XXVIa T.O. – Anno C

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

(A. Gramsci,  Indifferenti – febbraio 1917)

ricco-epulone

Lettura dal Vangelo secondo Luca 16,19-31
In quel tempo Gesù disse ai farisei: “c’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Se non ascoltano Mosè e i profeti.. cioè .. come dire attualizzando.. la Parola di Dio.. gli insegnamenti classici.. insomma.. se non vogliono capire.. non capiranno. Non c’è peggior sordo di colui che non vuol sentire.
Può anche venire tutti i giorni a messa ma quella parola non attecchisce.
Viene in mente il giovane ricco stanco di fare le solite cose che faceva fin da giovane.. ma non gli avevano spento nel cuore le domande di senso.. e di infinito..

Credo sia bello chiarire che..
Lazzaro non ha fatto nessuna opera buona.. poteva anche uno che viveva di espedienti sulle spalle degli altri..chi lo sa? Il ricco non ha colpe.. mica è cattivo..
La parabola non sta giudicando moralmente il bene o il male.. forse si vuol far notare l’indifferenza, il restarsene chiusi in casa.. anche nella casa del proprio cuore, non accorgersi..

Al di là di questo credo sia interessante recuperare quello che tutt’altro è solo l’orizzonte di fondo: cioè un “giudizio universale” saremo comunque chiamati a rendere conto di che abbiamo combinato con la nostra vita. Arriviamo alla cassa: non come un esame, una ispezione, ma un offrire quel che abbiamo capito e vissuto; forse quel che sarà stato il nostro stile.
E’ un tema, un argomento così “demodè”.. altro che “vintage”.. eppure.. bello e utile.. col desiderio che tocchi la nostra vita attuale ora.
Basti pensare a Matteo 25.. il giudizio universale.
Saremo giudicati sull’amore.. non sulla verità (avevo o meno ragione, avevo o meno fatto bene..)
ma sulla carità.. che batte anche la fede e la speranza, ricordando S. Paolo..

http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/narcisi-analfabeti-italiani-serra.aspx

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3 pensieri su “XXVIa T.O. – Anno C

  1. Martina

    Mi colpisce sempre questa parola del servo inutile.Ora che sono mamma e moglie capisco cosa vuol dire servire nel vero senso della parola, semplicemente perchè è il tuo ruolo, la tua scelta di vita e accettando profondamente la storia che Dio ha scelto x noi (o che noi abbiamo scelto con lo Spirito di Dio) senti che non ti manca nulla. E stare in silenzio di fronte a Dio è l’unica preghiera.

  2. Mr. Luigina

    …… “arriviamo alla cassa……(profonda espressione) offrire quel che abbiamo capito e vissuto…..”! Questo mi richiama il cammino della “santità comune” (espessione di Papa Francesco) il quale associa alla pazienza, non solo il farsi carico degli avvenimenti e delle circostanze della vita, ma anche come costanza nell’andare avanti, giorno per giorno.
    Potrebbe essere questo il motivo per cui Lazzaro è vicino ad Abramo!!??

  3. Alberto

    Grazie. È pura Grazia poter far scendere la Parola e lasciare che agisca in me. Se non fossi bloccato fisicamente non mi sarei mai fermato per lasciarle spazio. E mi rendo conto, ancora una volta, di essere mendicante d’amore.

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