III a T.O. – Anno A

“Se non potete sradicare le idee cattive, se non potete curare mali antichi completamente quanto vorreste, non dovete per questo lasciare la comunità. Non abbandonate la nave nella tempesta perché non potete dirigere i venti. E non forzate con arroganza idee strane su chi voi sapete ha una posizione diversa dalla vostra. Dovete cercare di influenzare il corso delle azioni indirettamente, trattare la situazione con tatto e così quello che non riuscite a volgere al bene, potete almeno renderlo meno cattivo. E’ infatti impossibile rendere le istituzioni buone a meno di rendere buone tutte le persone e questo non mi aspetto di vederlo per molto tempo avvenire”.
St. Thomas More

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Pescatori di uomini..

In ascolto del Vangelo di S. Matteo 4,12-23
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
“Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano,Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.”
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Gesù chiama: loro rispondono. La vita cristiana è innanzitutto risposta. Rispondendo io metto in gioco tante cose: me stesso, la mia vita, la mia libertà, quello che sono. La fiducia che qualcuno chiamandomi abbia bisogno di me, quindi sono e posso essere utile (convertitevi e annunciate che il regno dei cieli è vicino), che ci sia Qualcuno.. e che questo Qualcuno oltre a esistere (questione per certi versi secondaria), cerchi me, prenda l’iniziativa, sia “per primo” rispetto alla mia esistenza.. e che mi provochi. Si risponde con senso di responsabilità, fiducia, disponibilità. Nasce l’incontro.
Rispondere è dire si al fatto che accada qualcosa qui e ora. Non cose da fare, bravure da dimostrare, beni da reclamare, mali da protestare.. e nemmeno indifferenza o pigrizia.
Dio continua a chiamarci, a interpellarci, a provocare. Noi rispondiamo o facciamo cose cristiane con le quali soddisfare precetto e coscienza?
Pescatori.. pescatori di uomini. La nostra vita feriale, il nostro lavoro, il nostro studio, la fatica che facciamo e possiamo offrire, la nostra esistenza quotidiana diventa il posto scelto da Dio per lasciarsi raggiungere e per permettere agli altri di essere raggiunti.
Essere cristiani non è fare altro o in più di quanto stiamo già facendo.. è farlo ma con stile cristiano, farlo in modo “divino” chiedendosi.. “adesso Gesù cosa faresti al mio posto? Come ti comporteresti?”, viverlo e farlo percependo che Lui è al mio fianco, che Gesù mi è vicino e mi aiuta, mi accompagna.
Non mi sta li a guardare mentre dico le preghierine e faccio le attività crisitiane in oratorio o all’acr.. le fa con me!
Annunciando il Regno.. “venga il tuo regno”.. la mia vita è a servizio di tale regno?
Perchè non provare a rispondere.. come.. quando..perchè..?

II a T.O. – Anno A

ZM1689

In ascolto del Vangelo di S. Giovanni 1, 29-34
Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, (Giovanni Battista) disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Come se il vangelo di oggi commentasse quello di domenica scorsa, del Battesimo di Gesù. Il Battista ci sta dando il suo punto di vista.
Indica Gesù come l’agnello di Dio.
Conosciamo bene questa espressione perchè è quella che viene, spesso in tono un po’ basso, noioso e scazzato, ad interromperci mentre ci diamo il segno della pace.. (o semplicemente la mano, gli auguri, un sorriso, un gesto di intesa, un “auguri”, oppure “forti!”, “classe!”.. ) della pace di Cristo.. non la nostra, non i nostri bei propositi. Comunque lasciamo andare..
Magari abbiamo appena cantato felici “pace sia, pace a voi” e quanto ci sembra stonare, sgradita, questa storia dell’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. E che è, lo sgrassatore Chante Clair?
L’espressione Agnello di Dio ha bisogno di una spiegazione per noi che non siamo familiari con la mentalità e il culto ebraico. L’Antico Testamento conosceva due tipi di Agnello: uno “reale”, quello che per la prima volta per ordine di Dio fu immolato in Egitto prima della liberazione(due ricordi dal catechismo li dovremmo avere tutti); e un altro agnello, “metaforico”, di cui ci parla il profeta Isaia, anche lui condotto all’uccisione, muto e remissivo( di cui sentiamo parlare a Pasqua…era come agnello muto condotto al macello..).
Secondo il racconto dell’Esodo il sangue del primo agnello sparso sugli stipiti delle porte delle case degli Ebrei li preservò dalla punizione di Dio che subirono invece gli Egiziani, cioè la morte dei primogeniti. Da quell’evento venne l’uso nel tempio per il giorno di Pasqua dell’aspersione col sangue dell’Agnello sacrificato in segno di alleanza (parola usata nella consacrazione del vino.. no?) fra Dio e il popolo.
«Ecco l’agnello di Dio, co­lui che toglie il peccato del mondo». Non i peccati, ma il peccato; non toglie i sin­goli comportamenti mala­ti, ma guarisce – se lo ac­cogli – la radice del cuore dove tutto ha origine. L’orizzonte di fondo su cui collochiamo tutto il resto, il sistema operativo intero.
Non serve più pulire da fuori perchè da dentro si può pulire da sè!
Il peccato del mondo è u­na parola enorme, in cui risuonano “i passi della morte”.
Il peccato è sce­gliere la morte: «io ti ho po­sto davanti la vita e la mor­te: scegli. Ma scegli la vi­ta!» ( Deut 30,19).
È questo il comando originario, sorgente di tutti i co­mandi. Legge di Dio è che l’uomo scelga.
“Dio è un imperativo di libertà. Leg­ge di Dio è che l’uomo vi­va. Dio è un imperativo di vita. Scegliere la vita è il comandamento che rias­sume in sé tutti gli altri, l’asse primordiale attorno a cui ruotano gli imperati­vi divini. Gesù è venuto co­me datore di vita, come in­cremento d’umano: buo­no è ciò che costituisce l’uomo in umanità, male ciò che lo distrugge in u­manità. ” (E. Ronchi)
«Ecco l’agnello di Dio» e­quivale a dire: «Ecco colui che prende su di sé la mor­te di tutti con la propria morte. Ecco la morte di Dio perché non ci sia più morte». Un abisso dal qua­le emerge la differenza cri­stiana: in tutte le religioni gli dèi chiedono sacrifici, Gesù sacrifica se stesso; in tutte le fedi gli dèi preten­dono offerte, nel Vangelo Gesù porta in offerta la propria vita.
Nel Vangelo il peccato è presente, ma anche.. tuttavia, as­sente; Gesù lo cita solo per dirci: è perdonato, è tolto, o almeno è perdona­bile, sempre. Non è definitivo.
Come Lui, il cristiano non annuncia condanne, ma testimonia il volto di Dio capace di di­menticarsi dietro una pe­cora smarrita, un bambi­no, una prostituta, capace d’amare fino a morire, fi­no a risorgere.
Allora quale è il peccato più grave e scandaloso?
E’ non conoscere questo Dio, far finta di niente, sentirsi cristiani lo stesso. Ge­sù è venuto a rovesciare le idee errate che ancora oggi oscurano il vero e unico volto di Dio. Un Dio agnel­lo! Non l’onnipotente, ma l’ultimo nato del gregge.
Peccare significa non accettare questa tene­rezza e umiltà di Dio.
Che effetto ci fa? il nostro battesimo non è forse servito a questo? posso anche non peccare.
il peccato non è una mentalità indelebile in me. Ne sono stato liberato.
a messa quando lo diciamo.. proveremo a ricordarcelo meglio?

Battesimo del Signore – Anno A

30

Ordinary Love – U2, 2013 
Il mare vuole baciare la riva d’oro 
La luce del sole riscalda la tua pelle 
Tutta la bellezza che è andata persa nel tempo 
vuole ritrovarci 
Non posso più combattere con te, 
sei tu quella per cui sto combattendo 
Il mare fa incontrare le rocce, 
ma il tempo ci lascia come sassi levigati 
Non possiamo cadere più in basso di così se 
non riusciamo a sentire l’amore di tutti i giorni 
non possiamo andare più in alto 
se non siamo in grado di gestire l’amore di tutti i giorni 
Gli uccelli volano in alto nel cielo d’estate 
e riposano nella brezza. 
Lo stesso vento si prenderà cura di te e 
io costruirò la nostra casa tra gli alberi. 
Il tuo cuore è sulla mia manica 
L’hai messo forse lì con un pennarello magico? 
Per anni ho creduto che 
il mondo non l’avrebbe potuto lavare via 
perchè non possiamo cadere più in basso di così se 
non riusciamo a sentire l’amore di tutti i giorni 
non possiamo andare più in alto 
se non siamo in grado di gestire l’amore di tutti i giorni 
Siamo abbastanza tenaci per l’amore di tutti i giorni? 
 non possiamo cadere più in basso di così se
non riusciamo a sentire l’amore di tutti i giorni
non possiamo andare più in alto
se non siamo in grado di gestire l’amore di tutti i giorni
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In ascolto del Vangelo di S. Matteo 3, 13-17
Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Siamo abbastanza tenaci per l’amore di tutti i giorni?
Già.. oggi il vangelo ci parla di questo: non in maniera letterale, ma in effetti parrebbe di si..
Le feste son finite, i regali consegnati, le calorie in eccesso sono in via di smaltimento e i parenti delle festività son solo un ricordo..
E adesso? Riporremo Gesù e la nostra fede con le statuine del presepio e le palle dell’albero?
Evitiamo possibili battute..
Riprende la vita ordinaria, chi ha chiuso per le feste ricomincia a lavorare o vivere.. tornano agende e impegni a pieno ritmo.
Non possiamo più dire “dopo le feste”.. almeno fino alla Quaresima. Ma stavolta ci vorrà tempo.
Riprende la vita ordinaria e potremmo chiederci davvero se siamo abbastanza tenaci per l’amore di tutti i giorni.
L’amore non è un sentimento transitorio. Volubile, effervescente. No..
E’ qualcosa che poi va scelto e coltivato con tenacia, dedizione e creatività plastica.. tutti i santi giorni.
Il vangelo ci offre un Gesù in fila. Nessuna corsia preferenziale, nessuno sconto, nessun permesso speciale o “lei non sa chi sono io”, io “son el fiol del paron..” nemmeno uno stucchevole “a me non serve, non ne ho bisogno..”.
Credo che la pagina di oggi, affascinante e misteriosa, ci offra una seconda mangiatoia: in che senso?
Innanzitutto, chiediamoci:  ma dov’era sparito, il nostro mattacchione? L’abbiamo lasciato tra i Magi, l’asino e il bue.. e poi? Alcuni vangeli dedicano due versetti a quando, dodicenne, si trova al tempio e ci rassicurano che cresceva bene. Poi più nulla.
Sparisce per 30 anni e fa perdere le sue tracce. Che cafone. Se ne torna come niente fosse sulle rive del fiume Giordano e si mette in coda per farsi battezzare dal Battista. Questa è bella.
Da lì doveva iniziare; così inizia quel che si definisce “la sua vita pubblica”. Durerà nemmeno tre anni. Cause di forza maggiore (+) certo, ma questi 30 anni di silenzio son affascinanti. Per un veneto iper attivo c’è da impazzire.
Ma quanti miracoli e guarigioni sprecate. Ha lavorato nemmeno 3 anni. Quanto pane e pesce da moltiplicare.. quanta acqua da trasformare in vino.. e invece niente. Sì è limitato a restare in casa come un “single” coi genitori, a fare l’artigiano nell’azienda di famiglia con il padre putativo Giuseppe falegname. Nessuna cosa eclatante. 30 anni immerso, inzuppato, incarnato nel tempo e nello spazio di quella gente, di quella cultura, ad ascoltare i loro discorsi, a decifrarne le attese, a percepirne aspirazioni, sogni e disillusioni, forse anche a sopportarne la religiosità. Andando in sinagoga e facendo la vita della gente. Fino a oggi: sul Giordano per farsi battezzare cioè per chiedere forza di vivere..
Forse senza quei 30 anni immerso in un tenace amore.. il suo ministero di allora e la chiesa di oggi.. sarebbero totalmente diverse.
Una solidarietà totale, dal basso. In fila con chi andava a farsi battezzare.. credenti o meno, pagani o meno, ricchi e poveri, gente in ricerca di senso e di fede o forse li solo per scaramanzia, perchè quello là (il Battista) pareva proprio bravo..
Gesù parte dal basso: in fila coi peccatori e con gli ultimi. Ecco la sua seconda mangiatoia: la gente comune, la vita ordinaria, l’amore di tutti i giorni.
Un mio confratello mi ha buttato lì una poetica.. “ecco l’umanità.. l’unico cielo in cui Lui ami stare.. ” e grazie!
Quello di una mamma che fa quadrare il bilancio domestico, di un papà che si fa il mazzo col suo lavoro, di un letto di ospedale, di una pazienza infinita, di gesti nascosti e forse inconsapevoli, di un fratello che accudisce una sorella, di chi con il proprio lavoro e impegno investe nel futuro, magari educando controcorrente.. ecc. ecc.
E Dio? Col suo vocione dall’alto dice qualcosa tipo.. ” el xè tuto sò pare”..
Cioè, per i non veneti.. “è tutto suo padre”.
Non l’ha detto, lo so.. ma il senso è quello.
Il nostro Dio è d’accordo con la scelta del figlio. Quasi a dire.. farei anche io così, che credete? Compiaciuto e fiero..
Chi vede e incontra il figlio, in questo amore ordinario, farà autentica esperienza di Dio.
Come Padre.. il resto delle nostre idee balzane su di lui, non conta.