Domenica IIIa di Pasqua – B

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

 

“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io. Cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io. E solo allora mi potrai giudicare.” (L. Pirandello)

 

130415

 

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 24,35-48
In quel tempo i discepoli che erano ritornati da Emmaus narravano agli Undici e a quelli che erano con loro,
ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora
ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi:
bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno,
e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni.

 

Un fantasma, il giardiniere, un angelo.. mai che si accorgessero che era Gesù.
E poi? Una volta manca Tommaso, gli altri se ne sono andati, due son fuggiti, le donne impazziscono.. e poi le porte son chiuse e hanno paura dei giudei,
e poi lo scambiano per un forestiero e poi nessuno si accorge che..
Insomma.. gli inizi del Risorto sono stati un po’ impegnativi. Quindi quando anche noi fatichiamo a comprendere come vivere la Pasqua qui e ora siamo in buona compagnia..
Allora facciamo uno zoom su di Lui, anzi dentro di Lui.
Come potessimo concentrarci su quel che ha vissuto e percepito. Tutte le volte che ha detto “sono io, toccatemi, mettete dita e mani dove volete..ma sono io!”
La risurrezione non si può spiegare ne dimostrare. Vivere da risorti, cioè da persone in pace perché affidate al “Mio Signore e mio Dio” è solo un piccolo grande salto di fede.
Mi sembra di sentirlo come sussurrare.. “ma che ho fatto di male.. non capiscono niente.. ancora??.. ma son davvero duri..”de coccio”..
E allora che si mette a fare il nostro eroe? Me lo immagino li a sussurrarsi.. ”e adesso che mi invento per questi qua che non capiscono niente?”
E noi che li immaginiamo sempre serio sto Gesù, che si metta a condannare, spiegare, controllare.. che fa?
Si fa dare del cibo e lo mangia: una porzione di pesce arrostito per dire loro.. son qua. Osservazione dettagliata.. sembra quindi molto veritiera.
Viene in mente il brano del capitolo terzo di Apocalisse in cui dice “Ecco io sto alla porta e busso”.. idea bellissima della vita cristiana: una offerta, una proposta che ci responsabilizza e interpella; “se qualcuno vuol aprirmi”.. ecco la libertà di essere suoi discepoli e dirsi cristiani; “io entrerò, starò con loro e cenerò con loro”: Bellissimo. Nulla da capire, niente moralismi, cose da fare.. la prima cosa è mettersi a tavola e trascorrere del tempo assieme. Gesù davanti ai discepoli non ha tirato fuori i ricordi, i libri di teologia, non ha fatto lezioni: si è messo a mangiare, a mostrare loro che il suo corpo funzionava. Essere cristiani è accettare la sua compagnia. In mezzo..
Risorgere per lui non è stato ripassare in carrozzeria a farsi sistemare le botte.. le ferite. Con quelle è risorto, con quelle si fa riconoscere.
Le nostre ferite, le botte che la vita ci ha dato, le sofferenze patite, il buio in cui siamo stati o siamo, quel che ci ha umiliato, abbattuti, disperso, le cose peggiori, i sacrifici, le frustrazioni e i fallimenti.. tutto quello che abbiamo insomma messo in conto all’amore.. all’amore patito, offerto, sudato, frainteso, non riconosciuto.. tutto questo risorgerà.
Ci renderà riconoscibili e credibili, autentici. Amare non è sprecare. O per certi versi si.. e ci siamo capiti.
Gesù non riceve un corpo nuovo ma risorge proprio come aveva sofferto: e non per dolorismo ma la vita nuova nasce da quelle cicatrici ex ferite. Non più ferite, ma cicatrici..
Questo è uno dei messaggi più potenti e gravidi di speranza. Quel che abbiamo amato, sofferto, vissuto, condiviso, patito, risorgerà.. sarà come il nostro biglietto da visita, la nostra dote d’amore che ci darà vita nuova. Ecco la risurrezione dei corpi.. che hanno amato.. non che si son sistemati, sostituiti, reincarnati.
Continuiamo a vivere questo tempo di Pasque nelle domeniche che la liturgia ci offre facendo fermentare in noi questa buona notizia..

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Domenica IIa di Pasqua – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

 

08042015

 

In Ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

Provare per credere.. chi ha qualche anno in più ricorderà senz’altro questa assillante pubblicità..
Da dove cominciare? Un vangelo ricchissimo in questo tempo di Pasqua.
Il primo augurio che fa il Risorto è la pace: non li rimprovera, non dice loro “che fine avevate fatto”, “ve lo avevo detto”, “non si fa così, cattivi”.. ma un augurio di pace..
Mostra loro mani e costato: li dove c’erano le ferite della fedeltà all’amore. La risurrezione non è stata per Gesù un passaggio in carrozzeria a farsi risistemare ma.. è riconoscibile attraverso le sue ferite redente dall’amore. Non gli son state cancellate. Nessun nostro dolore, sofferenza, sconforto, fallimento.. andrà sprecato o verrà ignorato..
Tutto passa per la risurrezione. Quel che ci ha fatto soffrire ci farà anche risorgere e le “ferite diverranno feritoie” (d. G. Verdi).
Io vi mando.. non importa se eravate fuggiti o mi avevate rinnegato o tradito. Starete in piedi perché “io vi mando”.
La nostra vita è un “mandato” o pascoliamo a spanne?
Tommaso.. spesso ne facciamo un vessillo col quale identificarci.. dimenticano con eccessiva faciloneria che lui in realtà quel dito e quella mano non le ha messe da nessuna parte.. la sua espressione esplosiva di fede nasce anzi sgorga spontanea senza aver ottenuto ciò che ha chiesto. Toccare non serve a nulla e nemmeno vedere.
La fede è un moto interiore.. così connaturale.. innestato nella capacità reale di fidarci, di lasciarci voler bene ed amare.. è questione affettiva prima che “teologica”..
Mio Signore e mio Dio.. questa espressione ci guidi: mio Signore.. Tommaso ci orienta a comprendere che nelle nostre vite cristiane.. tutto cambia quando iniziamo a dire questo.
Che è Lui il Signore della nostra vita, che lasciamo fare a Lui, che lasciamo che la nostra fede sia risposta, nostalgia e non ricerca, che non ci interessano le performance religiose e il folklore liturgico ma vogliamo vivere da affidati, da figli.. non da padroni ne da despota delle nostre esistenze, ma lasciando far a Lui, che sia Lui il Signore che si prende cura, ci stupisce, ci guida, ci illumina, ci consola, ci protegge.. il resto son solo paccottiglie insipide e prestazioni incolori.. falsamente rassicuranti, ma alla fine evanescenti..
Come sta procendendo questa settimana dell’Ottava? Abbiamo già sepolto la potenza della risurrezione con un “nulla di fatto”? Game over?
Buon proseguimento.. provare per credere.. ma non a toccarlo.. ma a lasciarci toccare.!

 

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barca1x

Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore- B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

“Corriamo con Pietro e l’altro discepolo al sepolcro.. siamo nati per correre e non moriremo più..”

010415

(“Forrest Gump” di R. Zemeckis, 1994)
 E ora per prepararci al Vangelo con Pietro e l’altro discepolo
 alziamo le casse.. per ricordare che siamo nati tutti così!     

In ascolto del Vangelo secondo San Giovanni 20,1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. 

.. il primo giorno della settimana: è la domenica. Il nuovo giorno o meglio il giorno nuovo perché c’è una novità, una luce nuova, un filtro diverso con cui guardare la realtà. Nulla è più come prima.
La risurrezione dona novità, speranza inedita, leggerezza inattesa, audacia misteriosa.
Il giorno del Signore, no? Dominus..
Nuovo perché magari iniziamo a lasciare a Lui l’iniziativa: passando da una fede come ricerca ad una fede come risposta; da un voler comprendere ad accogliere, da un desiderio alla nostalgia. Lasciando che ogni giorno sia del Signore, nel suo nome, una domenica.
Nuovo e primo come una pagina da girare o da iniziare a scrivere. Per non ristagnare, non crogiolarsi di giustificazioni, non intiepidirsi, non arrendersi. Nuovo per recriminare e pretendere “evangelicamente” gioia, pace, serenità, libertà e liberazione.
Non l’hanno portato via: non si sarebbero fermati a piegare teli e riporre sudari.
Gesù si è alzato dal suo sonno di morte e dopo aver fatto educatamente il letto è risorto.
Segno concreto e chiaro che era tutto sotto controllo. Nessuno aveva trafugato, fatto sparire, usato stratagemmi per mendicare prove fittizie di risurrezione.
Sembra che sia un nuovo inizio a partire da quel che c’era da fare. Me ne vado a vivere senza disturbare, senza bisogno che dietro di me nessuno si scomodi.
Pietro e l’altro discepolo.. ciascuno di noi. Mettiamo il nostro nome. Corriamo anche noi.
Pietro è la chiesa, la tradizione: magari più lenta e meno “rock” di noi ma mediazione indispensabile. Ci fermiamo per lasciare entrare lei per prima. Cioè noi riconosciamo di esserle debitori e che è lei lo strumento con il quale, nel quale fare esperienza ora di questo risorto.
Corriamo allora.. oltre le paure, l’indifferenza, il “già sentito” e i flaccidi “happy end” della nostra fede. Siamo nati per correre! Per passare.. da.. a.. verso!
E vide e credette.. vide cosa? Dei segni. Composti, ordinati. Vede un’assenza, un vuoto.
Carichi però di presenza.
Quante volte un vuoto ci scandalizza perché in realtà invoca drammaticamente una presenza, una nostalgia, una mancanza…bisogno spasmodico di ciò di cui sei costituito.
Pensiamo all’amore. Dove spesso vediamo violenza, indifferenza, vuoto, paura, sopravvivenza.. siamo sicuri di non potervi scorgere una fame micidiale di amore.. in realtà?
Non è già Pasqua? Sto cogliendo che siamo fatti per amare proprio contemplando chi dimostra il contrario.. che stia magari cercando in modo paradossalmente opposto.. proprio quello..
Gelosia, invidia, violenza..
Passaggio: sia una Pasqua letteralmente ed etimologicamente così.

Ciascuno di voi, affezionata lettrice o lettore di questa semplice goccia, possa percepire due cose in questa Pasqua:

1) Tutto quello che abbiamo celebrato, ascoltato, accolto, immaginato, contemplato è “per me”.
Possa diventare come un mantra nella fede: ripetermi spesso… “per me”.
L’hai fatto, detto, patto, annunciato per me.

2) L’altro senso del per me è “attraverso di me”, un uso strumentale.

Se dirai spesso “per me”.. saprai anche farti testimone, strumento e matita del suo “per te” per gli altri. Annuncerai con la tua vita e la tua domenica agli altri..
Il Signore risorto si affida attraverso ciascuno di noi agli altri. Corriamo dietro a questo pensiero trasformandolo in desiderio e quindi preghiera. Per me.. sia così. E per te?

Buona Pasqua di Risurrezione personale a ciascuno di voi.

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