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in sottofondo, per non prendersi mai troppo sul serio:
In ascolto del Santo Vangelo secondo San Matteo 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Si prostrarono.. cioè adorarono: dire che va bene, ci credo, sono d’accordo, mi fido.. sei tu Gesù il mio Signore, padre nostro, ave maria, gloria al padre.. ti adoro, son cristiano, son battezzato, faccio il bravo mi comporto bene, viva Gesù, viva Maria, tanti rosari, tanti pellegrinaggi, io son tanto devoto, ho una zia suora, ho uno zio missionario, da piccolo ho fatto il chierichetto, da giovane andavo ai campiscuola, mi ricordo il mio don..
Si prostrarono.. cioè fanno i gesti del corpo (e non solo) che van fatti.. sanno mettersi in ginocchio, adorare, riconoscere valore e importanza.. insomma.. male non fa.. ci sta. Fa bene.. si può fare!
Però dubitarono.. dubitare: dice la faticosa scelta tra almeno due cose. Che ci viene in mente?
Vero o falso? Utile o inutile? Giusto o ingiusto?
Dubitare qui non mi fa venire in mente subito l’ormai consueta fatica a credere o meno l’esistenza di Dio.. che volete che sia.
Ma qualcosa di più sottile. Mi conviene davvero? Vale la pena impegnarsi? Posso adorare lui e contemporaneamente fare quel che mi pare?
Questi due verbi assieme ci danno un quadretto interessante dei discepoli: li riferisco ad entrambe. Si può adorare e prostrarsi dubitando.
Si può dubitare, ma prostrarsi. Mi pare molto vero.
Nessuno dei due atteggiamenti può essere puro, al 100%. Siamo seri.. alzi la mano chi può dirlo di se.
Ma poi ci facciamo fregare e pensiamo di non poter fare una cosa se non facciamo l’altra.
Non andiamo alla comunione se non ci siamo confessati, non facciamo un servizio in parrocchia perchè pensiamo di non poterci essere al 100% o di non essere in grado di fare bene..
Perchè noi crediamo nell’idolo de.. ”ah, io le cose o le faccio bene o faccio a meno di farlo”. Idolo! Perchè non è ne un principio evangelico ne umano.
Siamo umani e quindi segnati da questa creaturalità: non perfetti. Significa che siamo chiamati a stare in equilibrio. Non ad un “Tutto bianco/ tutto nero”.. fede al 100% o dubbio al 100%..
Siamo chiamati a cercare giorno per giorno qui ed ora la fedeltà a noi stessi e quanto possiamo fare, come siamo in grado..
Chiamati non solo a riconoscere il bene, ma il meglio! Il meglio per noi.
Anche perchè poi alla fine.. la cosa più importante non è quanto continuerò a dubitare e adorare assieme sentendomi tiepido o compromesso o autoreferenziale.. ma se lo sentirò al mio fianco, con me, fino alla fine del mondo..
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