XXIXa T.O. – Giornata Missionaria Mondiale – Anno C

“Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista”
(Dom H. Camara, vescovo Brasiliano -1909-1999)

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Lettura dal Vangelo secondo Luca 18,1-8
Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

La necessità di pregare.. non di dire parole spirituali o cristiane, formulette biascicate a memoria.. ma che la nostra vita si trasformi in preghiera.
Dialogo fiducioso; una sorta di continua ADSL col Padre da scoprire vicino, vivo, presente.
Pregare allora diventa ringraziare, chiedere, offrire, cercare, affidare, abbandonarsi, confrontarsi, dare.. e tutto quello che possiamo chiedere al navigatore che ci siede a fianco nel cammino della vita.
Che ci sostiene, come i due amici della prima lettura.. per le braccia..

La giustizia sulla terra.. coincidenza simpatica.. a partire dalla giornata missionaria mondiale..
Una delle accuse più classiche alla chiesa.. “i poveri dell’Africa”.. ma di chi sono? Della Chiesa o degli Stati? Di chi è la colpa? Della chiesa o di politiche economiche e finanziarie assassini e indifferenti?
Che poi la chiesa debba convertirsi.. ci mancherebbe..ma noi.. quanto siamo consapevoli del nostro benessere e di quello che lo crea e garantisce?
E non basta solo andare a comperare un po’ di cioccolato dal commercio equo e solidale..

 

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XXVIIIa T.O. – Anno C

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Lettura dal Vangelo secondo Luca 17,11-19
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Oggi mi fermerei volentieri sui dettagli: il contesto direi, quello che ci permette facendo lo zoom di arrivare al succo del brano di questa domenica. Prima di fissarci sui 10 lebbrosi e sulla bizzarra richiesta di un grazie.. perchè non ci soffermiamo su quanto Luca ci dice un po’ in fretta ma.. mi pare molto significativo?
Innanzitutto Gesù sta andando verso Gerusalemme. Non era la meta turistica del suo giretto con gli amici.. ben sapeva quel che sarebbe successo a Lui e alla sua vita.. andando direttamente in bocca al potere religioso.
E già questo è un segno interessante. Gesù sta vivendo con fede e determinazione.. quel che ha da vivere. Non sa ancora bene cosa gli capiterà, pur conoscendo la Scrittura.. lo sospetta certo.. ma sceglie la fedeltà ad oltranza alla sua missione, fedeltà alla propria vita. Responsabilità. Non è poco.
Come se non bastasse passa per la Samaria.. chissenefrega, potrà dire qualcuno: sbagliato! Non è un giro diretto, ma scelto con cura. Non hanno sbagliato strada!
Era la zona maledetta, impura, di gente considerata dannata, sporca, impura, non religiosa, anti tutto.. ma Lui ci passa lo stesso. E’ sempre stato un uomo di frontiera, per portare il suo amore liberante ai limiti, ai margini, dove nessuno vorrebbe perder tempo a passare. Anche nelle nostre vite ci sono tante samarie.. anche noi spesso siamo samaritani.
Che dire di questo volto di Gesù che ci addita sempre i peggiori (secondo noi) come modelli?
Guarda caso il samaritano che torna a ringraziare.. è straniero.. quasi a dire.. “non c’entra niente con noi”, ma ha capito tutto.
Come il buon samaritano.. che caso.
O questo Gesù ci fa incazzare a noi “secchioni” o qualcosa non va.
Esperienza catartica.. proprio come il Vangelo di domenica scorsa e i suoi servi inutili.
Quasi a dirci: guardate di sapervi stupire perchè la salvezza spesso arriva da chi meno te l’aspetti. Per esteso.. c’è sempre da imparare.. da chiunque.. basta avere un atteggiamento adatto nel cuore e nella mente.. un approccio diverso, meno autoreferenziale e più disponibile.
Oppure anche che Dio, almeno Lui.. fa quello che vuole.. e chiunque e qualsiasi esperienza possono esserGli utili per raggiungere noi.. per demolire i castelli delle nostre certezze, le sufficienze dei nostri sguardi sulla realtà, il provincialismo dei nostri paragoni e l’asfissia delle nostre prospettive.
Gesù non solo cerca ma scova, vive, mangia, beve, si intrattiene.. con i peggiori, i peccatori pubblici, le donne, si schiera con determinazione sempre dalla parte dei lontani.. orse per far sentir più vicini anche noi?
E poi li porta sempre a modello di fede, di fiducia, di abbandono, di apertura..
affascinante e scomodo.
Non c’è altro.. alzati e va.. la tua fede ti ha salvato. Non cerca l’applauso.. la sua fede l’ha salvato.
Mica lui. Anche questo dovrebbe farci pensare. Prego per Lui o perchè pregando il mio cuore si disponga negli atteggimenti più giusti e nella relazione più corretta e naturale con un Padre?
Il ritorno del lebbroso ci ricorda che da una prospettiva di fede la guarigione fisica viene dopo quella spirituale.
Cioè che uno, per assurdo può non essere fisicamente a posto ma essere in pace e sereno.
Che insomma.. non basta sempre e solo la salute.. per essere in pace e nella felicità.. ma noi oggi gli permettiamo di salvarci toccandoci? Presentandogli le nostre lebbre.. ciò che consuma la vita buona in noi?
La lebbra consuma il corpo.. metafora di tantissime cose.. non solo di dipendenze, ma anche altro cose consumano in noi la vita, la voglia di vivere, di dare qualità, libertà e verità alle nostre vite..
Tocca il nostro udito con la sua Parola da ascoltare
Tocca il nostro cuore e la nostra coscienza con il sacramento della riconciliazione..
Tocca i nostri occhi con strade di carità e prossimità da percorrere
Tocca la nostra libertà con confronti e chiaccherate e compagni di viaggio da chiedere
Tocca la nostra vita con la sua eucaristia spezzata per noi..
E noi? le nostre lebbre? non pensiamoci tanto su.. quanto al modo di lasciarci toccare e raggiungere.La nostra prima fede è che abbia più voglia Lui di salvarci che noi di lasciarlo fare..

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XXVIa T.O. – Anno C

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

(A. Gramsci,  Indifferenti – febbraio 1917)

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Lettura dal Vangelo secondo Luca 16,19-31
In quel tempo Gesù disse ai farisei: “c’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Se non ascoltano Mosè e i profeti.. cioè .. come dire attualizzando.. la Parola di Dio.. gli insegnamenti classici.. insomma.. se non vogliono capire.. non capiranno. Non c’è peggior sordo di colui che non vuol sentire.
Può anche venire tutti i giorni a messa ma quella parola non attecchisce.
Viene in mente il giovane ricco stanco di fare le solite cose che faceva fin da giovane.. ma non gli avevano spento nel cuore le domande di senso.. e di infinito..

Credo sia bello chiarire che..
Lazzaro non ha fatto nessuna opera buona.. poteva anche uno che viveva di espedienti sulle spalle degli altri..chi lo sa? Il ricco non ha colpe.. mica è cattivo..
La parabola non sta giudicando moralmente il bene o il male.. forse si vuol far notare l’indifferenza, il restarsene chiusi in casa.. anche nella casa del proprio cuore, non accorgersi..

Al di là di questo credo sia interessante recuperare quello che tutt’altro è solo l’orizzonte di fondo: cioè un “giudizio universale” saremo comunque chiamati a rendere conto di che abbiamo combinato con la nostra vita. Arriviamo alla cassa: non come un esame, una ispezione, ma un offrire quel che abbiamo capito e vissuto; forse quel che sarà stato il nostro stile.
E’ un tema, un argomento così “demodè”.. altro che “vintage”.. eppure.. bello e utile.. col desiderio che tocchi la nostra vita attuale ora.
Basti pensare a Matteo 25.. il giudizio universale.
Saremo giudicati sull’amore.. non sulla verità (avevo o meno ragione, avevo o meno fatto bene..)
ma sulla carità.. che batte anche la fede e la speranza, ricordando S. Paolo..

http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/narcisi-analfabeti-italiani-serra.aspx

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