: leggerò la goccia, salterò il video, eviterò il vangelo con una occhiata sommaria fino a dire.. ah si, è quello là.. cercherò qualche passaggio suggestivo nel commento, ma poi.. la mia vita non cambierà. Nessuno farà risorgere nessuno accanto a me ne lo guarirà prodigiosamente. Potrò raccogliermi in preghiera, stringere gli occhi chiusi, le labbra serrate, i pugni stretti.. ma quando mi riprenderò sarà tutto come prima.. già.. come è sempre stato.
Sono solo segni. Davanti segni di un Dio che ama la vita ad ogni costo. E qualcuno potrebbe pure chiosare.. si, ma non la mia.. di vita..
Che dire? Confrontiamoci intanto sulle domande e sulle provocazioni.. succhiamo qualche osso..
La vita farà il resto.

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2 pensieri su “Domenica XIIIa T.O. – B

  1. Io non mi sono persa un passo di questo vangelo,perchè questi versi di Marco non raccontano di Gesu,ma raccontano la mia storia.La donna e la bambina,(donna pure lei)una 12 anni di perdite,e l’altra 12 anni di età.Il sangue e la morte,due casi che per il catechismo del tempo erano da isolare perché considerati impuri.Ma solo la fede in Gesù ha cambiato la vita ad entrambe.Posso testimoniare con certezza che l’incontro con Gesù non mi ha cambiato la vita,ma ora so che lui è sempre al mio fianco.Grazie Bruna.

  2. Roberta

    Mi immagino tutta questa folla, mi ci perdo, immagino me stessa in questa folla…cosa deve essere stato vedere Gesù? Cercarlo supplicarlo? Non è giusto però, a quei tempi Gesù l’avevano in carne e ossa…noi lo abbiamo nella Parola, nell’Eucarestia, nella preghiera….ma vuoi mettere buttarsi nella folla per Lui? Buttarsi, lasciare andare, lasciarsi andare solo per potersi avvicinare ma con la certezza che una volta vicini, niente sarà come prima?
    Ho provato rabbia verso Dio perchè sento che non mi sta aiutando su una cosa e mi chiedo se forse non so cogliere i segni, forse vedo il mantello ma non riesco a toccarlo o forse il vero miracolo è la strada che ho percorso fino a qui, con dei piccoli segni che non rappresentano quello che mi aspetto, ma che esistono e sono come una luce. Allora dico:”mollo il controllo, lascio fare a Lui”: SOlo che leggendo questo brano mi pare che nè la donna nè il capo della sinagoga “mollano”…forse dovrei lasciare andare le mie aspettative ma non la speranza. Gesù sente la forza che è uscita da lui è la stessa forza con la quale la donna fa verità “gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità”.
    Gesù non se ne fa niente di chi urla e si dispera per niente, di chi non si fa prossimo, di chi non si ferma nel momento del dolore, e infatti arrivato da Giairo li sbatte tutti fuori. Vuole solo la madre, il padre, “e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina”. Mi piace questo “entrare di Gesù” entra lasciando fuori il caos, agendo senza proclami,cercando le persone che in quel momento si erano fatte più vicine alla bambina. Gesù è Colui che mi ridesta, mi chiama ad alzarmi, rialzarmi…la storia sembra finita e invece ricomincia. La fede mi salva, ma è un continuo ricominciare, passare all’altra riva, fermarsi per cercare nutrimento è non cercare il “guru” del momento, ma cercare la sua mano che ancora una volta ti dice: “alzati!”

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