II a T.O. – Anno A

ZM1689

In ascolto del Vangelo di S. Giovanni 1, 29-34
Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, (Giovanni Battista) disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Come se il vangelo di oggi commentasse quello di domenica scorsa, del Battesimo di Gesù. Il Battista ci sta dando il suo punto di vista.
Indica Gesù come l’agnello di Dio.
Conosciamo bene questa espressione perchè è quella che viene, spesso in tono un po’ basso, noioso e scazzato, ad interromperci mentre ci diamo il segno della pace.. (o semplicemente la mano, gli auguri, un sorriso, un gesto di intesa, un “auguri”, oppure “forti!”, “classe!”.. ) della pace di Cristo.. non la nostra, non i nostri bei propositi. Comunque lasciamo andare..
Magari abbiamo appena cantato felici “pace sia, pace a voi” e quanto ci sembra stonare, sgradita, questa storia dell’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. E che è, lo sgrassatore Chante Clair?
L’espressione Agnello di Dio ha bisogno di una spiegazione per noi che non siamo familiari con la mentalità e il culto ebraico. L’Antico Testamento conosceva due tipi di Agnello: uno “reale”, quello che per la prima volta per ordine di Dio fu immolato in Egitto prima della liberazione(due ricordi dal catechismo li dovremmo avere tutti); e un altro agnello, “metaforico”, di cui ci parla il profeta Isaia, anche lui condotto all’uccisione, muto e remissivo( di cui sentiamo parlare a Pasqua…era come agnello muto condotto al macello..).
Secondo il racconto dell’Esodo il sangue del primo agnello sparso sugli stipiti delle porte delle case degli Ebrei li preservò dalla punizione di Dio che subirono invece gli Egiziani, cioè la morte dei primogeniti. Da quell’evento venne l’uso nel tempio per il giorno di Pasqua dell’aspersione col sangue dell’Agnello sacrificato in segno di alleanza (parola usata nella consacrazione del vino.. no?) fra Dio e il popolo.
«Ecco l’agnello di Dio, co­lui che toglie il peccato del mondo». Non i peccati, ma il peccato; non toglie i sin­goli comportamenti mala­ti, ma guarisce – se lo ac­cogli – la radice del cuore dove tutto ha origine. L’orizzonte di fondo su cui collochiamo tutto il resto, il sistema operativo intero.
Non serve più pulire da fuori perchè da dentro si può pulire da sè!
Il peccato del mondo è u­na parola enorme, in cui risuonano “i passi della morte”.
Il peccato è sce­gliere la morte: «io ti ho po­sto davanti la vita e la mor­te: scegli. Ma scegli la vi­ta!» ( Deut 30,19).
È questo il comando originario, sorgente di tutti i co­mandi. Legge di Dio è che l’uomo scelga.
“Dio è un imperativo di libertà. Leg­ge di Dio è che l’uomo vi­va. Dio è un imperativo di vita. Scegliere la vita è il comandamento che rias­sume in sé tutti gli altri, l’asse primordiale attorno a cui ruotano gli imperati­vi divini. Gesù è venuto co­me datore di vita, come in­cremento d’umano: buo­no è ciò che costituisce l’uomo in umanità, male ciò che lo distrugge in u­manità. ” (E. Ronchi)
«Ecco l’agnello di Dio» e­quivale a dire: «Ecco colui che prende su di sé la mor­te di tutti con la propria morte. Ecco la morte di Dio perché non ci sia più morte». Un abisso dal qua­le emerge la differenza cri­stiana: in tutte le religioni gli dèi chiedono sacrifici, Gesù sacrifica se stesso; in tutte le fedi gli dèi preten­dono offerte, nel Vangelo Gesù porta in offerta la propria vita.
Nel Vangelo il peccato è presente, ma anche.. tuttavia, as­sente; Gesù lo cita solo per dirci: è perdonato, è tolto, o almeno è perdona­bile, sempre. Non è definitivo.
Come Lui, il cristiano non annuncia condanne, ma testimonia il volto di Dio capace di di­menticarsi dietro una pe­cora smarrita, un bambi­no, una prostituta, capace d’amare fino a morire, fi­no a risorgere.
Allora quale è il peccato più grave e scandaloso?
E’ non conoscere questo Dio, far finta di niente, sentirsi cristiani lo stesso. Ge­sù è venuto a rovesciare le idee errate che ancora oggi oscurano il vero e unico volto di Dio. Un Dio agnel­lo! Non l’onnipotente, ma l’ultimo nato del gregge.
Peccare significa non accettare questa tene­rezza e umiltà di Dio.
Che effetto ci fa? il nostro battesimo non è forse servito a questo? posso anche non peccare.
il peccato non è una mentalità indelebile in me. Ne sono stato liberato.
a messa quando lo diciamo.. proveremo a ricordarcelo meglio?
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2 pensieri su “II a T.O. – Anno A

  1. Charlie

    Don, come sempre mi fai riflettere.

    In questo periodo sto avendo un (sogno? incubo?) ricorrente, in cui mi offro volontaria per prendere su di me il male che vuol essere fatto a un altro.

    Alla fine, è quello che Gesù ha fatto sulla Croce duemila anni fa: si è preso su di sè il male perché non ne fossimo danneggiati noi.

    Sbaglio?

  2. sveglia !

    vedendo gesu’ venire verso di lui …
    se vedessi veramente gesu’ venire verso di me …mi si fermerebbe il cuore …
    lui toglie il male …ma …conoscendomi non mi verrebbe in mente niente da …
    dire . ufffffffffffffffffffffff…chissa’ lui cosa farebbe ????

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